la RSU prende posizione ma la confederazione non si espone sulla SpA – Il Desk


Acqua pubblica e futuro del servizio idrico: resta aperto il nodo tra Azienda Speciale e società per azioni

A pochi giorni dall’approfondimento pubblicato da Il Desk il 19 giugno, «ABC Acqua Napoli verso la Spa: sindacati confederali con Manfredi», disponibile al seguente link https://www.ildesk.it/campania/napoli/abc-acqua-napoli-verso-la-spa-sindacati-confederali-con-manfredi/, arriva la replica della rappresentanza sindacale aziendale CGIL di ABC Napoli.

Una nota firmata da Rosa Mazzocchi, Giacomo Manzo e Carmine Urgiero, che interviene nel dibattito sulla trasformazione di ABC da Azienda Speciale a Società per Azioni interamente pubblica. Di seguito il testo integrale del documento sindacale.

La nota integrale della RSU CGIL ABC Napoli

TRASFORMAZIONE ABC: TRA FANTASMI, SOLISTI E ARTICOLI INCOMPRENSIBILI. LA CGIL NON ACCETTA LEZIONI DI PRAGMATISMO.

Gira in queste ore su diversi canali social un articolo della testata Il Desk che tenta di costruire un “caso politico” sul presunto silenzio della CGIL Napoli e Campania, lodando al contempo la fretta di altri nel firmare cambiali in bianco. Come componente RSU CGIL di ABC, riteniamo necessario rimettere i piedi per terra e fare chiarezza, fuori dalla demagogia e dal populismo spicciolo. Non siamo noi a dover scegliere lo strumento giuridico.

Non spetta al sindacato decidere qual è l’abito societario perfetto per gestire il Servizio Idrico Integrato di Napoli per i prossimi 30 anni.

Esistono fior fior di studi e pareri legali che dicono tutto e il contrario di tutto (pro-SpA e pro-Azienda Speciale). Noi non abbiamo la presunzione, senza un adeguato e serio approfondimento tecnico, di dire con certezza scientifica cosa sia meglio. Ma abbiamo un’estrema fermezza su un punto: la politica deve prendere subito una decisione netta, chiara, che non vada contro la legge, che non lasci spazio a interpretazioni e che tuteli i lavoratori.

L’acqua pubblica si difende con i fatti, non vedendo i “fantasmi”. Il principio dell’acqua pubblica lo sosteniamo tutti. Ma c’è chi preferisce vedere i “fantasmi” di mezzi, furgoni o altro di Caltagirone & Co che girano per Napoli pronti ad accaparrarsi ABC e chi, come noi, guarda alla realtà: gli unici a pagare il conto di 20 anni di fallimento della politica sull’acqua a Napoli sono stati i lavoratori di ABC e le loro famiglie.

Ricordiamo a tutti che proprio i lavoratori stanno ancora pagando sulla propria pelle i danni previdenziali causati dai passati sbandamenti ideologici e nonostante tutto sosteniamo ancora l’acqua pubblica. Un ringraziamento a chi ci attacca (scoprendo le carte).

Ringraziamo l’autore dell’articolo per aver concentrato tutto il focus sulla differenza tra la posizione della CISL e quella della CGIL, dimenticandosi totalmente della UIL. Forse per i giornalisti d’area, la posizione della CISL viene ritenuta “poca roba”, quella della UIL irrilevante, mentre la posizione della CGIL è l’unica considerata veramente pesante e determinante in questa partita? Ne prendiamo atto con orgoglio.

La CGIL chiarirà la propria linea nei tempi e nei modi corretti, non sotto dettatura dei giornali. La verità sulla richiesta di incontro (unitaria!).

A chi oggi fa il “solista” e festeggia per un articolo di giornale, ricordiamo un piccolo dettaglio: esiste una richiesta di incontro urgente inviata al sindaco Manfredi sul tema della trasformazione, firmata unitariamente dalle segreterie di CGIL, CISL e UIL.

Ad oggi, dal Comune tutto tace. Invece di ricevere le parti sociali che rappresentano chi fa funzionare l’acquedotto ogni giorno, assistiamo a commissioni comunali spettacolo che convocano Padre Zanotelli per fare melina e populismo, ignorando i lavoratori che attendono risposte concrete. Ma dall’articolo si percepisce che la posizione di qualcuno è a prescindere dall’incontro al Comune. Ok saremo in 2 e non in 3 a sederci qualora arrivasse un invito tanto

Il nostro obiettivo è la sostanza, non i titoli di giornale. Se qualcuno si accontenta di un trafiletto sul web per convincersi che siamo sui binari giusti, buon per lui. Noi preferiamo leggere le carte e pretendere garanzie scritte su assunzioni, investimenti (ci sono 40 milioni bloccati!) e tutele contrattuali. L’importante è che la superficialità di qualcuno non ricada, ancora una volta, sulla pelle dei lavoratori, dei cittadini e dell’acqua pubblica. Noi non facciamo propaganda. Noi difendiamo il lavoro. Rosa Mazzocchi – Giacomo Manzo – Carmine Urgiero
Componente RSU CGIL – ABC Napoli»

Perché la nota non chiude il caso

1. Il primo nodo: chi parla per la CGIL?

Il documento è firmato da una rappresentanza sindacale aziendale. Non dalla Filctem CGIL Napoli. Non dalla Filctem CGIL Campania. Non dalla CGIL Napoli. Non dalla CGIL Campania. Questo dato è centrale. Perché la trasformazione di ABC non è una vertenza interna, ma una scelta che riguarda il modello di gestione dell’acqua pubblica nella città.

