MILANO Una lista di nomi da cui dipende, in buona parte, il peso dell’istruttoria del processo “Hydra” nato dalla maxi inchiesta della Distrettuale antimafia di Milano. Dentro ci sono tutti: collaboratori di giustizia, coimputati in procedimento connesso, persone informate sui fatti, parti offese, funzionari pubblici, imprenditori e soggetti chiamati a riferire sui singoli reati fine. Ma soprattutto i pentiti e gli imputati che, secondo la Dda di Milano, dovranno ricostruire dall’interno l’origine, la struttura e l’operatività della presunta associazione mafiosa al centro del maxi processo milanese. Sarà il Tribunale di Milano, nella prossima udienza del 2 luglio, a decidere se ammettere o meno i testi indicati dalla Procura. Un passaggio processuale decisivo, perché dall’ammissione delle prove testimoniali dipenderà una parte importante del calendario e del perimetro dell’istruttoria dibattimentale.
Il primo nome della lista è quello di Emanuele De Castro, collaboratore di giustizia indicato dalla Procura come soggetto chiamato a riferire sulle origini, sulla struttura, sui componenti e sulle attività della Locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, nonché sui rapporti con Vincenzo Rispoli, Massimo Rosi e Gaetano Cantarella. Proprio il Locale di Legnano-Lonate Pozzolo è uno dei punti attorno ai quali ruota una parte significativa della ricostruzione accusatoria e la Dda vuole portare in aula chi, secondo l’impostazione del Pubblico ministero, può spiegare non soltanto singoli episodi, ma il contesto mafioso nel quale quei fatti sarebbero maturati. Nella stessa sezione compaiono altri collaboratori di giustizia: Antonino Fiume, nato a Reggio Calabria; Antonino Cuzzola, nato a Reggio Calabria; Salvatore Pace, nato a Petilia Policastro; Vittorio Foschini, nato a Crotone; Salvatore Annacondia, nato a Trani. Secondo la richiesta della Procura, dovranno riferire sull’esistenza del «sistema mafioso lombardo». L’intento dell’accusa, quindi, è cercare di dimostrare, nel contraddittorio del dibattimento, se in Lombardia fosse operativa una rete mafiosa capace di tenere insieme componenti diverse, rapporti criminali, interessi economici e capacità di intimidazione.
Nella lista testi figurano poi i soggetti indicati ex articolo 210 del codice di procedura penale: Saverio Pintaudi, William Alfonso Cerbo, Francesco Bellusci e Gioacchino Amico. Sono nomi già entrati nel cuore delle prime ricostruzioni del processo. Cerbo, nuovo collaboratore di giustizia, ha già consegnato ai pm un racconto interno sulla presunta coalizione Hydra: il «tavolo di mafia», il ruolo di Santo Crea, l’ombra di Peppe Calabrò “’u dutturicchiu”, la nascita dell’alleanza con Cosa nostra e camorra, e il circuito economico che avrebbe alimentato parte degli affari del gruppo. Bellusci, a sua volta, ha descritto le dinamiche della Locale di Legnano, parlando di affiliazioni, doti, vecchi equilibri, rapporti con i “veterani” e del subentro nell’associazione poi contestata nel procedimento Hydra. La sua deposizione, se ammessa, potrebbe quindi diventare uno dei passaggi più rilevanti per ricostruire dall’interno il funzionamento della locale e il suo inserimento nel quadro più ampio dell’indagine. Secondo la lista della Dda, Pintaudi, Cerbo, Bellusci e Amico dovranno riferire «sull’origine, la struttura e l’operatività dell’associazione» (contestata al capo 1) oltre che sui reati fine di cui sono rispettivamente a conoscenza.
La lista non si ferma ai collaboratori. La Procura chiede di sentire anche Giuseppe Contartese, nato a Vibo Valentia, chiamato a riferire sulle attività illecite che sarebbero state poste in essere presso la società Yxel di Lainate. Altri testi dovrebbero riferire su vicende specifiche: interventi per risolvere controversie private, rapporti con società, forniture, presunti crediti, estorsioni, reati finanziari e violazioni in materia di sostanze stupefacenti. Tra i nomi indicati nella lista compaiono anche soggetti chiamati a riferire sui rapporti con il gruppo Senese e sulle attività di società. Marco Citterico, ad esempio, dovrebbe riferire sui suoi rapporti con Logistica 2000 e Gioacchino Amico, sugli appalti della società, sulla gestione di bar e parcheggi e sull’incontro per la consegna dei soldi delle macchinette dei parcheggi con Massimo Rosi e Francesco Berducci. La Dda chiede inoltre l’esame di altri testi sul fronte degli affari, delle forniture e dei crediti. Tra questi anche Fabio Antenucci, nato a Locarno, che secondo la lista dovrebbe riferire sui rapporti con diversi soggetti coinvolti nella trattazione di guanti e medicali, e Giuseppe Pucciarelli, chiamato sui rapporti con Amico e su affari relativi alla fornitura di guanti e medicali.
Un altro blocco riguarda il Comune di Abbiategrasso. Nella lista compaiono il sindaco Cesare Francesco Nai, il consigliere comunale Francesco Chillico, l’assessore Flavio Lovati ed Ermenegildo Scalera, dipendente comunale fino al 2018. Secondo la richiesta della Procura, questi testi dovrebbero riferire sui rapporti con Paolo Aurelio Errante Parrino e, nello specifico, sull’intermediazione presso il sindaco per lo sfratto di Biagio Zappiello, sulle pressioni per il rilascio delle autorizzazioni per l’installazione di dehors e gazebo presso il bar Las Vegas, sulla manutenzione dei marciapiedi dello stesso bar e sul noleggio di attrezzatura della “Arredamentinox” in favore del Comune di Abbiategrasso. La lista testi della Dda attraversa poi diversi capi di imputazione. Sul fronte delle estorsioni compaiono persone offese e testimoni chiamati a riferire su singoli episodi.
Il passaggio, adesso, è nelle mani del Tribunale. La prossima udienza del 2 luglio servirà a decidere sull’ammissione delle prove richieste dalle parti, a partire dalla lista testi della Procura. Per la Dda, l’obiettivo è portare in aula un quadro molto ampio: i collaboratori chiamati a raccontare il sistema mafioso lombardo, gli imputati connessi indicati per ricostruire struttura e operatività dell’associazione, le persone offese e i testimoni sui singoli reati fine, fino ai funzionari pubblici e agli operatori economici coinvolti nei diversi segmenti dell’indagine. Se la lista verrà ammessa, il processo Hydra entrerà davvero nel vivo. (g.curcio@corrierecal.it)
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Redazione Corriere
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