È sorprendente quanto la strada da Pescara a Chieti riesce a contenere in pochi chilometri, dal Mare Adriatico alle colline in pietra calcarea affacciate sull’Appennino, attraverso una delle zone d’Abruzzo più ricche di storia, natura e identità.
Ci sono regioni in Italia che sembrano fatte a strati, dove basta scavare per trovare sempre qualcosa di inaspettato. L’Abruzzo è così e il tratto di strada che separa Pescara e Chieti lo dimostra in meno di trenta chilometri. In linea d’aria le due città sono vicinissime, ma allungando il percorso verso la costa adriatica e poi risalendo verso l’entroterra si attraversano secoli di storia, architettura romanica, memorie di guerra, paesaggi protetti e uno dei borghi medievali più belli del centro Italia, in un itinerario breve ma straordinariamente denso per il suo contenuto.
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In viaggio da Pescara a Chieti: dove fermarsi
Abbiamo scelto tre tappe che rispecchiano tre diverse anime dell’Abruzzo: una città di porto con una storia dolorosissima, un’abbazia benedettina a picco sul mare e un borgo medievale alle pendici di una montagna straordinaria.
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Ortona, il castello e la Stalingrado d’Italia
La prima tappa è a Ortona, una delle città più antiche e stratificate della costa adriatica abruzzese: il suo porto era già attivo nel IV secolo a.C. e per tutto il Medioevo fu il principale scalo commerciale tra Venezia e le coste pugliesi, anche grazie alla presenza delle spoglie di San Tommaso Apostolo che attiravano pellegrini da tutta Europa.
Il monumento principale della città è il Castello Aragonese, costruito nel XV secolo per difendere il porto dalla pressione turca e veneziana: oggi è aperto come giardino panoramico e i suoi bastioni offrono una delle viste più belle dell’intera costa abruzzese, con il porto sottostante e la Costa dei Trabocchi che si dispiega verso sud. Poco distante, la Cattedrale di San Tommaso Apostolo, con la facciata in terracotta del 1311 e la cripta che custodisce le reliquie dell’apostolo in un’urna d’oro, è uno dei luoghi di pellegrinaggio più antichi dell’Abruzzo.
Ortona è tristemente nota anche per una delle battaglie più sanguinose della campagna d’Italia nella Seconda Guerra Mondiale: tra il 20 e il 28 dicembre del 1943, infatti, le truppe canadesi combatterono casa per casa contro i tedeschi asserragliati nel centro storico, in scontri così feroci che Churchill definì Ortona la “Stalingrado d’Italia”. Il Museo della Battaglia di Ortona ricostruisce quegli otto giorni con documenti, fotografie e testimonianze dirette; poco fuori città, il Moro River Canadian War Cemetery custodisce le tombe di 1.400 soldati canadesi caduti in quei giorni, un luogo di raccoglimento e memoria che colpisce per la cura, il silenzio e la giovane età di quasi tutti i caduti.
L’Abbazia di San Giovanni in Venere
Proseguendo lungo la Costa dei Trabocchi verso Fossacesia, si raggiunge uno dei più bei monumenti medievali dell’Abruzzo: l’Abbazia di San Giovanni in Venere, un complesso benedettino che sorge a 107 metri di quota su un promontorio a picco sul mare, con una vista straordinaria sul litorale e sulle colline che salgono verso l’Appennino.
Prima di essere un luogo cristiano, questo promontorio ospitava un tempio romano dedicato a Venere, la cui struttura venne in parte riutilizzata quando i monaci benedettini costruirono il loro insediamento tra il VI e il XIII secolo. L’edificio che si vede oggi è in gran parte romanico, costruito con blocchi di arenaria nella parte inferiore e mattoni in quella superiore, e il suo pezzo più celebre è il Portale della Luna, così chiamato perché nel solstizio d’estate il tramonto illumina attraverso di esso il presbiterio e la cripta in modo perfetto: un fenomeno architettonico e astronomico che rivela la raffinatezza dei costruttori medievali.
La cripta è al centro spirituale dell’abbazia: gli affreschi del Duecento raffiguranti Cristo benedicente e la Vergine in trono, attribuiti alla bottega del romano Jacopo Torriti, rivestono le pareti con una qualità pittorica sorprendente. Davanti all’abbazia, la terrazza sul mare regala uno di quegli scorci che si fatica a lasciare: la costa che curva verso nord, i trabocchi in lontananza sugli scogli, il mare azzurro sotto e le colline verdi alle spalle.
Guardiagrele, la città di pietra della Maiella
L’ultima sosta, risalendo verso l’interno, ti porta a Guardiagrele: uno dei borghi più belli d’Italia, arroccato sulle prime pendici della Maiella a 577 metri di quota, che Gabriele d’Annunzio immortalò nel romanzo Il Trionfo della Morte definendola “la città di pietra”, dal momento che tutto il centro storico è costruito con la pietra calcarea della montagna che domina il borgo.
L’edificio più importante di Guardiagrele è la Collegiata di Santa Maria Maggiore, costruita nell’XI secolo sui resti di un tempio pagano preesistente: il portale ogivale trecentesco in stile gotico abruzzese è uno dei più eleganti della regione e sotto il porticato si trova un grande affresco di San Cristoforo firmato da Andrea De Litio, pittore quattrocentesco tra i più importanti dell’Abruzzo. Nella cripta è allestito il Museo del Duomo, con una raccolta di arte orafa sacra che include i capolavori di Nicola da Guardiagrele, allievo di Lorenzo Ghiberti e uno dei più grandi orafi del Quattrocento italiano.
Nel centro storico ci sono torri medievali, palazzi rinascimentali e antiche botteghe artigiane. Prima di ripartire per raggiungere Chieti, fai ancora una sosta in uno dei bar del corso per assaggiare le sise delle monache: paste di pan di spagna farcite di crema pasticcera e cosparse di zucchero a velo, il dolce simbolo del borgo.
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Rossella Rocco Corallini
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