Non è ancora chiusa la “partita” dell’inammissibilità dell’appello del processo Maestrale-Olimpo-Imperium (troncone con rito abbreviato) decretato dalla terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro. La Procura Generale di Catanzaro, con il sostituto Raffaella Sforza, e i pm Andrea Buzzelli, Irene Crea e Annamaria Frustaci (pm della Dda applicati alla Procura Generale per tale procedimento) hanno infatti deciso di presentare ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza con la quale il 29 giugno la Corte d’Appello di Catanzaro ha reso impossibile la celebrazione del processo di secondo grado per oltre 30 imputati le cui assoluzioni decise in primo grado erano state appellate dalla Dda di Catanzaro. In particolare, la Corte d’Appello di Catanzaro il 29 giugno ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Dda avverso la sentenza con rito abbreviato emessa il 20 marzo 2025 dal gup distrettuale nel maxiprocesso Maestrale-Olimpo-Imperium contro i clan del Vibonese. La decisione era arrivata in accoglimento di un’eccezione sollevata dall’avvocato Sergio Rotundo (a cui si sono associati gli altri legali) e si fonda sul mancato rispetto delle nuove modalità di deposito telematico degli atti di impugnazione. Secondo la Corte, infatti, dal 31 marzo 2025 gli appelli contro le sentenze emesse in primo grado con rito abbreviato devono essere depositati esclusivamente attraverso il portale del processo penale telematico, pena l’inammissibilità. Nel caso in esame, invece, il deposito dell’impugnazione da parte della Procura è avvenuto con modalità ritenute non conformi (deposito cartaceo degli atti fino al 30 giugno 2026). In totale la Dda ha appellato 35 assoluzioni – trenta totali e cinque parziali – decise in primo grado.
I motivi del ricorso in Cassazione
La Procura Generale di Catanzaro si è concentrata in particolare sull’illogicità della motivazione dell’ordinanza che attiene “all’erronea applicazione della normativa transitoria prevista per l’entrata in vigore del processo penale telematico. Contestato anche il termine ultimo per il deposito dell’atto di appello e il “difetto assoluto di motivazione in relazione all’asserita assenza dei presupposti per la rimessione in termini, pure sollecitata dalla Procura Generale”. Sottolineato poi il fatto che “almeno a tutto il 2025 vi era un’assoluta impossibilità di formazione del fascicolo telematico sull’applicativo ministeriale”. Sollevati anche problemi di legittimità costituzionale in ordine all’ultimo intervento di riforma in materia di processo penale telematico dell’atto di appello che nei fatti sta divenendo “un aggravio processuale essendoci comunque la necessità, una volta riuscito il deposito telematico, di elaborare il documento anche in forma analogica, non essendovi altro modo di porlo nella disponibilità della cancelleria del giudice di primo grado la quale, a sua volta, dovrà trasmetterlo nella medesima forma analogica alla cancelleria della Corte d’Appello, ad oggi impossibilitata a riceverlo con altre modalità. Un ostacolo del tutto irrazionale – ad avviso della Procura Generale di Catanzaro – all’esercizio di prerogative irrinunciabili delle parti coinvolte nel procedimento penale, pregiudizievoli di diritti di rango costituzionale, primo tra tutti il diritto alla difesa, di cui lo stesso Pm è garante anche, e soprattutto, al momento della richiesta di verifica alla Corte d’Appello dell’operato del giudice di prime cure”. Per tali motivi, la Procura Generale di Catanzaro ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello decisa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, anche “previa eventuale rimessione alla Corte Costituzionale delle questioni di legittimità costituzionale sollevate”.
