Dopo 13 giorni di navigazione, 1.250 miglia percorse e sette tappe lungo le coste italiane, il Marina Militare Nastro Rosa Tour è arrivato al traguardo. Genova ha ospitato l’epilogo della sesta edizione del Giro dell’Italia a Vela, manifestazione che negli anni ha saputo trasformarsi da intuizione innovativa a evento riconosciuto nel panorama velico internazionale.
Al Porto Antico, dove fino a oggi, domenica 12 luglio, è allestito il Villaggio della Vela, il bilancio dell’edizione 2026 è affidato alle parole dei protagonisti che hanno contribuito alla crescita del progetto, che va oltre la competizione sportiva e che mette al centro il mare, i territori, la formazione dei giovani e la promozione dell’identità marittima italiana.
Per il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’Ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, il percorso intrapreso sei anni fa continua a dare risultati importanti: “Il bilancio è positivo, ma tutte le edizioni del Nastro Rosa hanno portato risultati positivi e ogni anno registriamo una crescita costante. Lo scopo principale, dal punto di vista della Marina Militare, è far conoscere a tutti l’importanza del mare per l’Italia, sia dal punto di vista economico sia, soprattutto, da quello sportivo. L’idea del Nastro Rosa è stata quella di raccontare l’Italia da una prospettiva diversa, quella del mare, ma soprattutto di far comprendere che il mare rappresenta per il nostro Paese una fonte non soltanto di ricchezza, ma anche di crescita”.
Un concetto che si lega strettamente ai valori della vela, disciplina che la Marina considera uno strumento formativo privilegiato: “Noi vediamo nello sport velico un contenitore di tutti quei valori che insegniamo da sempre nei nostri istituti di formazione: spirito di sacrificio, capacità di adattamento e, soprattutto, spirito di squadra. Consentitemi di dire che lo spirito di squadra è fondamentale non solo per una forza armata o per l’equipaggio di una nave, ma per l’Italia intera. È importante avere persone che lavorano insieme per raggiungere una stessa missione. Lo fa un equipaggio di una barca a vela, lo fa l’equipaggio di una nave militare, ma dovrebbe farlo anche tutta la nazione. Per questo la vela è così importante per la Marina Militare”.
Secondo l’Ammiraglio, la crescita della manifestazione è sotto gli occhi di tutti e trova conferma nei numeri. “La Federazione Italiana Vela ci ha accompagnato fin dalla prima edizione. In questi anni il Nastro Rosa è cresciuto fino a diventare una competizione riconosciuta non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Lo dimostra la presenza di equipaggi stranieri e, soprattutto, il fatto che molti altri vorrebbero partecipare ma non sempre è possibile accoglierli tutti. Credo che nei prossimi anni questa competizione continuerà a crescere. Non è una mia impressione personale: ce lo dicono i numeri, l’attaccamento degli atleti e anche l’interesse delle città che chiedono di ospitare una tappa. Addirittura alcune nazioni vicine si stanno candidando per diventare sedi del Tour”.
Lo sguardo è rivolto al futuro. “Vedo prospettive molto positive. La vela è in crescita e nel 2027, con l’America’s Cup a Napoli, questo sviluppo sarà ancora più evidente”. Tra le città simbolo della manifestazione c’è proprio Genova: “Genova è stata presente sin dall’inizio. La prima edizione si svolse in piena emergenza Covid e qui si riuscì a organizzare un prologo. Da allora la città è diventata un simbolo del Nastro Rosa. Per noi è importante sia come porto di partenza sia come porto di arrivo e si alterna con Venezia in questo ruolo”. Secondo Berutti Bergotto il Tour rappresenta anche uno strumento di promozione turistica: “Credo che il Nastro Rosa generi turismo. Lo dimostrano i numeri e il crescente interesse delle città marittime che desiderano ospitare una tappa. Non crea soltanto presenze turistiche, ma anche conoscenza e consapevolezza del mare, un aspetto particolarmente importante oggi”. L’ammiraglio affronta infine il tema dell’innovazione tecnologica: “L’innovazione è fondamentale per qualsiasi settore. Oggi una tecnologia è all’avanguardia e domani rischia già di essere superata. Le nostre aziende devono continuare a investire in ricerca e sperimentazione, sia nel settore underwater sia nel mondo della vela. L’intelligenza artificiale può essere un grande supporto perché consente di gestire enormi quantità di dati che una persona da sola non riuscirebbe ad analizzare contemporaneamente. Tuttavia deve restare uno strumento a supporto delle decisioni dell’uomo. Il futuro, sia in ambito militare sia in quello civile e commerciale, sarà caratterizzato da sistemi capaci di elaborare rapidamente informazioni sempre più numerose e complesse”.
