Riflettevo guardando dei bambini che stavano insieme cioè stavano insieme ai loro smartphone più che fra di loro.
Si distraevano solo per mostrare, ciò che stavano guardando loro sullo schermo, all’amico accanto ma nulla di più.
Troppo facile ricordare i tempi in cui finita la scuola si poteva stare di più con gli amici più o meno coetanei e si organizzava giochi, partite, scherzi, o anche cavolate che addirittura sono quelle cose che ricordo ancora.
Adesso i bambini crescono sempre più rapidamente e non parlo solo a livello fisico ma, soprattutto mentale e non parlo di genialità e di maturità, che sarebbe positivo, ma di diventare grandi perdendo le caratteristiche più belle, importanti e irrecuperabili.
Sarebbe bello che anche i genitori capissero che non è il massimo, neppure per loro, bruciare le tappe dei loro piccoli.
Perché lo so e lo riconosco personalmente che è dura e alcune volte non si vede l’ora che i nostri cuccioli crescano, ma per poi finire per rimpiangere, riguardando le immagini, quei momenti.
Io devo essere sincero, ho dentro di me e percepisco il Roberto bambino e conservo gelosamente questo spirito ereditato da mio padre, che l’ha conservato fino alla fine.
Quasi tutti gli studiosi pensatori, filosofi, psicologi, neuroscienziati hanno affrontato questo tema e voglio riportare e commentare alcune di queste affermazioni.
“Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire e la voglia di comunicare”, diceva Bruno Munari, eclettico artista, designer e scrittore italiano, considerato uno dei massimi maestri del design del XX secolo. Munari aveva un pensiero pedagogico ed esistenziale, era convinto che l’infanzia non fosse un’età da superare, ma un tesoro da proteggere.
Per Munari occorre mantenere vivo il bambino che è in noi per evitare la rigidità mentale e continuare a meravigliarsi del mondo circostante; perché il motore della conoscenza e dell’apprendimento è la CURIOSITÀ, il PIACERE di CAPIRE è un atto di gioia, come la voglia di COMUNICARE e condividere le proprie scoperte con gli altri
Per il Grande vecchio: Ernest Hemingway:“La cosa importante è diventare un maestro e, nella vecchiaia, trovare il coraggio di fare ciò che i bambini facevano quando non sapevano nulla.”
Per Hemingway dopo aver accumulato esperienza, padronanza e competenza essere “diventato un maestro“, il vero CORAGGIO sta proprio nel recuperare la libertà, la spontaneità e la meraviglia tipiche dell’infanzia, agendo senza la paura di sbagliare.
Quindi, anche dopo essere diventato un maestro, non smettere di imparare e da questa posizione, trovare il coraggio di tornare alla libertà dei bambini, con l’anima deve rimanere viva, testarda, curiosa come quella di un bambino.
Dobbiamo cambiare pensiero: invecchiare non è una condanna, anzi è uno stato di grazia, con l’età si può essere doloranti, con i capelli bianchi, il corpo che comincia ad arrugginire, e bisogna portare cautela, ma non deve spegnersi il desiderio di vivere, di imparare, possiamo ridere di noi stessi, stupirci come se avessimo cinque anni e possiamo permetterci di provare ancora qualcosa che ci fa battere il cuore.
Se guardi un bambino, osserva i suoi occhi quando gioca o disegna, occhi sognanti e con uno sbrilluccichio incantevole, non pensa a cosa potrà servire una determinata azione ma, crea in piena presenza e con gioia.
Basta pensare a come gioca un bambino:
- Non chiede il permesso.
- Non calcola la figura che eventualmente fa.
- Non si chiede se nel gioco riesce.
Quando osservi un bambino sei di fronte a una PERSONA che non si perde d’animo e si stupisce anche di fronte al più piccolo accadimento quotidiano.
La paura del fallimento e del giudizio altrui è una conquista dell’età adulta, non nasciamo con quella paura.
I bambini osano, si sporcano, provano, sbagliano e ricominciano e per Hemingway, non è una questione di età: è una questione di coraggio, diventare coraggiosi nello spirito, liberandosi dal timore del giudizio altrui.
