Perché gli Stati Uniti non hanno mai smesso di contare in America Latina – e perché “cortile di casa” è una formula utile ma incompleta
ABSTRACT
Una dottrina che cambia forma senza sparire
Questa analisi ricostruisce la trasformazione della Dottrina Monroe dal messaggio presidenziale del 1823 alla moderna architettura di influenza statunitense in America Latina. Il testo di partenza presenta una tesi polemica ma fondata su snodi storici reali: embargo contro Cuba, intervento in Guatemala, destabilizzazione del Cile, ruolo delle reti di sicurezza del Cono Sud e uso contemporaneo di sanzioni. Il dossier separa ciò che è documentato da ciò che è inferenza. La conclusione centrale è che la continuità non va cercata in una presenza militare permanente e uniforme, bensì nella persistenza di una priorità emisferica che si adatta agli strumenti disponibili: diplomazia, finanza, intelligence, commercio, sicurezza marittima, regolazione e pressione legale.
Nota metodologica
Il dossier segue un approccio evidence-led. Distingue tra fatti verificati in fonti istituzionali o archivi declassificati, elementi fortemente supportati da documentazione convergente, segnali da monitorare e inferenze analitiche. L’obiettivo non è validare o confutare una narrazione in blocco, ma ricostruire una sequenza stratificata: la Dottrina Monroe originaria, i suoi corollari, gli interventi del Novecento, la stagione della guerra fredda e le leve economico-regolatorie del presente. Aggiornamento della ricostruzione: 24 giugno 2026, 08:11 CEST.
Griglia probatoria iniziale
| Categoria | Valutazione | Che cosa significa |
| Fatto verificato | Alto | È sostenuto da fonti primarie, atti statali, documenti declassificati o risoluzioni ONU. |
| Dato fortemente supportato | Medio-alto | Fonti indipendenti convergono, pur con limiti di accesso, contesto o granularità. |
| Segnale / elemento da monitorare | Variabile | Indica direzione o rischio, ma non consente una conclusione definitiva. |
| Inferenza analitica | Esplicita | Collega fatti e incentivi; non viene presentata come prova documentale. |
INTRODUZIONE
Il bicentenario è passato: il problema politico della formula è rimasto
Da un avvertimento anti-coloniale a una grammatica di potere
Il titolo originario parla di “200 anni”, ma il bicentenario della Dottrina Monroe è caduto nel 2023: nel 2026 sono trascorsi 203 anni dal messaggio annuale di James Monroe al Congresso del 2 dicembre 1823. La puntualizzazione non è pedanteria cronologica. Serve a separare il testo effettivo dalla sua lunga vita politica. La formula “America for the Americans”, spesso attribuita alla dottrina, non compare letteralmente nel messaggio. È una sintesi posteriore, efficace ma semplificatrice, di un principio che riguardava il rifiuto di future colonizzazioni europee e la distinzione di sfere tra Vecchio e Nuovo Mondo. La documentazione dell’Office of the Historian ricorda che il messaggio nasceva anche dall’interesse statunitense ad ampliare relazioni commerciali e influenza verso sud, mentre le repubbliche latinoamericane si sottraevano al dominio spagnolo. [S1]
Questa origine rende improprio descrivere il 1823 come la dichiarazione diretta di un diritto statunitense a intervenire negli affari interni delle repubbliche latinoamericane. Nella sua prima formulazione la dottrina non codificava quel potere. Tuttavia fissava un punto di vista geografico e politico destinato a restare: l’emisfero occidentale era trattato come spazio di sicurezza e interesse primario degli Stati Uniti. Il salto dall’esclusione delle potenze europee alla gestione dell’ordine regionale sarebbe arrivato dopo, attraverso condizioni materiali molto più concrete: debiti sovrani, infrastrutture, rotte, vulnerabilità istituzionali, investimenti e competizione ideologica.
Mappa 01 – Il teatro emisferico mette in relazione i casi studio con la geografia della prossimità. La carta non suggerisce una gerarchia di sovranità: visualizza i nodi attraverso cui la politica emisferica si è manifestata in fasi diverse. Base cartografica GSHHS/Basemap; elaborazione IARI.
