Tra la richiesta di Nicholas Gandolfo di sapere che cosa intenda fare il Comune, la risposta in parte fuori tema dell’assessora Arianna Viscogliosi sui controlli interforze e l’epiteto pronunciato da lei a microfoni spenti, l’aula di Palazzo Tursi offre una sintesi plastica del clima politico cittadino: tutti chiedono meno tensione, ma intanto la temperatura sale

La sicurezza arriva in consiglio comunale e, come spesso accade quando il tema entra nell’aula di Palazzo Tursi, la discussione parte dai presidi, passa dal taser, incrocia la movida, tocca i minori stranieri non accompagnati, approda alla tossicodipendenza, rimbalza tra Comune, Regione e Governo e finisce con una parola detta a microfoni spenti ma sentita da molti: «buffoni». Non esattamente il manuale perfetto della ricomposizione istituzionale, soprattutto in una giornata in cui la stessa maggioranza chiedeva di abbassare i toni.

Tutto nasce da un’interrogazione a risposta immediata di Nicholas Gandolfo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che porta in aula una richiesta politica molto diretta all’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi. Il tema è quello che da settimane domina il dibattito cittadino: la percezione di insicurezza, gli episodi di violenza, il presidio del territorio, il ruolo della polizia locale e le misure che l’amministrazione intende adottare.

L’intervento di Nicholas Gandolfo ha il tono di chi ritiene di avere già ascoltato troppe risposte e di non voler ricevere, parole sue, il «documentino pronto e fatto». Il consigliere chiede all’assessora di spiegare che cosa intenda fare il Comune sul piano della sicurezza, ricordando che anche altri amministratori, pure non appartenenti al centrodestra, si stanno muovendo su questo terreno. Il punto politico è chiaro: per FDI, l’amministrazione non può limitarsi a dire che la sicurezza dipende da altri livelli istituzionali, perché il Comune, secondo l’opposizione, ha comunque strumenti propri da mettere in campo.
Tra le domande poste in aula c’è anche quella sul taser per la polizia locale, tema già sollevato da più gruppi politici. Nicholas Gandolfo chiede se l’amministrazione valutare l’introduzione dello strumento, considerato dal centrodestra un possibile supporto operativo per gli agenti. C’è da dire che quando governava il centrodestra e l’assessore era di FdI, due taser erano stati comperati, ma restavano a prendere polvere in armeria, perché per usarli sarebbe stata necessaria una modifica al regolamento di polizia locale da votare in consiglio. All’epoca l’attuale opposizione era in maggioranza, poteva far passare il regolamento, ma non l’ha mai fatto. La polizia locale il taser non lo ha mai avuto. Quindi è evidente che il tema è strumentale.
Il consigliere torna poi sui presidi fissi, ricordando che in passato ordini del giorno presentati dall’opposizione sarebbero stati bocciati, mentre oggi, dopo l’aumento della pressione mediatica e politica sul tema sicurezza, la maggioranza sembrerebbe a sua volta orientata a prevederli nel piano estivo.
La domanda, ripulita dal rumore dell’aula, è semplice: perché prima no e adesso sì? O, più precisamente, perché i presidi fissi, quando li chiedeva il centrodestra, sembravano una proposta da respingere e oggi diventano una misura da annunciare? Gandolfo insiste proprio su questo passaggio, accusando l’amministrazione di muoversi in ritardo, quando la stagione estiva è già cominciata e quando le criticità legate alla movida e ai luoghi di aggregazione giovanile sono già esplose.
La risposta di Arianna Viscogliosi si colloca invece dentro la linea tenuta nelle ultime ore dalla sindaca Silvia Salis e dalla giunta: massimo impegno del Comune e della polizia locale, ma richiesta di una responsabilità condivisa da parte di tutte le istituzioni. L’assessora rivendica il coordinamento con Ministero dell’Interno, Regione Liguria, Prefettura, Questura e forze di polizia, spiegando che la città ha bisogno di risposte organiche e non di slogan, ronde o giustizia fai da te.
