cosa sono e come funzionano


Il round di investimento è l’attività tramite la quale un’azienda ottiene risorse finanziarie da vari finanziatori, cedendo quote azionarie, allo scopo di sostenere uno step del suo sviluppo.

 

Che cos’è il round di investimento di una startup?

Un round di investimento è l’operazione con cui una startup raccoglie capitale di rischio da uno o più investitori, in cambio di quote societarie, per finanziare una fase precisa della propria crescita.

Ogni round corrisponde a uno stadio di maturità dell’azienda: si parte dal pre-seed, quando esiste solo un’idea o un prototipo, si passa al seed per validare il prodotto sul mercato, per poi arrivare ai round di venture capital veri e propri, cioè Serie A, B e C, in cui l’azienda scala, aumenta il fatturato e conquista nuove quote di mercato.


Il funzionamento è sempre lo stesso: la startup definisce un fabbisogno di capitale, presenta un business plan e una valutazione (la cosiddetta valuation), e negozia con gli investitori la percentuale di equity da cedere in cambio dei fondi.

A finanziare questi round sono soprattutto business angel nelle fasi iniziali e fondi di venture capital in quelle successive, ma negli ultimi anni si è affermato anche l’equity crowdfunding, che permette a un numero ampio di investitori, anche non professionali, di partecipare con cifre contenute. Il mercato italiano, pur restando relativamente piccolo rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, è in crescita: secondo l’EY Venture Capital Barometer, nel 2025 gli investimenti in venture capital in Italia hanno raggiunto circa 1,488 miliardi di euro, con un aumento del 32% rispetto al 2024. Un dato che conferma un ecosistema più maturo, anche se ancora concentrato su un numero limitato di operazioni di grande dimensione.

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Come funzionano i round di investimento?

Un round di investimento attraversa diversi momenti: trattativa, due diligence, definizione della valutazione e firma degli accordi societari, con l’ingresso di uno o più investitori nel capitale della startup in cambio di quote proporzionali al capitale versato.


Il processo segue in genere una sequenza precisa:

  • individuazione degli investitori target, coerenti per settore e dimensione del ticket
  • presentazione del pitch deck e del business plan, con proiezioni di crescita e utilizzo dei fondi
  • due diligence da parte dell’investitore, che verifica bilanci, contratti, proprietà intellettuale e team
  • negoziazione della valutazione pre-money, cioè il valore dell’azienda prima dell’ingresso di nuovo capitale
  • firma del term sheet, il documento che fissa le condizioni economiche e di governance dell’operazione
  • chiusura del round con l’aumento di capitale e l’ingresso formale del nuovo socio nel capitale di rischio della società.

Ogni round, indipendentemente dalla fase, comporta quindi una diluizione delle quote dei fondatori, bilanciata dall’ingresso di risorse finanziarie e, spesso, di competenze manageriali e di rete che l’investitore mette a disposizione.

 

Quali sono le fasi di investimento di una startup?

Le fasi principali sono pre-seed, seed, Serie A, B e C, seguite eventualmente da round pre-IPO e dalla fase di exit. Ogni fase corrisponde a un preciso stadio di crescita e a un diverso profilo di rischio per chi investe.

Le tappe si susseguono in una logica economica coerente:


  • pre-seed: fase embrionale in cui esiste solo un’idea o un prototipo grezzo; il capitale, spesso proveniente da fondatori, famiglia o business angel, serve a validare l’idea e formare il team
  • seed: primo vero round istituzionale, quando il prodotto è pronto o quasi; i fondi servono a lanciarlo sul mercato e testare la risposta dei primi utenti, come approfondito nell’articolo dedicato al seed round
  • Serie A: la startup ha un modello di business validato e ricavi ricorrenti; il capitale, tipicamente fornito da fondi di venture capital, serve a strutturare l’organizzazione e ottimizzare il prodotto
  • Serie B: l’azienda punta a scalare in modo aggressivo, espandersi su nuovi mercati e rafforzare il team dirigenziale
  • Serie C: si finanziano acquisizioni, espansione internazionale o preparazione a un’exit, spesso con l’ingresso di fondi di private equity
  • pre-IPO ed exit: fasi finali di maturità, che precedono la quotazione in borsa o l’acquisizione da parte di un player più grande, e che possono portare la startup a diventare una startup unicorno.