La frase “gli Stati Uniti non se ne sono mai andati”
La frase è politicamente comprensibile ma va trattata con cautela. Non esiste una presenza militare diretta, continua e identica in ogni Paese dell’America Latina per due secoli. Esistono piuttosto fasi diverse: interventi armati e occupazioni nel primo Novecento; una revisione diplomatica con la Good Neighbor Policy negli anni Trenta; operazioni coperte, assistenza di sicurezza e pressione economica durante la guerra fredda; infine un repertorio più reticolare, dove sanzioni, licenze, controllo dei flussi finanziari, intelligence, cooperazione antidroga, migrazione e sicurezza delle filiere convivono. Definire tutto ciò come un solo meccanismo invariabile oscura le discontinuità; negare la continuità della priorità emisferica oscura il filo che collega le fasi.
CORPUS
Dal veto europeo alle leve di influenza: la trasformazione della postura emisferica
Il Corollario Roosevelt: il momento in cui la dottrina cambia destinatario
Il passaggio decisivo avviene nel 1904. Il Corollario Roosevelt dichiara che gli Stati Uniti avrebbero potuto intervenire come extrema ratio quando Stati dell’emisfero non fossero stati in grado di onorare obblighi internazionali o avessero aperto la porta a pressioni esterne. L’Office of the Historian riconosce che, nella pratica, questo corollario servì a giustificare interventi in Cuba, Nicaragua, Haiti e Repubblica Dominicana. Il punto geopolitico non è solo l’uso della forza. È il rovesciamento implicito del problema: la difesa dall’ingerenza europea diventa una rivendicazione di responsabilità ordinatrice statunitense nell’emisfero. [S2]
La Roosevelt Corollary non va isolata dalla Dollar Diplomacy e dal quadro infrastrutturale dell’epoca. Un debitore insolvente, un porto controllato da creditori esterni o un governo percepito come incapace diventavano questioni di sicurezza non perché gli Stati Uniti possedessero automaticamente il territorio, ma perché la stabilità finanziaria e le vie marittime venivano collegate alla competizione tra potenze. Questa logica avrebbe prodotto una miscela di protettorati informali, presenza militare, amministrazioni doganali e influenza su élite locali.

Timeline 01 – Snodi selezionati, dal 1823 agli aggiornamenti OFAC del 2026. La sequenza evidenzia la continuità dell’attenzione emisferica e la discontinuità degli strumenti: non è un catalogo completo di interventi. Fonti: S1–S12.
La Good Neighbor Policy: ritiro formale, non indifferenza strategica
La Good Neighbor Policy del 1933 segnala una discontinuità reale. Franklin D. Roosevelt mise l’accento sulla cooperazione e sul commercio al posto della forza militare, sostenendo alla Conferenza di Montevideo il principio secondo cui nessuno Stato aveva diritto di intervenire negli affari interni o esterni di un altro. [S3] Ciò non equivale a dire che gli Stati Uniti abbiano rinunciato agli interessi nell’area. Significa che la legittimazione dell’influenza cambia, e con essa cambiano i costi politici dell’intervento diretto. La crisi degli anni Trenta, la seconda guerra mondiale e poi la guerra fredda trasferiscono il baricentro dalla presenza di occupazione alla gestione delle alleanze, delle economie e delle minacce percepite.
La lezione strategica è semplice: l’assenza di marines non coincide automaticamente con l’assenza di influenza. In America Latina, come in altre regioni, le leve di potere possono essere territoriali, finanziarie, logistiche, informative e normative. La forma più visibile dell’intervento è spesso la meno durevole; le architetture che regolano credito, commercio, assicurazioni, porti, comunicazioni o accesso al dollaro possono produrre effetti più persistenti senza dispiegare truppe.