«Da parte di questa amministrazione e della polizia locale c’è il massimo impegno, ma chiediamo un’assunzione di responsabilità condivisa da parte di tutte le istituzioni anche nell’ottica di abbassare i livelli di tensione che si stanno generando in città», afferma Arianna Viscogliosi. L’assessora accusa il centrodestra di alimentare una dinamica politica che rischia di trasformare l’emergenza in propaganda e parla di «gioco al massacro» e di «odio sociale». Formula impegnativa, soprattutto per una seduta che, pochi minuti dopo, dimostrerà come l’odio sociale non sia l’unico materiale infiammabile presente in aula.
Sul piano operativo, l’assessora conferma che nei Patti per la sicurezza proposti dal Comune sono previsti impegni anche a carico dell’amministrazione e della polizia locale, ma ribadisce che il tema centrale resta l’invio di ulteriori risorse statali sul territorio. Secondo Viscogliosi, il Comune lo chiede dall’inizio dell’anno e la sindaca Silvia Salis lo ha ribadito anche nei confronti del Ministero. La linea è: Genova sta facendo la sua parte, ma la polizia locale non può sostituire l’intero sistema dell’ordine pubblico.
Quanto ai controlli, l’assessora annuncia il proseguimento dei servizi dedicati alla movida, con particolare attenzione a corso Italia, e l’intensificazione dei presidi a Quinto e nelle aree del levante più interessate dalla presenza di giovani durante l’estate. Resta inoltre costante, dice, il presidio nel centro storico e nei vicoli. In sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica sarebbe stato concordato anche un rafforzamento dei controlli delle forze di polizia presso le strutture che ospitano minori stranieri non accompagnati.
Su questo punto la risposta entra in un terreno particolarmente delicato. L’assessora riferisce che sarà favorita l’immediata ricollocazione dei minori che si renderanno responsabili di reati o di gravi episodi di disordine, con allontanamento dalla struttura di accoglienza in cui sono ospitati e trasferimento in contesti più adeguati alla gestione delle situazioni più critiche. È uno dei passaggi più concreti della risposta, anche se resta da capire quali siano, nella pratica, questi contesti più adeguati, visto che proprio la maggioranza, in altre sedi, ha segnalato la mancanza di strutture ad altissima complessità per i casi più difficili.
L’assessora annuncia inoltre una rimodulazione dei servizi nel centro storico, con l’obiettivo di garantire una presenza più stabile e continuativa nelle aree maggiormente interessate da degrado e criminalità. Per il levante cittadino, invece, viene annunciato da subito un presidio interforze ai giardini di Quinto, destinato a proseguire anche nei fine settimana successivi. La polizia locale manterrà anche un presidio specifico nei weekend nell’area del Baretto di corso Italia, dentro le misure di prevenzione e controllo del litorale.
Poi arriva il capitolo minori stranieri non accompagnati. Arianna Viscogliosi ricorda che Genova accoglie il 76 per cento dei minori stranieri non accompagnati presenti in Liguria e che il Comune ha chiesto all’Associazione nazionale comuni italiani Liguria di valutare una redistribuzione più equilibrata sul territorio regionale. Anche qui la tesi dell’amministrazione è che Genova stia reggendo una pressione sproporzionata rispetto al resto della regione, mentre le situazioni più problematiche richiederebbero strumenti più efficaci e condivisi.
Altro fronte: le dipendenze. L’assessora collega la diffusione del crack alla pressione sul centro storico e accusa la Regione di essere assente. Il tema, secondo la giunta, non può essere affrontato solo come questione repressiva o di ordine pubblico, perché ha una dimensione sanitaria evidente. E qui il rimpallo istituzionale diventa quasi geometrico: il centrodestra accusa il Comune di scaricare sul Governo e sulla Regione; il Comune accusa Regione e Governo di non fornire risorse e risposte; i cittadini, nel frattempo, continuano a chiedere semplicemente di poter vivere i quartieri senza sentirsi ostaggi del dibattito sulle competenze.
