Le prime settimane contano più di quanto si pensi
Le prime settimane di vita rappresentano una fase cruciale per la vitella da latte. In questo periodo l’animale passa gradualmente dalla dipendenza dal colostro e dal latte allo sviluppo della funzionalità ruminale e all’utilizzo crescente dell’alimento solido. Alimentazione, ambiente, gestione sanitaria e maturazione del sistema immunitario interagiscono quindi nel determinare crescita, salute e capacità di adattamento.
In questo contesto, la scelta dell’alimento liquido resta un tema centrale nella gestione della vitellaia. Latte intero e milk replacer sono entrambi ampiamente utilizzati, ma differiscono per composizione, digeribilità e presenza di componenti bioattivi. Per questo non conta solo quanta energia viene fornita, ma anche come i nutrienti sono bilanciati e resi disponibili nelle prime fasi di vita.
Lo studio
Per approfondire questo tema, uno studio nato dalla collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Università degli Studi di Messina ha confrontato gli effetti della somministrazione di latte intero, indicato nello studio come whole milk (WM), e di milk replacer (MR) in vitelle di pezzata rossa italiana dalla nascita fino allo svezzamento, fissato a 60 giorni di età.
La prova ha coinvolto 18 vitelle, suddivise in due gruppi: 9 alimentate con latte intero e 9 con milk replacer. Entrambi i gruppi hanno ricevuto 6 litri al giorno di alimento liquido fino a 53 giorni di età, suddivisi in due pasti giornalieri, e successivamente 3 litri al giorno fino allo svezzamento. Dalla prima settimana di vita era inoltre sempre disponibile un mangime starter, offerto ad libitum.
Un aspetto importante del disegno sperimentale è che il milk replacer è stato preparato in modo da avvicinarsi al contenuto di solidi del latte intero. In questo modo il confronto non riguardava semplicemente due quantità diverse di alimento, ma due alimenti liquidi con caratteristiche compositive differenti.
Il latte intero presentava, su base sostanza secca, più proteine e grassi e meno lattosio rispetto al milk replacer. Quest’ultimo, al contrario, era caratterizzato da una quota più alta di lattosio e da livelli più bassi di grassi e proteine. Lo studio ha valutato non solo la crescita delle vitelle, ma anche diversi indicatori metabolici, ematologici e fisiologici..
Vitelli più pesanti con il latte intero
Il primo risultato emerso riguarda la crescita. Nonostante l’assunzione totale di sostanza secca fosse simile tra i due gruppi, le vitelle alimentate con latte intero hanno mostrato migliori performance.
L’accrescimento medio giornaliero è risultato superiore nel gruppo alimentato con latte intero: 0,85 kg/giorno contro 0,77 kg/giorno nelle vitelle alimentate con milk replacer. La differenza si è manifestata già nelle prime settimane e, tra 21 e 60 giorni di età, le vitelle alimentate con latte intero erano mediamente più pesanti di circa 3,8 kg.
Questo risultato suggerisce che il vantaggio osservato non dipenda solo dalla quantità di alimento ingerito. Le vitelle dei due gruppi assumevano infatti quantità simili di sostanza secca e avevano accesso allo stesso starter. La differenza potrebbe quindi essere legata a una diversa disponibilità dei nutrienti, alla loro digeribilità e al modo in cui l’organismo li utilizza durante una fase di sviluppo molto rapida..
Non solo crescita: cosa cambia nel metabolismo
Le differenze osservate non riguardavano soltanto il peso vivo. Le vitelle alimentate con latte intero presentavano concentrazioni plasmatiche più elevate di glucosio, urea, colesterolo, calcio e fosfatasi alcalina, insieme a valori inferiori di bilirubina.
Il glucosio è una fonte energetica essenziale per la vitella giovane, in una fase in cui il rumine non è ancora pienamente sviluppato. Valori più elevati nel gruppo latte intero possono indicare una migliore disponibilità energetica o una diversa dinamica di assorbimento dei nutrienti. Anche il colesterolo, più alto nelle vitelle alimentate con latte intero, è coerente con il maggiore apporto lipidico di questo alimento.
La fosfatasi alcalina, risultata più elevata nel gruppo latte intero, può essere collegata a diversi processi fisiologici, inclusi crescita e metabolismo epatico e osseo. Nel caso specifico, gli autori suggeriscono anche che parte di questa differenza possa essere legata alla presenza dell’enzima nel latte intero non pastorizzato somministrato alle vitelle.
