Rilevazioni effettuate a Palazzo Spinola e Palazzo Reale durante l’apertura al pubblico. USB P.I. Liguria sollecita interventi entro 48 ore, pause straordinarie, acqua fresca, ingressi contingentati e protezioni specifiche per i lavoratori fragili


Temperature percepite superiori ai 42 gradi nelle sale dei Musei nazionali di Genova, mentre dipendenti e visitatori continuano a lavorare e a muoversi in ambienti resi ancora più pesanti dall’umidità e dall’affollamento. È la situazione denunciata da USB P.I. Liguria, che chiede alla Direzione interventi immediati e avverte che, in mancanza di risposte concrete, la vicenda sarà segnalata agli organismi competenti per la tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Le rilevazioni strumentali sono state effettuate durante il normale orario di apertura al pubblico a Palazzo Spinola e Palazzo Reale. Secondo i dati diffusi dal sindacato, nella Galleria degli Specchi di Palazzo Spinola la temperatura percepita avrebbe raggiunto i 42,6 gradi, mentre nella Sala Duca di Genova di Palazzo Reale sarebbero stati registrati 40,9 gradi. Valori che, sulla base dell’indice Humidex utilizzato per misurare il disagio provocato dalla combinazione tra caldo e umidità, rientrerebbero nella fascia di “pericolo”.

USB sottolinea che il problema non riguarda soltanto il disagio fisico provocato dal caldo, ma la sicurezza quotidiana di chi lavora nelle sale e del pubblico che visita i musei. Il microclima interno, secondo il sindacato, viene ulteriormente aggravato dalla presenza contemporanea di numerose persone, soprattutto negli ambienti più raccolti e privi di un adeguato ricambio d’aria.
«Non possiamo più aspettare», afferma USB P.I. Liguria, contestando la risposta finora arrivata dalla nuova Direzione dei Musei nazionali di Genova. L’unica proposta sarebbe stata quella di un incontro conoscitivo della durata di 45 minuti, fissato per il 27 luglio. Una soluzione giudicata insufficiente davanti a un’ondata di calore che, secondo le prospettive richiamate nel comunicato, potrebbe proseguire almeno fino alla metà di settembre.
Il sindacato precisa che le criticità non sono nate con l’attuale Direzione, insediatasi recentemente, e dichiara di non volerle attribuire responsabilità per problemi precedenti. Ritiene però non rinviabile l’obbligo dell’amministrazione di proteggere la salute dei dipendenti e di garantire condizioni adeguate anche ai visitatori.
USB richiama le disposizioni del decreto legislativo 81 del 2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. In particolare, la normativa stabilisce che la temperatura degli ambienti debba risultare adeguata all’organismo umano, tenendo conto anche dell’umidità e della circolazione dell’aria, e impone al datore di lavoro di valutare il rischio legato al microclima.
Le conseguenze di un’esposizione prolungata a condizioni così pesanti possono comprendere colpi di calore, crampi, disidratazione, stato confusionale e perdita di concentrazione. Quest’ultimo effetto, osserva il sindacato, può aumentare anche il rischio di infortuni durante le attività lavorative.
USB P.I. Liguria chiede che entro 48 ore vengano adottati provvedimenti concreti. La prima richiesta riguarda la chiusura programmata degli ambienti nelle fasce orarie in cui le temperature diventano incompatibili con la tutela della salute. Il sindacato propone anche la sospensione dell’apertura al pubblico nei momenti di maggiore esposizione e, in ogni caso, durante le giornate caratterizzate dal livello massimo di allerta per le ondate di calore.
Tra gli interventi sollecitati figurano una sorveglianza sanitaria mirata per i dipendenti fragili, la riduzione dei ritmi di lavoro e l’introduzione di pause straordinarie. Viene inoltre chiesto di garantire acqua potabile fresca e facilmente accessibile in ogni momento della giornata.
Per ridurre il calore prodotto dall’affollamento, USB propone di contingentare gli ingressi nelle ore più calde. Il sindacato domanda anche l’attivazione del cosiddetto “sistema del compagno”, attraverso il quale i lavoratori possano controllarsi reciprocamente e riconoscere tempestivamente i sintomi di un malore, insieme alla predisposizione di uno specifico piano di emergenza per le patologie provocate dal caldo.
Il problema assume un peso ancora maggiore perché riguarda edifici storici e ambienti monumentali nei quali gli interventi di climatizzazione possono risultare più complessi. Per USB, tuttavia, le difficoltà tecniche e le esigenze di conservazione del patrimonio non possono giustificare l’assenza di misure organizzative immediate, soprattutto quando le temperature percepite superano i 40 gradi.
Il sindacato chiede quindi di intervenire nell’immediato con strumenti che non richiedono necessariamente lavori strutturali: riduzione delle presenze, sospensione temporanea delle visite, maggiore disponibilità di acqua, pause aggiuntive e rimodulazione degli orari. L’obiettivo è evitare che personale e pubblico continuino a essere esposti per ore a condizioni considerate potenzialmente pericolose.
In assenza di risposte, USB P.I. Liguria annuncia che segnalerà la situazione all’Ispettorato nazionale del lavoro e alla struttura per la Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, valutando inoltre ulteriori iniziative a tutela dei dipendenti.
La denuncia arriva mentre Genova sta affrontando più giornate consecutive di allerta rossa per il caldo. Nei musei, però, il problema non sarebbe limitato alla temperatura esterna: l’umidità, il limitato movimento dell’aria e l’affollamento trasformerebbero alcune sale in ambienti nei quali il calore percepito diventa molto più elevato di quello indicato dal termometro. Una condizione che USB considera incompatibile con la normale prosecuzione delle attività senza misure urgenti.
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