La replica di Nicholas Gandolfo è durissima. Il consigliere sottolinea che sul taser non sarebbe arrivata alcuna risposta, mentre sui presidi fissi l’amministrazione arriverebbe in ritardo. «Adesso li mettiamo, ma guarda un po’. Eh, caspita, assessore, siamo arrivati un po’ tardi», dice in sostanza il consigliere, contestando il fatto che proposte avanzate in precedenza da Fratelli d’Italia fossero state respinte e oggi vengano recuperate dalla giunta. In realtà anche la sinistra, quando governava la destra, chiedeva i presidi fissi e la destra rispondeva che non servono perché spostano solo il problema poco più in là. Furono decisi presidi itineranti per tentare di mettere assieme capra e cavoli.
Il consigliere attacca anche quello che definisce scaricabarile verso Governo e Regione. Racconta di avere interloquito con l’assessore regionale alla sanità Massimo Nicolò per verificare la questione delle tossicodipendenze e riferisce che, secondo quanto appreso, il 16 e il 19 giugno sarebbero stati previsti incontri tra Regione, Comune e Centro di solidarietà per finanziare alcuni posti destinati a persone con dipendenze problematiche. La Regione, secondo la ricostruzione portata in aula da Gandolfo, avrebbe dovuto coprire la quota sanitaria, mentre il Comune avrebbe dovuto farsi carico della quota alberghiera.
Da qui la domanda politica: se esisteva questo percorso, perché il Comune attacca la Regione? Perché non dice che cosa stia facendo direttamente? La conclusione del consigliere è netta e personale, anche se riferita al ruolo amministrativo: Viscogliosi, secondo Gandolfo, dovrebbe dimettersi perché non sarebbe in grado di gestire la delega. In un’aula già piuttosto carica, la richiesta di dimissioni aggiunge benzina a un motore che non sembrava averne bisogno.
E infatti il dibattito non si chiude lì. A microfoni spenti, all’assessora cappa ripetutamente l’epiteto «buffoni». I microfoni sono spenti, ma l’aula non è una camera insonorizzata e in molti sentono. La parola, a quanto risulta anche dalla registrazione della seduta, viene pronunciata più volte. A quel punto scoppia la bagarre: la minoranza chiede al presidente del consiglio comunale Claudio Villa di interrompere la seduta, verificare quanto accaduto e imporre all’assessora di chiedere scusa.
La scena è di quelle che Palazzo Tursi conosce bene: richiami, proteste, accuse, richieste di sospensione e il consueto tentativo di capire se la frase sia stata detta, a chi fosse rivolta, con quale intenzione e, soprattutto, se il microfono spento abbia il potere magico di trasformare una parola pronunciata in una parola inesistente. Alla fine, il confronto avviene. Arianna Viscogliosi ammette di avere usato quel termine, ma prova a collocarlo dentro una spiegazione politica e personale.
L’assessora chiarisce che la parola è stata pronunciata a microfono spento e che nasce da una situazione che, a suo dire, si ripete da tempo: continui attacchi personali in aula, non rivolti alle scelte amministrative, ai progetti o al merito delle decisioni, ma alla sua persona. Viscogliosi cita anche il riferimento, da parte di Nicholas Gandolfo, a quanto guadagna come assessora, considerandolo parte di una modalità di fare politica basata sulla delegittimazione personale anziché sul confronto.
«Il termine era riferito a questa modalità di fare politica basata sulla delegittimazione personale, anziché su un confronto serio, concreto, ma soprattutto rispettoso», spiega Viscogliosi. L’assessora aggiunge che toni urlati e aggressivi in aula finiscono poi per alimentare anche i social, dove arrivano commenti violenti, insulti e messaggi d’odio. Si dice disponibile a rispondere a qualunque critica sul proprio operato, anche dura, ma chiede che il confronto resti sui fatti e sulle scelte, senza trasformarsi in un attacco permanente alla persona.