 

Il ciclo di vita di una startup e i round di investimento

Il ciclo di vita di una startup segue un percorso lineare che va dalla nascita dell’idea alla maturità industriale. Ogni round di investimento è calibrato sul livello di rischio e sulle esigenze finanziarie di quello specifico stadio.

Nella fase iniziale il rischio percepito dagli investitori è massimo, perché mancano ricavi e storico operativo: per questo pre-seed e seed richiedono soprattutto capitale informale o equity crowdfunding. Con l’ingresso in Serie A e B il rischio si riduce progressivamente, man mano che emergono metriche concrete come il fatturato ricorrente, il tasso di crescita degli utenti e la marginalità.

Nella fase Serie C e pre-IPO il profilo si avvicina a quello di un’azienda matura, motivo per cui entrano in gioco anche investitori istituzionali e fondi di private equity, più orientati a operazioni di maggiore dimensione e minore rischio relativo.

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Come preparare un round di investimento?

Preparare un round richiede un business plan solido, una valutazione realistica, un pitch deck efficace e una due diligence interna già impostata. In questo modo la startup ha modo di presentarsi agli investitori con numeri verificabili e un utilizzo chiaro dei fondi richiesti.

Gli elementi da mettere a punto prima di avviare la raccolta sono in genere questi:

  • business plan aggiornato, con proiezioni economico-finanziarie a tre-cinque anni
  • cap table chiara, ovvero un documento che illustra la struttura societaria della startup che mostri la distribuzione delle quote tra founder, dipendenti e investitori precedenti
  • pitch deck sintetico, capace di comunicare problema, soluzione, mercato di riferimento e vantaggio competitivo
  • stima realistica della valutazione pre-money, basata su comparabili di settore e non solo su ambizioni personali
  • due diligence interna preventiva, per individuare e sanare eventuali criticità legali, fiscali o contrattuali prima che le trovi l’investitore, un passaggio descritto nel dettaglio nell’articolo sulla due diligence
  • elenco mirato di investitori potenziali, selezionati per settore, ticket medio e fase di investimento preferita.

Un round ben preparato riduce i tempi di chiusura e limita il rischio di una diluizione eccessiva delle quote dei fondatori.

 


Quali sono i metodi per investire in startup?

Le startup si possono finanziare attraverso equity, strumenti convertibili come i SAFE o le obbligazioni convertibili, e forme di finanziamento ibrido come il venture debt, ciascuno con implicazioni diverse su governance e diluizione.

I metodi più diffusi sono:

  • equity diretto: l’investitore acquista quote della società in cambio di capitale, con diritti di voto e informativi proporzionali
  • strumenti convertibili (SAFE o convertible note): il capitale versato si trasforma in equity al round successivo, spesso con uno sconto sulla valutazione futura
  • venture debt: un finanziamento a debito riservato a startup già finanziate da equity, utile per estendere la runway senza ulteriore diluizione
  • equity crowdfunding: raccolta di capitale di rischio da un ampio numero di investitori tramite piattaforme online autorizzate, con ticket di ingresso accessibili anche a chi non è un investitore professionale.

La scelta tra questi strumenti dipende dalla fase della startup, dall’urgenza del fabbisogno di cassa e dalla disponibilità dei founder a cedere quote di governance.

 

Chi finanzia maggiormente una startup?

Le fonti principali di finanziamento per una startup sono i business angel nelle fasi iniziali, i fondi di venture capital nei round successivi e l’equity crowdfunding, che può essere utilizzato trasversalmente nei diversi stadi.


I business angel sono investitori privati, spesso ex imprenditori o manager, che intervengono nelle fasi di pre-seed e seed con capitale proprio e, non di rado, con competenze e contatti utili alla crescita dell’azienda. Il loro ticket è generalmente contenuto rispetto a quello di un fondo istituzionale, ma la loro presenza è decisiva per validare l’idea agli occhi degli investitori successivi.

L’equity crowdfunding, invece, ha reso accessibile il finanziamento delle startup anche a investitori non professionali, che possono partecipare a una raccolta con importi contenuti tramite piattaforme autorizzate. Questo canale si è affermato come complemento, e in alcuni casi come alternativa, ai round tradizionali guidati da business angel e venture capital, soprattutto per le fasi pre-seed e seed, ma sempre più spesso anche in affiancamento a round di Serie A.

Il risultato fa sì che capitale informale, fondi istituzionali e crowdinvesting convivano, ciascuno intervenendo nel momento più adatto al livello di rischio e maturità della startup.

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L’investimento di progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.


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