Il recupero delle dimore storiche richiede attenzione nel trattare gli elementi che definiscono l’identità dell’edificio e il valore delle trasformazioni accumulate nel tempo. Murature antiche, coperture lignee, rivestimenti, aperture e ampliamenti orientano scelte diverse tra conservazione, sostituzione e riuso.
Ogni scelta progettuale comporta inoltre verifiche tecniche e autorizzative specifiche. L’apertura di un vano in una parete portante, l’inserimento di un lucernario, l’isolamento interno di una muratura antica o la sostituzione di parti di un fabbricato incidono, in misura diversa, sulla struttura, sull’aspetto dell’edificio, sulla prestazione energetica e sul titolo necessario per realizzare le opere.
I cinque casi studio affrontano questi temi attraverso interventi differenti, dal riuso del legno alla riqualificazione dell’involucro, dalla rimozione selettiva delle aggiunte al recupero delle murature in terra cruda.
1. Recupero di un fienile a Whidbey Island con il riuso del legno
Nella Whidbey Island Barn Renovation, nei pressi di Seattle, SHED Architecture & Design ha trasformato un fienile agricolo inserendo nella sagoma esistente una zona di lavoro con cucina, un appartamento indipendente e uno spazio notte per gli ospiti.
L’intervento è caratterizzato dal riuso del legno dello stesso edificio: il rivestimento esterno originario è stato smontato e ricollocato sulle pareti interne, mentre le travi recuperate dai solai sono state rilavorate in gradini, piani di lavoro ed elementi di finitura.
Il materiale recuperato mantiene irregolarità e tracce dell’esposizione atmosferica, rendendo percepibile la continuità tra il fienile agricolo e la nuova configurazione, come memoria materiale della costruzione originaria, mentre all’esterno, un nuovo rivestimento in cedro assolve la funzione di protezione dell’edificio.
Lucernari, abbaini e finestre sporgenti portano luce nella profondità del volume, affidando alle aperture l’adattamento ai nuovi usi.
2. Casa Mínima, isolamento interno delle murature storiche
Un approccio diverso è quello di Casa Mínima, recupero di una cabaña pasiega nel paesaggio rurale della Cantabria, organizzata tradizionalmente su due livelli, con stalla al piano terra e spazi stagionali al piano superiore, raggiungibili da una scala esterna in pietra.
Il progetto preserva il volume, la copertura inclinata, la scala e le murature perimetrali, spesse fino a 80 centimetri, che continuano a definire l’immagine della casa storica.
La riqualificazione energetica viene concentrata sul lato interno dell’involucro: isolamento e tenuta all’aria sono integrati dietro le nuove superfici interne, evitando di intervenire sulle facciate in pietra e permettendo all’edificio di raggiungere lo standard EnerPHit, il protocollo Passivhaus per la riqualificazione energetica dell’esistente.
Al piano terra, l’antica stalla diventa un ambiente continuo per cucina, pranzo e soggiorno; le lastre del vecchio pavimento sono state recuperate e trasferite nel patio esterno, ricavato nell’antico recinto per il letame.
3. Miraflores, recupero della casa rurale tra pietra e calcestruzzo
Nella Rural House Restoration in Miraflores, progettata da fuertespenedo arquitectos a Muros, in Galizia, il recupero parte dalla lettura delle diverse fasi costruttive del fabbricato: due volumi originari in pietra, a cui era stato aggiunto successivamente un terzo corpo, spazi frammentati e poco aperti verso la vista panoramica sulla ria di Muros.
Il progetto conserva i due nuclei storici nella forma e nelle aperture originarie, e sostituisce il terzo corpo, di minore valore architettonico, con un volume in calcestruzzo a vista dotato di ampie vetrate verso l’estuario. Una copertura continua in zinco unifica i tre volumi senza uniformarne i caratteri, mentre tre lucernari di dimensioni diverse illuminano la sala da pranzo, la doccia e l’antico spazio delle stalle, limitando l’apertura di nuovi vani sulle facciate storiche.
Il progetto mostra come il recupero di una casa rurale possa prevedere anche la rimozione selettiva di trasformazioni successive, concentrando la conservazione sui corpi che documentano l’impianto originario.
4. Casa Müller, restauro delle murature in adobe
A Chihuahua, in Messico, Casa Müller nasce dal recupero di una residenza dei primi del Novecento, a lungo abbandonata, con coperture parzialmente crollate e porzioni murarie compromesse.
Dal rilievo erano emerse fasi costruttive distinte: il nucleo più antico in adobe, un ampliamento a pianta ottagonale e successive modifiche delle aperture.
VOID Studio mantiene leggibile questa stratificazione organizzando gli spazi, che accolgono uffici, una panetteria e un’area eventi, attorno a uno dei due cortili originari.
Le murature in terra cruda lasciate a vista sono protette con un trattamento permeabile al vapore; negli uffici, le nuove contropareti si arrestano prima del soffitto, e una linea luminosa nel distacco sottolinea la separazione tra superficie storica e rivestimento contemporaneo.
