bene su zoonotici e commensali – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


La Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare della Commissione Europea (DG SANTE) ha condotto un vasto progetto di audit e analisi tra il 2023 e il 2026 in tutti gli Stati membri dell’Unione, Norvegia e Islanda. L’iniziativa è stata avviata per valutare l’efficacia dei sistemi nazionali di sorveglianza della resistenza batterica, attraverso l’esame delle procedure di campionamento nei macelli, nei punti vendita e alle frontiere.

Una sfida prioritaria per il settore zootecnico 

La resistenza antimicrobica rappresenta oggi una delle principali minacce per la salute globale e la sicurezza alimentare. Il fenomeno non riguarda solo la medicina umana, ma coinvolge anche direttamente il settore zootecnico, riducendo la produttività degli allevamenti e danneggiando le economie agricole. Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha intensificato gli sforzi per armonizzare la raccolta di dati affidabili, per comprendere meglio lo sviluppo e la diffusione delle resistenze. I risultati conseguiti tra il 2023 e il 2026 mostrano un netto miglioramento nell’attuazione delle norme rispetto al periodo precedente, dimostrando l’entità dell’impegno messo in campo dai paesi membri nella tutela della salute pubblica e animale.

Batteri sotto osservazione 

La sorveglianza è guidata dalla Direttiva 2003/99/CE e dalla Decisione di Esecuzione (UE) 2020/1729, che definisce procedure precise per il campionamento e l’analisi. Il monitoraggio si concentra su batteri zoonotici, come Salmonella e Campylobacter, e su batteri commensali come Escherichia coli, che fungono da indicatori della pressione selettiva esercitata dagli antibiotici. Una delle innovazioni tecniche più rilevanti è l’obbligo di analizzare ceppi batterici produttori di particolari enzimi, come le beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) o le carbapenemasi, in grado di degradare le penicilline e le cefalosporine, limitando drasticamente le opzioni terapeutiche disponibili in caso di infezione. Questa sorveglianza tecnica è fondamentale per identificare tempestivamente fenomeni di resistenza emergenti.

Focus sui bovini

Per quanto riguarda la filiera bovina, le autorità europee hanno concentrato l’attenzione sui capi di età inferiore a un anno, poiché questa categoria animale rappresenta un punto critico per la possibile presenza di batteri zoonotici e commensali. Inoltre, a differenza di altre specie, per i bovini molti Stati membri hanno adottato un cosiddetto approccio per censimento, finalizzato a ottenere un’immagine esaustiva della situazione nazionale evitando ripetizioni nei controlli degli allevamenti. Questo metodo assicura che i dati riflettano fedelmente la realtà territoriale, rispettando i requisiti di dimensione del campione che solitamente puntano a ottenere 170 isolati per patogeno. 


Le statistiche e le performance europee

I numeri parlano chiaro: nel 2019, la resistenza antimicrobica è stata la causa diretta di circa 1,27 milioni di decessi a livello mondiale. In Europa, l’impatto economico è stimato in 11,7 miliardi di euro annui tra maggiori spese sanitarie e perdita di produttività. Per contrastare questi numeri, il monitoraggio europeo richiede che i campionamenti coprano almeno il 60% della produzione animale nazionale, per le carni al dettaglio. Le analisi condotte mostrano che le reti dei laboratori nazionali operano con elevati standard qualitativi, e si registra inoltre una spinta verso l’innovazione tecnologica, con undici Stati membri che hanno già iniziato a riportare dati basati sul sequenziamento dell’intero genoma (WGS).

Il ruolo dei questionari

Per avere un quadro più completo i questionari hanno rappresentato uno strumento utilissimo a integrare i risultati degli audit sul campo. Tra i principali risultati emerge che quasi tutti gli Stati membri hanno indicato di supervisionare regolarmente l’avanzamento dei programmi di monitoraggio durante l’anno, intervenendo con azioni correttive ove necessario, nonostante poco più della metà dei laboratori hanno dichiarato di aver rifiutato dei campioni ricevuti, per problemi legati alla refrigerazione o ai tempi di campionamento. Dieci Stati membri hanno segnalato ritardi nell’inizio dei programmi dal 2024, attribuendoli a cause come l’approvazione tardiva dei piani, problemi nelle gare d’appalto o carenza di personale. Ben 22 Stati membri hanno dichiarato di aver usufruito delle deroghe previste dalla normativa (principalmente per bassa produzione o bassa prevalenza di patogeni). Venti paesi hanno riportato difficoltà nell’ottenere un numero sufficiente di isolati batterici, spesso a causa della bassa prevalenza o di problemi nel ricevere campioni dai laboratori privati. Dalle risposte è emerso inoltre che 26 Stati membri effettuano regolarmente controlli della temperatura dei campioni al loro arrivo in laboratorio, e che 16 Stati membri conducono attività di monitoraggio supplementari che vanno oltre i requisiti minimi legali.

Risultati e criticità nella catena dei controlli 

L’analisi sul campo ha evidenziato che la maggior parte dei campionamenti al macello per Escherichia coli ha raggiunto gli obiettivi prefissati, mentre permangono difficoltà nel raccogliere un numero sufficiente di isolati di Salmonella a causa della bassa prevalenza in alcuni territori. Un dato interessante e incoraggiante è l’iniziativa di alcuni paesi di estendere il monitoraggio, su base volontaria, alla sorveglianza dello Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) proprio nei vitelli da carne. Una criticità importante riguarda invece i controlli alle frontiere, introdotti obbligatoriamente dal 2021 per le carni importate, dove le complessità logistiche hanno talvolta rallentato le attività di prelievo. Nonostante queste sfide, molti paesi hanno avviato programmi di monitoraggio volontario di specie animali aggiuntive e di batteri, come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA).

La prospettiva futura

Il monitoraggio armonizzato fornisce dati essenziali per orientare le politiche di gestione del rischio e promuovere l’uso responsabile dei farmaci. Le criticità identificate, come la necessità di migliorare la catena del freddo durante il trasporto dei campioni e di potenziare l’automazione dei dati, dettano il passo del percorso di miglioramento per i prossimi anni. In prospettiva, la Commissione sta già lavorando a una revisione della normativa prevista per la fine del 2026, integrando i pareri scientifici più aggiornati per rispondere alle barriere incontrate. Il settore zootecnico è chiamato a contribuire attivamente a questo percorso, con l’obiettivo comune di ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per gli animali entro il 2030 e garantire la sostenibilità a lungo termine delle produzioni europee. 


Fonte: Commissione europea


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 Redazione Ruminantia

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