Roma, 16 luglio 2026 – Il cibo per animali domestici è diventato uno dei mercati più dinamici dell’economia dei consumi. Il petfood globale, secondo le stime di Fortune Business Insights, passerà dai 135 miliardi di dollari del 2026 a quasi 200 miliardi entro il 2034, con una crescita del 48% e un tasso medio annuo intorno al 5%. In Europa il comparto viaggia verso i 40 miliardi di dollari, sostenuto da umanizzazione degli animali domestici, attenzione alla salute, praticità dei prodotti e sostenibilità. Anche l’Italia è dentro questa traiettoria. Il mercato degli alimenti per cani e gatti ha superato i 4 miliardi di euro nel 2025. A guidare sono i prodotti per gatti, con circa 2,35 miliardi di euro, pari al 56% del valore complessivo, a fronte di 383mila tonnellate vendute. Seguono gli alimenti per cani, con 1,85 miliardi, il 44% del mercato, e 427mila tonnellate.
Il paradosso dell’offerta
La crescita, però, porta con sé un paradosso: più prodotti arrivano sugli scaffali e online, più i proprietari faticano a scegliere. Il monitoraggio dello Schesir Respect My Nature Index, condotto su testate internazionali, indagini di mercato ed esperti del settore, segnala una confusione crescente. Secondo un sondaggio internazionale di GlobalPETS, per il 57% dei proprietari di gatti l’enorme varietà di prodotti rende difficile individuare l’alimento migliore; il 66% fatica a capire se gli ingredienti siano davvero benefici per la salute del proprio animale. Il problema riguarda anche i cani. Uno studio pubblicato sul Canadian Veterinary Journal, basato su un sondaggio su 900 persone, rileva che quasi la metà dei proprietari considera la scelta del cibo giusto la parte più difficile della cura di un animale domestico. Il 52% dei proprietari di cani, quota che sale al 68% tra i Millennial, ritiene la nutrizione dei pet più complicata di quella umana. Quasi uno su quattro si sente sopraffatto dall’offerta disponibile.
Montefusco: basta umanizzare i pet
Per Giorgio Montefusco, Marketing & Trade Marketing Director di Schesir, il settore è davanti a una responsabilità nutrizionale prima ancora che commerciale: “Di fronte a una scelta così vasta e a tanta disinformazione, il nostro compito è guidare l’innovazione verso un unico faro: il benessere reale degli animali e il rispetto della loro identità biologica”. Il punto è delicato. Negli ultimi anni il mercato ha spesso seguito la logica dell’umanizzazione: alimenti, snack e confezioni pensati più per rassicurare il proprietario che per rispondere ai bisogni reali dell’animale. Montefusco lo dice con chiarezza: il corpo di un cane o di un gatto risponde a un codice biologico diverso dal nostro. Per questo non basta inseguire superfood, mode o formule di marketing. Servono componenti nutrizionali essenziali, coerenti con la fisiologia dell’animale e con la sua natura carnivora.
Il gatto traina la crescita
Uno dei cambiamenti più interessanti riguarda lo spostamento della domanda verso gli alimenti per gatti. Secondo il rapporto “World Market for Pet Care 2025” di Euromonitor International, il cibo per gatti è la categoria in più rapida crescita, con un tasso medio annuo del 6%, contro il 3,8% del cibo per cani nel periodo 2020-2025. La preferenza per i gatti aumenta anche in aree tradizionalmente dominate dai cani, come Nord America ed Europa occidentale, oltre che nei mercati emergenti dell’Asia-Pacifico. La ragione è anche sociale. Urbanizzazione, case più piccole, nuclei familiari ridotti e stili di vita più flessibili rendono il gatto un animale più compatibile con molti contesti urbani. I cani restano comunque dominanti nelle vendite complessive del pet care, con una quota prevista del 66% entro il 2030. Ma cambia anche il mondo canino: in Nord America la quota dei cani di grossa taglia dovrebbe scendere dal 32% al 27% della popolazione canina tra 2020 e 2030, mentre i cani di piccola taglia saliranno dal 42% al 46%.
Dal longevity feeding al biohacking
Tra i trend del futuro, il primo è il “longevity feeding”: non si tratta solo di allungare la vita dell’animale, ma di aumentare gli anni vissuti in salute. Cresce l’interesse per alimenti con antiossidanti, nutrienti per le articolazioni e componenti capaci di sostenere le funzioni cognitive degli animali anziani. Il secondo trend è il ritorno alle origini, con le diete “Ancestral & Nature-First”: più proteine animali di qualità, meno carboidrati, nessun additivo superfluo. È una reazione alla diffusione di prodotti ultra-processati e alla confusione generata da ingredienti percepiti come più adatti agli umani che agli animali. Il terzo è il “pet biohacking”: usare la nutrizione per ottimizzare energia, sistema immunitario, infiammazione e salute cellulare. Non fantascienza, ma nutrizione funzionale applicata agli animali domestici.
Microbioma, personalizzazione e trasparenza
Un altro capitolo riguarda il microbioma. La salute intestinale dei pet è sempre più al centro della ricerca: prebiotici e postbiotici naturali non servono solo alla digestione, ma influenzano sistema immunitario e persino benessere emotivo, attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello. Cresce poi la nutrizione personalizzata. Razza, età, stile di vita, DNA e microbioma potranno orientare formule sempre più mirate. Ma la personalizzazione deve accompagnarsi alla trasparenza: etichette corte, ingredienti chiari, tracciabilità della filiera. Il consumatore non vuole più formule vaghe, ma sapere che cosa sta comprando. La sostenibilità entra nel petfood attraverso ingredienti upcycled, cioè parti nobili di carne o pesce non usate dall’industria alimentare umana per ragioni commerciali, non qualitative. È un modo per ridurre lo spreco senza sacrificare il profilo nutrizionale.
Benessere mentale e nuove texture
Il mercato guarda anche al benessere emotivo. L’ansia da separazione e lo stress negli animali hanno favorito la crescita di alimenti e snack funzionali con ingredienti naturali calmanti, come camomilla, valeriana o specifici amminoacidi. Nel mondo felino cresce l’innovazione sulle texture: brodi, sfilaccetti, soufflé. Non è solo gastronomia: per i gatti, che spesso bevono poco, l’umido e le consistenze più ricche aiutano l’idratazione e possono contribuire alla prevenzione di disturbi urinari. Infine, arriva la “climate-resilient nutrition”: ingredienti a minore impatto idrico e ambientale, capaci di anticipare le sfide climatiche senza rinunciare alla natura carnivora dell’animale.
La sfida
Il petfood entra così in una fase nuova. Il mercato cresce, ma non basta vendere di più. Serve vendere meglio. La vera competizione si giocherà sulla capacità di unire scienza, trasparenza, sostenibilità e rispetto della natura animale. Per i proprietari, la questione non è scegliere il prodotto più di moda, ma quello più adatto. Per le aziende, la sfida è uscire dalla comunicazione puramente emozionale e costruire fiducia su basi nutrizionali solide. In un mercato da 200 miliardi, la vera innovazione non sarà moltiplicare le etichette, ma aiutare chi ama cani e gatti a capire davvero di che cosa hanno bisogno.
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