Restano visibili anche frammenti di carta da parati, porzioni in laterizio e un pavimento a scacchiera legato alla storia produttiva della famiglia originaria, che evidenziano un approccio attento alla conservazione delle tracce nel recupero dell’edificio storico.
5. Villa Soranzo, la soffitta tra vincolo storico e nuovo linguaggio
Il recupero del sottotetto cinquecentesco di Villa Soranzo, a Fiesso d’Artico, da parte di MIDE architetti, ha dato vita a un’abitazione di 360 mq all’interno di una villa cinquecentesca.
L’elemento che governa il progetto è la struttura lignea della copertura che, con le sue travi attraversa gli ambienti senza interruzioni.
Le nuove partizioni interne si arrestano al di sotto delle travi, mantenendo percepibile l’estensione originaria del sottotetto.
Il pavimento continuo in resina neutra e gli intonaci restaurati completano l’intervento, mantenendo distinguibili le nuove opere dagli elementi storici.
Vincoli, stato legittimo e cambio di destinazione d’uso nel recupero di dimore storiche
Negli interventi di recupero, il regime di tutela e lo stato legittimo del fabbricato vanno verificati prima di definire le trasformazioni. Se l’edificio è dichiarato di interesse culturale ai sensi del D.Lgs. 42/2004, anche opere interne come l’apertura di un vano, la modifica di una scala, lo spostamento di una partizione o il rifacimento di una copertura devono essere sottoposte all’autorizzazione della Soprintendenza, fermi restando gli adempimenti edilizi eventualmente necessari ai sensi del D.P.R. 380/2001.
Nella stessa fase deve essere verificata l’eventuale modifica della destinazione d’uso. Prima di progettare la nuova distribuzione, è necessario accertare che la funzione prevista sia ammessa dagli strumenti urbanistici, valutare gli eventuali oneri e controllare altezze, rapporti aeroilluminanti, requisiti igienico-sanitari, accessibilità e prestazioni acustiche ed energetiche. La nuova destinazione può quindi incidere sia sull’ammissibilità dell’intervento sia sul titolo edilizio necessario.
Interventi strutturali e modifiche sull’edificio
L’apertura di un vano in una muratura portante, ad esempio, non può essere trattata come una semplice modifica distributiva. Il progettista deve rilevare la tessitura e lo spessore della parete, individuare la funzione svolta nell’organismo strutturale e verificare gli effetti dell’apertura sulla rigidezza e sulla capacità resistente. Il progetto può richiedere l’inserimento di un telaio o di altri elementi di cerchiatura. L’intervento deve essere classificato secondo le NTC 2018 e può rientrare tra gli interventi locali quando non modifica significativamente la rigidezza, la resistenza e il comportamento globale della costruzione. Prima dei lavori è inoltre necessario espletare il deposito o ottenere l’autorizzazione sismica secondo le procedure regionali.
Nel caso di demolizione e ricostruzione di volumi aggiuntivi, come nel progetto di Miraflores, vanno accertati preliminarmente la legittimità della parte da rimuovere e il suo rapporto con la configurazione storica dell’edificio. La sostituzione del volume può incidere su sagoma, volumetria e prospetti e deve essere inquadrata, in base alle opere effettivamente previste, tra le fattispecie di ristrutturazione edilizia disciplinate dal D.P.R. 380/2001. Da tale inquadramento, oltre che dal regime di tutela e dalla disciplina regionale, dipende il titolo edilizio necessario.
La data più recente dell’aggiunta non è sufficiente a giustificarne la demolizione quando l’immobile è tutelato: il progetto deve documentarne caratteristiche, stato di conservazione e valore rispetto alle altre fasi costruttive.
Anche l’inserimento di lucernari e abbaini comporta verifiche che riguardano sia la copertura sia l’aspetto esterno dell’edificio. Occorre controllare l’interferenza con travi e capriate, definire i rinforzi necessari e risolvere i nodi di impermeabilizzazione e isolamento. Se il fabbricato è tutelato o ricade in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, le nuove aperture devono essere valutate nell’ambito dei rispettivi procedimenti di autorizzazione culturale o paesaggistica.
Requisiti energetici e riuso di componenti storici
Sul piano energetico, gli edifici tutelati non sono automaticamente esclusi dal rispetto dei requisiti minimi. L’esclusione da specifiche prescrizioni opera quando l’autorità competente accerta che la loro applicazione comporterebbe un’alterazione sostanziale del carattere storico, artistico o paesaggistico del fabbricato.
Anche il riuso di componenti storiche, come vecchie capriate o travi e solai lignei, deve essere oggetto di valutazione tecnica e definito in fase di progetto. Gli elementi destinati al recupero vanno individuati e verificati in relazione allo stato di conservazione e alla nuova funzione.
Se mantengono o assumono un ruolo strutturale, occorre indagare sulle loro proprietà fisico-meccaniche, valutarne il degrado e verificare la capacità resistente rispetto al nuovo impiego.
Titoli edilizi, autorizzazioni, verifiche strutturali e requisiti energetici devono essere coordinati con le scelte di conservazione e trasformazione del manufatto, perché da questo inquadramento dipendono la possibilità di realizzare le opere e le soluzioni tecniche ammissibili.
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Nicola Damato
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