un libro, le autrici e una memoria che continua a generare futuro


La presentazione del volume nella piazza che fu il cuore del suo impegno civile si trasforma in un racconto corale: il libro di Assunta Morrone, Rosalba Baldino e Tiziana Tosi restituisce alla comunità la memoria viva di una donna che ha fatto della politica una forma di umanità.

Ci sono presentazioni di libri che si esauriscono nel rito della promozione editoriale e ce ne sono altre che si trasformano in un’esperienza collettiva. Quella ospitata in piazza Municipio a Pedace di Casali del Manco, giovedì 25 giugno, promossa dall’Associazione La Biblioteca,  la cui Presidente, la scrittrice  Erminia Barca ha condotto i lavori, e dal Comune di Casali del Manco, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Lo si percepiva già dalla locandina, che annunciava non solo gli interventi istituzionali della Sindaca Rita Pisano e della consigliera Emma Orrico e la presenza delle autrici, ma soprattutto le testimonianze di chi aveva condiviso con Rita Pisano il lungo cammino amministrativo. Un momento commemorativo che ha restituito alla comunità la parte più importante della sua storia.

E la comunità ha risposto.

Nella luce calda del tardo pomeriggio estivo, con la facciata severa della chiesa a fare da quinta naturale e il selciato di pietra a custodire i passi di generazioni, la piazza si è riempita lentamente. Non c’era il brusio distratto delle grandi occasioni mondane, ma quell’attenzione silenziosa che accompagna i racconti destinati a lasciare un segno. Molti dei presenti avevano conosciuto Rita Pisano personalmente; altri ne avevano ascoltato i racconti in famiglia; altri ancora erano lì per scoprire una donna che appartiene ormai alla storia civile della Calabria.

Le fotografie della serata restituiscono esattamente questa atmosfera. Il tavolo delle relatrici, semplice e privo di qualsiasi enfasi scenografica, sembrava quasi voler lasciare tutto lo spazio alle parole. Il libro, collocato al centro, diventava il vero protagonista dell’incontro. Davanti, un pubblico numeroso e raccolto seguiva ogni intervento con la partecipazione di chi ritrova un frammento della propria identità. In quella piazza si celebrava il passato, che diventava presente  nel racconto di una vita che aveva segnato per sempre la storia di quel paese e di quella gente.

È probabilmente questo il senso più autentico di “Rita”, il volume pubblicato da Le Pecore Nere e nato dall’incontro di tre autrici , Assunta Morrone, Rosalba Baldino e Tiziana Tosi, cui si aggiunge il contributo musicale del maestro Massimo Belmonte. Un progetto corale nel quale quattro linguaggi – scrittura narrativa, ricerca storica, arte figurativa e musica – concorrono a restituire la figura di Rita Pisano in tutta la sua complessità.

Il libro  racconta una donna che ha attraversato il Novecento calabrese scegliendo di stare sempre dalla parte della partecipazione, della giustizia sociale, dell’emancipazione femminile e dello sviluppo delle aree interne. Dirigente politica, amministratrice, donna libera anche quando ciò significava assumere posizioni autonome rispetto al proprio stesso partito, Rita Pisano emerge dalle pagine come una coscienza critica prima ancora che come una figura istituzionale.

La qualità più preziosa del volume consiste proprio nell’aver evitato qualsiasi tentazione agiografica o costruzione di un’icona distante nella storia e avulsa dalla realtà del presente. Rita viene restituita nella sua umanità. Le sue convinzioni, i dubbi, la fatica quotidiana dell’amministrare, il rapporto diretto con la gente diventano materia narrativa. È questa vicinanza a renderla sorprendentemente contemporanea. In un tempo in cui la politica appare spesso consumata dall’immediatezza e dalla ricerca del consenso, la sua storia ricorda che amministrare significa soprattutto assumersi la responsabilità del bene comune.

L’opera acquista ulteriore forza grazie alla straordinaria armonia tra le sue tre autrici, ognuna portatrice di un linguaggio diverso e complementare.

