Alle prime luci dell’alba di oggi, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura custodiale, emessa in data 3.7.2026 dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di 22 soggetti, riservandosi di provvedere rispetto ad altri 4, all’esito degli interrogatori preventivi.
I predetti risultano gravemente indiziati, a vario titolo e con differenti profili, dei delitti di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’essere armata, dalla presenza di più di dieci associati, nonché di acquisto, detenzione e cessione di stupefacenti, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo, lesioni personali e minacce aggravate, con l’aggravante del metodo mafioso.
Le indagini, coordinate da quest’Ufficio e svolte dalla locale Squadra Mobile – Sezioni Reati contro la Persona – hanno permesso di acquisire, allo stato degli atti e in relazione ad una fase processuale che non ha ancora consentito l’intervento delle difese, gravi elementi indiziari in contesti associativi dediti al traffico di sostanze stupefacenti e in numerose sparatorie verificatesi in questo Capoluogo.
La compagine criminale in parola, composta (non solo, ma prevalentemente) da ‘giovani leve’, cui è contestato l’utilizzo del metodo mafioso e ad alcuni dei cui componenti è anche contestata l’aggravante di avere agevolato il clan mafioso dei “Cappello-Bonaccorsi”, operante nella provincia catanese, con base operativa al Villaggio Sant’Agata, è stata scandagliata a partire dalla sparatoria della primavera del 2022 nei pressi del locale notturno catanese “Ecs Dogana”, le cui risultanze hanno determinato l’esecuzione il 9.8.2022 di ordinanze di custodia cautelare in carcere, a carico di cinque soggetti (di cui quattro sono destinatari pure dell’odierna misura) all’epoca chiamati a rispondere, tra gli altri, dei reati di rissa e lesioni personali, aggravate dall’uso di armi, detenzione e porto in luogo pubblico di più armi comuni da sparo.
Le ragioni della rissa degenerata in sparatoria, risalivano alla notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, quando alcuni ragazzi, ritenuti vicini al clan “Mazzei”, dei c.d. “Carcagnusi”, avrebbero impedito ad un noto cantante neomelodico catanese, parente di un esponente di rilievo del clan “Cappello-Bonaccorsi”, di esibirsi insieme al trapper TONY EFFE.
Nel corso di tali indagini, oltre all’indiscussa leadership di uno dei destinatari dell’odierna misura e alla struttura gerarchizzata dell’organizzazione (contraddistinta da suddivisione di ruoli e compiti tra affiliati) è emerso a livello di gravità indiziaria il coinvolgimento della compagine criminale in una estesa attività di spaccio di stupefacenti, con piazze di spaccio al Villaggio Sant’Agata, Librino e a San Cristoforo.
Nel prosieguo delle investigazioni, a partire dal 14 giugno 2023 si sono registrate una serie di sparatorie, al Villaggio Sant’Agata e Librino, ritenute dagli inquirenti collegate da un punto di vista indiziario ai fatti violenti ed ai contrasti occorsi presso la“Ecs Dogana”.
In particolare, venivano in rilievo un susseguirsi di agguati armati, con la contrapposizione di due opposte fazioni interne al sodalizio stesso, costituite da un lato da chi voleva punire un membro asseritamente infedele del sodalizio e dall’altro da chi avrebbe preso le difese di quest’ultimo.
Per l’inquadramento e l’evolversi degli eventi determinante è stato il monitoraggio di una donna, legata da vincoli di parentela ad uno dei protagonisti che avrebbe raccontato, a familiari e parenti, i fatti, sviscerando ragioni e natura dei dissidi con plurimi dettagli.
Ancora di seguito si è registrato un vero e proprio scontro armato nel pomeriggio del 16 giugno 2023, al Villaggio Sant’Agata Zona A, tra le due distinte fazioni.
In questo scenario, caratterizzato da un impressionante uso di armi, va inserito un altro episodio di esplosioni d’arma da fuoco del 21.6.2023. Nel dettaglio, in conseguenza di una disputa insorta per un debito non pagato di 500,00 euro, una delle fazioni sarebbe intervenuta a favore del debitore, impedendo di fatto il recupero del credito. A fronte di ciò si determinava ad una controffensiva ovviamente armata, in due diversi momenti (il 22 e 25 giugno 2023) a Camporotondo Etneo (CT), presso una palazzina che veniva crivellata con numerosi colpi di arma da fuoco, anche di grosso calibro, con la partecipazione attiva di vari destinatari della misura.
Dalle indagini si è, altresì, appurata l’espansione delle attività illecite, non limitate più al tradizionale smercio di stupefacenti, all’interno di abitazioni nel quartier generale del Villaggio Sant’Agata e Librino (c.d. spaccio indoor), ma consistenti in innovative tipologie di operazioni particolarmente remunerative, basate sull’introduzione, nelle carceri dell’Isola, di stupefacenti, dispositivi telefonici e sim.
A tale scopo i promotori hanno sfruttato il contributo determinante di professionisti ed esperti nel manovrare droni nonché l’invio di corrispondenza in carcere con occultati quantitativi di droga.
In particolare, in questo contesto, è emersa la figura di un avvocato catanese – raggiunto da ordinanza cautelare – che è risultato gravemente indiziato dell’introduzione nel carcere di Agrigento, dove era ristretto un componente apicale del sodalizio, di stupefacente per la successiva commercializzazione all’interno delle mura carcerarie.
Analogamente, sulla base degli elementi investigativi raccolti, è emerso il tentativo di utilizzare un dirigente medico in servizio presso la casa circondariale di Noto (SR), raggiunto da misura cautelare, per recapitare sostanza narcotica e sim nel carcere di Noto (SR) in favore di altro appartenente al gruppo, materiale occultato in palloncini di plastica, contenenti pesce e carne.
Numerosi gli ulteriori riscontri, grazie ai quali sono stati posti sotto sequestro quantitativi di stupefacente (“crack”, “cocaina”, “hashish” e “marijuana”), materiale per il confezionamento, la lavorazione e la sicurezza delle case di spaccio, un drone, dispositivi telefonici, sim e munizionamento di armi di diverso calibro.
L’operazione complessivamente intesa – scaturente dalle indagini, avviate a partire dal mese di aprile 2022 e concluse nel 2024 – riguarda, dunque, un gruppo, collegato attraverso alcuni suoi componenti al clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi” non più incentrati sulle consuete ‘case di spaccio’, ma ricadenti anche in altri ambiti, come le strutture carcerarie, dove i sodali colà ristretti, sono riusciti ad ampliare il volume di affari, intercettando clientela all’interno degli istituti di pena, alla quale venivano imposti prezzi esorbitanti, raggiungendo elevati margini di guadagno considerato che un dispositivo telefonico del tipo smartphone poteva essere venduto ad un prezzo anche 15 volte maggiore rispetto a quello di mercato.
Ulteriore dato investigativo emerso, di cui viene dato conto nelle indagini per ricostruire la dinamica delle vicende, è rappresentato dalla captazione in diretta dell’audio di una canzone redatta da un neo-melodico vicino ai sodali, il cui testo ripercorreva in modo eloquente l’intera vicenda dell’“Ecs Dogana”.
La fase esecutiva sviluppatasi nel corso della mattinata del 15 luglio, con traduzione presso la locale Casa Circondariale, ha coinvolto, oltre agli operatori della Squadra Mobile etnea, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, anche equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, operatori della Polizia Scientifica, un’unità cinofila antidroga e un elicottero del Reparto Volo di Palermo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link