La spiegazione, però, non convince il consigliere di opposizione, che la considera una toppa peggiore del buco. Il consigliere replica di non avere nulla di personale contro l’assessora e rivendica il diritto di giudicare il suo operato politico e amministrativo. Ricorda che il compenso di un assessore è un dato pubblico e che un consigliere comunale ha il compito di controllare l’azione della giunta, anche rispetto all’uso di denaro pubblico.
Per Nicholas Gandolfo, il fatto che la parola sia stata detta a microfono spento non attenua la gravità dell’episodio. Al contrario, l’assessora l’ha poi confermata a microfono acceso senza chiedere scusa. Il consigliere sostiene che l’offesa non riguardi solo lui, ma l’aula e i cittadini che hanno eletto i consiglieri comunali. Da qui la nuova richiesta di dimissioni e la critica alla mancata presa di posizione del presidente Claudio Villa.
La replica assume poi un tono personale. Gandolfo richiama un precedente episodio in cui la minoranza sarebbe stata definita con un termine offensivo riferito alla statura e racconta di ricevere da allora, sui social e nei messaggi privati, insulti che riprendono quella definizione. Dice di non sentirsi ferito per sé, ma per tutte le persone che soffrono di una sindrome e che vedono certi termini usati per sminuire politicamente qualcuno. Il passaggio serve al consigliere per rovesciare sull’assessora l’accusa di alimentare odio: se la maggioranza denuncia il clima d’odio, sostiene il consigliere di opposizione, non può poi usare espressioni offensive in aula e rifiutarsi di chiedere scusa.
Il paradosso della seduta è tutto qui. Si discute di sicurezza, di tensione sociale, di ronde, di odio, di quartieri esasperati, di giovani, di crack, di movida, di presidi, di forze dell’ordine e di responsabilità istituzionali. Ma il dibattito finisce per dimostrare, dal vivo, quanto sia complicato abbassare i toni persino tra persone che di mestiere dovrebbero governare i toni pubblici. La politica chiede alla città di non esasperarsi, poi si esaspera. Chiede di non delegittimare, poi delegittima. Chiede di evitare slogan, poi produce frasi perfette per diventare slogan.
Sul piano amministrativo, al netto della bagarre, qualche elemento operativo emerge. I presidi interforze ai giardini di Quinto dovrebbero partire subito e proseguire nei fine settimana. La polizia locale manterrà il presidio nell’area del Baretto di corso Italia. Nel centro storico è prevista una rimodulazione dei servizi per garantire una presenza più continuativa. Sulle strutture che ospitano minori stranieri non accompagnati vengono annunciati controlli rafforzati e possibili ricollocazioni dei casi più problematici. Sui Patti per la sicurezza il Comune attende la sottoscrizione, con l’obiettivo di ottenere più risorse statali.
Restano però aperti i nodi politici. Il taser, sollevato da Gandolfo, resta senza una risposta chiara nella percezione dell’opposizione. I presidi fissi, prima contestati e ora annunciati, diventano terreno di rivendicazione e accusa reciproca. La tossicodipendenza resta divisa tra competenza sanitaria regionale, quota sociale comunale e necessità di risposte operative. I minori stranieri non accompagnati restano al centro di una pressione che Genova ritiene sproporzionata rispetto al resto della Liguria. E il centro storico continua a essere il luogo in cui tutte queste questioni si sommano, come se i vicoli fossero diventati l’archivio vivente delle competenze mancate.
La seduta lascia quindi due fotografie. La prima è quella della città reale, con residenti, commercianti, giovani, famiglie e operatori che chiedono sicurezza, presidio, servizi, interventi sociali e meno paura. La seconda è quella della città politica, dove ogni misura diventa una bandierina, ogni ritardo una colpa, ogni competenza un possibile alibi e ogni parola detta male una nuova miccia. In mezzo, l’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi e il consigliere Nicholas Gandolfo si contendono il punto politico, ma finiscono per offrire soprattutto una scena: quella di un consiglio comunale che discute di come abbassare la tensione riuscendo, con notevole coerenza teatrale, ad alzarla ancora un po’.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Correlati
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
GenovaQuotidiana
Source link





