Il possibile cambio di orario del Mercato Ortofrutticolo di Bolzaneto accende la protesta dei dettaglianti genovesi. L’ipotesi di trasferire, a partire dal 2027, le contrattazioni dall’attuale fascia oraria compresa tra le 4.00 e le 11.00 a quella diurna, dalle 11.00 alle 17.00, viene giudicata da centinaia di piccoli commercianti una scelta destinata a mettere in seria difficoltà il commercio di vicinato.
In Italia il tema degli orari dei mercati all’ingrosso ha già suscitato forti polemiche. È accaduto a Firenze, Pescara e Torino, dove analoghi progetti sono stati rinviati dopo le proteste degli operatori. Ora il confronto arriva anche a Genova, dove il fronte dei contrari appare particolarmente compatto.
Secondo i dettaglianti, il problema non riguarda soltanto il mercato ortofrutticolo, ma coinvolge l’intera Val Polcevera, già gravata da una viabilità complessa. Una modifica degli orari, sostengono, rischierebbe di congestionare ulteriormente il traffico cittadino, con conseguenze anche per i mezzi di soccorso e per la sicurezza.
Le piccole imprese sarebbero costrette a scegliere se lasciare il proprio negozio durante l’orario di apertura per recarsi al mercato oppure rinunciare ai prodotti più freschi. Una situazione che, secondo gli operatori, favorirebbe inevitabilmente la grande distribuzione organizzata, mettendo in crisi numerosi negozi storici di quartiere che, oltre alla funzione commerciale, rappresentano un importante presidio sociale.
Anche il trasporto dei prodotti ortofrutticoli nelle ore più calde della giornata desta preoccupazione. I commercianti ritengono che il caldo possa incidere negativamente sulla qualità e sulla conservazione della merce, compromettendo quella freschezza che costituisce uno dei principali punti di forza del piccolo commercio.
Per questo motivo è nata una mobilitazione che coinvolge oltre trecento dettaglianti, coordinati anche attraverso l’indirizzo e-mail dettagliantiortofruttaliguria@gmail.com.
Tra i promotori della protesta c’è Anselmo Labate, che spiega le ragioni del dissenso.
«Facciamo parte dei dettaglianti del Mercato Ortofrutticolo di Genova insieme a Lorenzo Nucera. La nostra opposizione nasce da motivazioni molto precise. Innanzitutto la viabilità: nelle ore centrali della giornata tutto il nodo di Bolzaneto rischierebbe di andare completamente in tilt. Se dovesse verificarsi un incendio o un’emergenza sanitaria, i mezzi di soccorso potrebbero incontrare enormi difficoltà a raggiungere le persone.
Noi rappresentiamo il negozio di quartiere, quello che ogni mattina propone prodotti appena raccolti provenienti dai piccoli agricoltori. Aprire il mercato durante il giorno significherebbe, per noi, essere costretti a vendere merce acquistata con molte ore di ritardo rispetto alla raccolta. È una prospettiva inaccettabile.
La grande distribuzione può organizzarsi con turni di lavoro e personale numeroso. Le nostre sono invece aziende familiari, spesso gestite da marito e moglie, che non possono permettersi di chiudere il negozio alle undici del mattino per andare ad acquistare la merce.
Ci sono poi i commercianti che arrivano da Alassio, Sestri Levante e da altre località della Liguria. Nei mesi estivi, con il traffico, raggiungere Bolzaneto alle undici diventerebbe estremamente difficile. Oggi arriviamo nelle prime ore del mattino proprio per poter acquistare i prodotti migliori. Con il nuovo orario tutto questo verrebbe meno.
Per noi significherebbe affossare definitivamente un’attività già duramente colpita dall’aumento dei costi e dalla crisi economica. Genova non è Milano. Qui il commercio vive grandi difficoltà e noi abbiamo bisogno di offrire ai clienti prodotti freschi ogni giorno, mantenendo prezzi accessibili.»
Alle parole di Labate si aggiungono quelle di Lorenzo Nucera, altro storico rappresentante dei dettaglianti.
«Oggi a Genova sono rimasti circa venti grossisti. Secondo quanto ci è stato riferito, la decisione di introdurre il mercato diurno sarebbe stata presa senza coinvolgere i dettaglianti.
L’apertura nelle ore diurne presenta numerosi problemi, a partire dalla viabilità. Noi svolgiamo anche una funzione sociale. Serviamo ogni giorno anziani, persone sole e famiglie che cercano prodotti freschi a prezzi contenuti.
Nelle piccole aziende lavorano spesso soltanto marito e moglie. Se uno dei due deve andare al mercato durante l’orario di apertura del negozio, l’attività rimane scoperta. Per molti sarebbe impossibile continuare.
Lo stesso vale per gli ambulanti. Chi monta il banco al mattino presto e termina nel primo pomeriggio non avrebbe più il tempo materiale per rifornirsi al mercato. Sarebbe un colpo durissimo per tutto il commercio ambulante genovese.
Noi vogliamo salvare il commercio di prossimità, i mercati rionali e tutte quelle piccole attività che rappresentano ancora un punto di riferimento per tanti cittadini.
La crisi è evidente. Sempre più spesso vediamo persone recuperare frutta e verdura dai cassonetti al termine del mercato. È un segnale che deve far riflettere tutti.
Ogni commerciante ha la propria clientela, costruita negli anni grazie alla qualità dei prodotti e al rapporto di fiducia con le persone. Non possiamo perdere tutto questo.
La nostra intenzione è confrontarci con l’Amministrazione comunale. Confidiamo ancora che ascolti le ragioni dei dettaglianti.
Se il mercato diventerà esclusivamente diurno perderemo anche la clientela proveniente dal Basso Piemonte e dalle Riviere liguri, che già oggi sta iniziando a rivolgersi ad altri mercati all’ingrosso.
Così il mercato di Genova rischia di trasformarsi in una struttura dedicata quasi esclusivamente alla grande distribuzione, mentre il piccolo commercio e gli ambulanti saranno destinati a scomparire.
Il “besagnino”, il fruttivendolo di fiducia del quartiere, è sempre stato il punto di riferimento delle famiglie genovesi, che sanno di trovare ogni giorno prodotti acquistati poche ore prima a Bolzaneto. È questo patrimonio che chiediamo di difendere.»
Roberto Bobbio
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Redazione Genova
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