Guatemala 1954: il punto di intersezione tra riforma agraria, anticomunismo e operazioni coperte
Il caso guatemalteco è essenziale perché dimostra quanto sia riduttivo separare rigidamente la dimensione economica da quella geopolitica. L’esproprio di terre inutilizzate della United Fruit Company nel quadro della riforma agraria del presidente Jacobo Árbenz fu una componente rilevante della crisi. I documenti FRUS mostrano che, il giorno della seconda espropriazione di terre United Fruit nel 1953, l’Operations Coordinating Board autorizzò la CIA a procedere con il progetto che sarebbe diventato PBSUCCESS. [S4] L’archivio CIA e i documenti di pianificazione declassificati ricostruiscono inoltre una campagna che combinava pressione diplomatica ed economica, guerra psicologica, tentativi di defezione di leader politici e militari, azioni paramilitari e isolamento internazionale. [S4–S5]
Da qui nasce la formula “banana republic”. Ma anche qui l’etichetta può deformare. La United Fruit non fu un semplice spettatore, e la questione delle sue proprietà entrò nel calcolo politico; tuttavia il dispositivo statunitense fu mosso anche dalla lettura ideologica della guerra fredda, dall’antagonismo verso il governo Árbenz e dalla percezione che Guatemala potesse diventare un precedente regionale. Ridurre la crisi a una sola corporation cancella il quadro di sicurezza; ridurla al solo anticomunismo cancella le condizioni economiche che resero l’operazione politicamente attrattiva e operativamente difendibile a Washington.
Il fatto verificato è quindi l’esistenza di un’operazione segreta statunitense che sostenne il rovesciamento del governo Árbenz. L’inferenza più ampia è che il caso abbia consolidato, nella memoria regionale, una lezione di vulnerabilità: le riforme domestiche che toccano asset strategici o investimenti esteri possono essere ricodificate come minacce sistemiche, se coincidono con una fase di polarizzazione ideologica. Questa lezione resta politicamente attiva anche dopo la fine della guerra fredda.

Visual 05 – Matrice comparativa dei casi. Il confronto distingue combinazioni di strumenti e limiti interpretativi, evitando di trattare tutti gli episodi come copie dello stesso modello. Fonti di caso: S4–S12.
Cile 1970–1973: documentazione abbondante, responsabilità non riducibili
Il Cile è forse il caso più documentato della stagione della guerra fredda in Sud America. Gli archivi declassificati mostrano sforzi degli Stati Uniti per impedire l’insediamento di Salvador Allende nel 1970 e, successivamente, per indebolire il suo governo attraverso operazioni politiche, propaganda, contatti e pressione economica. Il National Security Archive ha pubblicato nel 2023 i President’s Daily Brief della CIA dell’8 e dell’11 settembre 1973, rilasciati dopo decenni: il documento dell’11 settembre arrivava a Nixon la mattina del colpo di Stato e rifletteva l’attenzione della CIA alla mossa militare in corso. [S6]
Questo permette di affermare con sicurezza che Washington aveva investito nella creazione di un ambiente politico ostile ad Allende e possedeva informazioni sensibili sui movimenti militari. Non permette, però, di sostituire la complessità cilena con un’unica catena di comando esterna. Il golpe fu realizzato da forze cilene in un Paese attraversato da polarizzazione, conflitto istituzionale, crisi economica e mobilitazione sociale. Il peso del sostegno, dell’incoraggiamento o della pressione statunitense non cancella l’agenzia degli attori locali; al contrario, ne illustra la capacità di interagire con incentivi, risorse e opportunità internazionali.
In chiave geopolitica, il caso Cile segnala quanto l’influenza possa essere strutturata indirettamente. Non è necessario controllare un esercito straniero per modificare il calcolo di rischio di élite, partiti, media, investitori, multilaterali e comandanti. Il potere agisce anche sul contesto: credito, percezione dell’isolamento, aspettative di sostegno esterno, narrative di stabilità e accesso a informazioni. Questa dimensione è più difficile da visualizzare di un’invasione, ma è spesso più utile per spiegare la durata dell’impatto.
Operation Condor: una rete regionale, conosciuta e osservata da Washington
L’Operation Condor viene spesso rappresentata come una semplice operazione della CIA. La documentazione disponibile richiede una lettura più precisa. Fu una rete di cooperazione tra servizi di sicurezza del Cono Sud — tra cui Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile — costruita per scambiare informazioni e agire contro oppositori e soggetti ritenuti sovversivi. I documenti FRUS del 1976 mostrano che funzionari statunitensi disponevano di informazioni affidabili secondo cui il progetto comprendeva non solo scambio di intelligence, ma anche pianificazione di azioni esecutive, incluse ipotesi di assassinii all’estero; la fonte documenta inoltre il confronto con Manuel Contreras, capo della DINA cilena. [S7]
Il fatto che Washington sapesse, monitorasse e discutesse l’operazione è documentato. Il grado di responsabilità operativa statunitense va invece distinto caso per caso, in base agli archivi disponibili. In termini analitici, la lezione non è che ogni violenza regionale fosse ordinata dall’esterno. È che reti locali autonome possono operare dentro un ambiente di alleanze, addestramento, cooperazione anticomunista e circolazione di intelligence nel quale gli Stati Uniti possiedono visibilità, influenza e capacità di pressione, ma non necessariamente il controllo diretto di ogni decisione.

