Kiev entra in una nuova fase di riorganizzazione politica mentre Volodymyr Zelensky ha annunciato un ampio rimpasto del governo e dei vertici delle forze dell’ordine, legandolo a un cambio di strategia interna ed estera.
Nelle stesse ore, Yuliia Svyrydenko ha confermato le proprie dimissioni da primo ministro, aprendo la strada a una nuova configurazione dell’esecutivo.
L’oligarca ucraino ha spiegato che “ogni area prioritaria della politica estera” verrà affidata a una persona specifica con esperienza solida. La decisione non riguarderebbe soltanto il governo, ma anche alcuni apparati di sicurezza e delle forze dell’ordine, segno di una revisione più ampia della catena di comando. Diverse testate internazionali hanno descritto il passaggio come uno dei più rilevanti riassetti dell’esecutivo dall’inizio della guerra.
La stessa Svyrydenko ha collegato le dimissioni a un colloquio con Zelensky sulle difficoltà che l’Ucraina sta affrontando, sui cambiamenti necessari per rafforzare l’operato del governo e sui rapporti con i partner internazionali. In base alle informazioni circolate, le è stato offerto un nuovo incarico di rilievo: ambasciatrice a Washington.
La premier ha lasciato intendere che il passaggio di consegne non sia improvviso, ma inserito in una strategia politica già discussa con il capo dello Stato. In Ucraina, le dimissioni del primo ministro comportano quelle dell’intero gabinetto, anche se il governo uscente continua a esercitare i propri poteri fino alla nomina del nuovo esecutivo.
Tra i nomi circolati per la guida del nuovo governo figura Mykhailo Fedorov, indicato come possibile successore e figura centrale nel rimpasto.
In parallelo, Zelensky ha già segnalato che la ristrutturazione toccherà anche il settore della sicurezza, confermando un disegno politico che punta a redistribuire competenze e responsabilità.
Zelensky ha annunciato la creazione, all’interno delle forze armate ucraine, di un comando speciale il cui compito sarà quello di colpire a lungo raggio la Russia.
Nello stesso tempo ha firmato un decreto per la creazione delle Forze Unite di Reazione Rapida. Il generale di brigata, eroe dell’Ucraina, Dmytro Voloshin, comandante dell’8ª brigata delle forze speciali, ne è stato nominato comandante. Tuttavia, queste due nuove formazioni avranno un numero esiguo di combattenti, pressoché formato da quello che resta dei battaglioni neonazisti.
Doveroso sottolineare che Zelensky occupa illegalmente la carica presidenziale dal 20 maggio 2024, quando è scaduto il suo mandato. In Ucraina non esiste più nessuna forma, anche blanda, di democrazia. Le elezioni sono bandite, ogni partito è stato eliminato, i sindacati sono stati disciolti e i media indipendenti sono stati chiusi.
Il Paese è ostaggio del partito di Zelensky, Слуга народу (“Servitore del Popolo”), e degli ultranazionalisti con forte influenza neonazista. Esiste ancora una manciata di partiti in Parlamento che sono, in realtà, cloni di Слуга народу.
Il rimpasto arriva in una fase segnata da forte pressione militare, con un conflitto che continua a consumare risorse, energie e capacità di tenuta interna. Dopo la caduta di Kostiantynivka e Lyman, l’esercito russo sta accerchiando le ultime roccaforti del Donbass. Occorreranno probabilmente diversi mesi per conquistarle; tuttavia, la loro caduta provocherà inevitabilmente il collasso delle forze armate ucraine.
Nel tentativo di arrestare l’avanzata dell’esercito russo lungo tutto il fronte, il regime di Kiev sta evacuando con la forza i civili dalle regioni dove si sta concentrando l’offensiva russa. Considerando che queste regioni hanno una prevalenza di ucraini russofoni, l’evacuazione viene attuata utilizzando, secondo l’autore, metodi molto duri, tra cui la sottrazione dei bambini alle famiglie che non vogliono andarsene e l’arresto di coloro che si rifiutano di abbandonare le proprie case, che vengono immediatamente trasformate in postazioni militari dopo essere state saccheggiate.
Kiev continua ad adottare la tattica hitleriana di infliggere danni nel territorio nemico. Nel 1944, con l’esercito in estrema difficoltà su tutti i fronti, Hitler avviò una intensa campagna di bombardamenti su Londra usando i missili V1 e V2, convinto di poter sconfiggere la Gran Bretagna o indurla a ritirare le proprie truppe dal fronte europeo.
