La Colombia si appresta a celebrare il secondo turno delle elezioni presidenziali che potrebbero invertire il futuro del Paese latino-americano.
Il 31 maggio si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia, dove nessuno dei candidati ha però ottenuto la maggioranza dei voti per governare, rendendo quindi necessario un ballottaggio fra i due candidati più votati, Abelardo de la Espriella, di estrema destra (43,7% dei voti), e Iván Cepeda, di sinistra (40,9% dei voti). Il vincitore succederà a Gustavo Petro, attuale Presidente in carica dal 2022, nonché primo esponente di sinistra dopo quasi settant’anni di governi conservatori.
I profili dei due contendenti
In cima ai sondaggi vi è attualmente Abelardo de la Espriella, avvocato di 47 anni senza nessuna esperienza politica pregressa che, fin dall’inizio della sua campagna elettorale, si è posto agli antipodi del progetto politico di Petro, adottando una retorica populista e cercando di favorire la polarizzazione. A capo del partito Defensores de la Patria[1], de la Espriella è conosciuto come el Tigre e il suo slogan è “Firme por la patria” (Fedele alla patria).
Il candidato alla presidenza, più volte ripreso mentre fa il saluto militare o con addosso il giubbotto antiproiettile, ha affermato che, qualora venisse eletto, riconquisterà nei primi 90 giorni tutti i territori attualmente controllati dai gruppi armati, contro i quali sostiene la necessità di una dura lotta interna. Quest’ultimo aspetto lo accomuna non poco al Presidente salvadoregno Nayib Bukele, ai cui metodi non ha mancato di ispirarsi, replicando arresti di massa, costruzione di prigioni di massima sicurezza e sospensione dei diritti civili. Benché ateo, de la Espriella ha richiamato alla religione durante i suoi comizi, esprimendosi contro l’aborto e a favore della famiglia tradizionale.
A ciò si aggiungono i suoi supposti legami con Álex Shaab[2], imprenditore colombiano-venezolano e poi ministro molto vicino a Maduro, nonché difensore di paramilitari, presunti colpevoli di narcotraffico e di truffe finanziare. Stando a quanto riportato da svariate testate giornalistiche, de la Espriella avrebbe infatti ricevuto ingenti quantità di denaro da società riconducibili all’imprenditore. Infine, ha espresso la sua simpatia nei confronti del Presidente americano Donald Trump – sostenendo la necessità di una relazione più stretta con Stati Uniti e Israele volta a potenziare l’esercito e a combattere il fenomeno del narcotraffico – e a scagliarsi apertamente contro la presidenza di Delcy Rodriguez in Venezuela.
Dall’altro lato si trova invece Iván Cepeda, candidato proveniente dalla coalizione di sinistra Pacto Histórico, che si pone in continuità con il Presidente uscente Petro attraverso un programma incentrato sulle riforme sociali e sulla pace (paz total), basata, quest’ultima, non solo su aspetti politici e militari, ma anche sull’implementazione degli accordi del 2016[3] e sulla promozione dei territori più colpiti dalla violenza. Il dialogo appare quindi lo strumento privilegiato nella visione di Cepeda, che lo contrappone nettamente all’uso della forza. In ambito economico, il candidato di sinistra promette una redistribuzione della ricchezza e un aumento del salario minimo e delle pensioni, insieme alla salvaguardia dell’ambiente e alla protezione delle comunità agricole esistenti.
Cepeda, strenuo difensore del diritto internazionale e dei diritti umani, punta a rafforzare il ruolo della Colombia come attore diplomatico a livello globale, opponendosi alla presenza di basi militari straniere sul territorio e ad interventi armati. Come conseguenza di ciò, rifiuta la subordinazione del Paese agli Stati Uniti e alle pressioni di Donald Trump.
Verso quale destino?
Nel corso del suo governo, Petro ha cercato di invertire la tendenza predominante in Colombia, un paese dilaniato dalla violenza e ancora alle prese con l’attuazione degli accordi del 2016 con le Forze Armate Rivoluzionarie (FARC), al fine di garantire maggiore stabilità interna. Se, da un lato, la povertà è diminuita e il salario minimo aumentato, resta ancora cruciale il nodo della sicurezza per la grande maggioranza degli elettori che si recheranno alle urne il prossimo 21 giugno. Difatti, nonostante Petro avesse avviato delle trattative con i gruppi armati al fine di favorirne lo scioglimento, gli attacchi non si erano fermati e anzi il periodo di pausa era stato propizio alla riorganizzazione interna, rendendo la sua presidenza meno rivoluzionaria di quanto si sperasse.
Da un lato, quindi, Abelardo de la Espriella punta a diventare il leader della nuova destra colombiana, guidando il cosiddetto posturibismo, soprattutto in virtù dell’appoggio promesso dall’ex Presidente Uribe. Quest’ultimo, infatti, aveva dichiarato apertamente che se la candidata di destra rappresentante del Centro Democrático Paloma Valencia non avesse superato la prima tornata elettorale, lui e il suo partito avrebbero appoggiato de la Espriella.
Dall’altro lato, Iván Cepeda si pone in netto contrasto con l’estrema destra, incarnando una visione che punta a trasformare la Colombia in una realtà pacifica in cui la violenza cessi di essere l’arma a cui ricorrere nella gestione del Paese.
Saranno dunque i colombiani gli artefici del proprio destino, ma sorge tuttavia spontaneo chiedersi se anche la Colombia entrerà a far parte dei Paesi latinoamericani che negli ultimi anni hanno virato con decisione verso destra.
[1] Fondato nel luglio del 2025, il partito incarna i valori del nazionalismo conservatore.
[2] De la Espriella ha difeso Álex Shaab ed altre figure controverse del panorama politico, militare e artistico colombiano.
[3] Il padre di Cepeda era un senatore comunista rimasto vittima dei gruppi paramilitari nei decenni di lotta alle FARC.
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Benedetta Vincenti
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