Mappa 02 – Vettori concettuali delle leve di influenza in casi selezionati. Le frecce sintetizzano strumenti documentati o storicamente rilevanti, non indicano controllo territoriale né catene di comando univoche. Fonti: S4–S12.
Cuba: l’embargo come infrastruttura economica, diplomatica e simbolica
Cuba rappresenta l’esempio più longevo di pressione economica statunitense nell’emisfero. Il Dipartimento di Stato descrive l’embargo formale come proclamato nel febbraio 1962; OFAC continua a indicare che la maggior parte delle transazioni tra Cuba e persone soggette alla giurisdizione degli Stati Uniti resta vietata dal Cuban Assets Control Regulations. [S8] L’architettura non è statica: comprende divieti, licenze generali e specifiche, deroghe per determinate attività, regole di compliance, limiti su navi e investimenti, oltre a designazioni mirate. Nel 2026 OFAC ha mantenuto una pagina Cuba aggiornata e ha aggiunto o aggiornato autorità e designazioni, confermando che lo strumento è politicamente vivo. [S8]
Definire l’embargo “punizione collettiva” è una valutazione politica e giuridica sostenuta da parte di governi, organizzazioni internazionali e ONG; non è una formula neutra da trattare come fatto autoevidente. Ciò che è invece osservabile è il suo costo di transazione: il rischio di compliance, le limitazioni agli investimenti, l’effetto su navigazione, pagamenti e filiere con soggetti statunitensi. Sul piano diplomatico, il voto dell’Assemblea generale ONU segnala un persistente isolamento della posizione americana: nel 2024 la risoluzione fu adottata con 187 voti a favore, 2 contrari e 1 astensione; nel 2025 con 165 a favore, 7 contrari e 12 astensioni. [S9] Il voto non misura l’efficacia del regime sanzionatorio, ma misura l’ampiezza del dissenso internazionale sulla sua prosecuzione.

Grafico 01 – Voti dell’Assemblea Generale ONU sulle risoluzioni che chiedono la fine dell’embargo statunitense a Cuba. È un indicatore di posizionamento diplomatico globale, non una stima degli effetti economici sull’isola. Fonti: S9.

Visual 03 – Stratificazione dell’architettura sanzionatoria su Cuba. Il diagramma chiarisce che il sistema combina atti storici, norme legislative, restrizioni e autorizzazioni selettive. Fonti: S8 e provvedimenti citati.
Dal Canale di Panama alle navi sanzionate: la geografia non scompare
Il Canale di Panama è un promemoria fisico della connessione tra vicinato, commercio e potere. La sua costruzione e la storia del controllo statunitense nel primo Novecento hanno dato alla politica emisferica una base logistica concreta. Oggi il canale appartiene alla sovranità panamense e la sua gestione non può essere letta come estensione automatica del dominio statunitense; il suo valore strategico, tuttavia, rende il collegamento tra rotte atlantiche e pacifiche un interesse strutturale per tutte le maggiori potenze commerciali. Per Washington il tema non riguarda solo Panama, ma la resilienza di reti portuali, assicurative, energetiche e di sicurezza marittima nell’intero bacino caraibico.
La versione contemporanea del potere è spesso meno spettacolare: designazioni di persone e società, congelamenti, licenze, assicurazioni, accesso ai servizi finanziari, registri navali, segnalazioni AIS e controllo delle catene di intermediazione. Il caso venezuelano lo rende visibile. Nel 2019 il Tesoro statunitense designò PdVSA, indicandola come fulcro delle entrate in valuta del Paese; nel 2025 OFAC ha colpito compagnie e navi connesse al trasporto di petrolio venezuelano, richiamando pratiche di occultamento della posizione o trasmissioni false. [S10–S11] Sono azioni che non equivalgono a occupazione, ma trasformano la finanza, il trasporto e il diritto commerciale in leve geoeconomiche.