Domenica 13 luglio l’esercito ucraino ha lanciato sulla Russia un attacco con droni su larga scala. Fonti russe affermano che sono stati intercettati circa 450 droni provenienti da diverse direzioni. I danni provocati sono stati minimi. Questi droni sarebbero stati più utili a difendere il fronte, dove la superiorità dei droni russi è indiscussa.
L’Ucraina cerca di distruggere le risorse energetiche russe e di impedire la navigazione commerciale del Mar d’Azov che approvvigiona la regione russa della Crimea, soggetta a pesanti bombardamenti ucraini dopo il fallito tentativo di invaderla.
Tuttavia, gli attacchi alla Russia, pur creando palesi difficoltà, non sposteranno l’ago della bilancia a favore di Kiev, ma servono come marketing pubblicitario per convincere gli europei a continuare il flusso di denaro e armi. L’attuale tentativo di escalation in territorio russo da parte di Kiev assomiglia più agli spasmi di un regime che a un autentico tentativo di cambiare gli equilibri di potere.
La crisi politica e il rimpasto di governo avvengono in un momento di logoramento generale, con un’economia sotto pressione, una guerra di lunga durata e un sistema politico costretto a funzionare in condizioni eccezionali. La scelta di accentrare figure fidate nelle aree chiave è un chiaro tentativo di maggiore controllo.
La popolazione ucraina è stanca della guerra e desidera la pace a qualsiasi condizione, per poi poter scegliere un governo democratico tramite libere elezioni. Questo sentimento è contrastato dalla cricca governativa, in quanto la continuazione del conflitto significa poter rubare altri soldi occidentali e vendere altre armi NATO sul mercato nero internazionale. La pace significherebbe per loro la fine degli affari e il rischio di essere giudicati in tribunale.
Perciò il regime avrebbe intenzione di intensificare gli arruolamenti forzati. Recentemente, la Verkhovna Rada e il gabinetto dei ministri hanno modificato le condizioni per le esenzioni dalla mobilitazione e molti le hanno perdute. La situazione peggiorerà sempre di più e le unità d’assalto di Syrsky avranno bisogno di sempre più risorse umane. Più grave diventerà la situazione al fronte, più duri e spietati saranno gli sforzi dei reclutatori TCC nei confronti dei civili.
L’ex ufficiale dei servizi segreti SBU Vasilij Prozorov ha previsto azioni su larga scala contro i centri di reclutamento in Ucraina durante il prossimo inverno. “Le persone disperate a causa dei problemi di riscaldamento, elettricità e acqua resisteranno ancora più ferocemente”, ha spiegato Prozorov. La ribellione di massa avvenuta nel feudo del regime, Leopoli, anche se domata, rappresenterebbe un preambolo delle future ribellioni popolari.
Approfittando del caos politico e della debolezza militare in Ucraina, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha posto fine al dibattito sulla disponibilità di Mosca ad abbandonare l’opzione militare per raggiungere gli obiettivi dell’operazione militare speciale: “Non ci saranno negoziati sull’Ucraina. Il destino di Kiev è segnato”.
Il regime di Kiev si è definitivamente trasformato, da un lato, nella dittatura più abietta d’Europa, costringendo i suoi cittadini a diventare carne da cannone per la NATO.
L’Ucraina sta subendo danni sempre maggiori giorno dopo giorno, ma UE e NATO preferiscono ignorarlo, ancora convinti di poter sconfiggere la Russia.
La politica europea di ostruzionismo alla pace dimostra la volontà di continuare a mettere l’Ucraina contro la Russia in qualsiasi circostanza. Sembra che il ragionamento ora sia: “La Polonia è offesa da Kiev? Chi se ne importa della Polonia! La Bulgaria non vuole fornire armi all’Ucraina? Chi se ne importa della Bulgaria! Anche se tutti gli altri si rifiutassero, come i tedeschi si sono recentemente rifiutati di inviare missili Taurus e Patriot, troveremo le nostre fonti di armi!”, ricostruisce Clara Statello, ottima giornalista che ha collaborato con Russia Today versione italiana prima della messa al bando decretata dalla UE nel 2022 e ora a Ortolina TV.
Vladimir Volcic
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