La maggior parte di noi è soddisfatta del livello di libertà che ha di scegliere per la propria vita. Mai prima in vent’anni così tante persone nel mondo condividono questa sensazione. E non solo negli ultimi mesi si è raggiunto un nuovo record, ma si è conferma anche la tendenza di crescita quasi ininterrotta di quanto della diffusione di questa posizione nel mondo dal 2006.
È la società statunitense di consulenza e analisi Gallup a descrivere la situazione. Rivelando intanto come, nel 2025, sono l’82% gli adulti residenti in uno dei 138 Paesi considerati a dirsi “soddisfatti” della possibilità di fare liberamente le proprie scelte di vita. Dal minimo del 65% registrato nel 2008 – all’epoca sei punti sotto la media della prima rilevazione risalente a due anni prima -, tra l’altro, l’aumento è stato costante nel tempo, fino a raggiungere il primato attuale.
E segnalando poi nell’ultimo studio che in ben 54 dei 108 Paesi monitorati sin dall’inizio, la crescita tocca percentuali a doppia cifra. Nello stesso periodo sono stati solo otto gli Stati che hanno conosciuto una contrazione di portata altrettanto significativa.
La spinta dell’Europa orientale
Nel mondo la forte spinta in avanti dei livelli di soddisfazione percepita sarebbe stata innescata in particolare dai risultati registrati nei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Secondo il “Gallup World Poll” sulla libertà di scelta percepite, infatti, tra inizio secolo e lo scorso anno le quote medie di molte nazioni del blocco ex-sovietico sono aumentate in modo consistente. Tanto da conoscere il balzo in avanti più ampio rispetto a qualsiasi altra regione.
Dal livello minimo del 49%, registrato nel 2009, in generale i 29 Paesi dell’area arrivano esattamente al valore intermedio registrato su scala mondiale (82%). Tra l’altro è dal 2017 che almeno la metà degli adulti residenti in una di queste nazioni si dice soddisfatta della libertà che ha di fare poter scegliere per la propria vita. Su tutti, con un aumento di 54 punti percentuali, il Kosovo si distingue per aver fatto il salto in avanti maggiore. Lo seguono con un certo distacco ma comunque mostrando sempre numeri importanti, Albania (+42), Bosnia Erzegovina (+39), Serbia (+38) e Montenegro (+37).

Se sono state queste nazioni a contribuire alla crescita significativa della media globale, secondo Gallup, alcuni dei declini maggiori arrivano da zone inaspettate. In vent’anni infatti l’arretramento più ampio è quello rilevato tra gli adulti residenti in Grecia – passati dal 70% del 2006 al 48% nel 2025. A seguire, le percentuali del Libano, oggi al 52%. E, per quanto non ultimi in termini assoluti, gli Stati Uniti che occupano la terza posizione nel gruppo che ha conosciuto la regressione maggiore. Partita vent’anni fa ben sopra la media generale (91%), la nazione a stelle e strisce si trova ora sedici punti percentuali al di sotto di quella soglia.
Va appena meglio la Francia (-15) con una quota attuale di 73%. E il Regno Unito, oggi al 78%, ma indietro 13 punti rispetto ai livelli registrati vent’anni fa.

