L’Arcano della Scelta
La sesta lama protagonista di questa tappa del nostro viaggio, si eleva come uno dei monumenti sapienziali più densi e fraintesi dell’intera tradizione esoterica occidentale.
Se nell’antico Tarocco di Marsiglia l’iconografia presentava un giovane di fronte a un bivio esistenziale, mentre indugia nella scelta tra il rigore della virtù e le lusinghe del vizio sotto lo sguardo d’un Cupido imminente, nel Mazzo RWS la scena si trasfigura: non più una mera scelta morale tra due donne terrene, bensì la rappresentazione edenica dell’umanità primordiale prima della caduta, sorretta e redenta dalla presenza teurgica di un’entità angelica superiore, spostando l’asse interpretativo dalla contingenza affettiva profana al piano dell’alta mistica e dell’alchimia interiore.
L’Arcano VI diviene, quindi, il luogo in cui il Microcosmo umano riconosce la propria divina discendenza e, attraverso il gioco delle polarità, brama il ricongiungimento con il Macrocosmo.
Sotto il profilo delle corrispondenze astrologiche, l’Arcano degli Amanti è indissolubilmente legato al segno d’aria dei Gemelli. Questa attribuzione, lungi dall’essere una convenzione formale, disvela le chiavi di lettura più profonde della lama.
I Gemelli, governati da Hermes, incarnano, intrinsecamente, il principio della dualità, della comunicazione e del ponte gettato tra realtà apparentemente inconciliabili.
Nello studio esoterico e profondo del Tarot, l’Aria è l’elemento della mente profonda, del Ruach qabbalistico, ovvero il soffio vitale intellettivo che media tra l’istinto primordiale, Nefesh, e lo spirito divino, Neshamah.
Nell’Albero della Vita della Qabbalah, l’Arcano VI presiede al Diciassettesimo Sentiero, assegnato alla lettera Zayin. Esso connette la Sephirah Binah a Tiphereth.
Questo sentiero rappresenta visivamente e spiritualmente l’atto di scissione necessario alla creazione: la spada recide l’unità primordiale per generare i due opposti manifesti, affinché essi, attraverso un atto di pura volontà e Amore Consapevole, possano riconoscersi e riunirsi coscientemente.
I Gemelli sono, dunque, i custodi di questo dualismo sacro, l’espressione formale del dualismo cosmico che aspira all’Unità.
Osservando ancora la carta, lo sguardo viene immediatamente catturato dalla maestosa figura angelica che domina la parte superiore. Si tratta dell’Arcangelo Raffaele, Medicina Dei. Egli emerge da una nube radiosa, immerso in un cielo d’oro purissimo.
Le sue ali purpuree vibrano dell’energia del fuoco divino, mentre le sue mani protese compiono un gesto di benedizione teurgica che funge da catalizzatore tra il cielo e la terra.
Raffaele non è un semplice spettatore; egli è l’Asse Spirituale, la Grazia Divina che rende possibile la reintegrazione degli opposti.
Nella parte inferiore, immersi in un paesaggio lussureggiante che evoca l’Eden archetipico, si stagliano le figure nude di Adamo ed Eva.
La loro nudità non è indice di vulnerabilità o peccato, bensì di assoluta purezza ontologica, di trasparenza dell’essere dinanzi al Creatore. Ciascuna figura è associata a un preciso pilastro arboreo che ne riflette la natura interiore.
L’Albero della Vita posto alle spalle di Adamo, rappresentante il principio attivo, conscio e razionale, reca dodici fiamme trifide, le quali simboleggiano i dodici segni dello Zodiaco e le dodici tribù di Israele. Questo lato del Tarocco rappresenta l’energia solare e la volontà direzionata.
Situato dietro Eva, principio ricettivo, inconscio e intuizione, troviamo l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, che ospita i frutti della terra e, avvinghiato al suo tronco, il celebre Serpente. Un dettaglio compositivo di fondamentale importanza risiede nella dinamica degli sguardi.
Adamo fissa intensamente Eva; egli non può guardare direttamente l’Angelo, poiché la mente razionale non possiede gli organi sensibili per percepire la pura luce spirituale. Eva, di contro, volge lo sguardo verso l’alto, contemplando la figura mistica di Raffaele.
Questa triangolazione visiva descrive la vera via della realizzazione interiore: l’Intelletto – l’uomo – deve passare attraverso la purificazione della Psiche intuitiva – la donna – per poter accedere all’illuminazione dello Spirito – l’Angelo.
Nel centro esatto dello sfondo, si staglia un’imponente montagna vulcanica rocciosa, asse del mondo stabile e immutabile, che sorge dall’unione delle polarità.
Per l’occhio addestrato la sesta lama si rivela come il racconto visivo dettagliato di uno degli argomenti volutamente trattato recentemente dal sottoscritto e con evidente valore prodromico all’esposizione di questo Arcano: il Matrimonio Chimico o Coniunctio Oppositorum.
Qui, dunque, l’Esoterista viene ammonito circa il fatto che la Grande Opera non si compie per sottrazione, bensì per integrazione: non si tratta di distruggere la materia a favore dello spirito, né di soffocare la ragione a favore dell’istinto, ma di celebrare le loro nozze sacre all’interno dell’Athanor dell’anima umana.
Nel contesto di una lettura evolutiva e filosofica, l’apparizione degli Amanti trascende l’orizzonte delle questioni puramente sentimentali o matrimoniali.
Sebbene nel piano fenomenico possa indicare l’insorgere di un’affinità elettiva o la necessità di un’armonizzazione relazionale, il suo nucleo pulsante risiede nel concetto di Scelta Consapevole.
L’individuo è chiamato a compiere un atto di discernimento radicale. Non si tratta di scegliere tra il bene e il male in senso moralistico, ma di optare per ciò che è affine alla propria vera natura spirituale, alla propria Volontà Superiore.
La carta esorta a non cedere alle lusinghe dell’illusione egoica, rappresentata dal sussurro del serpente, ma a utilizzare quell’energia pulsionale per elevarsi verso la contemplazione dell’Angelo.
Quando la carta si presenta capovolta o in aspetto disarmonico all’interno di una lettura, essa manifesta il dramma della frammentazione interiore: la scissione nevrotica, l’incapacità di decidere, il conflitto distruttivo tra la mente e il cuore, o la ricerca edonistica di un piacere effimero, che separa l’essere dalla propria sorgente spirituale.
Attraverso l’equilibrio dei Gemelli, la verticalità del sentiero di Zayin e la maestosità del Matrimonio Chimico alchemico, la carta rammenta a ogni viandante dello spirito che l’Amore non è una mera commozione passeggera della carne o del sentimento, bensì la forza cosmica primigenia che tiene coesi i mondi.
Saper guardare la sesta lamina significa comprendere che ognuno di noi reca in sé un Adamo e un’Eva e che il fine ultimo dell’esistenza non è altro che la pacificazione di questi elementi sotto le ali protettrici dell’Angelo, per ritornare, ricchi dell’esperienza della dualità, all’Unità ineffabile del Principio Universale.
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Ercole H. Fiandro
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