“Essere diversi in un mondo conforme è un atto di responsabilità”: Matteo Ascheri lancia ‘Irregolanti’ – Targatocn.it



Una balena che vola sopra vigne disegnate come onde. Un’immagine impossibile per una parola che ancora non esisteva: “Irregolanti”. È il nome scelto dall’imprenditore vitivinicolo Matteo Ascheri, ex presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani,  per una giornata che vuole uscire dalle formule abituali con cui il mondo del vino racconta sé stesso e discutere, senza un manifesto già scritto, di indipendenza, lavoro, ambiente, inclusione e comunicazione.

L’appuntamento è per lunedì 7 settembre alle Cantine Ascheri di Bra, in via Piumati 23. Alle 11.30 Ascheri dialogherà con Chiara Cavalleris di Dissapore nel talk “Irregolanti – Anticonformismo e pensiero critico nell’imprenditoria indipendente”. Dalle 15 alle 20 il cortile della cantina si aprirà invece agli assaggi, alla musica e a una selezione di artigiani chiamati non soltanto per i loro prodotti, ma per l’idea di impresa che rappresentano.

L’iniziativa arriva dopo anni in cui Ascheri ha spesso portato nel dibattito vitivinicolo posizioni poco concilianti con l’idea del “si è sempre fatto così”: dalla struttura e dal ruolo dei consorzi alla comunicazione delle denominazioni, dalla sostenibilità economica della filiera fino alla necessità di ripensare i vigneti davanti al cambiamento climatico. Questa volta la riflessione parte dalla sua azienda, ma prova deliberatamente a superarne i confini.

“Abbiamo coniato una parola che non esiste. ‘Irregolanti’ nasce dall’irregolarità intesa non come mancanza di regole, ma come capacità di stare fuori dalla conformità. Vogliamo partire dalla nostra esperienza e arrivare a discutere in modo più generale dei cambiamenti climatici, sociali e politici che stiamo attraversando.”


Per Ascheri l’indipendenza non coincide con un atteggiamento eccentrico o con la ricerca della provocazione. Si misura, piuttosto, nelle decisioni imprenditoriali: produrre a Bra senza costruire nuovi edifici tra i vigneti, non consumare ulteriore suolo, assumere direttamente i lavoratori invece di ricorrere alle cooperative, garantire contratti stabili e salari adeguati.

“Tutto nasce da una parola: rispetto. Rispetto della natura, perché qualunque costruzione realizzata in mezzo ai vigneti, bella o brutta che fosse, avrebbe modificato quel luogo per sempre. Rispetto delle persone, che non lavorano per noi ma con noi. E rispetto per noi stessi, per la possibilità di portare avanti le nostre idee senza uniformarci al pensiero dominante.”

Un confronto trasversale e multitema

La scelta di restare nella sede urbana di Bra diventa così parte del racconto. Non una rinuncia a una cantina scenografica nel paesaggio, ma una decisione coerente con l’idea di non occupare altro terreno agricolo. Allo stesso modo, l’organizzazione del lavoro diventa un elemento identitario quanto il metodo di vinificazione.

Il confronto toccherà anche il momento complesso attraversato dal settore. Consumi in trasformazione, mercati meno prevedibili e cambiamento climatico richiederebbero, secondo Ascheri, risposte meno convenzionali. Tra gli esempi ritorna quello dei vigneti esposti a nord, ipotesi spesso accolta con diffidenza proprio perché contraddice abitudini consolidate.

“Davanti alle criticità del vino servono soluzioni capaci di superare i confini abituali. Pensare di impiantare maggiormente a nord, in presenza di temperature sempre più alte, può essere una risposta utile. Eppure si continua spesso a ragionare secondo la formula: abbiamo sempre fatto così, quindi continueremo a farlo. È esattamente il pensiero conforme che vorremmo mettere in discussione.”


Il ragionamento si allarga anche al linguaggio con cui il vino viene raccontato. Secondo Ascheri, alcune parole hanno perso forza perché abusate, mentre altre possono descrivere meglio il cambiamento in atto.

“Ci sono termini diventati slogan. Proveremo a cancellare ‘sostenibilità’ e a sostituirla con ‘rispetto’; a togliere ‘integrazione’ per parlare di ‘partecipazione’; nella comunicazione cancelleremo ‘like’ e metteremo ‘live’. Non vogliamo consegnare nuove formule, ma offrire spunti e coinvolgere le persone nella discussione.”

Anche il vino verrà sottratto agli accostamenti più prevedibili. Niente indicazioni rigide su selvaggina o piatti irraggiungibili nella vita quotidiana: le etichette di Ascheri saranno messe in relazione con canzoni, libri, film e quadri.

“Quegli abbinamenti tradizionali possono diventare barriere all’ingresso. Se associ un vino soltanto a un piatto che una persona non mangerà mai, rischi di allontanarla. Noi preferiamo parlare di una versione ‘unplugged’ del vino: la tecnica resta importante, ma sopra la tecnica esistono aspetti culturali e valoriali ancora più decisivi.”

Accostamenti inusuali e la volontà di proseguire

La colonna sonora non sarà un semplice accompagnamento. L’apertura del confronto sarà affidata a “Muso duro” di Pierangelo Bertoli, scelta come simbolo dell’indipendenza e della capacità di mantenere una posizione anche quando non coincide con quella prevalente. Nel corso della mattinata entreranno nel dibattito anche figure come Pietro Mennea, Gigi Riva, Freak Antoni, Giorgio Gaber e Franco Battiato, accomunate dalla capacità di costruire percorsi fuori dagli schemi.


“Sono persone che hanno saputo essere diverse nel proprio campo. Il problema è che quelle che abbiamo individuato finora sono tutte morte: per le prossime edizioni dovremo fare lo sforzo di trovare un irregolare vivente.”

La battuta lascia già intuire che “Irregolanti” non nasce come un appuntamento isolato. Il 7 settembre rappresenta infatti il numero zero di un progetto destinato a proseguire, coinvolgendo ogni anno persone capaci di interpretare l’indipendenza di pensiero in ambiti differenti.

Nel pomeriggio il confronto prenderà forma concreta attraverso produttori e artigiani scelti perché portatori di approcci personali al cibo e all’impresa. Accanto ai vini della cantina saranno presenti formaggi, prodotti da forno, proposte gastronomiche e altre esperienze accomunate da una particolare attenzione al lavoro, all’inclusione sociale e alla qualità delle relazioni. La locandina sintetizza questa seconda parte con la definizione di “artigiani fuori dagli schemi”, accompagnati da cibo, vino e musica.

“Abbiamo voluto circondarci di persone che, insieme ai loro prodotti, portassero un’idea diversa. L’inclusione sociale, l’indipendenza del pensiero, il rapporto diretto con il lavoro: il pomeriggio non sarà separato dal confronto della mattina, ma ne rappresenterà una continuazione concreta.”

Più che contrapporre una nuova ortodossia a quella esistente, “Irregolanti” prova così a creare uno spazio nel quale le scelte possano tornare a essere discusse. Nel vino come nell’impresa, l’irregolarità evocata da Ascheri non consiste nell’ignorare le regole, ma nel rifiutare che l’abitudine diventi l’unico criterio possibile.


“Essere diversi in un mondo costruito sulla conformità è un atto di responsabilità. Non vogliamo fare un manifesto: vogliamo porre domande e provare a rimettere in movimento il pensiero.”




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 Daniele Vaira

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