E su questo livello politico e sindacale più alto, ad oggi, non risulta alcuna posizione ufficiale pubblica delle strutture territoriali della CGIL. Quando la RSU scrive che «la CGIL chiarirà la propria linea nei tempi e nei modi corretti», di fatto conferma che una linea non è ancora stata espressa.

2. “Non spetta al sindacato decidere”: una mezza verità

La RSU rivendica il fatto che non spetta al sindacato scegliere tra Azienda Speciale e S.p.A.È vero sul piano tecnico. Ma il punto politico e sindacale non è la scelta formale. È la valutazione degli effetti. Perché un sindacato non può limitarsi a chiedere garanzie sui lavoratori senza interrogarsi sul modello che quelle garanzie deve reggere nel tempo.

Soprattutto quando si passa da un ente pubblico come l’Azienda Speciale a una società di diritto privato come la S.p.A., anche se interamente pubblica.

3. “Fantasmi” o differenze giuridiche?

La RSU respinge ogni ipotesi di privatizzazione parlando di “fantasmi”. Ma il tema non riguarda scenari immediati di privatizzazione. Riguarda la struttura giuridica. L’Azienda Speciale è un ente pubblico senza azioni. La S.p.A. è una società di capitale. Anche se oggi interamente pubblica, resta soggetta a regole societarie modificabili nel tempo. Non è una differenza ideologica.È una differenza di sistema.

4. Le “azioni incedibili”: una garanzia relativa

Nel dibattito sulla trasformazione viene spesso richiamata la possibilità di rendere il capitale “incedibile”. Ma nel diritto societario una clausola statutaria non è una protezione assoluta. Uno statuto può essere modificato. Una maggioranza politica futura può cambiare le regole. Per questo molti osservatori ritengono che la vera garanzia del controllo pubblico non sia una clausola, ma la natura stessa del soggetto giuridico.

5. Lavoro e futuro: garanzie o modello?

La RSU Cgil chiede garanzie su investimenti, assunzioni e tutele contrattuali. È un punto centrale, e difficilmente contestabile nella sua impostazione generale. Ma proprio la richiesta di garanzie apre una questione che non può essere elusa: se la trasformazione fosse davvero neutra sul piano degli effetti, perché sarebbe necessario costruire un sistema preventivo di protezione così dettagliato?

Il passaggio da Azienda Speciale a Società per Azioni non incide immediatamente sui rapporti di lavoro già in essere, che restano formalmente garantiti dal principio di continuità. Tuttavia cambia in modo significativo il quadro giuridico e organizzativo in cui quei rapporti si collocano.

L’Azienda Speciale è un ente pubblico strumentale del Comune. Il rapporto di lavoro è fortemente ancorato a logiche pubblicistiche, con vincoli più stringenti in materia di reclutamento, indirizzo politico-amministrativo e controllo diretto dell’ente proprietario. Il perimetro decisionale resta interno alla sfera pubblica in senso pieno.

La Società per Azioni, anche quando interamente partecipata dal Comune, è invece un soggetto di diritto privato. Il rapporto di lavoro si colloca all’interno del codice civile e della disciplina societaria, con maggiore autonomia gestionale e con strumenti di governance diversi da quelli tipici dell’ente pubblico. Questo comporta una trasformazione sostanziale del modello di organizzazione del lavoro, non solo una variazione formale della veste giuridica.

Nel tempo, questa differenza si traduce in elementi concreti: politiche del personale più flessibili, modifiche degli assetti organizzativi decise dal management societario, diversa impostazione dei piani industriali e maggiore esposizione a dinamiche di efficientamento tipiche delle società di capitale, anche quando a capitale interamente pubblico.

È qui che il tema occupazionale diventa centrale e non può essere trattato come una variabile secondaria. Il sindacato, proprio perché rappresenta i lavoratori, non può limitarsi a registrare le rassicurazioni politiche sul mantenimento del controllo pubblico, ma deve interrogarsi sugli effetti strutturali che il cambio di natura giuridica produce nel medio e lungo periodo.

In altri termini, la questione non riguarda soltanto se i posti di lavoro vengano formalmente mantenuti il giorno dopo la trasformazione, ma quale sia il modello di relazioni industriali che si consolida nel tempo. Un modello pubblico-ente, come quello dell’Azienda Speciale, o un modello societario, dove le stesse garanzie sono mediate da logiche diverse, potenzialmente più dinamiche ma anche più esposte a riorganizzazioni successive.

È su questo punto che il dibattito non può essere semplificato. Perché la differenza tra Azienda Speciale e S.p.A. non è un dettaglio tecnico, ma il fattore che determina il perimetro futuro delle tutele, della stabilità occupazionale e della capacità di indirizzo pubblico sul servizio.

Ed è proprio questa valutazione complessiva che, secondo una parte del dibattito, il sindacato non può permettersi di evitare o ridurre a un tema meramente tecnico-giuridico.

Il punto politico resta uno solo

La discussione su ABC non è uno scontro tra “pragmatici” e “ideologici”. È una scelta di modello. Da un lato l’Azienda Speciale, struttura pubblica piena e non societaria. Dall’altro la Società per Azioni interamente pubblica, modello più flessibile ma anche più esposto a trasformazioni future.

La replica della RSU CGIL non chiude il dibattito. Lo conferma. Perché la domanda vera resta intatta: Napoli vuole continuare a difendere il modello dell’Azienda Speciale oppure avviare una trasformazione che cambia la natura giuridica del servizio idrico? Su questo punto, la politica non ha ancora dato una risposta definitiva.

Ciro Crescentini


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