La polemica sul Quirinale parte da una domanda che molti si stanno facendo male
Nell’ultima settimana a tenere banco tra maggioranza e opposizione è stato il tema della possibilità dell’elezione di un Presidente della Repubblica proveniente dall’area di centrodestra.
A innescare le polemiche e la levata di scudi del centrosinistra è stata una recente dichiarazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha dichiarato che un capo dello Stato di centrodestra non dovrebbe “essere più un tabù”.
La prossima elezione al Quirinale, tuttavia, ci sarà nel 2029, ma il tema si lega a doppio filo all’attualità per l’approvazione della nuova legge elettorale attualmente in discussione alla Camera dei Deputati.
Perché? Il timore del centrosinistra, che si oppone alla riforma, è che il nuovo sistema elettorale possa creare una maggioranza troppo ampia, tale da avere i numeri per potersi eleggere il proprio Presidente della Repubblica.
Di questo rischio e delle polemiche su un capo dello Stato di centrodestra ne abbiamo parlato con il professore Federico Girelli, docente di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi “Niccolò Cusano”.
Non è quello che sembra: la discussione sul Quirinale spiegata da un costituzionalista
D: Professore, partiamo dalla domanda più semplice: la Costituzione impedisce che il prossimo presidente della Repubblica sia un uomo o una donna di centrodestra?
R: La costituzione della repubblica prevede solo che può essere eletto presidente della repubblica un cittadino italiano che abbia 50 anni e che goda dei diritti civili e politici. Questo è il dato testuale del testo costituzionale e questi sono i requisiti formali richiesti dalla Carta fondamentale.
D: Perché allora si sono arrabbiati così tanto? Che cosa c’è di così grave in quello che ha detto Giorgia Meloni?
R: C’è un divieto costituzionale per l’elezione del presidente della Repubblica di un uomo o di una donna che veda la sua esperienza politica nell’area di centrodestra? Direi di no, ma perché non c’è neanche un divieto per l’elezione di un uomo, o di una donna dell’area del centrosinistra.
Il problema qual è? Il problema è che una militanza nel centrodestra possa avere un collegamento con l’ideologia fascista che è per definizione antirepubblicana, incompatibile con i valori costituzionali, perché la nostra Costituzione è antifascista, ha una posizione di opposizione e di ripudio per ragioni storiche e giuridiche.
Non si può dare per scontato che chi milita nel centrodestra abbia legame con l’ideologia fascista, l’essenziale è come uno oggi interpreta il suo ruolo di capo dello Stato.
Non si può pregiudizialmente escludere la possibilità che un cittadino italiano possa aspirare alla carica di Presidente della Repubblica. Chi diventa presidente della Repubblica si candida ad essere il capo dello Stato e a guidare il complessivo assetto in linea con i valori costituzionali.
“Presidente scelto a colpi di maggioranza? Il rischio c’è ma qualunque sia la maggioranza”
D: Professore, il vero timore delle opposizioni pare che non sia tanto l’elezione di un “presidente di destra”, ma quello di presidente eletto solo dalla maggioranza di destra, senza una larga condivisione in Parlamento?
R: La Costituzione stabilisce che il capo dello Stato venga eletto a maggioranza di due terzi del Parlamento in seduta comune. Il quorum è altissimo, ma siccome i costituenti vedevano lontano e immaginavano che il meccanismo istituzionale non dovesse entrare in impasse, hanno stabilito anche che dopo il terzo scrutinio, la costituzione dice è sufficiente la maggioranza assoluta.
D: Questo è quello che dice la Costituzione.
R: Ora il timore può essere che congegnando la legge elettorale in un certo modo a un certo punto si arrivi al terzo scrutinio e una parte possa scegliere il proprio Presidente della Repubblica, pur seguendo la linea formale stabilita dalla Costituzione.
Girelli: “Il capo dello Stato non è il capo di una parte”
D: Quindi la possibilità c’è?
R: Il rischio c’è, ma c’è qualunque sia la maggioranza. Quindi, la preoccupazione è più generale, cioè di congegnare una legge elettorale che non favorisca necessariamente una maggioranza enormemente sbilanciata, rispetto a chi si ritroverà all’opposizione.
Perché ci sono posizioni costituzionali (Presidente della Repubblica, giudici costituzionali), i cui quorum per l’elezione, stabiliti in Costituzione, indicano chiaramente l’indirizzo costituzionale sul punto: queste sono elezioni che bisogna fare insieme perché queste figure costituzionali non appartengono a nessuno, appartengono alla Repubblica.
“Il Presidente non va strumentalizzato per esigenze partitiche o elettorali”
D: Qual è l’errore di fondo che il dibattito pubblico sta commettendo nel parlare del presidente della Repubblica?
R: Il punto è che il Presidente della Repubblica non va strumentalizzato in vista di esigenze partitiche o elettorali. E questo vale sia per una parte, sia per l’altra. Come è sbagliato avere il progetto di farsi il proprio presidente della repubblica, è altrettanto sbagliato strumentalizzare questo problema che esiste in funzione elettorale.
L’elezione del Presidente della Repubblica sarà fatta dal Parlamento in seduta comune nella sua sovranità nel rispetto delle regole che la Costituzione stabilisce.
Il costituzionalista “Sgancerei la legge elettorale dall’indicazione del premier”
R: Una legge elettorale precedente parlava di indicazione del capo di coalizione che ancorava questa figura ad una dimensione strettamente elettorale.
Un escamotage formale per sfuggire a questa critica. Diciamo che a Costituzione invariata, io la legge elettorale politica, per eleggere il Parlamento, la sgancerei da indicazioni di premier e capi di coalizione, per non sbagliare.
Dopodiché una volta che il Parlamento avrà la sua maggioranza, a quel punto la maggioranza darà le sue indicazioni al Presidente della Repubblica, che eserciterà le sue prerogative costituzionali. Allo stato, la Costituzione non è cambiata e io resterei sul solco della Costituzione che abbiamo attualmente in vigore.
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Maria Rita Esposito
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