Lo scorso 10 giugno il governo britannico ha presentato una nuova strategia nazionale per il controllo della tubercolosi bovina, basata sulle conclusioni di una revisione indipendente delle evidenze scientifiche pubblicata lo scorso anno (doi.org/10.1002/vetr.00100213).
La malattia continua a rappresentare una delle più importanti sfide sanitarie per il settore zootecnico inglese. La tubercolosi bovina comporta infatti ogni anno pesanti perdite economiche per gli allevatori, l’abbattimento di migliaia di capi bovini e, nelle aree più colpite, interventi di controllo sulla fauna selvatica, in particolare sui tassi, considerati uno dei principali serbatoi dell’infezione.
Un problema che riguarda tutta l’Europa
La tubercolosi bovina non è però una criticità esclusivamente britannica. Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi decenni, la malattia continua ad essere una criticità sanitaria per la zootecnia europea.
Anche in Italia la situazione è ancora sotto attenzione. Secondo i dati del dal Bollettino Epidemiologico Nazionale Veterinario (BENV) aggiornati al 17 giugno 2026, risultano attualmente 74 allevamenti infetti distribuiti sul territorio nazionale, con una maggiore concentrazione dei focolai nelle regioni del Mezzogiorno e nelle isole.
Sul piano dello status sanitario, diverse regioni italiane risultano ormai completamente indenni da tubercolosi bovina, ovvero Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto, oltre alle province autonome di Bolzano e Trento. Altre regioni presentano invece uno status solo parziale, come Lazio, Marche, Molise, Puglia, Campania e Basilicata.
Per rafforzare le attività di controllo e di eradicazione, il Centro di referenza nazionale per la tubercolosi da Mycobacterium bovis (TBCentro) dell’IZS della Lombardia e dell’Emilia-Romagna ha pubblicato nel settembre 2025 un manuale operativo che raccoglie le principali indicazioni tecniche e procedurali destinate alle autorità competenti e agli operatori del settore.
Obiettivo: Inghilterra indenne entro il 2038
Il documento strategico, composto da 55 pagine, definisce un piano di lungo periodo finalizzato a ottenere per l’Inghilterra lo status di “Paese indenne da tubercolosi bovina” entro il 2038. Tra gli obiettivi più ambiziosi figura anche lo sviluppo e l’introduzione di un vaccino efficace per i bovini entro il 2030.
La nuova strategia arriva in una fase di importante transizione politica e normativa. Il precedente piano quinquennale per la tubercolosi bovina, pubblicato nel 2021, è infatti giunto alla sua scadenza. Con l’insediamento del governo laburista nel 2024, che aveva inserito nel proprio programma elettorale l’impegno a porre fine all’abbattimento dei tassi, si è aperta una fase di revisione complessiva delle politiche di gestione della malattia.
Per questo motivo il Defra (Department for Environment, Food and Rural Affairs) ha istituito un gruppo direttivo indipendente composto da allevatori, veterinari, scienziati e accademici, incaricato di riesaminare l’approccio nazionale e formulare raccomandazioni per accelerare il percorso verso l’eradicazione.
Il gruppo ha ora presentato un articolato pacchetto di proposte basate sulle più recenti evidenze scientifiche, che costituirà la base per la prossima fase della strategia britannica.
Diagnosi precoce e prevenzione al centro del piano
Le raccomandazioni si concentrano soprattutto sull’intervento precoce per prevenire la diffusione dell’infezione. Tra le misure previste figurano il rafforzamento dei controlli sul bestiame, il potenziamento della sorveglianza epidemiologica, l’estensione dell’utilizzo di test diagnostici più sensibili e il progressivo sviluppo di programmi vaccinali.
L’obiettivo è individuare e contenere l’infezione prima che si diffonda all’interno delle aziende, riducendo nel tempo la necessità di ricorrere all’abbattimento della fauna selvatica.
La tubercolosi bovina resta infatti una questione particolarmente controversa nel Regno Unito, soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei tassi nella trasmissione della malattia. L’attuale governo ha confermato l’intenzione di porre fine all’abbattimento di questi animali entro la conclusione della legislatura, mentre il 2025 ha rappresentato l’ultima stagione di abbattimento gestita direttamente dal settore nelle aree ad alto rischio e nelle zone marginali dell’Inghilterra.
