Le religioni d’Italia consegnano a Mattarella il Patto per il dialogo: “La violenza non abbia mai l’ultima parola”. Zuppi: “dalle differenze emerge oggi con chiarezza la scelta di perseguire l’opzione del dialogo, anche laddove le posizioni divergono e le pressioni interne ed esterne alimentano fratture” (Letizia Lucarelli)


Nel giorno dell’ottantesimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente, i rappresentanti di quattordici confessioni religiose presenti in Italia sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per consegnargli il documento sottoscritto poche ore prima all’Ara Pacis: il Patto “La via italiana del dialogo interreligioso. Le religioni nello spazio pubblico per la coesione sociale”.

A presentare il documento è stato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Matteo Maria Zuppi, che ha aperto il suo intervento con parole di gratitudine nei confronti del Capo dello Stato: “Le siamo infinitamente grati per aver accettato di accoglierci e di incontrarci in questo giorno di profondo significato per la storia della nostra Repubblica, l’ottantesimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente”.

Richiamando il valore della Costituzione e della democrazia italiana, il cardinale ha sottolineato come la ricorrenza rappresenti “un’occasione per ripensare e guardare al futuro del nostro Paese”, spiegando che l’incontro al Quirinale costituisce il coronamento di un percorso culminato nella firma del Patto all’Ara Pacis.

“Quattordici responsabili delle confessioni religiose presenti in Italia hanno siglato con convinzione un Patto”, ha ricordato Zuppi, definendolo il risultato di “un cammino fatto di incontri, dialogo, ascolto e scambio tra uomini e donne di fede”. Un percorso che, ha aggiunto, non è stato sempre semplice: “Qualche volta spiegare ai propri non è mai così scontato”, ma che ha consolidato la convinzione che “la via dell’ascolto dell’altro e della conoscenza reciproca, spogliata da pregiudizi e luoghi comuni, sia la chiave per valorizzare quel patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta in sé”.

Secondo il presidente della CEI, dalle differenze emerge oggi “con chiarezza la scelta di perseguire l’opzione del dialogo, anche laddove le posizioni divergono e le pressioni interne ed esterne alimentano fratture”. Per questo i firmatari si impegnano a promuovere “un percorso costruttivo a beneficio di tutti”, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire “al progresso materiale e spirituale della società”.

Un passaggio particolarmente significativo del suo intervento è stato dedicato ai giovani, presenti all’incontro come membri del Tavolo interreligioso giovanile: “La loro presenza è la garanzia che questo Patto non resterà un mero testo scritto, ma diventerà un laboratorio vivo, capace di attivare processi e affrontare le sfide inedite della storia”.

Consegnando simbolicamente il documento al Presidente della Repubblica, Zuppi ha definito il Patto “un contributo offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni e agli estremismi che spingono a vedere nell’altro, diverso per fede o cultura, un nemico”. Al contrario, ha spiegato, l’obiettivo è quello di “riflettere con apertura sui valori comuni per edificare una comunità civile che riconosca nelle diversità il senso di un impegno corale per una società più giusta, accogliente e inclusiva”.

Nel concludere il suo intervento, il cardinale ha richiamato alcune parole pronunciate da Mattarella durante la visita ad Abu Dhabi: “Il dialogo tra le fedi deve superare la semplice convivenza pacifica per farsi sollecitazione e contributo congiunto alla stabilità internazionale”. Con questo spirito, ha affermato, il Patto viene offerto “come segno del nostro comune impegno per la coesione sociale dell’Italia nel più ampio contesto europeo, mediterraneo e mondiale”.

Nel suo discorso di risposta, il Presidente Mattarella ha definito l’iniziativa “un momento di estrema importanza per il nostro Paese”, ringraziando non soltanto per la consegna del documento ma soprattutto “per averlo studiato, elaborato e sottoscritto”.

“Il dialogo non soltanto è possibile, ma, perseguito con sincerità e nel rispetto reciproco, produce comprensione e collaborazione vicendevole”, ha affermato il Capo dello Stato. “Dà vita a formule di convivenza essenziali per rimuovere e bandire ogni forma di intolleranza”.

Mattarella ha poi collegato l’iniziativa alla tradizione costituzionale italiana, ricordando come la libertà religiosa sia stata riconosciuta dai Padri Costituenti come elemento fondamentale della dignità della persona. Citando gli articoli 3, 8 e 19 della Costituzione, ha osservato che il pluralismo confessionale e la libertà di culto rappresentano “uno dei valori principali della nostra convivenza” e uno degli elementi che hanno contribuito a fare dell’Italia “una democrazia moderna”.

“La Repubblica ha assunto il valore delle fedi religiose dei suoi cittadini come contributo alla questione nazionale e alla finalità del bene comune”, ha dichiarato, sottolineando che il documento firmato dalle diverse confessioni “mette in comune valori che arricchiscono la nostra vita civile e rafforzano i valori democratici che la ispirano”.

Particolarmente intenso il passaggio dedicato al ruolo pubblico delle religioni. “La professione di fede, accanto a una dimensione intima e personale, esprime anche un carattere plurale e collettivo, capace di generare convivenza pacifica, tolleranza e rispetto per gli altri”, ha affermato il Presidente. Una realtà che costruisce quotidianamente “relazioni e rapporti di pace” e che si oppone a “narrazioni crudeli e moralmente distorte, nutrite di guerra e di morte”.

Da qui la denuncia dell’uso strumentale della religione: “L’uso strumentale delle fedi, più volte denunciato dai responsabili religiosi, è un’impostura che avvelena e uccide l’anima”.

Nel tratto finale del suo intervento, Mattarella ha allargato lo sguardo al Mediterraneo, definito “prima ancora che un’entità geopolitica, uno spazio dell’anima”, nel quale popoli, culture e religioni hanno costruito nei secoli una civiltà della convivenza. Una ricchezza che oggi, ha osservato, rischia di essere oscurata da guerre, sfruttamento e conflitti.

“Gli estremismi e i fondamentalismi sono una semplificazione mistificante di fronte alla complessità del presente”, ha ammonito. Di fronte a tali sfide, le confessioni religiose possono offrire “capacità di riflessione, prospettiva, ampiezza di visione e di pensiero”.

Per questo, ha concluso il Presidente della Repubblica, “riconoscere l’altro è una condizione che già alimenta la pace; incontrarsi, dialogare, riflettere insieme la moltiplica”. Un messaggio accolto dai rappresentanti delle diverse fedi come conferma del valore del percorso intrapreso e dell’impegno comune a favore della coesione sociale, del dialogo e della convivenza pacifica.

 

Letizia Lucarelli


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