La ricerca è stata promossa dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale con un focus particolare sulle possibili ragioni e motivazioni della costante crescita del fenomeno dell’astensionismo
Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Lombardia.
Il fenomeno dell’astensionismo, che nelle ultime elezioni regionali lombarde ha sfiorato il 60%, è una vera e propria emergenza democratica che, dopo anni di progressivo incremento, si è fatta nostro malgrado strutturale.
Registrare il dato e lanciare l’allarme a ridosso delle elezioni non basta, e soprattutto non serve: occorre interrogarsi – prima della successiva tornata elettorale – sulle sue cause, e mettersi al lavoro per rimuoverle; con questo spirito, come Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia, abbiamo promosso lo studio ‘La Partecipazione Politica in Lombardi’, realizzato da Ipsos Doxa.
Il rapporto restituisce una fotografia di profili diversi e distinti di ‘astenuti’ e differenti motivazioni dell’astensione, aiutandoci ad individuare strumenti e modalità per intervenire; perchè non esiste alcun ‘partito degli astenuti’, ma una moltitudine di cittadini che dobbiamo tornare a coinvolgere rispondendo ai loro bisogni, aumentando l’informazione e la formazione, a partire dalle scuole e in rete con associazioni, realtà locali e istituzioni, restituendo fiducia nella politica e consapevolezza nella responsabilità della partecipazione alla vita democratica, a partire dalla partecipazione al voto come diritto e dovere civico.
Lo sottolinea il Consigliere Segretario Jacopo Scandella (PD), commentando gli esiti della ricerca ‘La partecipazione politica in Lombardia’, promossa dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia e condotta a inizio anno da uno specifico gruppo di ricerca Ipsos Doxa.
La ricerca analizza le dinamiche della partecipazione elettorale e dell’astensione, partendo dalla constatazione che in Lombardia il tasso di astensionismo è cresciuto dal 29,9% delle Politiche 2022 al 44,7% delle Europee 2024.
I risultati finali sono frutto di una indagine demoscopica su un campione di 1.300 residenti in Lombardia, di ben 4 focus group con 80 cittadini che si sono astenuti alle recenti consultazioni elettorali e raccolgono le indicazioni di esperti, sociologi e professori universitari appositamente coinvolti e intervistati.
Cliccando su https://www.consiglio.regione.lombardia.it/wps/portal/crl/home/leggi-e-banche-dati/valutazione-studi-e-ricerche/DettaglioApprofondimento/analisi/ricerca-partecipazione-politica-2025-2026 è possibile consultare e scaricare tutti i dati in dettaglio.
Emergono due principali forme di astensione: la prima è un’astensione legata all’insoddisfazione, che affonda le sue radici nelle valutazioni negative della performance istituzionale, dei servizi pubblici e, più in generale, delle condizioni economiche e della qualità della vita.
Questa forma di non voto cresce dove il giudizio sull’operato delle amministrazioni è critico. Alcuni, delusi dalla percepita incompetenza della classe politica, chiedono un ricambio generazionale e ideologico: per costoro, l’astensione è sostanzialmente una scelta per mandare un messaggio, anche se di fatto mantengono ancora un certo grado di interesse per la politica perché intravedono il potenziale per il cambiamento.
Altri sono invece orientati a valutazioni non ideologiche: giudicano programmi, politiche e candidati in base all’efficacia. Se si astengono è perché l’offerta politica è giudicata inefficace rispetto ai temi per loro prioritari: si tratta di persone che hanno più spesso un livello di istruzione elevato, con alta partecipazione politica e attivismo civico.
La seconda macrocategoria di astenuti, più problematica, è quella dell’astensione disaffettiva, che assume la forma di un distacco profondo e strutturato dalla politica. Qui il non voto è l’esito di un processo cumulativo di esclusione e sfiducia sistemica.
