Sigfrido Ranucci ha replicato a quanto si legge nell’editoriale del direttore de La Verità, Maurizio Belpietro, e in un articolo di un giornalista del quotidiano in cui si sostiene che un’inchiesta di Report sugli acquisti dei dispositivi di protezione durante il Covid sarebbe stata censurata dal conduttore e sarebbe sparita dal sito di Raiplay.
Ranucci contro Maurizio Belpietro e l’editoriale su La Verità
Su Facebook, Sigfrido Ranucci ha scritto un lungo post intitolato: “Nessuna censura da parte di Report su Covid e mascherine”.
Il conduttore della trasmissione è intervenuto sull’editoriale del direttore Maurizio Belpietro e su un articolo a firma di Carlo Cambi, apparsi su La Verità, nei quali si “sostiene che un’inchiesta di Report sugli acquisti dei dispositivi di protezione durante il covid sarebbe stata da me censurata e sparita dal sito di Raipaly”.
“Premesso che Report non ha giurisdizione su Raiplay che ha una struttura e direzione autonoma – ha spiegato Ranucci – i fatti non corrispondono al vero. La puntata contestata “La commessa cinese” andata in onda l’11 gennaio 2021 è presente sul nostro sito, sotto forma di testo integrale”, aggiungendo il link al contenuto.
Il giornalista ha spiegato che “il video non c’è semplicemente perché c’erano filmati prodotti in Cina i cui diritti hanno una scadenza a cinque anni, come da contratto con la società che ci ha fornito le immagini.
Altre inchieste come Mascheropoli e Affari di covid, che mettevano sotto la lente le scelte di uomini di fiducia del governo dell’epoca sono ancora visibili sul nostro sito”.
“Inoltre – conclude il post – appare singolare che Report avrebbe dovuto censurare le splendide inchieste realizzate da Rosa Maria Aquino, che come facilmente riscontrabile sono già agli atti della Commissione che indaga sul Covid. E si tratta una commissione alla quale la squadra di Report, a differenza di molti altri che ai tempi del Virus si erano chiusi nello sgabuzzino, ha dato un grosso contributo mettendo a rischio la propria salute e quella dei propri cari”.
L’editoriale di Maurizio Belpietro
Nell’editoriale su La Verità, Maurizio Belpietro è tornato sulla sospensione delle repliche estive di Report e sulla preoccupazione della redazione che, secondo il direttore, dovrebbe prendersela invece con il conduttore e le sue frequentazioni.
Belpietro ha criticato l’amicizia tra Ranucci e Lavitola, poi ha scritto che “vista la preoccupazione della redazione, con tanti colleghi che gridano preventivamente alla censura per la sospensione di alcune repliche estive, ho una domanda per i giornalisti della trasmissione. C’è una ragione per cui, dall’archivio del programma, disponibile su Raiplay, è sparita la puntata dell’11 gennaio 2021?”.
“Guarda caso – continua l’editoriale – quella sera si parlò della famosa commessa da 1,2 miliardi, una fornitura di mascherine concordata con un giornalista di nome Benotti e oggi diventata argomento della Commissione d’inchiesta sul Covid”.
“Se la si cerca online compare un numero, 404 e la scritta ‘Ops… ci spiace il contenuto non è disponibile‘. Spiace anche a me e non vorrei che si trattasse di una censura. Ma questa volta vera”.
Questa presunta sparizione della puntata è poi riportata anche nell’articolo su La Verità a firma Carlo Cambi, intitolato: “Report frigna contro la censura ma spariscono le inchieste dal sito”.
Il post di Ranucci, con link annessi, smentisce però quanto scritto da Belpietro e Cambi.
Anche Fdi contro Ranucci e la scomparsa dell’inchiesta
La presunta puntata di Report sparita è stata citata anche dai componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Vigilanza Rai che hanno chiesto “come mai dal sito di Raiplay manca la puntata di Report riguardante la vicenda delle mascherine Covid che vedeva coinvolto l’imprenditore e giornalista Mario Benotti?”.
“Un’inchiesta che proprio Report aveva lanciato – hanno dichiarato – e a cui, nonostante tutti gli importanti sviluppi, come peraltro sta accertando la stessa Commissione d’inchiesta sul Covid, la trasmissione di Ranucci non ha mai dato seguito con ulteriori puntate. Adesso, stranamente, tra tutte le puntate di Report manca proprio quella dell’11 gennaio del 2021″.
Gli esponenti Fdi hanno quindi annunciato di voler presentare “un’interrogazione in Vigilanza affinché siano chiare le ragioni di questa sparizione”.
Anche in questo caso Ranucci ha risposto sui social evidenziando che “la puntata su Benotti c’è. È quella del 10/1 /22″.
L’ipotesi del finto attentato
Intanto, Sigfrido Ranucci sta procedendo anche contro chi sta diffondendo l’ipotesi del finto attentato. Alcuni hanno suggerito che, data l’amicizia tra Ranucci e Lavitola, dal momento che quest’ultimo è sospettato di essere il mandante dell’attentato al giornalista, la vicenda potrebbe essere nata da un accordo tra i due.
“In relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture ed insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario – ha fatto sapere il legale di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita – attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un “finto attentato” e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità, il dottore Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata ed altri reati”.
In base a quanto ha comunicato l’avvocato De Vita una seconda denuncia, a nome di Ranucci e dei giornalisti Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini, Luca Chianca ed altri della redazione di Report, è stata trasmessa alla procura di Roma per “rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo”.
L’atto è relativo alla “rivelazione di notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine ed in particolare – ha spiegato il penalista – di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative alla indagine tuttora in corso e di elevatissima delicatezza per il grave attentato dinamitardo nei confronti di Ranucci, con conseguente pubblicazione sulle testate il Domani e La Verità, da cui deriva grave pregiudizio alle investigazioni, aggravamento dell’esposizione al rischio e pregiudizio reputazionale per l’uso parziale e strumentale a narrazioni distorte”.
ANSA
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