Il percorso da Novara a Biella, in linea d’aria poco più di cinquanta chilometri verso nord, attraversa un paesaggio sorprendente: dalla pianura padana distesa e silenziosa, con le risaie che d’estate brillano come specchi d’acqua fino all’orizzonte, fino alle prime propaggini delle Alpi Biellesi, dove le colline si fanno più ripide, i boschi più fitti e l’aria sa già di montagna.
Sulla strada che separa Novara e Biella, il Piemonte rivela alcuni dei suoi più straordinari patrimoni storici e paesaggistici: un’architettura gotica di rara perfezione in mezzo alle risaie, l’abbazia cistercense dove nacque la risicoltura italiana e un borgo medievale in un lago che Nietzsche definì uno dei luoghi più suggestivi d’Europa. Un itinerario breve ma ricco di sorprese.
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Dove fermarsi sul percorso da Novara a Biella
Tre soste che rispecchiano tre anime diverse del Piemonte settentrionale: una città medievale nel cuore delle risaie, un’abbazia cistercense circondata di campi allagati e un borgo incantato sul lago d’Orta, ai piedi delle Alpi Biellesi.
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Vercelli e la Basilica di Sant’Andrea
Vercelli conserva un monumento spettacolare: la Basilica di Sant’Andrea, costruita tra il 1219 e il 1227 per volere del cardinale Guala Bicchieri, è uno degli edifici gotici più precoci e raffinati dell’Italia settentrionale, costruito mezzo secolo prima del gotico italiano vero e proprio. La facciata con le due torri slanciate, i portali decorati con le formelle scolpite e le arcate cieche sovrapposte raccontano in pieno il momento di transizione tra il romanico e il gotico, quasi un esperimento architettonico riuscito in modo così completo che rimane uno dei capolavori del XIII secolo italiano.
La campagna intorno a Vercelli apre su uno degli spettacoli più suggestivi del nord Italia: il mare di riso. Tra aprile e giugno, quando le risaie vengono allagate, la pianura vercellese si trasforma in un sistema di specchi d’acqua che riflettono il cielo e creano paesaggi di una bellezza astratta. L’Abbazia di Lucedio, che si raggiunge in una ventina di minuti verso Trino Vercellese, è il luogo giusto per capire questa storia: fondata nel 1123 dai monaci cistercensi di La Ferté, fu la prima a introdurre sistematicamente la coltivazione del riso in Italia, drenando e bonificando le paludi con una competenza idraulica che trasformò l’intera pianura. Il campanile romanico del XIII secolo, unica struttura originale superstite, e la chiesa barocca seicentesca sembrano immersi nel paesaggio di camere allagate che i monaci cistercensi costruirono novecento anni fa.
Nel centro storico di Vercelli vale la pena visitare il Palazzo del Comune, le torri medievali superstiti e la vivace Piazza Cavour. Così come a Novara, anche qui il riso, naturalmente, è protagonista di ogni menu: il risotto alla Pilota, mantecato con salsiccia di maiale, senza cipolla e senza vino, è il piatto locale per eccellenza, invenzione dei piloti, i lavoratori che pulivano il riso nei mulini.
Orta San Giulio, il borgo sul lago
La seconda tappa richiede una piccola deviazione verso nord-ovest, in direzione del Lago d’Orta, una delle mete più romantiche del Piemonte.
Orta San Giulio è costruita su un piccolo promontorio che scende direttamente nell’acqua: il centro storico è totalmente pedonale, con vicoli lastricati, palazzi del Cinque e Seicento decorati con affreschi e portali scolpiti e la magnifica Piazza Motta affacciata sul lago dove sorge il Palazzo della Comunità del 1582, simbolo dell’antica autonomia di questo territorio. Di fronte alla piazza, a pochi minuti di battello, si trova l’Isola di San Giulio: un paradiso inatteso su cui sorge il Monastero di Mater Ecclesiae, un’abbazia benedettina ancora attiva, e la Basilica di San Giulio, risalente nell’impianto al IV secolo ma rifatta in epoca romanica, con uno splendido ambone in pietra nera di Oira.
Sopra il borgo si sviluppa il Sacro Monte di Orta, patrimonio UNESCO dal 2003: venti cappelle costruite tra il 1591 e il XVIII secolo dedicate alla vita di San Francesco d’Assisi, disseminate in un bosco di querce e castagni con un percorso che sale fino a quota 400 metri. Friedrich Nietzsche visitò Orta San Giulio nell’estate del 1882 con Lou Salomé e definì questo luogo tra i più incantevoli d’Europa.
Borgosesia, porta della Valsesia
L’ultima sosta prima di Biella è a Borgosesia, il centro abitato più importante della Valsesia: un borgo di fondovalle dove il fiume Sesia scende dalle Alpi tra boschi e colline, segnando il confine tra la pianura delle risaie e le montagne. Qui l’acqua non è più quella ferma delle risaie ma scorre rapida tra le rocce, la vegetazione si fa più alta e fitta, e il profilo del Monte Rosa comincia ad affacciarsi in lontananza.
Nel centro del borgo si trova il Ponte Romanico di Agnona, una delle strutture medievali meglio conservate della Valsesia, che attraversa il Sesia con tre arcate in pietra a tutto sesto. Poco distante, il Museo Etnografico e del Folclore Valsesiano raccoglie costumi, attrezzi, oggetti della vita quotidiana e testimonianze del carnevale storico di Borgosesia, una delle manifestazioni folkloristiche più antiche del Piemonte, documentata fin dal 1854, con la sfilata del corteo mascherato e il celebre “funerale” del Mercoledì Oscuro che chiude i festeggiamenti.
Nei dintorni di Borgosesia si estende il Parco Naturale del Monte Fenera, con le formazioni rocciose di quarzite, le grotte carsiche e i boschi di cerro dove vivono caprioli, cinghiali e numerose specie di rapaci: un assaggio di natura prealpina che anticipa perfettamente i paesaggi di Biella, ultima destinazione del percorso.
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Rossella Rocco Corallini
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