Il fenomeno dei pensionati italiani che decidono di trascorrere gli anni della quiescenza oltreconfine non accenna a fermarsi. Tuttavia, la mappa delle destinazioni ideali è radicalmente cambiata negli ultimi anni. Con il Portogallo che ha progressivamente chiuso le porte ai regimi di totale esenzione fiscale per i nuovi arrivati, l’attenzione dei contribuenti si è spostata verso l’Est Europa. Tra le mete emergenti più competitive spicca senza dubbio Bucarest. Ma come funziona esattamente la tassazione di una pensione in Romania? Conviene davvero trasferirsi?
Come vengono tassate le pensioni in Romania
La Romania adotta un sistema fiscale basato su una flat tax che risulta particolarmente vantaggioso se confrontato con le aliquote Irpef a scaglioni applicate in Italia. Per chi decide di trasferire la propria pensione in Romania e acquisisce la residenza fiscale nel Paese, il trattamento pensionistico è soggetto a un’imposta sostitutiva con un’aliquota fissa del 10%.
Tuttavia, la vera forza di questo sistema risiede nella presenza di una consistente fascia di esenzione (la cosiddetta no-tax area), che è stata recentemente innalzata a 3.000 RON mensili (pari a circa 600 euro, a seconda del tasso di cambio).
I pilastri della tassazione si articolano quindi su tre regole fondamentali:
- fascia esente da tasse, sulla quota mensile di pensione fino a 3.000 RON non si pagano imposte né contributi;
- imposta sul reddito, sulla parte che eccede i 3.000 RON si applica l’aliquota fissa del 10%;
- contributo sanitario (Cass), sulla parte eccedente i 3.000 RON è dovuto un contributo per l’assistenza sanitaria pari al 10%.
Il meccanismo di calcolo: perché non è un prelievo del 20%
Un errore comune quando si analizza la fiscalità romena è sommare algebricamente l’imposta sul reddito (10%) e il contributo sanitario (10%), ipotizzando una trattenuta totale del 20% sulla quota eccedente la franchigia. In realtà, la normativa romena prevede che il contributo sanitario (Cass) sia deducibile dalla base imponibile su cui si calcola l’imposta sul reddito. Di fatto, l’aliquota reale sull’eccedenza scende al 19%.
Per capire l’esatto funzionamento, ipotizziamo il caso di un pensionato italiano che percepisce un assegno lordo convertito di 4.000 RON (quindi con un’eccedenza di 1.000 RON rispetto alla soglia esentasse):
- calcolo della quota imponibile, quindi 4.000 RON – 3.000 RON = 1.000 RON;
- calcolo del Cass (10%), ossia il 10% di 1.000 RON corrisponde a 100 RON;
- determinazione della base imponibile, che si ottiene sottraendo il Cass dall’eccedenza (1.000 RON – 100 RON = 900 RON);
- calcolo dell’imposta (10%), ossia il 10% di 900 RON corrisponde a 90 RON.
- totale trattenute, ossia 100 RON (Cass) + 90 RON (Imposta) = 190 RON.
- la pensione netta percepita è pari 3.810 RON.
Come si nota, su un assegno lordo complessivo di 4.000 RON la pressione fiscale effettiva totale è appena del 4,75%. Un abisso rispetto ai calcoli Irpef italiani, dove anche sullo scaglione più basso la tassazione di partenza è nettamente superiore.
Chi può defiscalizzare? La distinzione cruciale privato e pubblico
Un aspetto di fondamentale importanza, che spesso genera brutte sorprese per chi pianifica il trasferimento della propria pensione in Romania, riguarda la natura giuridica dell’ente erogatore. La possibilità di ricevere la pensione lorda italiana in Romania e tassarla esclusivamente sul posto è regolata dalla Convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra i due Paesi.
La Convenzione traccia una linea di demarcazione netta tra due categorie di pensionati.
Pensionati del settore privato
Per i lavoratori che hanno maturato i propri requisiti nel settore privato, l’articolo 18 della Convenzione prevede la tassazione esclusiva nello Stato di residenza del beneficiario. Questo significa che, una volta perfezionato il trasferimento della residenza fiscale in Romania, l’Inps smetterà di applicare le ritenute alla fonte italiane e pagherà l’assegno al lordo. Sarà poi il pensionato a dichiarare e pagare le imposte in Romania secondo le aliquote ridotte sopra descritte.