Sentirsi liberi ed essere liberi non è sempre la stessa cosa
Davanti all’attualità, scorrendo il report di Gallup viene da chiedersi come siano possibili certe evidenze. Non viviamo forse un’epoca di crisi profonde e complesse che si ripetono a cadenze sempre più ravvicinate? Un momento storico in cui le notizie riportano di continue restrizioni ai diritti conquistati in un po’ tutto il mondo? E, persino dove non si sarebbe creduto possibile, si stanno riaccendendo dibattiti contro libertà che pensavamo ormai date per scontate?
È la stessa organizzazione americana a contestualizzare meglio i suoi ritrovamenti. Intanto, segnala lo studio, l’osservata speciale della pubblicazione “What We’ve Learned About Perceptions of Freedom” (parte della serie “Gallup World Poll at 20 years”) è la libertà personale quotidiana percepita. Si legge infatti: «Sentirsi liberi ed essere liberi non è sempre la stessa cosa». E, appunto, «La soddisfazione delle persone rispetto alla libertà di scegliere cosa fare nella vita, non coincide perfettamente con le misurazioni esterne del livello effettivo di libertà di un Paese».
Davanti a questa premessa, diventa interessante spostare l’attenzione sull’evoluzione delle libertà nel mondo attraverso lo studio “Freedom in the World”, della Freedom House. Che, per come osserva a diritti ed effettive libertà, ovviamente mostra uno scenario discordante rispetto alle rilevazioni Gallup.
Secondo l’organizzazione non governativa specializzata nella sensibilizzazione su questi temi, in molte parti del mondo le libertà o la democrazia non hanno raggiunto condizioni stabili e consolidate. Tanto che o status quo può e viene ancora facilmente messo sotto assedio. Anche quest’anno infatti si è registrato un declino che perdura da almeno un ventennio. Nell’ultima pubblicazione su dati 2025, 54 gli Stati registrano un deterioramento dei diritti e delle libertà civili. Con le situazioni peggiori registrate in Guinea-Bissau (-8 punti su una scala di 100), Tanzania (-7), Burkina Faso, Madagascar e El Salvador (tutti -5). Contemporaneamente, solo per 34 Paesi si è verificato un miglioramento in questo senso. E, inoltre, 19 Stati in precedenza descritti come “parzialmente liberi”, sono invece entrati nell’elenco di quelli identificati come “non liberi”.
Guardando al gruppo di nazioni considerate “libere” dal rapporto di Freedom House, hanno conosciuto il regresso peggiore Bulgaria e Stati Uniti (entrambi -3), e, poco sopra, l’Italia (-2).

Dall’ombra dell’autoritarismo alla tenuta della democrazia
Cosa ha contribuito maggiormente al declino che sta minacciando in molte aree le conquiste degli anni passati? Secondo la no-profit di Washington, i diffusi colpi di Stato verificatisi negli ultimi mesi hanno abbassato l’asticella delle libertà raggiunte. Accompagnati in moli casi anche dai tentativi dei leader di mantenere il loro potere dispiegando la forza.
Anche a prescindere dalle situazioni di violenza estrema, una certa debolezza delle strutture democratiche è però evidente comunque anche in molte aree del mondo. Esempio su tutti, gli Stati Uniti. Qui, si legge nel rapporto del 2026, «Il declino delle liberà è derivato da una combinazione di tendenze di lungo periodo e sviluppi recenti. Si è assistito a un’intensificarsi della cronica paralisi partitica e della disfunzione del Congresso» a cui si è facilmente affiancata «una escalation delle rivendicazioni di autorità unilaterale da parte del potere esecutivo». A questo si è aggiunta poi l’aumento «delle minacce e delle rappresaglie per la libertà di espressione politica» che hanno portato a «un effetto dissuasivo sulla libertà di espressione in generale».
Il risultato? Un calo del livello generale di libertà per l’anno che porta gli Usa non solo maggiore (insieme alla Bulgaria) maggiore nel gruppo delle nazioni considerate “libere”. Ma anche il peggiore sui vent’anni: rispetto al 2005 infatti, la quota di Washington è scesa di 12 punti percentuali.
Oltre le preoccupazioni, segni di speranza
Nonostante le evidenti sfide e gli attriti che minacciano libertà e diritti, Freedom House include nella sua analisi anche una chiave di lettura che lascia spazio alla speranza. Secondo la no-profit statunitense infatti, i sistemi democratici mantengono una certa spinta resiliente. Anche davanti agli attacchi diretti.
«Nonostante le pressioni interne e le minacce da parte di potenze straniere, le democrazie continuano a dimostrare che i loro sistemi politici sono reattivi e capaci di correggere la rotta». Infatti, a fronte di un declino globale evidente, degli 87 Paesi definiti “liberi” nel 2005 oltre l’85% resta tutt’oggi in questa categoria. «Inoltre, nuove democrazie si sono ripetutamente affermate in circostanze difficili e le aspirazioni alla democrazia trovano regolarmente sostegno popolare anche negli ambienti più repressivi». Insomma, non è esaurito il desiderio di volersi sentire liberi di scegliere, anche di fronte a spinte contrarie preoccupanti.
***
La newsletter di Alley Oop
Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Maria Paola Mosca
Source link



