così cambia pelle il crimine organizzato. L’allarme Europol


LAMEZIA TERME Non è più soltanto il tempo dei clan chiusi dentro confini, rituali e territori. Il crimine organizzato europeo cambia pelle, struttura e linguaggio. Si muove tra porti, piattaforme digitali, società di comodo, circuiti finanziari, criptovalute, app di messaggistica, corruzione e violenza su commissione. È sempre più globale, sempre più connesso, sempre più capace di confondersi con l’economia legale. Europol lo definisce il nuovo “Dna” del crimine organizzato. È questo il cuore del rapporto EU-SOCTA 2025, la valutazione quadriennale con cui l’Agenzia europea fotografa le principali minacce criminali per l’Unione. Un documento che non descrive più soltanto singoli traffici o gruppi, ma un ecosistema criminale in trasformazione: reti flessibili, alleanze transnazionali, servizi illegali venduti come pacchetti, uso sistematico della tecnologia e una capacità crescente di destabilizzare società, istituzioni e mercati.

Il messaggio del rapporto è netto: il crimine organizzato non rappresenta solo un problema di ordine pubblico. È una minaccia alla coesione politica, economica e sociale dell’Europa. Le reti criminali non si limitano a produrre profitto illecito, ma penetrano nei sistemi legali, condizionano settori economici, alimentano corruzione, sfruttano vulnerabilità sociali e moltiplicano la violenza. La criminalità organizzata, secondo Europol, opera sempre più come un sistema adattivo. Cambia canali, rotte, strumenti e alleanze in base alle opportunità. La pandemia, la guerra in Ucraina, le crisi energetiche, la trasformazione digitale e l’instabilità geopolitica hanno offerto nuovi spazi di manovra. Ogni frattura diventa una possibilità: per trafficare droga, armi e migranti; per riciclare denaro; per realizzare frodi; per infiltrarsi negli appalti; per offrire servizi criminali ad altri gruppi o, in alcuni casi, anche ad attori ostili.

Uno degli elementi centrali del report è la centralità del digitale. Internet non è più soltanto uno strumento accessorio, ma uno spazio operativo del crimine. Le reti criminali lo usano per comunicare, reclutare, minacciare, riciclare, truffare, scambiare dati, vendere servizi illeciti e coordinare traffici internazionali. Il web diventa il nuovo territorio da controllare. Le piattaforme social, le chat criptate, i marketplace nascosti e gli strumenti di pagamento digitali permettono ai gruppi criminali di muoversi più rapidamente e con minore esposizione. Il risultato è un crimine più scalabile, capace di raggiungere vittime, complici e mercati in Paesi diversi senza bisogno di una presenza fisica stabile. In questo scenario cambia anche il modello organizzativo. Accanto alle mafie tradizionali e ai gruppi strutturati, Europol descrive reti più fluide, capaci di aggregarsi intorno a un affare e poi scomporsi. Non sempre serve una gerarchia rigida: spesso bastano competenze, contatti, logistica, accesso ai canali finanziari e disponibilità alla violenza.

Tra le minacce emergenti, Europol indica anche l’intelligenza artificiale. L’IA può rendere più efficaci frodi, estorsioni, attacchi informatici, manipolazioni, impersonificazioni e campagne di disinformazione. Deepfake, clonazione vocale, messaggi automatizzati e contenuti sintetici possono aumentare la credibilità degli inganni e rendere più difficile distinguere il vero dal falso. Il rischio non riguarda solo i grandi attacchi cyber. La tecnologia può essere usata anche per rendere più sofisticate truffe quotidiane, ricatti, furti di identità e raggiri finanziari. Per Europol, l’intelligenza artificiale abbassa la soglia di accesso a strumenti complessi e consente anche a reti criminali meno strutturate di compiere azioni prima riservate a soggetti altamente specializzati.


Il denaro resta il motore di tutto. Ma il rapporto insiste su un punto: il riciclaggio non è più una fase finale del reato, è parte integrante del modello criminale. I profitti illeciti vengono spostati, schermati e reinvestiti attraverso società, professionisti compiacenti, prestanome, transazioni internazionali, immobili, logistica, commercio e servizi. L’economia legale diventa così una zona grigia. Le imprese possono essere usate per ripulire capitali, ottenere appalti, coprire traffici, controllare segmenti di mercato o costruire consenso. È il volto imprenditoriale del crimine organizzato: meno visibile della violenza, ma spesso più pericoloso perché capace di alterare la concorrenza, condizionare territori e infiltrare istituzioni. In questa trasformazione, le reti criminali non hanno bisogno di controllare tutto direttamente. Possono comprare competenze, corrompere funzionari, usare aziende formalmente pulite, appoggiarsi a intermediari e sfruttare falle nei sistemi di controllo. Il crimine si presenta sempre più come un servizio: chi ha droga, chi ha armi, chi sa riciclare, chi sa violare sistemi informatici, chi offre documenti falsi, chi garantisce trasporti, chi mette a disposizione uomini per intimidire o uccidere.

