Il dibattito sul futuro dell’SQNBA e sull’evoluzione del sistema di certificazione del benessere animale è entrato nelle ultime settimane in una fase particolarmente intensa.
Su Ruminantia abbiamo seguito l’argomento sin dalla pubblicazione della bozza di decreto di modifica del DM 2 agosto 2022, che introduce, tra le principali novità, la possibilità di coinvolgere anche i dottori agronomi con competenze nel settore zootecnico nelle attività di valutazione degli allevamenti (“SQNBA: in arrivo il nuovo decreto che slitta i termini e apre agli agronomi valutatori“).
Successivamente abbiamo dato spazio alla presa di posizione di FNOVI, ANMVI e SIVeMP, che hanno espresso la propria contrarietà alla proposta, sostenendo che le attività di valutazione relative a salute, biosicurezza e benessere animale debbano rimanere prerogativa della professione medico-veterinaria (“SQNBA, FNOVI, ANMVI e SIVeMP contestano la riforma: no ai valutatori non veterinari”).
Riceviamo ora e pubblichiamo integralmente una riflessione del Prof. Beniamino Cenci Goga, Professore ordinario di Ispezione degli alimenti di origine animale presso l’Università degli Studi di Perugia, che interviene nel dibattito offrendo una propria lettura della questione.
È dalla prima apparizione del sistema ClassyFarm, uno strumento informatico del Ministero della Salute per il monitoraggio degli allevamenti e la loro caratterizzazione in base al rischio, che si assiste a una serie di richieste da parte di figure professionali diverse dal veterinario, che si propongono come valutatori.
Il sistema, individuando principalmente come il benessere animale, la biosicurezza dell’allevamento e l’uso di antimicrobici (consumo e suscettibilità agli stessi da parte di certi microrganismi) possano incidere sulla gestione degli allevamenti, promette di essere in grado di elaborare un elevata quantità di dati provenienti da diverse fonti, integrandoli e analizzandoli attraverso appositi processi di cosiddetta «business intelligence». Il sistema, voluto dalla Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari (DGSA) del Ministero della salute, è stato riconosciuto ufficialmente nel 2017. I compiti di gestione generale e di sviluppo del sistema sono stati assegnati all’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna (IZSLER), secondo quanto previsto dal Decreto del ministero della salute 7 dicembre 2017 (Sistema di reti di epidemio-sorveglianza, compiti, responsabilità e requisiti professionali del veterinario aziendale). Il «Sistema integrato ClassyFarm» è pertanto il sistema per la categorizzazione del rischio degli allevamenti che ha contribuito ad assicurare l’attuazione del citato decreto del Ministro della salute 7 dicembre 2017. Il decreto, in vigore dal 5 febbraio 2018, introduceva un sistema di reti di epidemio-sorveglianza e definiva i compiti, le responsabilità e i requisiti professionali del veterinario aziendale.
Successivamente con il decreto n. 341750 del 2 agosto 2022, del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali emanato di concerto con il Ministro della salute, è stato disciplinato il cosiddetto “Sistema di qualità nazionale per il benessere animale” (SQNBA) che era stato istituito ai sensi dell’articolo 224 bis del decreto-legge 19 maggio 2020 n.34, introdotto dalla legge di conversione 17 luglio 2020 n. 77.
Il decreto del 2 agosto 2022 aveva stabilito le procedure per qualificare, con apposita certificazione volontaria, la fase di allevamento di animali destinati alla produzione di alimenti tramite “la definizione dei processi e dei requisiti di salute e benessere animale secondo criteri superiori a quelli già definiti dalle vigenti norme europee e nazionali”.
In sostanza con ClassyFarm e con SQNBA il ministero ha cercato di informatizzare e automatizzare una serie di rilievi in allevamento al fine di garantire una maggiore protezione degli animali allevati e una maggiore tutela del consumatore, perché il binomio «benessere animale/sicurezza alimentare» è riconosciuto dalle norme unionali come caposaldo inscindibile nella moderna zootecnia e nella produzione degli alimenti di origine animale.