La crescita internazionale del progetto è uno degli aspetti sottolineati anche da Riccardo Simoneschi, CEO ed Executive Manager del Marina Militare Nastro Rosa Tour. “Il Nastro Rosa è nato con una vocazione nazionale, ma fin dall’inizio aveva anche l’ambizione di portare all’estero un prodotto sportivo innovativo e unico. Oggi possiamo dire che questo sta accadendo. Proprio in questi giorni abbiamo ricevuto notizie che in Francia stanno sviluppando un tour simile al nostro e che in Spagna stanno valutando possibili sinergie. Questo significa che la visione iniziale era corretta e che il lavoro svolto insieme alle istituzioni che hanno creduto nel progetto sta dando i suoi frutti”.
Per Simoneschi il 2026 rappresenta un momento di maturità: “Ci sono voluti alcuni anni. Come accade spesso, i semi restano sotto terra prima di germogliare. Quest’anno, a mio avviso, è l’anno della fioritura. I numeri sono cresciuti in maniera esponenziale e l’interesse internazionale continua ad aumentare. Un aspetto particolarmente significativo se si considera quanto sia difficile trovare spazio nel calendario sportivo internazionale, già molto affollato di eventi”.
Dietro le regate si nasconde una macchina organizzativa imponente: “Portiamo in giro per l’Italia oltre cento persone e una struttura logistica composta da numerosi mezzi pesanti. Nel frattempo le regate si svolgono in mare e nelle varie tappe prendono vita le tre discipline che caratterizzano il Nastro Rosa: offshore, wing foil e Waszp. Questo genera una complessità organizzativa enorme”. Tra i ricordi di questa edizione, Simoneschi cita un elemento che ha accompagnato l’intero Tour: “Più che un aneddoto, mi viene da parlare del caldo. Per cinquantaquattro giorni consecutivi ha accompagnato tutta la manifestazione e ha rappresentato una sfida costante per atleti e organizzazione”.
Il numero dei partecipanti, spiega, dipende dalla disponibilità della flotta: “Gli equipaggi che vediamo in gara sono soltanto la punta dell’iceberg. La partecipazione è limitata dal numero di imbarcazioni che possiamo mettere a disposizione. Per eventi come il Nastro Rosa o il Veloce organizziamo delle selezioni preliminari. Lo scorso anno, ad esempio, proprio a Genova, per il Veloce avevamo ricevuto 35 iscrizioni e soltanto i migliori dieci equipaggi hanno ottenuto l’accesso alla fase finale. La gestione diretta della flotta è fondamentale perché ci permette di garantire a tutti barche identiche e quindi una competizione il più possibile equilibrata”.
Alle origini della manifestazione c’è invece il lavoro di Difesa Servizi, la società del Ministero della Difesa guidata da Luca Andreoli, che ha promosso e sviluppato il progetto. “Difesa Servizi è una società interamente partecipata dal Ministero della Difesa e ha il compito di valorizzare gli asset delle Forze Armate. Tra questi ci sono anche i brand militari. Il Marina Militare Nastro Rosa Tour nasce proprio da questa attività di valorizzazione e da quella che definiamo una forma di marketing trasversale, capace di mettere insieme le diverse anime della Difesa”.
L’idea si è intrecciata con un altro progetto portato avanti dalla società: quello dedicato ai fari italiani. “Gestiamo economicamente anche i fari della Marina Militare. Con l’automazione dei sistemi, molti edifici utilizzati in passato dai faristi si sono liberati e abbiamo avviato percorsi di valorizzazione per restituirli a nuova vita. È stata proprio questa attività a ispirare il Nastro Rosa. Volevamo creare un Giro d’Italia a vela che raccontasse il territorio attraverso i fari. Per questo ogni imbarcazione porta il nome di un faro e le rotte vengono disegnate in modo da valorizzare questi luoghi simbolici della navigazione italiana”.
Ma il progetto, sottolinea Andreoli, ha anche una forte dimensione culturale: “Attraverso il Tour promuoviamo quella cultura della Difesa che porta con sé valori come lo spirito di corpo, il sacrificio, l’attenzione per l’ambiente marino e il rispetto del mare. Sono principi che fanno parte del DNA della Marina Militare, erede della tradizione dei grandi navigatori italiani”. Non è casuale, infine, che la manifestazione unisca Venezia e Genova. “Il fatto che il Tour parta da Venezia e arrivi a Genova richiama direttamente la storia delle grandi Repubbliche Marinare. È il segno di quanto il mare sia sempre stato centrale nella storia italiana. Con circa ottomila chilometri di coste, il nostro Paese aveva bisogno di uno strumento capace di promuovere il territorio da questa prospettiva. Il Nastro Rosa nasce anche per colmare questa lacuna e per ricordare che il mare continua a essere una risorsa strategica per il futuro dell’Italia”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Chiara Orsetti
Source link