Visual 04 – Il Canale di Panama come nodo interoceanico. Le linee sono schematiche e servono a leggere il nesso tra infrastruttura, prossimità marittima e sicurezza dei flussi, senza rappresentare rotte commerciali in tempo reale. Base cartografica GSHHS/Basemap; elaborazione IARI.
IPOTESI SPECULATIVA
La continuità è funzionale, non rituale
L’ipotesi più utile non è che la Dottrina Monroe sia una legge segreta che continua a determinare ogni scelta statunitense. È che l’emisfero occidentale conservi per gli Stati Uniti una priorità funzionale connessa alla geografia, alla profondità strategica, alle vie marittime, alla migrazione, alle filiere energetiche e minerarie, alle reti criminali e alla competizione con potenze extraemisferiche. Quando questi interessi vengono percepiti come minacciati, il linguaggio formale può cambiare — democrazia, anticorruzione, diritti umani, contro-narcotici, sicurezza delle catene di approvvigionamento — ma la struttura dell’attenzione non scompare.
Il cambiamento decisivo riguarda i costi. L’intervento armato diretto ha un costo reputazionale, giuridico e politico più alto rispetto al primo Novecento o alla guerra fredda. Questo incentiva strumenti graduali: sanzioni mirate, pressioni su banche e assicurazioni, licenze condizionate, cooperazione di sicurezza, restrizioni ai visti, comunicazioni strategiche e capacità di intelligence. L’effetto non è necessariamente minore; è più selettivo, più tecnico e più difficile da attribuire a un’unica azione visibile.
L’inferenza ulteriore è che le risposte latinoamericane non siano passive. Governi, imprese, militari, comunità regionali e società civili cercano margini di manovra attraverso diversificazione commerciale, rapporti con potenze extra-regionali, gestione multilaterale delle sanzioni e uso politico della memoria delle ingerenze. La competizione futura non sarà quindi una replica lineare della guerra fredda. Sarà una negoziazione diseguale tra asimmetrie geografiche durevoli e capacità regionali di moltiplicare partner, rotte e strumenti normativi.
SO WHAT
Tre traiettorie per l’emisfero: cooperazione, frammentazione, competizione

Scenario 01 – Piano prospettico in assi cartesiani. Non rappresenta dati misurati: organizza le variabili che possono spostare l’equilibrio tra leva statunitense e autonomia negoziale latinoamericana. Elaborazione analitica IARI.
Best Case Scenario — Ricalibratura cooperativa
Ipotesi chiave. Washington riconosce che l’efficacia di lungo periodo non deriva dall’estensione automatica delle restrizioni, ma dalla capacità di distinguere tra pressione su apparati specifici e danni collaterali sulle filiere civili. Gli Stati latinoamericani, dal canto loro, evitano di trasformare ogni forma di cooperazione di sicurezza o commerciale in una prova di subordinazione. La relazione si sposta dalla gestione unilaterale delle crisi verso incentivi, trasparenza e accordi settoriali.
Impatti. Il costo di compliance si riduce dove esistono canali umanitari e commerciali verificabili; il coordinamento marittimo e anti-crimine guadagna legittimità; la memoria storica resta un vincolo politico, ma non blocca il dialogo. Strategia. La priorità dovrebbe essere costruire meccanismi pubblici di verifica su licenze, sanzioni e assistenza alla sicurezza, con soglie di sospensione chiare. Tappe da seguire: maggiore prevedibilità delle deroghe, disclosure sui beneficiari effettivi, canali di de-risking per beni essenziali e dialoghi regionali sulla sicurezza marittima. Consiglio operativo: monitorare non solo nuove designazioni, ma anche la qualità delle licenze e la capacità delle banche di applicarle senza over-compliance.
Worst Case Scenario — Frammentazione sanzionatoria e ri-securitizzazione
Ipotesi chiave. L’uso di sanzioni, blocchi settoriali e designazioni navali cresce senza un canale negoziale credibile. Gli attori colpiti intensificano l’elusione, ricorrono a triangolazioni opache e alimentano narrazioni di accerchiamento. Le crisi energetiche, migratorie o di sicurezza vengono lette come prova della necessità di una postura più dura, creando una spirale tra enforcement e adattamento.