A una prima lettura di questi dispositivi normativi sembrava ovvio e logico che delle misurazioni e dei rilievi in allevamento se ne dovesse occupare esclusivamente il medico veterinario. Tuttavia numerosi interventi delle associazioni dei «laureati in scienze zootecniche», un termine generico usato per includere una serie di classi di laurea para-veterinarie (simili, mi si consenta il paragone, alle professioni sanitarie in campo medico), hanno spostato l’attenzione su quali professionalità siano in grado di svolgere le attività previste nelle fonti del diritto di istituzione dei sistemi ClassyFarm e SQNBA. In primo luogo i richiedenti (ossia i laureati in possesso di lauree che in questa mia nota, per semplicità e senza alcuna velleità di minimizzare il ruolo di questi professionisti, definirò para-veterinarie) chiesero di ottenere “l’affidamento delle check-list di ClassyFarm”.
In effetti, pur trattandosi di lauree più propriamente dell’area delle scienze agrarie, le definizioni più ricorrenti sono quelle che rimandano principalmente al settore zootecnico e quindi para-veterinario: «lauree dell’area zootecnica e delle produzioni animali», oppure «lauree dell’area agraria-zootecnica e animale», oppure infine «lauree in scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali». Non è un caso che gli ordini professionali di riferimento siano quelli degli agronomi o dei dottori forestali per i laureati magistrali e dei periti agrari in caso di laurea triennale.
Come non citare la precedente polemica sullo zoonomo, ossia il professionista del sistema delle produzioni animali che si colloca a metà strada, ma non in posizione subordinata, tra agronomo e veterinario. Ricordo che il D.P.R. 328/2001 aveva istituito, nella sezione B dell’Albo dei Dottori agronomi e Dottori forestali, il settore “zoonomo”, con titolo professionale omonimo per gli iscritti che possiedevano lauree in produzioni animali e avevano superato l’esame di stato.
Va tenuto presente che la questione “zoonomo” presso il CONAF (Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali) è stata oggetto di ricorsi e contro-ricorsi, con effetti sul riconoscimento formale della figura e sulle possibilità di iscrizione diretta per alcuni laureati della classe di laurea L-38. La FNOVI infatti ha impugnato la figura, contestando alcune competenze attribuite agli zoonomi perché ritenute sovrapposte o sconfinanti rispetto alle competenze esclusive del medico veterinario: la vicenda è passata per il TAR del Lazio e il Consiglio di Stato, con esiti che hanno messo in discussione la figura professionale, al punto che i laureati triennali delle classi L-38/L-40 non possono oggi iscriversi all’albo come zoonomi e il termine sopravvive solo come denominazione accademica e descrittiva.
Nell’ambito dei rilievi necessari al funzionamento di ClassyFarm e quindi di SQNBA, attraverso una serie di passaggi ufficiali e mediatici, forse anche come conseguenza della poca chiarezza dei ruoli e delle professioni, generata dalla situazione appena descritta, è stata progressivamente spostata l’attenzione sulla tipologia delle misurazioni e valutazioni e sul ruolo dei valutatori. In questo modo da rilievi che erano stati accettati come atti medico-veterinari, si è gradualmente passati a classificare le valutazioni come mere “compilazioni di check-list”: questo è stato probabilmente il principale vulnus inflitto all’intera impalcatura voluta dal Ministero della salute e dall’allora Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
Si è così rafforzato il dibattito tra sigle e rappresentanze: da un lato le associazioni dei laureati in produzioni animali e dall’altro le sigle più note nel panorama medico veterinario come FNOVI (Federazione nazionale ordini veterinari italiani), SIVeMP (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) e ANMVI (Associazione nazionale medici veterinari italiani). La questione ha avuto anche risalto su quotidiani e rotocalchi generalisti, dopo che i vertici di FNOVI, ANMVI e SIVeMP hanno voluto chiarire in modo netto il perimetro d’azione dei diversi profili all’interno degli allevamenti, tracciando una linea invalicabile a tutela della sanità pubblica.