Assunta Morrone consegna al libro la sua voce più poetica. Da anni la scrittrice e poetessa cosentina costruisce un percorso letterario nel quale la parola è luogo di ascolto dell’umano. Dirigente scolastica, intellettuale raffinata, protagonista di numerose iniziative dedicate alla promozione della lettura e della formazione, Morrone porta nella sua scrittura una visione pedagogica della letteratura: raccontare significa educare alla complessità, custodire la memoria, offrire strumenti per comprendere il presente. In “Rita” questa sensibilità raggiunge una particolare maturità. Le pagine affidate alla sua penna  inseguono  l’anima dei fatti più che il documento. La sua scrittura accarezza la storia senza appesantirla, trasformando la cronaca in racconto e il ricordo in emozione condivisa. È una lingua che conserva la misura della poesia anche quando affronta la realtà più concreta. Morrone sembra sapere che ogni grande figura pubblica nasce prima di tutto da una dimensione privata fatta di paure, desideri, speranze e ostinazione. Per questo la Rita che emerge dalle sue pagine non è soltanto la sindaca, ma la ragazza, la donna, la madre simbolica di una comunità.

La prosa di Assunta Morrone possiede il ritmo quieto della narrazione poetica:  lascia sedimentare le emozioni senza rincorrere l’effetto. Sa osservare le persone prima ancora dei personaggi pubblici, cogliendo quella dimensione intima nella quale si formano le grandi scelte di una vita. È probabilmente questa sensibilità ad aver trasformato la biografia in un racconto universale, capace di parlare non solo di Rita Pisano, ma del valore stesso dell’impegno.

Non è casuale che, durante la presentazione del volume, avvenuta a Cosenza, nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, Assunta Morrone abbia definito Rita una donna “affamata di futuro”. In questa espressione si concentra l’intero significato del libro: un esempio da consegnare alle nuove generazioni, in un tempo nel quale i modelli autentici sembrano spesso lasciare il posto alla superficialità dell’apparenza.

 Se Assunta Morrone offre al libro il respiro della narrazione, Rosalba Baldino ne costituisce l’ossatura storica, consegnando  al volume il rigore della ricerca e l’equilibrio del giornalismo. La sua esperienza professionale si riflette nella capacità di contestualizzare la vicenda personale dentro la più ampia storia politica e sociale della Calabria. Le testimonianze vengono ordinate con precisione, i fatti acquistano profondità storica e il racconto mantiene sempre una solida base documentaria. La sua scrittura non raffredda la narrazione; al contrario, le conferisce credibilità. Grazie al suo contributo il lettore comprende che la storia di Rita Pisano racconta una stagione fondamentale della partecipazione democratica nel Mezzogiorno.

La terza autrice, Tiziana Tosi, in arte Ti To, completa l’opera con il linguaggio delle immagini. Definirla illustratrice sarebbe limitante. Le sue tavole costituiscono un vero percorso narrativo parallelo. Il tratto delicato, essenziale, quasi sospeso tra il ricordo e il sogno, accompagna il lettore senza mai sovrastare il testo. Ogni immagine sembra custodire un frammento di memoria che la parola, da sola, non riuscirebbe a esprimere.

La copertina è forse la sintesi più alta di questa poetica. Su uno sfondo chiaro, essenziale, spicca un grande papavero rosso. È un fiore fragile e resistente insieme, simbolo della memoria che continua a rifiorire. Accanto, un disegno in bianco e nero raffigura una giovane donna in bicicletta lungo una strada di paese.  L’immagine  di una donna semplice, immersa nella vita quotidiana. Il contrasto tra il rosso intenso del papavero e la leggerezza del bozzetto suggerisce il dialogo costante tra memoria e presente, tra storia e sentimento. È una copertina che racconta già il libro: sobria, elegante, profondamente umana.

Anche il titolo, “Rita”, rinuncia a ogni formalità. Nessun cognome, nessun incarico istituzionale. Soltanto un nome proprio, pronunciato con la familiarità che si riserva alle persone che appartengono davvero a una comunità.

Alla fine della presentazione  certamente  a Pedace è rimasta la sensazione di avere recuperato  un periodo fondamentale della sua storia. Le testimonianze, gli interventi istituzionali, gli sguardi del pubblico e la presenza delle autrici hanno trasformato il libro in uno spazio di dialogo tra generazioni. Era come se la piazza avesse ritrovato una delle sue voci più autorevoli attraverso la consapevolezza,  che certi esempi continuano a vivere soltanto se vengono raccontati.

“Rita” è un libro che merita di essere letto lentamente, sfogliato nelle sue immagini, ascoltato nelle sue parole e condiviso nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi dove operano le associazioni culturali

Perché oltre ad  offrire  il ritratto di una donna straordinaria, ricorda che la memoria è un bene comune e che la politica, quando nasce dall’ascolto e dal servizio, può ancora essere una delle forme più alte dell’umanità.

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 Annalisa Ioele

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