Impatti. Aumentano i costi per intermediari finanziari, porti, assicuratori e commercianti; il rischio di occultamento AIS e di navi con pratiche opache cresce; gli Stati più vulnerabili affrontano maggiore polarizzazione domestica. Strategia. Per Washington, separare le misure su élite e filiere criminali da quelle che colpiscono indiscriminatamente l’economia civile; per i governi regionali, aumentare la trasparenza portuale, doganale e societaria per ridurre la leva delle designazioni. Tappe da seguire: aumento di sanzioni secondarie o minacce equivalenti, riduzione delle licenze, espansione delle designazioni su shipping e assicurazioni, incremento di retorica securitaria. Consiglio operativo: costruire dashboard di rischio per navi, società di comodo, flussi energetici e banche corrispondenti.
Stability Case Scenario — Competizione regolata senza vera normalizzazione
Ipotesi chiave. Il quadro rimane imperfetto ma gestibile. Le sanzioni restano in vigore per alcune aree e attori, mentre licenze selettive evitano il collasso totale delle filiere. L’America Latina amplia partnership e spazi negoziali, ma non riesce né a sostituire rapidamente l’accesso al mercato finanziario statunitense né a costruire un blocco regionale coerente.
Impatti. La regione vive un equilibrio di bassa fiducia: cooperazione funzionale su migrazione, sicurezza, energia e disastri; conflitto politico su Cuba, Venezuela, Nicaragua e sulla memoria delle ingerenze. Strategia. Investire in resilienza regolatoria, interoperabilità portuale, tracciabilità dei flussi e istituzioni di mediazione. Tappe da seguire: rinnovi tecnici di licenze, voti ONU senza cambiamenti normativi sostanziali, continuità delle operazioni di enforcement e assenza di grandi aperture diplomatiche. Consiglio operativo: non sovrainterpretare ogni designazione come preludio a un cambio di regime, ma leggere la frequenza, il bersaglio e l’effetto sulla catena economica.
CONCLUSIONI
La Dottrina Monroe non sopravvive come testo immobile: sopravvive come domanda strategica
Il materiale di partenza coglie una verità storica importante: le relazioni tra Stati Uniti e America Latina sono state segnate da interventi diretti, operazioni coperte, pressioni economiche e rapporti asimmetrici che hanno lasciato tracce profonde. Guatemala, Cile, Cuba e Operation Condor non sono capitoli marginali; sono snodi documentati attraverso cui l’ordine emisferico è stato costruito, contestato e ricordato. L’errore sarebbe trattarli come prove di un’unica formula che spiega ogni relazione contemporanea.
La Dottrina Monroe originaria non autorizzava l’ingerenza interna; il Corollario Roosevelt la rese più vicina a una dottrina di polizia regionale; la Good Neighbor Policy modificò la legittimazione; la guerra fredda spostò le leve verso operazioni politiche e di sicurezza; il presente combina strumenti economici, finanziari, marittimi e normativi. Dire che gli Stati Uniti “non hanno mai lasciato” l’America Latina può dunque essere utile come avvertimento contro l’amnesia storica, ma è insufficiente se non si spiega come sono mutate le forme della presenza, la capacità di azione degli attori locali e il ruolo della competizione globale.

Visual 06 – Matrice di early warning per distinguere segnali tattici, soglie strategiche e configurazioni sistemiche. Il suo scopo è guidare raccolta dati e verifica, non assegnare probabilità numeriche. Elaborazione IARI.
Variabili da monitorare
| Orizzonte | Variabile | Perché conta | Segnale di svolta |
| Breve periodo | Aggiornamenti OFAC, licenze e designazioni | Definiscono il perimetro reale della pressione economica più delle dichiarazioni generali. | Nuove misure su shipping, banche, energia o deroghe settoriali. |
| Medio periodo | Filiere energetiche e logistica caraibica | Connettono sanzioni, sicurezza marittima, assicurazioni e accesso a valuta. | Diversione stabile di rotte, aumento di intermediazioni opache, nuove alleanze portuali. |
| Lungo periodo | Capacità regionale di diversificare partner e regole | Misura se la dipendenza dal sistema statunitense viene ridotta, rinegoziata o soltanto redistribuita. | Accordi regionali duraturi, infrastrutture interoperabili, meccanismi finanziari alternativi credibili. |
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Filippo Sardella
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