In sostanza le rappresentanze medico-veterinarie ritengono che “le fasi cruciali di valutazione, riesame e decisione relative alla salute, alla biosicurezza e al benessere degli animali rimangano prerogative esclusive della sanità veterinaria”, mentre “il personale tecnico non veterinario potrà concorrere alle valutazioni degli organismi di certificazione, ma il suo raggio d’azione dovrà limitarsi esclusivamente agli aspetti strutturali e ambientali del sistema, senza alcuna sovrapposizione con i compiti diagnostici o di monitoraggio etologico”.
La questione coinvolge interessi e punti di vista opposti, basti pensare soltanto alla presunta carenza numerica di veterinari che non consentirebbe l’esecuzione delle verifiche previste da ClassyFarm e SQNBA, come dichiarato dalle rappresentanze dei laureati in produzioni animali e negato dalle sigle veterinarie. Per esempio, solo per far riferimento a questo unico punto, nel merito delle competenze del personale impiegato dagli organismi di certificazione, una nota congiunta di FNOVI, SIVeMP e ANMVI smonta categoricamente l’asserita carenza di organico: i dati storici del 2025 dimostrano che il 100% dei richiedenti ha ricevuto regolarmente la verifica da parte di medici veterinari, azzerando l’argomentazione di una presunta indisponibilità di professionisti sul mercato.
Ora, senza entrare nel merito degli aspetti più tecnici e sindacali, vorrei soffermarmi su cosa chiede davvero il sistema ClassyFarm con SQNBA, perché entrando troppo nel tecnico si rischia di usare il veterinario come foglia di fico. Questa mia interpretazione appare coerente col modo in cui i decreti sono stati costruiti, poiché appaiono più come strumenti di conformità (compliance) che come uno strumento di sanità pubblica veterinaria.
Se guardiamo che cosa il sistema chiede davvero di “misurare”, gran parte dei requisiti sono: conteggio di DDD (defined daily dose di antibiotico); soglie da allegati PAC; riduzioni percentuali di consumo di antibiotico; checklist strutturali (m²/capo, numero di abbeveratoi, lunghezza della mangiatoia, presenza della lettiera presente, presenza della cosiddetta dogana danese, presenza del “semaforo verde” di ClassyFarm); parametri fisici (NH₃, CO₂, lux, °C/UR, numero di lesioni cutanee in percentuale, BCS – body condition score – in un intervallo definito).
Si tratta di rilievi alla portata di qualsiasi tecnico addestrato, una volta standardizzati i protocolli e gli strumenti: il valore aggiunto del veterinario non sta nel “misurare” ma nell’”interpretare” cosa significano quelle misure in termini di salute, rischio, sorveglianza, uso del farmaco e priorità d’intervento.
A mio avviso i decreti riducono il veterinario a “valutatore”, incastrato in uno schema ISO 17065 (UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012), accanto ad altre figure che fanno le stesse operazioni di audit su altre macro-aree e non gli riconosce alcun ruolo robusto sull’individuazione degli indicatori, sul collegamento con il controllo ufficiale e con le decisioni di politica pubblica e di indirizzo polito-amministrativo (oggi si dice di policy), in cui tutto sembra canalizzato attraverso il comitato tecnico scientifico sul benessere animale (CTSBA), il Ministero e gli organismi di certificazione.
Da qui la mia sensazione: se la misurazione è ridotta a un esercizio di compliance a griglia, probabilmente non serve davvero un medico, ma è sufficiente un “misuratore” addestrato, che costa meno. Ecco l’idea della foglia di fico: la presenza del veterinario dà una legittimazione sanitaria al sistema, ma la sostanza del potere decisionale è forse altrove.
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Redazione Ruminantia
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