Progetto InBestSoil L’agricoltura conservativa è una pratica agronomica, ben definita sia dalla FAO che dalla normativa, che si basa su tre pilastri principali: disturbo minimo del suolo (lavorazione ridotta o semina diretta), copertura permanente del suolo (con gestione oculata dei residui colturali o uso di colture di copertura) e avvicendamenti colturali razionali (ad esempio rotazioni tra cereali e leguminose). I suoi effetti sulla salute del suolo sono oggetto di studi e approfondimenti scientifici, e tra questi è in corso un interessante progetto europeo denominato “InBestSoil“.
Per scoprire nel dettaglio di cosa si tratta, abbiamo intervistato Valentina Mereu di Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e Gianluca Carboni di Agris Sardegna che, con le loro strutture di riferimento, sono partner attivi di questa complesso progetto di ricerca.
Quali sono gli obiettivi principali del progetto InBestSoil?
«Il progetto europeo InBestSoil (approfondisci QUI) ha l’obiettivo di sviluppare un sistema per valutare economicamente i servizi ecosistemici di un suolo sano, con la finalità di integrarli nelle politiche e nei modelli di business per una gestione più sostenibile. Finanziato da Horizon Europe, comprende nove casi studio in quattro regioni biogeografiche, tra cui un Living Lab in Sardegna dedicato ai suoli agricoli mediterranei, dove si analizzano gli effetti delle pratiche agricole, dei cambiamenti climatici, e della scarsità idrica sulla salute del suolo.»
In che modo il progetto InBestSoil si inserisce nella più ampia cornice dell’agricoltura rigenerativa?
«L’agricoltura rigenerativa è un concetto più recente rispetto a quello della conservativa, e include un approccio più olistico per ripristinare l’intero ecosistema, ma che non ha ancora una definizione ben precisa. Il progetto si inserisce in questo perimetro perché studia e promuove pratiche e strumenti (anche finanziari) finalizzati a migliorare la salute del suolo e valorizzare, anche economicamente, i servizi ecosistemici che i suoli sani sono in grado di fornire. Nei nove casi studio vengono monitorati gli indicatori fisici, chimici e biologici della salute del suolo e valutati gli effetti di pratiche sostenibili in diversi contesti d’uso. In Sardegna, il Living Lab è dedicato ai suoli agricoli mediterranei e valuta gli effetti dell’agricoltura conservativa, promuovendo un approccio sistemico e multi-attore che coinvolge agricoltori, ricercatori e decisori politici. L’obiettivo è ridurre il degrado del suolo, migliorarne le funzioni ecosistemiche, incrementare il carbonio organico e valorizzare i servizi ecosistemici, in linea con i principi dell’agricoltura rigenerativa e del carbon farming.»
Da quali esigenze del settore agricolo e zootecnico nasce il progetto?
«Il progetto nasce dall’esigenza di contrastare il degrado dei suoli. Nel nostro caso studio, che si concentra sui suoli agricoli del Mediterraneo, vi è, inoltre, l’esigenza di rafforzare la resilienza delle aziende agricole e zootecniche di fronte ai cambiamenti climatici, alla perdita di fertilità e ai crescenti vincoli ambientali. L’obiettivo è sviluppare strumenti per valutare economicamente i servizi ecosistemici del suolo, favorendo politiche e modelli di business che riconoscano e incentivino le pratiche di gestione sostenibile.»
Quali problematiche legate al suolo si intendono affrontare?
«Il nostro Living Lab sui suoli agricoli mediterranei, coordinato da Agris Sardegna e Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, affronta il degrado e la perdita di fertilità dei suoli agricoli mediterranei, aggravati dai cambiamenti climatici, dagli eventi estremi e da pratiche di gestione non sostenibili. Attraverso il monitoraggio di sperimentazioni sull’agricoltura conservativa e il coinvolgimento degli operatori del territorio, il progetto valuta i benefici di queste pratiche e sviluppa modelli di business sostenibili per favorirne l’adozione.»
Che cosa si intende concretamente per “salute del suolo” e perché oggi è così importante?
«La salute del suolo è la capacità del terreno di mantenere nel tempo le proprie funzioni biologiche, chimiche e fisiche, garantendo fertilità, biodiversità e produttività. È oggi una priorità perché i cambiamenti climatici, gli eventi estremi e il degrado ne compromettono i servizi ecosistemici essenziali, come la produzione alimentare, il sequestro del carbonio, la regolazione del ciclo dell’acqua e la tutela della biodiversità, con ricadute sulla sostenibilità e sulla resilienza dei sistemi agricoli.»
Quali pratiche innovative o sostenibili vengono promosse all’interno del progetto?