Pensionati del settore pubblico
Per gli ex dipendenti pubblici (insegnanti, personale sanitario, dipendenti ministeriali, forze dell’ordine), la regola generale prevede invece la tassazione alla fonte nello Stato che eroga l’assegno (l’Italia). Un ex dipendente pubblico che si trasferisce in Romania continuerà pertanto a subire le trattenute Irpef italiane, vanificando quasi del tutto il vantaggio fiscale del trasferimento, a meno che non possieda anche la cittadinanza romena.
Come ottenere la defiscalizzazione: l’iter burocratico
Trasferirsi all’estero non significa semplicemente fare le valigie. Per poter tassare legalmente la pensione in Romania evitando contestazioni di esterovestizione da parte dell’Agenzia delle Entrate italiana, è necessario seguire una procedura burocratica rigorosa.
I passi fondamentali da compiere sono i seguenti:
- permanenza minima. È necessario risiedere stabilmente in territorio romeno per almeno 183 giorni nell’arco di un anno solare (anche non consecutivi);
- contratto di locazione o acquisto. Si deve dimostrare di avere a disposizione un’abitazione nel Paese, tramite un contratto d’affitto regolarmente registrato presso l’Anaf (l’autorità fiscale romena) o un atto di proprietà;
- iscrizione all’Aire. Entro 90 giorni dal trasferimento, è obbligatorio iscriversi all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) tramite il portale Fast It. Questo passaggio è l’atto ufficiale che sancisce la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente in Italia.
- richiesta del modello EP-I. È il modulo ufficiale previsto dalla convenzione bilaterale per richiedere formalmente all’Inps l’esenzione dall’imposta italiana e l’applicazione del regime fiscale romeno. Il modulo deve essere vidimato dall’autorità fiscale romena per attestare l’effettiva residenza fiscale in loco.
Costo della vita in Romania: quanto vale davvero l’assegno?
Il vantaggio fiscale del 10% sarebbe ridotto se fosse accompagnato da un costo della vita proibitivo. Fortunatamente per chi sceglie questo Paese, la Romania garantisce un potere d’acquisto notevolmente superiore rispetto all’Italia.
Escludendo il centro di Bucarest o i quartieri residenziali di Cluj-Napoca (che hanno visto una forte crescita dei prezzi immobiliari legata al boom del settore tech), le città medie e le aree limitrofe offrono costi per beni e servizi estremamente accessibili.
Un confronto pratico sulle principali voci di spesa evidenzia la convenienza:
- nelle città di medie dimensioni (come Timișoara, Brașov o Sibiu), un appartamento moderno con una camera da letto in centro ha un costo compreso tra i 300 e i 450 euro al mese;
- i costi per internet a banda larga (tra i più veloci ed economici d’Europa) e la telefonia sono irrisori. Le spese per il riscaldamento e l’energia sono generalmente inferiori rispetto alle medie italiane;
- fare la spesa nei mercati locali permette un risparmio netto sul cibo fresco, mentre una cena per due persone in un ristorante di livello medio difficilmente supera i 35-40 euro totali.
Di fatto, una pensione italiana netta di 1.500 euro, che in molte città italiane consente una vita appena dignitosa e attenta ad ogni spesa, una volta defiscalizzata e convertita in valuta locale in Romania permette uno stile di vita agiato, con ampi margini di risparmio o capacità di spesa per tempo libero, viaggi e salute.
Considerazioni finali: i pro e i contro della scelta
Scegliere di vivere con la pensione in Romania è un’opportunità straordinaria dal punto di vista puramente economico e finanziario, ma richiede una valutazione a 360 gradi che includa anche fattori di natura personale e logistica.
| VANTAGGI | SVANTAGGI / SFIDE |
| Pressione fiscale ridotta: aliquota al 10% con franchigia esentasse elevata a 3.000 RON | Barriera linguistica: il romeno è una lingua neolatina (facile da leggere), ma parlarlo richiede impegno |
| Potere d’acquisto elevato: costo della vita nettamente inferiore rispetto all’Italia | Sanità pubblica: sebbene coperti dal CASS, le strutture pubbliche non sempre eccellono; si preferisce spesso la sanità privata |
| Vicinanza geografica: voli low-cost frequenti collegano le principali città romene con l’Italia in meno di due ore | Clima invernale: gli inverni possono essere rigidi e nevosi, specialmente nelle zone interne e vicine ai Carpazi |
In conclusione, la Romania si conferma come una delle opzioni più solide, trasparenti e fiscalmente vantaggiose del panorama europeo. Per massimizzare i benefici ed evitare passi falsi burocratici, il consiglio fondamentale resta quello di affidarsi a professionisti o studi di consulenza specializzati in fiscalità internazionale prima di presentare le dimissioni anagrafiche dall’Italia.
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