«Trump mi ha offeso come italiano. Vannacci? Aspettiamo di vedere il programma»



«Vogliamo rappresentare tutte le voci che esistono nei paesi in cui lavoriamo. Politiche e non. Per questo sulle nostre reti ci sarà spazio anche per AfD in Germania e per Vannacci in Italia». E pazienza se il generale ha attaccato sua sorella Marina. Pier Silvio Berlusconi lancia la nuova stagione dei palinsesti spiegando in lungo e in largo che non vuole parlare di politica. Non vuole dare consigli alla presidente del Consiglio né a Forza Italia, ma «da cittadino» non si tira indietro da qualche commento: «Le parole di Trump su Meloni mi hanno profondamente infastidito. La stimo, visti i personaggi con cui ha a che fare, fare di meglio è difficile. Mi sono sentito offeso da italiano, alla premier va tutto il mio appoggio». 

Mentre dal tycoon, di cui vengono spesso sottolineate le somiglianze con Berlusconi padre, Pier Silvio non vede l’ora di prendere le distanze, si mostra più attendista nei confronti di Vannacci, con cui Marina, ormai riferimento politico della famiglia, non vuole avere niente a che fare. «L’Italia non è nuova a fenomeni che nascono dal nulla. È un bravo comunicatore, vedremo quanto il suo programma sarà coerente con quello del centrodestra, le cose che dice per propaganda non lo sono». Però, insomma, «Forza Italia deciderà in autonomia». 

Fede e numeri

Nell’attesa, il secondogenito di Silvio si gode i risultati della scorsa stagione. Si è ripreso quasi totalmente dall’incidente di qualche settimana fa, racconta che sta scoprendo una dimensione religiosa e ha iniziato a pregare, anche se non si definisce cattolico.

Tra una richiesta del terzo triplo-deca consecutivo e una chiacchiera con il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, in trasferta a Cologno mentre il suo editore presiede la serata di La7, Pier Silvio non vede l’ora di raccontare la sua nuova strategia per l’impero televisivo che ha ereditato e anticipa che incontrerà il nuovo editore di Repubblica Theo Kyriakou, che l’avrebbe già cercato.


Televisivamente parlando i suoi calcoli per ora hanno pagato: l’acquisizione di ProSieben Sat.1 è andata in porto e la Ruota della fortuna ha dato una spinta potentissima a tutto il palinsesto di Canale 5 arrivando a vincere tre scontri su quattro con Affari Tuoi. Ma Mediaset batte Rai anche nel prime time e sulle 24 ore sul totale della popolazione: 39,8 per cento contro 35,8 e 37,9 per cento contro 36,6. Ciononostante il padrone di casa ripete a più riprese che non ha niente contro viale Mazzini, che «tiene il benchmark alto», perché la televisione italiana è quella più avanzata del continente, spiega dalla sua nuova prospettiva di padrone di un gruppo che ora trasmette in Spagna, Portogallo, Germania, Austria e Svizzera.

Acquistare format per tutti i paesi e riprodurli in ogni realtà con caratteristiche proprie è la chiave di volta del progetto di Mfe: come A testa alta, la fiction con Sabrina Ferilli sul revenge porn, che sarà esportata in Germania e Spagna. Al contrario, da quei paesi arrivano il Club dell’1 per cento e El Desafio, due game show a cui Pier Silvio tiene molto.  

A chi gli chiede se dopo aver saltato questo giro è interessato a concorrere per i diritti dei Mondiali 2030 spiega, tra un boccone di parmigiano 50 mesi e un sorso di champagne dealcolato – «93 calorie a bicchiere» – che, semmai, andranno acquistati per tutti i paesi in cui Mfe trasmette. Ma per quest’anno è andata bene così, anche perché il torneo non sta premiando gli ascolti di viale Mazzini (con Rai2 e Rai3 spente) e “l’effetto Ruota”, a Cologno ormai lo chiamano così, tiene pure contro Lionel Messi. 

Acquisti e “furti”

Pier Silvio giura anche di non aver mai sfilato nessuno alla Rai. «Sono venuti tutti a cercarmi» scherza con il nugolo di giornalisti che dopo la conferenza “ufficiale” lo circondano nonostante l’indicazione dell’ufficio stampa di concentrare le domande nella prima fase della cena. Speranza vana, il patron ha troppa voglia di raccontare la sua visione del mondo e l’aspettativa per questo anno elettorale. Che affronterà con una Rete4 completata da Milo Infante, ultimo tassello di un mosaico informativo che va avanti da mane a sera, neanche fossimo a La7. In giro però non si vede il doppiopetto gessato di Cairo. 

Si apre con il Tg4, poi a seguire Ore 11 di Infante, poi la breve interruzione di Forum e via ancora con il Diario del giorno, Quattro di sera e un denso palinsesto di talk e approfondimento. Il serale del nuovo condirettore – «cronaca nera, anche se di Garlasco non se ne può più, ma anche politica e attualità» – va al martedì al posto di Bianca Berlinguer, che trasloca al mercoledì. Giovedì, venerdì e domenica confermati rispettivamente Paolo Del Debbio, Gianluigi Nuzzi e Mario Giordano, mentre Realpolitik di Tommaso Labate diventa l’access di venerdì, sabato e domenica e si porta a casa le lodi del padrone di casa per aver messo in piedi un prodotto dal niente. Arriva anche una serie di seconde serate d’informazione firmata da Bianca Berlinguer, quasi un nuovo Matrix, sull’onda dei revival Ruota, Ok il prezzo è giusto e Passaparola. L’amore per il vintage di Pier Silvio investe anche l’informazione. 


Altre due frecciate dal non-detrattore della Rai arrivano poi all’access di De Martino: la “pace di Dogliani”, la chiusura dei game-show alle 21.30 può arrivare, ma il primo passo deve farlo viale Mazzini. «Poi vi prometto che noi seguiamo. Sono tre anni che aspettiamo una mossa da parte loro». L’irritazione traspare più chiara di fronte al dossier Raiway: «Una grande opportunità persa, che sarebbe stata conveniente per tutti: il sistema paese, la Rai e gli azionisti, ma c’è qualche manager interessato solo ai numeri a breve termine». 

All’orizzonte per quest’anno niente ulteriori acquisizioni né nuovi acquisti. Per ora. I complimenti per Stefano De Martino, il prodotto contemporaneo Rai più nazionalpopolare, arrivano direttamente dal palco. In separata sede Pier Silvio conferma poi che la sua stima per Enrico Mentana (che in mattinata si è sentito dire dal suo editore che per rinnovare un contratto in scadenza come il suo non basta una stretta di mano) è sempre immensa e per lui le porte sono sempre aperte.

Nessun veto su Barbara D’Urso in Rai – «se fossi così potente avrei usato la mia influenza su Raiway…» – gelo per Antonio Ricci: non c’è la riconferma per Striscia, ma «stiamo ragionando». Berlusconi rimane freddo anche su Amadeus, tornato sul mercato da poco dopo la risoluzione del contratto con Warner: «C’è apprezzamento, ma non è facile trovare spazio per tutti». Per ora, l’ha trovato a Giorgio Panariello e per le Atp Finals. Tutto e il contrario di tutto nei palinsesti, racconta ai cronisti rapiti: «Perché Mediaset non è un giornale, è un’edicola».

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 Lisa Di Giuseppe

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