di Maria D’Urso
L’Europa ci obbliga a regolamentare le concessioni balneari attraverso la direttiva Bolkenstein, ma come Paese restiamo indietro. Tra ritardi normativi e privilegi di diritti che si ritengono acquisiti per sempre. Il caso di Taranto e dei comuni della provincia
L’inizio della stagione estiva porta con sé, sul fronte amministrativo, di una serie di interrogativi legati, in primis, alla gestione dei lidi. Com’è noto, infatti, le concessioni demaniali marittime attualmente in essere resteranno efficaci fino al prossimo 30 settembre 2027, termine entro il quale le amministrazioni comunali dovranno predisporre le procedure di gara per il loro rinnovo. Dopodiché, come previsto dal nuovo quadro normativo nazionale in attuazione dei principi sanciti dall’Unione Europea attraverso la Direttiva Bolkestein (2006/123/CE), l’assegnazione delle concessioni avverrà mediante gare pubbliche. Per ottenere la gestione di uno stabilimento balneare, dunque, non sarà più sufficiente presentare un’istanza all’Ufficio Demanio del Comune, ma occorrerà partecipare a una procedura ad evidenza pubblica.
Cos’è il Piano delle Coste?
Quest’ultimo è il documento fondamentale per regolare l’uso delle spiagge, stabilendo quali aree possono essere destinate a stabilimenti balneari, spiagge libere, servizi, attività sportive o altre funzioni, salvaguardando al contempo dune, habitat naturali ed ecosistemi marini. In questo modo si garantisce un equilibrio tra aree in concessione e spiagge libere, assicurando la fruizione pubblica del litorale e impedendo che l’intera costa sia destinata esclusivamente a usi privati. Per questo il Piano delle Coste definisce regole chiare per il rilascio e la gestione delle concessioni demaniali marittime. Inoltre, tutela l’ambiente e programma gli interventi tenendo conto degli effetti dei cambiamenti climatici e di fenomeni quali l’erosione costiera, come accaduto a San Vito e Lama, dove il mare continua a sottrarre lunghi tratti di spiaggia e di costa, arrivando a compromettere la viabilità e ad avvicinarsi alle abitazioni, rendendo necessari cantieri e limitazioni al traffico. Infine, il documento rappresenta uno strumento di pianificazione dello sviluppo sostenibile, consentendo la crescita delle attività turistiche ed economiche senza compromettere il patrimonio naturale.
AAA: Piano delle Coste di Taranto cercasi
Del Piano delle Coste di Taranto si conosce ben poco. Lo scorso venerdì in Commissione Assetto del Territorio l’architetto e urbanista Francesco Karrer, già presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici e incaricato dal Comune per la redazione del Piano Urbanistico Generale, ha spiegato ai consiglieri che sarebbe in corso anche l’aggiornamento del Piano delle Coste. Infatti, quello su cui si sta lavorando risale al 2020, quando fu approvato dalla Giunta Melucci bis ma che, di fatto, poi non approdò in consiglio comunale. Per la stesura della scheda del progetto professionale fu coinvolta la Geosea, azienda di ingegneria e consulenza, che ha svolto attività di consulenza per la pianificazione costiera comunale; redazione degli strati informativi GIS (cioè le mappe digitali georeferenziate utilizzate per il Piano) e di supporto tecnico per la pianificazione delle aree demaniali marittime e del mare territoriale comunale. Dunque, a distanza di sei anni si starebbe lavorando ancora su questo documento che, tuttavia, data l’importanza avrebbe necessitato di attenzione maggiore in tempi più celeri.
E gli altri Comuni?
La situazione negli altri Comuni della provincia ionica non sembrerebbe migliorare. L’unico ad essersi dotato di un nuovo Piano è il Comune di Ginosa, che è stato adottato quest’anno, con deliberazione pubblicata il 19 gennaio 2026. La procedura era stata avviata nel 2025 con VAS e ha previsto una serie consultazioni preliminari con le varie associazioni e stakeholder territoriali. Procedure che, attualmente, sono in corso anche per Massafra e Pulsano, i cui documenti sono fermi al 2015. L’amministrazione comunale di Castellaneta, poco dopo il comune di Ginosa, ha deciso di avviare le gare rispettando la normativa europea, pur non risultando dotata di un Piano Comunale delle Coste recente e definitivamente approvato. Lo stesso per Palagiano, per cui non si hanno notizie, di documenti redatti o in fase di aggiornamento. Emblematico è il caso della triade Leporano, Torricella e Maruggio che nel 2018 furono commissariati dalla Regione Puglia. Nel 2012, la Regione Puglia aveva sollecitato i diversi comuni alla produzione del piano, richiesta che su molti versanti rimase inascoltata. Due anni dopo una lettera-ultimatum dell’ente Regione alle amministrazioni ioniche e adriatiche: “Senza il Piano delle coste non si può tutelare il paesaggio e puntare allo sviluppo turistico” secondo la Regione che fissò 60 giorni di tempo per la produzione dello strumento di pianificazione. Fu lettera morta anche in quel caso e molti Enti furono commissariati. Leporano sarebbe in dirittura d’arrivo nei prossimi mesi. Torricella, invece, dopo un lungo iter ha predisposto, la documentazione tecnica sul sito comunale e le Norme Tecniche fanno riferimento all’attuazione del Piano. Il Piano per Maruggio, invece, è stato redatto dal Commissario e l’iter è proseguito; nel 2024 il Comune ha disposto la riadozione e l’aggiornamento degli elaborati del Piano, segno che l’iter non è ancora definitivamente concluso.
Concessioni private: resta il nodo
Il cambio di rotta ha fatto molto discutere negli ultimi anni accedendo dibattiti su diversi fronti e anche tra gli stessi gestori balneari, sui rischi della direttiva europea. Emblematico è il caso del Comune di Ginosa che è stato, tra i primi in Puglia, ad attuare le procedure di rilascio delle concessioni come disposto dall’Unione Europea e per cui le gare, predisposte, secondo anche quanto raccontato a CosmoPolis da un utente, hanno comportato disagi e più di qualche rischio amministrativo. Resta ora da capire come si stia organizzando il Comune di Taranto. Il capoluogo ionico, che sta lavorando da diversi anni all’aggiornamento del proprio Piano delle Coste, dovrà affrontare nei prossimi mesi una doppia sfida: completare uno strumento di pianificazione atteso da anni e predisporre le future procedure di assegnazione delle concessioni demaniali marittime. Il tempo, però, stringe. Il termine del 30 settembre 2027 si avvicina e, tra ritardi accumulati, piani ancora incompleti e contenziosi annunciati, la gestione del litorale rischia di trasformarsi in uno dei dossier amministrativi più delicati per gli enti costieri. La sfida sarà quella di coniugare tutela del territorio, sviluppo turistico e trasparenza nell’assegnazione di un bene pubblico sempre più strategico.
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