Sempre Ernest Hemingway nel romanzo postumo “Vero all’alba” , “True at First Light”, pubblicato nel 1999, esprime il pensiero dello scrittore sull’importanza di mantenere intatti l’entusiasmo, l’onestà e la purezza d’animo, anche quando si affrontano le dure prove della vita e così recita:
Avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore.Un uomo deve comportarsi da uomo.Deve sempre combattere,preferibilmente e saggiamente,con le probabilità a suo favore,ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito.Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali,e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi.Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino,un’onestà da bambino,una freschezza e una nobiltà da bambino.
Anche in questo caso la riflessione rispecchia la filosofia dello scrittore, invecchiare non significa spegnersi, ma piuttosto affrontare il tempo con la purezza, lo stupore, la curiosità, l’onestà tipiche di chi è bambino, mantenere il coraggio e l’audacia di un bambino in un mondo spesso cinico non è un segno di debolezza, ma una grande dimostranza di forza e nobiltà d’animo.
Ritrovare lo spirito dell’infanzia significa dunque connettersi con quello che di bello c’era quando muovevi i primi passi nel mondo, e portare il senso del gioco anche nelle piccole azioni che ogni giorno compi per essere una persona di cuore.
Per il filosofo Arthur Schopenhauer, l’infanzia è un’età di pura contemplazione in cui l’intelletto prevale sulla volontà, perché il bambino, libero dalle passioni e dagli affanni della vita adulta, osserva il mondo con uno guardo disinteressato.
Questa purezza rende i bambini simili a dei piccoli geni, poichè entrambi non si limitano ad utilizzare la realtà ma sanno meravigliarsene e sosteneva: Ogni genio è un gran fanciullo.
Per il filosofo nell’infanzia, l’esistenza è caratterizzata dal primato dell’intelletto, dalla conoscenza e dalla scoperta, i desideri sono limitati e la volontà cieca di vivere (per Schopenhauer la fonte di ogni dolore) non ha ancora preso il sopravvento, dando alla vita un sapore di perenne novità.
Chi perde questa fanciullezza per diventare un adulto rigido e puramente razionale potrà essere un ottimo cittadino, ma non sarà mai un genio.
Nel 1912, lo.psichiatra svizzero Carl Jung, introduce la metafora psicologica del “bambino interiore“, un concetto emerso analizzando la figura del Puer Aeternus – Eterno Fanciullo.
Nella sua psicologia analitica è l’archetipo del Fanciullo Divino, che rappresenta la parte più antica, vulnerabile e autentica del nostro io:“È necessario restare bambini pur essendo diventati adulti.”
È necessario recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia per equilibrare un mondo adulto, spesso svuotato, in cui viene a mancare l’entusiasmo, in cui non si sa godere del: qui ed ora.
Il bambino interiore è una parte della nostra personalità che resta sempre bambina, e che quindi mantiene in sé le caratteristiche legate al mondo dell’infanzia.
È l’aspetto di noi che simboleggia e porta nella vita la giocosità, la creatività, lo stupore, l’innocenza, la vulnerabilità e il potenziale di crescita.
Questa parte vitale della psiche porta con sé sia lo stupore per la vita, la luce interiore ma, anche la vulnerabilità le ferite emotive irrisolte dell’infanzia.
Per lo psicanalista, il bambino non rappresenta solo il passato, ma è l’inizio e la fine, la luce e l’ombra, ma resta una figura orientata al futuro e al rinnovamento, che spinge l’individuo verso l’evoluzione personale e la totalità.
Integrare l’archetipo del fanciullo nella vita adulta è essenziale per il processo di individuazione: la realizzazione del proprio Sé.
Bisogna impegnarsi per liberare il nostro bambino interiore, la maggior parte degli adulti ha in sé un bambino interiore ferito, di cui i bisogni primari di accudimento, amore incondizionato e riconoscimento, non sono stati soddisfatti nell’infanzia.
La ferita primordiale viene registrata nel cervello come “evento traumatico” associato ad un’emozione spiacevole, andando a minare l’autostima, la sicurezza di sè, l’autenticità, le relazioni.
