Fuga dall’afa in Calabria, ecco le riserve fluviali dove trovare refrigerio • Meraviglie di Calabria


Ad aprire un qualsiasi portale di notizie meteo in questi giorni, i bollettini regionali non lasciano speranze. Le spiagge sono roventi, il mare è caldo come il brodo della domenica e persino in alta quota sul Pollino, Sila o in Aspromonte si boccheggia sotto i colpi dell’anticiclone africano. Quando la sabbia minaccia di sciogliere le ciabatte infradito e pure i condizionatori gettano la spugna, la scienza del comfort termico ci impone una ritirata strategica verso l’unica risorsa rimasta intatta, ovvero l’acqua corrente e ghiacciata dei fiumi protetti dalle nostre riserve naturali. Si tratta di veri e propri santuari dell’idro-refrigerio dove l’aria condizionata viene felicemente sostituita da millenni di geologia, ombre impenetrabili e correnti sotterranee.

Se il termometro segna temperature folli, la prima linea di difesa si trova ad Orsomarso, nella Riserva Naturale Statale Valle del Fiume Argentino. Questa spettacolare fenditura naturale è una delle aree più selvagge e intatte d’Europa, dove il fiume nasce dal cuore del Pollino e scorre incassato tra pareti rocciose altissime, protetto da fitti boschi che creano una tettoia vegetale impenetrabile per i raggi solari. Qui l’acqua è così limpida e fredda che camminare lungo il letto del fiume, con calzature adatte, offre un refrigerio immediato che azzera all’istante qualsiasi ricordo dell’afa costiera e restituisce la vita a chiunque vi si immerga.

Rimanendo sempre a nord della regione, la Riserva Naturale Gole del Lao si rivela l’unico posto dove potete farvi prendere a schiaffi da spruzzi d’acqua a temperature montane mentre tutto intorno il mondo si scioglie. Le gole del Lao formano un canyon profondo e suggestivo dove la fitta vegetazione ripariale e la conformazione delle rocce bloccano l’aria calda, creando un corridoio termico ventilato e umido al punto giusto. Salire su un gommone da rafting a Laino Borgo non è semplicemente un’attività sportiva, ma un vero trattamento medico d’urgenza contro l’insolazione.

Se vi trovate invece nel crotonese, la Riserva Naturale Regionale del Vergari a Mesoraca è l’asso nella manica che non vi aspettate, perfetto per chi pensa che per fare il bagno serva per forza la salsedine. Questa splendida riserva custodisce un parco fluviale dove l’acqua scorre limpida tra massi di granito e fitta vegetazione, creando una serie di cascate e conche d’acqua gelida e profonda che gli abitanti del luogo chiamano storicamente vuddri. Dimenticate gli stabilimenti balneari con la musica a palla e immaginate di tuffarvi nella Conca Lazzara o nella mitica Carrozzella, una piscina naturale dove le rocce ricoperte di muschio fungono da scivoli. Potete galleggiare all’ombra delle felci e magari incrociare la rarissima Salamandrina dagli occhiali, per poi cercare un po’ di ombra mistica tra i resti della vicina Abbazia di Sant’Angelo de Frigillo.


Nel territorio di Sersale, in provincia di Catanzaro, la Riserva Naturale Regionale delle Valli Cupe offre un altro itinerario antiafa in una rete di gole e cascate segrete nate forse appositamente per chi odia il sudore. Questo incredibile geosito custodisce canyon strettissimi e una serie di cascate, come quella del Campanaro o d’Arvo, che generano pozze d’acqua limpidissima e microclimi freschi totalmente isolati dal forno esterno. Camminare in questi canyon vi farà sentire come Indiana Jones, ma con l’obiettivo molto più nobile di trovare un angolo d’ombra dove non vi si appiccichi la maglietta, godendovi una nebulizzazione continua e gratuita nettamente superiore a qualsiasi impianto di climatizzazione artificiale.

Scendendo ancora, la vera apoteosi del fresco si nasconde nel cuore delle Serre Calabresi, dove con il loro fragore appaiono le maestose Cascate del Marmarico a Bivongi. Centoquattordici metri di salto le rendono le cascate più alte dell’Appennino meridionale. Arrivarci richiede un pizzico di fatica, ma la ricompensa finale è una piscina naturale circondata da pareti rocciose che spruzzano goccioline d’acqua gelata a ciclo continuo, facendovi dimenticare all’istante l’esistenza dell’estate.

Se poi si prosegue il viaggio verso la punta dello stivale, nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, la salvezza termica si chiama Cascate del Maesano, note anche come Cascate dell’Amendolea e alimentate dal torrente Menta. Qui l’acqua compie tre salti che terminano in altrettante vasche scavate nella roccia, dove in estate fare il bagno nell’ultima pozza è un rito obbligatorio per rianimarsi dallo stato vegetativo causato dall’afa. Altrettanto affascinanti sono le Cascate Mundu e Galasia a Molochio, immerse in un vallone dall’aspetto quasi subtropicale dove l’umidità delle rocce e l’acqua corrente creano un ecosistema talmente fresco e isolato da farvi dubitare di essere ancora nella torrida Calabria estiva.

Tuttavia, prima di lanciare lo smartphone in borsa e partire all’avventura, c’è un dettaglio vitale da rispettare. L’ambiente fluviale in Calabria è tanto spettacolare quanto selvaggio e non tutti i percorsi ammettono il fai-da-te. Se per una sosta lungo il Vergari o per ammirare alcune cascate delle Valli Cupe i sentieri sono tracciati e accessibili, addentrarsi nei canyon più stretti, fare torrentismo o sfidare le correnti del Lao richiede tassativamente l’intervento di guide ambientali escursionistiche ufficiali o di istruttori di rafting qualificati. Non si tratta solo di avere il caschetto o la muta adatta, ma di sapere che ci sono criteri di sicurezza imprescindibili. Affidarsi ai professionisti del territorio è l’unico modo per godersi l’avventura in tranquillità.

Soprattutto, la regola è portare rispetto totale per l’ambiente. Scegliete la vostra riserva, contattate la guida giusta e preparatevi a riscoprire una Calabria inedita, dove il rumore della corrente è musica e l’aria torna finalmente a farsi respirare. L’evasione dalla prigione d’afa comincia da qui, seguendo il passo lento e rigenerante dei nostri fiumi.


di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)




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