Accanto alla tecnologia, restano due strumenti antichi: corruzione e violenza. La prima consente di aprire varchi nei porti, negli aeroporti, nelle amministrazioni, nelle imprese e nei circuiti finanziari. La seconda serve a proteggere affari, intimidire rivali, imporre regole e riscuotere crediti criminali. Europol segnala una crescente disponibilità alla violenza, anche attraverso l’utilizzo di giovani reclutati online o in ambienti vulnerabili. È uno degli aspetti più inquietanti: il passaggio dalla violenza come strumento interno ai gruppi alla violenza come servizio acquistabile. Minacce, pestaggi, incendi, attentati e omicidi possono essere commissionati a soggetti esterni, spesso giovanissimi, attratti dal denaro e dalla promessa di status. Questo modello rende più difficile la lettura investigativa tradizionale. Chi esegue un atto violento può non appartenere stabilmente al gruppo che lo ha ordinato. La distanza tra mandante, intermediario ed esecutore diventa più ampia. E il reclutamento online consente di pescare manodopera criminale anche lontano dai contesti mafiosi classici.

Il narcotraffico resta una delle principali fonti di profitto per il crimine organizzato. La cocaina continua a rappresentare un asse centrale dei traffici verso l’Europa, con rotte globali, porti strategici, container contaminati, alleanze tra gruppi europei e cartelli extraeuropei. Ma il mercato degli stupefacenti non è l’unico fronte. Europol richiama anche il traffico di armi, la tratta di esseri umani, il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, le frodi, i reati ambientali, il cybercrime e le forme ibride di criminalità economica. Il tratto comune è la capacità delle reti criminali di combinare attività diverse, sfruttando la stessa infrastruttura: documenti falsi, logistica, comunicazioni criptate, denaro contante, società schermo, professionisti e corruzione. È in questa capacità di connessione che cambia il profilo della minaccia. Le organizzazioni non operano più come compartimenti stagni. Collaborano, si scambiano servizi, condividono rotte e competenze.

attacco russo ucraina

C’è poi un altro terreno che Europol invita a osservare con attenzione: il dopo-guerra. La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina ha già prodotto mutamenti negli equilibri criminali e una futura fase postbellica, avverte il rapporto, potrebbe generare nuovi spostamenti nel panorama della criminalità organizzata europea. La ricostruzione rischia di diventare una delle prossime grandi aree di interesse per le reti criminali. Non solo traffici e rotte, dunque. Il rischio riguarda anche il flusso di denaro, gli appalti, le forniture, le società di copertura, i professionisti infedeli e i meccanismi di corruzione. Dove arrivano fondi pubblici, grandi opere, emergenze e procedure accelerate, il crimine organizzato prova storicamente a inserirsi. Nel nuovo scenario europeo, il confine tra guerra, economia, sicurezza e criminalità diventa sempre più sottile

Il rapporto non dice che le mafie tradizionali siano scomparse. Al contrario, il loro patrimonio di relazioni, intimidazione, controllo economico e capacità di riciclaggio resta centrale. Ma attorno a queste strutture si muove un universo più fluido, popolato da broker, hacker, facilitatori, imprenditori compiacenti, riciclatori, trasportatori, corrotti e specialisti della violenza. Il vecchio e il nuovo convivono. Il controllo del territorio può coesistere con la gestione di chat criptate. L’intimidazione può accompagnarsi ai deepfake. Il prestanome può lavorare insieme all’esperto di criptovalute. Il porto resta decisivo, ma lo è anche il server. La piazza di spaccio rimane, ma accanto c’è il mercato digitale. È questa la mutazione descritta da Europol: non una sostituzione, ma una trasformazione. Il crimine organizzato conserva le sue funzioni storiche — arricchirsi, intimidire, infiltrare, corrompere — ma le esercita con strumenti nuovi e su scala più ampia.


La risposta, secondo la lettura che emerge dal rapporto, non può essere solo repressiva né solo nazionale. Servono cooperazione internazionale, condivisione di informazioni, capacità tecnologica, contrasto ai patrimoni, protezione dei settori economici vulnerabili e attenzione ai giovani esposti al reclutamento criminale. Perché il nuovo Dna del crimine organizzato non si vede soltanto nelle grandi operazioni di polizia. Si manifesta nella normalizzazione della corruzione, nella presenza di capitali sporchi nell’economia legale, nella violenza affidata a ragazzi reclutati online, nelle truffe digitali, nella capacità delle reti criminali di entrare in ogni crisi e trasformarla in profitto. Il punto, per Europol, è proprio questo: il crimine organizzato non è più un fenomeno ai margini. È dentro le trasformazioni dell’Europa contemporanea. Ne sfrutta le velocità, le fragilità e le interconnessioni. E per questo la minaccia non riguarda soltanto le forze dell’ordine, ma la tenuta stessa dei mercati, delle istituzioni e della società. (g.curcio@corrierecal.it)

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 Redazione Corriere

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