«Il progetto promuove pratiche di gestione sostenibile del suolo adattate ai diversi contesti europei. In Sardegna il Living Lab valuta gli effetti dell’agricoltura conservativa sui suoli agricoli mediterranei, mentre negli altri casi studio vengono sperimentati interventi come riforestazione, tutela della biodiversità, pascolo razionale, agricoltura biologica, rotazioni colturali, lavorazioni ridotte, colture di copertura e uso di compost e microrganismi per migliorare la salute del suolo in diverse situazioni ambientali.»
In che modo il progetto contribuisce alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende agricole?
«Il progetto monitora la salute dei suoli nelle aziende coinvolte, supportando decisioni basate su dati e valorizzando i benefici delle pratiche di gestione sostenibile. Attraverso un approccio partecipativo, sviluppa inoltre strumenti, politiche e modelli di business a sostegno della sostenibilità ambientale, economica e sociale della filiera.»
Quali sono i principali partner coinvolti e quali competenze apportano?
«Il progetto InBestSoil è coordinato dall’Università di Vigo, Spagna, e coinvolge venti partner da dieci paesi europei, garantendo un partenariato composto da università, enti di ricerca, società, aziende, con diverse esperienze e competenze per affrontare gli obiettivi sfidanti della proposta. Nello specifico i partner coinvolti, oltre all’Università di Vigo, sono: L’Università Politecnica De Cartagena (Spagna); La Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Italia); Agris Sardegna (Italia), Inxenia Desarrollos Tecnologicos (Spagna); Il Centro De Valorizacion Ambiental Del Norte (Spagna); La Wageningen University (Olanda); La Fundacion Global Nature (Spagna); La Sveuciliste U Zagrebu Agronomski Fakultet (Croazia); Mykolo Romerio Universitetas (Lituania); Latvijas Valsts Mezzinatnes Instituts Silava (Lettonia); June Communications (Romania); Jurrius Andreas (Netherlands); Zabala Innovation Consulting (Spagna); Lgi Sustainable Innovation (Francia); Udea Bv (Olanda); Actyva Sociedad Cooperativa (Spagna); Forschungsinstitut Fur Biologischen Landbau Fibl (Svizzera), e l’Università di Exeter (Regno Unito di Gran Bretagna).»
Quali territori o tipologie aziendali sono interessati dalla sperimentazione?
«Il progetto comprende nove casi studio (Living Lab e Lighthouse) distribuiti in quattro regioni biogeografiche europee e dedicati a suoli agricoli, forestali, urbani e minerari. Le attività spaziano dall’agricoltura conservativa e dal carbon farming alla riforestazione, al recupero di suoli contaminati, alla gestione forestale sostenibile, all’agricoltura urbana, monitorando indicatori di salute del suolo al fine di valutare gli effetti delle pratiche adottate.»
Quali parametri vengono monitorati per valutare i risultati?
«Attraverso indicatori fisici, chimici, biologici ed economici, si monitora la salute del suolo valutando i servizi ecosistemici, la redditività e l’impatto ambientale delle pratiche adottate. Vengono, inoltre, sviluppati strumenti standardizzati, tra cui un calcolatore web, per supportare decisioni e politiche orientate alla gestione sostenibile del suolo.»
Sono già emersi i primi risultati o delle evidenze interessanti?
«I primi risultati sono positivi, ma il miglioramento della salute del suolo richiede tempo e la continuità di pratiche di gestione sostenibile. Proseguire il monitoraggio nel lungo periodo sarà fondamentale per consolidare le evidenze e ottenere risultati più significativi.»
Quali benefici concreti potrebbero ottenere gli allevatori e gli agricoltori aderendo a pratiche di gestione sostenibile del suolo?
«Le pratiche di gestione sostenibile del suolo migliorano fertilità, resilienza e stabilità delle produzioni, riducendo erosione e uso di input. Possono inoltre aumentare la sostenibilità economica delle aziende, favorendo l’accesso a incentivi e alle future opportunità legate ai servizi ecosistemici e al sequestro del carbonio.»
In che modo il progetto può contribuire agli obiettivi europei legati a clima, biodiversità e agricoltura sostenibile?
«InBestSoil contribuisce agli obiettivi del Green Deal, della strategia Farm to Fork e della Mission Soil, fornendo evidenze scientifiche e strumenti per valorizzare la salute del suolo. Il progetto promuove pratiche sostenibili, il sequestro del carbonio, la tutela della biodiversità e lo sviluppo di modelli di business e di incentivazione per gli agricoltori.»
Quali saranno i prossimi step del progetto?
«I prossimi step riguardano l’analisi dei dati degli ultimi campionamenti effettuati nei siti dimostrativi dopo alcuni anni di applicazione delle tecniche sperimentate, la validazione degli strumenti economici e ambientali sviluppati e la diffusione dei risultati verso policy maker e aziende agricole per favorirne l’adozione su larga scala e cercare di consolidare queste esperienze, facendo diventare, dove possibile, i living lab e i lighthouse permanenti ed attivi anche dopo il termine del progetto InBestSoil.»
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Redazione Ruminantia
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