La bilirubina, invece, è risultata più bassa nelle vitelle alimentate con latte intero. Nel complesso, questi indicatori suggeriscono un profilo fisiologico più favorevole, pur considerando che la loro interpretazione deve sempre tenere conto dell’età dell’animale e della fase di rapido adattamento postnatale.
Una finestra delicata per il sistema immunitario
Un altro aspetto rilevante dello studio riguarda i parametri ematologici. Le vitelle alimentate con latte intero hanno mostrato, in alcune fasi del pre-svezzamento, un numero maggiore di leucociti circolanti e neutrofili.
Questo dato è interessante perché si colloca in una fase biologicamente delicata: dopo l’assunzione del colostro, l’immunità passiva trasferita dalla madre tende progressivamente a diminuire, mentre il sistema immunitario della vitella è ancora in maturazione. In questa finestra, la disponibilità di nutrienti e di componenti bioattivi può contribuire a sostenere la risposta fisiologica dell’animale.
Lo studio ha evidenziato anche differenze in alcuni biomarcatori legati al metabolismo e allo stato ossidativo, come paraoxonasi e ceruloplasmina, risultati più elevati nel gruppo alimentato con latte intero in specifici momenti della prova. Questi parametri non vanno interpretati in modo isolato, ma aiutano a descrivere una diversa risposta metabolica e funzionale dell’organismo.
Conta solo l’energia? Probabilmente no
Uno dei messaggi più importanti del lavoro è che le differenze osservate non sembrano dipendere solo dalla quantità totale di energia assunta. I due gruppi, infatti, avevano un’assunzione di sostanza secca simile e un apporto energetico totale non drasticamente diverso.
Ciò che cambia è la composizione dell’alimento liquido. Il latte intero fornisce naturalmente più grassi e proteine, meno lattosio e una matrice più complessa, che include anche componenti bioattivi, ormoni, enzimi, peptidi e molecole potenzialmente coinvolte nello sviluppo intestinale e nella regolazione metabolica.
Il milk replacer, al contrario, può variare molto in funzione della formulazione. Qualità delle fonti proteiche, rapporto tra proteine, grassi e lattosio, digeribilità degli ingredienti e livello di trasformazione tecnologica possono influenzare la risposta della vitella. Questo non significa che il milk replacer sia uno strumento meno valido in assoluto, ma che la sua formulazione e il suo impiego gestionale devono essere valutati con attenzione.
Quali implicazioni per l’allevamento?
I risultati confermano quanto la nutrizione liquida possa influenzare lo sviluppo della vitella già nelle prime settimane di vita. Il latte intero, nelle condizioni di questo studio, ha mostrato un vantaggio in termini di crescita e un profilo metabolico ed ematologico più favorevole rispetto al milk replacer utilizzato.
Allo stesso tempo, questi dati vanno letti con equilibrio. Lo studio ha coinvolto un numero limitato di animali e si è concentrato sul periodo fino allo svezzamento. Saranno quindi necessari ulteriori lavori per capire se i vantaggi iniziali osservati si traducano anche in effetti di lungo periodo, ad esempio su sviluppo post-svezzamento, età al primo parto, produzione futura e sostenibilità economica della strategia alimentare.
Per l’allevatore, il messaggio pratico è chiaro: nelle prime settimane non conta solo “quanto” si alimenta la vitella, ma anche “con cosa” e “con quale equilibrio nutrizionale”. Il milk replacer rimane uno strumento fondamentale nella gestione moderna della vitellaia, ma scelta del prodotto, qualità della formulazione e corretta preparazione sono aspetti centrali per sostenere crescita, metabolismo e salute.
In sintesi
Nelle vitelle PRI alimentate fino allo svezzamento, il latte intero ha favorito un accrescimento medio giornaliero più elevato e un maggior peso vivo rispetto al milk replacer, pur in presenza di un’assunzione totale di sostanza secca simile. Le differenze osservate nei parametri metabolici ed ematologici suggeriscono che il vantaggio del latte intero possa dipendere da una migliore biodisponibilità dei nutrienti e da un diverso equilibrio tra grassi, proteine e lattosio.
La nutrizione liquida, quindi, non è soltanto una fase di transizione prima dello starter: è una leva gestionale capace di influenzare in modo concreto lo sviluppo precoce della vitella.
La presente nota è una sintesi dell’articolo scientifico pubblicato sul Journal od Dairy Science Sfulcini M., Minuti A., Ferronato G., Trevisi E., Loor J.J., Amato A., Cavallo C., Liotta L., Lopreiato V. 2026 .“Growth performance, metabolic, and hematological markers in Fleckvieh dairy calves fed milk replacer or whole milk”. J. Dairy Sci. 109:3898–3913
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Redazione Ruminantia
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