Le assoluzioni confermate dalla Corte d’Appello
Rendendo inammissibile l’appello del pm, il 29 giugno scorso la Corte d’Appello di Catanzaro ha così – di fatto – confermato oltre 30 assoluzioni decise in primo grado tra cui quelle nei confronti di: Carmine Il Grande, ritenuto il boss di Parghelia (in primo grado chiesti 18 anni); Francesco Sabatino, avvocato, di Vibo (chiesti in primo grado 8 anni e 9 mesi); Giacomo Franzoni, avvocato, di Briatico (chiesti 8 anni in primo grado); Vincenzo Barba, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Vibo (chiesti 8 anni in primo grado); Rocco Anello, ritenuto il boss di Filadelfia (chiesti 9 anni in primo grado). Barba, Anello e Il Grande stanno scontando in ogni caso altre condanne definitive. Questo l’elenco completo degli imputati oggetto dell’appello della Procura di Catanzaro dichiarato inammissibile, ma che ora dovrà passare al vaglio della Cassazione:
ANASTASI Pasquale, nato Rizziconi il 13-11-1951, ex dirigente della Regione Calabria (assolto perché il fatto non sussiste in primo grado nonostante la richiesta di condanna a 6 anni);
ANELLO Rocco, ritenuto il boss di Filadelfia, nato il 3-02-1961 (assolto per non aver commesso il fatto in primo grado, con l’accusa che aveva chiesto 9 anni);
ANELLO Tommaso, di Filadelfia (fratello di Rocco), nato il 28-05-1964 (assolto in primo grado, chiesti 9 anni);
BARBA Vincenzo, alias “Musichiere”, di Vibo Valentia, nato il 14-04-1952 (assolto, chiesti 8 anni);
BARTONE Domenico, nato il 22-08-1968, di Mileto (assolto, chiesti 15 anni in primo grado);
CALAFATI Vincenzo nato il 18-01-1972, di Vibo Valentia, imprenditore (condannato in primo grado a 11 anni e 4 mesi, assolto per due capi d’imputazione, con richiesta della Dda a 14 anni);
ERRIGO Maria Vittoria, nata il 07-12-1954, di Vibo Valentia, dottoressa dell’Asp (assolta, chiesti 4 anni in primo grado);
FACCIOLO Antonio, nato Francavilla Angitola il 7-12-1959 (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
FIUMARA Claudio, di Francavilla Angitola, nato il 27-02-1966 (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
FRANZONI Giacomo, inteso Gianfranco, avvocato, nato il 27-01-1963, di Briatico (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
GALATI Michele, nato 1-11-1980, di Mileto (condannato a 20 anni in primo grado ma assolto da un capo d’imputazione);
GALATI Ottavio, nato il 21-01-1968, di Mileto (assolto, chiesti 16 anni in primo grado);
GALATI Salvatore Domenico, nato Vibo Valentia il 25-04-1967, domiciliato a Lamezia Terme (assolto, chiesti 4 anni);
IL GRANDE Carmine, nato il 19 ottobre 1959, ritenuto il boss di Parghelia (assolto, chiesti 18 anni in primo grado);
IL GRANDE Egidio, nato il 02-12-1964, di Parghelia (4 anni e 8 mesi in primo grado, chiesti 14 anni);
LA ROSA Francesco, nato il 29-1l-1971, di Tropea, alias “U Bimbu” (condannato a 20 anni, ma assolto da un capo d’imputazione);
LUCIANO Alfonso, nato a Filogaso il 25-10-1959 e residente a Pizzo, medico legale (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
MANCUSO Antonio, nato il 23-07-1983, di Limbadi (assolto, chiesti 8 anni);
MANCUSO Domenico, 9-06-1975, di Limbadi ( condannato a 4 anni e 8 mesi, chiesti 9 anni in primo grado);
MANCUSO Francesco, alias “Bandera”, nato a il 05-10-1971, di Nicotera Marina (condannato a 16 anni, chiesti 20 anni in primo grado);
MANGONE Giuseppe, di Mileto, nato il 13-02-1955 (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
MANTELLA Andrea, nato il 03-12-1972, di Vibo Valentia, collaboratore di giustizia (assolto, chiesti 9 mesi);
MERCURIO Paolo, nato a Marcellinara il 23-10-1978 (condannato a 11 anni, ma assolto da un capo d’imputazione);
MOLINO Gaetano, nato Limbadi il 15 marzo 1959, domiciliato a Joppolo (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
MORELLI Salvatore, alias “l’Americano”, nato il 13-10-1983, di Vibo Valentia (assolto, chiesti 8 anni in primo grado);
PALMIERI Salvatore, nato il 19-03-1976, di Mileto (assolto, chiesti 12 anni in primo grado);
POLITO Domenico, alias “Ciota”, nato a Desio (MI) il 20-02-1974, di Mileto (ergastolo in primo grado, ma assolto da un capo d’imputazione);
PROSTAMO Giuseppe, alias “Ciopane”, nato il 12-04-1985, di San Giovanni di Mileto (assoluzione, chiesti 12 anni in primo grado);
PUGLIESE Umberto, nato il 22-09-1985, di Spilinga (prescrizione con esclusione dell’aggravante mafiosa, chiesti 4 anni in primo grado);
PUTORTI’ Demetrio, nato il 16-07-1993, di Nicotera Marina (assoluzione, chiesti 8 anni);
RAGUSEO Giuseppe, nato in data 08-04-1978, di Nicotera (assoluzione, chiesti 14 anni in primo grado);
SABATINO Francesco, nato il 25-3-1979, di Vibo Valentia, avvocato (assoluzione perché il fatto non sussiste, chiesti 8 anni e 9 mesi in primo grado);
SURACE Davide, nato il 17-12-1985, di Spilinga (condannato a 13 anni, chiesti 18 anni in primo grado);
SURACE Diego, nato il 30-08-1982, di Spilinga (prescrizione con esclusione aggravante mafiosa, chiesti 4 anni in primo grado);
VARONE Antonio Massimiliano, alias “U Cagnolu”, nato il 05-05-1975, di Mileto (assoluzione, chiesti 30 anni in primo grado).
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Giuseppe Baglivo
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