La sfida del vaccino
Attualmente non esiste alcun vaccino autorizzato nell’Unione europea per la prevenzione della tubercolosi bovina nei bovini. Il vaccino BCG (Bacillus Calmette-Guérin), utilizzato da anni nell’uomo contro la tubercolosi, non è infatti autorizzato negli allevamenti europei perché può interferire con il test cutaneo alla tubercolina, ancora oggi principale strumento diagnostico per il controllo della malattia.
Uno dei principali ostacoli è l’assenza di un test DIVA (Differentiating Infected from Vaccinated Animals) pienamente validato, in grado di distinguere gli animali infetti da quelli semplicemente vaccinati.
Nonostante queste limitazioni, la nuova strategia britannica punta con decisione sulla vaccinazione del bestiame, associandola all’ampliamento dei programmi di vaccinazione dei tassi e all’utilizzo di strumenti diagnostici più avanzati.
Particolare attenzione viene riservata al test dell’interferone gamma, un esame del sangue supplementare che consente di identificare infezioni non ancora rilevate o presenti nelle fasi iniziali.
«Questo potrebbe consentire una rimozione controllata dei bovini considerati a maggior rischio, insieme all’abbattimento obbligatorio degli animali positivi al test cutaneo», ha spiegato Ed Simmons, membro del consiglio della British Cattle Veterinary Association.
Gli esperti propongono inoltre l’avvio di un progetto pilota che permetta agli allevamenti aderenti di utilizzare test aggiuntivi, complementari al test cutaneo, all’interno di piani sanitari gestiti dai veterinari aziendali, mantenendo il proprio status sanitario salvo il riscontro di positività ai controlli ufficiali o al macello.
La trasmissione tra bovini è il principale motore dell’epidemia
Durante la presentazione della strategia, l’epidemiologo veterinario James Wood ha illustrato i risultati ottenuti grazie al sequenziamento genomico completo del batterio responsabile della malattia.
Secondo le analisi, la trasmissione della tubercolosi bovina tra bovini sarebbe circa quindici volte più frequente rispetto a quella dalla fauna selvatica ai bovini.
«Ecco perché l’attenzione deve essere rivolta ai bovini», ha affermato Wood.
Lo studioso ha inoltre richiamato i risultati di sperimentazioni condotte in Etiopia, dove la vaccinazione avrebbe ridotto del 74% la trasmissione dell’infezione. Considerando anche la protezione diretta garantita ai singoli animali, l’efficacia complessiva raggiungerebbe l’89%, con intervalli di confidenza compresi tra il 74% e il 96%.
«Uno dei motivi per cui si osserva una trasmissione molto ridotta tra i bovini vaccinati è che quelli che contraggono l’infezione presentano la malattia in forma decisamente meno grave, con un numero inferiore di lesioni e una minore capacità di trasmettere il batterio ad altri soggetti», ha spiegato Wood.
Oltre 20.000 bovini abbattuti nel 2025
Nel 2025 più di 20.000 bovini provenienti da allevamenti inglesi sono stati abbattuti nell’ambito delle misure di controllo della tubercolosi bovina. Secondo gli esperti, il numero potrebbe aumentare nel breve periodo proprio a causa dell’impiego di test più sensibili, capaci di individuare un maggior numero di animali infetti. Nel lungo termine, tuttavia, questa strategia dovrebbe consentire una più rapida riduzione della circolazione del patogeno.
«La tubercolosi bovina è una malattia complessa e la sua eradicazione richiede un approccio rigorosamente basato sulle evidenze scientifiche», ha dichiarato Christine Middlemiss, Chief Veterinary Officer del Regno Unito. «Le raccomandazioni pubblicate oggi evidenziano l’importanza della diagnosi precoce, di una sorveglianza efficace e di solide misure di controllo. Insieme ai progressi nella vaccinazione, queste misure possono rafforzare la nostra risposta e accelerare il percorso verso l’eradicazione della malattia».
I ministri britannici esamineranno ora le conclusioni del gruppo direttivo insieme alle evidenze scientifiche disponibili, alle osservazioni delle parti interessate e alle valutazioni relative all’attuazione delle misure proposte, prima di definire la prossima fase della strategia nazionale.
Fonti: GOV.UK, British Veterinary Association, “BCG vaccination reduces bovine tuberculosis transmission, improving prospects for elimination”
Si ringrazia Massimo Amadori per averci segnalato la notizia.
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Redazione Ruminantia
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