Questi cittadini tendono a ritirarsi completamente dal processo elettorale, come forma di protesta passiva. Sono generalmente critici nei confronti di tutte le parti politiche e manifestano una visione pessimista delle potenzialità del cambiamento sociale: si tratta principalmente di persone in difficoltà economica o ad alto livello di marginalità sociale, appartenenti per lo più alle classi centrali di età.
Accanto a queste due categorie principali, emergono forme secondarie di astensione: l’astensione di protesta, più diffusa in alcune aree non metropolitane; quella legata al deficit informativo, che riguarda soprattutto i più giovani, e infine un’astensione residuale di tipo pratico legata agli impedimenti logistici.
Il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani, FdI, sottolinea:
Il disinteresse verso la vita pubblica è forte come dimostra la preoccupante astensione registrata anche nel corso dell’ultima tornata elettorale amministrativa, e le cause sono numerose e riguardano in generale l’indebolimento progressivo delle autonomie locali.
Ora, però, è venuto il tempo di cambiare, non possiamo più lasciare ulteriore spazio ai sostenitori dell’antipolitica e alla demagogia e in questo percorso si inserisce sicuramente anche il tema dell’autonomia differenziata, che è l’occasione per rafforzare la dignità e l’importanza degli amministratori locali, ovvero del ‘buon governo’ dei territori.
È fondamentale lavorare tutti insieme per spazzare via quel vento di antipolitica che, in questi anni, ha soffiato forte su questo Paese avvelenando i pozzi della democrazia. Perché la buona politica esiste e la Lombardia lo dimostra.
La ricerca evidenzia come l’istruzione non produca solo maggiore partecipazione, ma anche maggiore selettività: tra i laureati cresce infatti la partecipazione intermittente.
Le motivazioni dell’astensionismo in Lombardia variano per età: tra i giovani prevale il deficit informativo; nelle fasce centrali emergono protesta e malcontento; tra gli over 65 domina la sfiducia strumentale (“votare è inutile”).
Nelle aree urbane e metropolitane (MI – MB), in particolare Milano, prevale il deficit di rappresentanza e pesa maggiormente l’informazione (astensione consapevole); nella fascia pedemontana (CO – LC – VA – SO – BS – BG) emergono motivazioni di protesta e malcontento; nella bassa pianura padana (CR – MN – LO – PV) si evidenzia la crisi di rappresentanza, mentre l’inutilità del voto appare trasversale, segnalando una disaffezione comune a tutto il territorio regionale.
La qualità della vita è valutata positivamente ma con differenze territoriali marcate: Milano registra 35% di giudizi critici, mentre la fascia pedemontana occidentale (CO – LC – VA – SO) mostra livelli più alti di soddisfazione (37% molto positivi).
Milano capoluogo si distingue per percezione pessimistica dell’evoluzione (due terzi indicano peggioramento).
Milano in particolare presenta giudizi migliori su trasporti e cultura ma critici su decoro e politiche sociali; le aree pedemontane (CO – LC – VA – SO – B S- BG) esprimono una soddisfazione più elevata sulla qualità dei servizi; l’area metropolitana allargata (con MB) registra valutazioni più basse.
Secondo le indicazioni formulate dai ricercatori, intervenire sull’insoddisfazione è possibile attraverso politiche pubbliche efficaci, servizi di qualità e una comunicazione istituzionale più chiara e prossima, in particolare verso i giovani.
Agire sulla disaffezione, invece, è più complesso: richiederebbe strategie di lungo periodo. Un primo percorso, anche se difficilmente praticabile nel breve termine, riguarda il rafforzamento del sistema dei partiti e delle loro strutture organizzative.
Un secondo, complementare, passa dall’attivazione di canali alternativi di voice, istituzioni e spazi partecipativi capaci di ricostruire la percezione che la partecipazione possa ancora incidere.
I ricercatori concludono:
In assenza di tali interventi il rischio è l’ulteriore ampliarsi di un divario persistente nella legittimità democratica e nella partecipazione politica.
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