Bari, protesta dei braccianti nella Basilica di San Nicola: «Chi raccoglie il cibo muore di sete»


Lavoratori agricoli di Torretta Antonacci denunciano le condizioni di vita nelle baracche e il mancato utilizzo dei fondi destinati al superamento del ghetto

La protesta è partita dal cuore della Puglia per riportare al centro dell’attenzione una delle emergenze sociali più gravi del Mezzogiorno. Circa duecento braccianti agricoli provenienti dall’insediamento di Torretta Antonacci, nel Foggiano, hanno occupato la Basilica di San Nicola a Bari per denunciare le condizioni in cui vivono e chiedere risposte immediate alle istituzioni.

La scelta della Basilica non è stata casuale. Per i manifestanti rappresenta un luogo simbolico di accoglienza e dignità, l’unico spazio in cui, come hanno spiegato, la loro esistenza sembra ancora avere un valore. Secondo i lavoratori, mentre nei campi vengono considerati indispensabili per sostenere la produzione agricola, fuori dal lavoro rimangono invisibili quando si parla di casa, servizi essenziali e documenti.

La denuncia sul fallimento del progetto PNRR

Al centro della mobilitazione c’è il mancato utilizzo dei circa 30 milioni di euro inizialmente destinati al superamento del ghetto di Torretta Antonacci attraverso le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I fondi, sostengono i promotori della protesta, sono andati perduti dopo il termine del PNRR senza che fossero avviati gli interventi previsti.

Secondo i braccianti e l’Unione Sindacale di Base, non si è trattato di un semplice ritardo amministrativo, ma del risultato di anni di rinvii, procedure incompiute e decisioni che hanno impedito l’apertura dei cantieri e la realizzazione di nuove soluzioni abitative.


Per chi vive nell’insediamento, il bilancio è pesante: nessuna abitazione costruita, nessun superamento delle baracche e una prospettiva che appare oggi ancora più lontana.

Vita nelle baracche tra caldo estremo e mancanza d’acqua

I manifestanti descrivono una quotidianità segnata da gravi carenze. Durante i mesi estivi le temperature superano facilmente i quaranta gradi e l’approvvigionamento idrico viene considerato insufficiente per migliaia di persone.

L’acqua, spiegano, termina rapidamente e chi vive nell’insediamento è spesso costretto a contendersi le poche risorse disponibili. Una situazione che, secondo i lavoratori, rende ancora più drammatiche le condizioni di chi trascorre l’intera giornata nei campi raccogliendo pomodori, ortaggi e frutta destinati ai mercati italiani.

Nel loro intervento ricordano anche diversi decessi avvenuti negli ultimi mesi tra i lavoratori migranti, indicando come il caldo, la fatica e le condizioni di vita abbiano aggravato una situazione già estremamente fragile.

“Non siamo invisibili, ma lavoratori”

Uno dei messaggi centrali della mobilitazione riguarda la posizione amministrativa di molti braccianti. I partecipanti respingono l’idea di essere semplicemente “clandestini”, spiegando che numerosi lavoratori sono in possesso di documentazione provvisoria, richieste di asilo o pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno ferme da lungo tempo presso gli uffici competenti.


Secondo i manifestanti, proprio questi ritardi burocratici li costringono a rimanere nelle baracche, aumentando la loro vulnerabilità e favorendo fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato.

Per questo chiedono lo sblocco delle pratiche pendenti, il rilascio dei documenti necessari per lavorare regolarmente e maggiori garanzie di stabilità.

Le richieste avanzate alle istituzioni

Durante l’occupazione i braccianti hanno rivolto un appello diretto sia al Governo sia alla Regione Puglia, chiedendo interventi immediati e non nuovi tavoli di confronto.

Tra le principali richieste figurano: il reperimento di nuove risorse economiche per sostituire i fondi PNRR ormai perduti e avviare definitivamente il superamento dell’insediamento di Torretta Antonacci; interventi urgenti per garantire acqua potabile, servizi igienici, elettricità e infrastrutture essenziali; la rapida definizione delle pratiche relative ai permessi di soggiorno e alle richieste di asilo, insieme a strumenti che favoriscano la regolarizzazione dei lavoratori.

L’incontro con il presidente della Regione

Nel corso della giornata una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, dopo una mediazione avviata dal sindaco di Bari. Al termine dell’incontro il presidente ha confermato l’intenzione della Regione di individuare nuove risorse per realizzare strutture di accoglienza e foresterie dedicate ai lavoratori stagionali.


Tra gli impegni annunciati figurano anche il ripristino e il potenziamento del sistema di approvvigionamento idrico nell’area di Torretta Antonacci e la disponibilità a effettuare un sopralluogo nell’insediamento per verificare direttamente le condizioni denunciate dai braccianti.

Sul tema dei permessi di soggiorno, Decaro ha inoltre manifestato l’intenzione di promuovere un confronto con le altre Regioni del Mezzogiorno per sollecitare il Governo ad affrontare il problema della regolarizzazione dei lavoratori migranti.

La mobilitazione non si ferma

Dopo circa cinque ore di occupazione della Basilica, i manifestanti hanno lasciato il luogo di culto per raggiungere in corteo la sede della Regione Puglia, dove si è svolto l’incontro istituzionale.

L’Unione Sindacale di Base considera questo confronto soltanto un primo passo. I rappresentanti dei lavoratori affermano che continueranno la mobilitazione finché non arriveranno risultati concreti.

Con l’inizio della raccolta del pomodoro, annunciano la possibilità di nuove iniziative, comprese giornate di sciopero, presidi permanenti e manifestazioni in tutta la Capitanata.


Il messaggio conclusivo dei braccianti resta quello espresso fin dall’inizio della protesta: chi contribuisce ogni giorno alla produzione agricola italiana chiede di poter vivere in condizioni dignitose, con una casa, servizi essenziali e il pieno riconoscimento dei propri diritti.

Ciro Crescentini


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