Se da adulti si provano reazioni emotive sproporzionate, ansia, rabbia immotivata, la sensazione di non essere mai abbastanza, se si ha la difficoltà a dire di no, ipercontrollo e mancanza di fiducia, molto probabilmente è il nostro bambino interiore ferito che sta cercando di attirare l’attenzione.
A questo punto inserisco una, almeno per me, un bellissimo pensiero di Carmen Cascone:
Nessuno torna indietro asalvare il bambino che eri. Ma tu puoi smettere diabbandonarlo!
Spesso aspettiamo che qualcuno dal passato o dall’esterno arrivi a riparare i torti subiti, ma la vera svolta avviene quando ci assumiamo la responsabilità di noi stessi, riconoscere il proprio mondo affettivo è il primo passo per ricostruire un equilibrio interiore autentico.
Qualche volta mi è capitato di pensare che certe cose sono da bambini o meglio, che certi atteggiamenti infantili non sono proprio consoni alla vita adulta.
Spesso però non sono cose sbagliate ma, soltanto frutto di pregiudizi, lo spirito dell’infanzia è un qualcosa da amare, da continuare a coltivare e conservare quel senso di stupore e di meraviglia che è una prerogativa dei bambini.rappresenta il rinnovamento della vita, la spontaneità, ed una nuova apertura verso il futuro.
Tutto questo non deve significare non crescere e diventare “adulti” e avere comportamenti incoscienti, perché il bambino può manifestare anche un aspetto distruttivo, i suoi capricci, portando l’adulto ad essere dipendente, pigro, a fuggire i problemi, totalmente incapace di prendere decisioni, di assumersi le responsabilità della vita, di sacrificarsi, di fare le cose regolarmente.
Per crescere e diventare adulti, senza perdere il senso della totalità, e mantenere intatti i valori del bambino, senza uscire dalla vita fantastica dell’infanzia, non c’è altra strada che conoscere il proprio bambino interiore nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti molteplici, nel suoi lati luminosi e di ombra.
È fondamentale conoscere, riconoscere, accettare questa parte di noi, il proprio mondo interiore fatto di desideri e di sogni, di speranza e di libertà, farla fiorire per recuperarne le qualità.
Mantenere vivo il proprio bambino interiore è fondamentale per gli adulti, tanto che Aldo Carotenuto lo psicoanalista, filosofo e scrittore italiano affermava: “È necessario restare bambini pur essendo diventati adulti.”
Recuperare l’equilibrio nel mondo adulto, non vergognandosi di esprimere le proprie emozioni, di chiedere, senza cristallizzare il dolore, il rifiuto, lo scompenso, non significa promuovere il rifiuto delle responsabilità, l’immaturità ma, un antidoto alla rigidità e alla freddezza che spesso caratterizzano il mondo adulto.
Coltivare questa attitudine permette di affrontare le sfide quotidiane con leggerezza, e di vivere relazioni autentiche e libere, significa preservare, conservare e custodire la parte più pura della nostra personalità, l’entusiasmo e l’autenticità emotiva oltre che:
1) La SPONTANEITÀ di esprimere le proprie emozioni senza la paura del giudizio, esprimere i propri sentimenti senza filtri o sovrastrutture sociali.
2) La MERAVIGLIA che permette di emozionarsi davanti a una scoperta inaspettata, ad apprezzare ancge le piccole cose e a godere del momento presente. 3) La CREATIVITÀ che stimola la fantasia e il desiderio di apprendere sempre cose nuove.
4) La CURIOSITÀ che spinge a imparare cose nuove e a non smettere mai di farsi domande sul mondo.
In definitiva coltivare questa parte di noi, aiuta a curare le proprie ferite emotive e a non perdere il contatto con la parte più luminosa della propria personalità.
Infine per la scrittrice francese Marguerite Yourcenar
“Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito”.
Come non finire con il più grande dei profeti moderni: Gesù Cristo:
“Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli.”
Sarebbe certamente un mondo più bello se mantenessimo la curiosità, la meraviglia, la purezza, la spontaneità di un bambino.
Buona riflessione.Roberto Kudlicka
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