Opinione pubblica europea divisa sul provvedimento per la scansione delle chat a caccia di contenuti pedopornografici. Ma le esigenze di sicurezza si scontrano con quelle di privacy.
Lo scorso 9 luglio l’Europarlamento ha dato il via libera a Chat Control 1.0, la proposta delle capitali Ue di estendere una deroga alle norme sulla privacy digitale allo scopo di consentire il monitoraggio e la segnalazione della potenziale condivisione di materiale pedopornografico (Csam) da parte delle piattaforme digitali.
Gli eurodeputati vogliono escludere dall’ambito di applicazione della legge le “comunicazioni alle quali è stata, è o sarà applicata la crittografia end-to-end”, ossia i messaggi privati e crittografati scambiati tra utenti sulle piattaforme di messaggistica come WhatsApp e Signal. Ora il Consiglio UE ha tre mesi per approvare questa nuova versione.
Ma sembra che i vertici Ue non siano soddisfatti dell’esito delle prime due votazioni.
Problemi di sicurezza di Chat Control
Negli ultimi anni, oltre 800 esperti di sicurezza informatica e privacy hanno messo in guardia sui limiti tecnologici della scansione di massa volontaria e dell’analisi dei contenuti basata sull’IA, nonché sui rischi che queste tecnologie comportano per i diritti fondamentali.
La loro valutazione riflette un ampio consenso sul fatto che le tecnologie attualmente disponibili continuano a presentare tassi di errore inaccettabilmente elevati, che la scansione indiscriminata solleva significative preoccupazioni in termini di proporzionalità e che sono disponibili approcci più efficaci e mirati per contrastare i contenuti dannosi.
L’UE dovrebbe controllare i tuoi messaggi privati con “Chat Control”?
L’iniziativa “Chat Control” dell’UE per combattere gli abusi sessuali sui minori sta suscitando notevoli polemiche in tutto il blocco, poiché consentirebbe alle piattaforme di messaggistica di scansionare le chat private per individuare contenuti illegali. L’UE dovrebbe controllare i tuoi messaggi?
I sostenitori sostengono che gli strumenti digitali automatizzati siano necessari per proteggere i minori online, ma gli attivisti per la privacy e gli esperti di sicurezza avvertono che tali misure potrebbero di fatto legalizzare la sorveglianza di massa.
L’iter legislativo si articola in due fasi: una misura provvisoria (Chat Control 1.0) e una proposta di regolamento permanente (Chat Control 2.0). La prima prevede un’esenzione dalla Direttiva ePrivacy dell’UE, consentendo alle piattaforme di scansionare le comunicazioni non crittografate su base volontaria. Chat Control 2.0, invece, è la proposta della Commissione per una legge permanente e obbligatoria.
Al centro del dibattito c’è la crittografia end-to-end, utilizzata dalle app per garantire che solo il mittente e il destinatario possano leggere i messaggi. Per scansionare le comunicazioni crittografate, la proposta di legge richiederebbe alle aziende tecnologiche di implementare la “scansione lato client”, che intercetta e analizza i messaggi direttamente sul dispositivo dell’utente prima che vengano crittografati.
Per saperne di più su Chat Control
Organizzazioni per i diritti digitali ed esperti tecnici avvertono che i filtri automatici basati sull’intelligenza artificiale utilizzati per la scansione sono inaffidabili e soggetti a “falsi positivi”. Normali foto o messaggi di famiglia potrebbero essere segnalati come illegali, innescando segnalazioni automatiche alle forze dell’ordine e minando la presunzione di innocenza.
Gli utenti dovrebbero dare priorità alla sicurezza rispetto alla privacy? Una soluzione basata sull’intelligenza artificiale è sufficiente?
Chat Control 2.0: opinione pubblica europea divisa
Un sondaggio del Central European Digital Media Observatory (CEDMO), condotto tra gennaio e febbraio 2026 in nove Paesi europei, mostra che i cittadini sono divisi sulla proposta di regolamento europeo Chat Control 2.0 (CSAR). Mentre una maggioranza ritiene che possa aumentare la sicurezza online, una parte significativa teme effetti negativi sulla privacy e sulla libertà di espressione.
Scarsa conoscenza della proposta
Soltanto il 21,7% degli intervistati dichiara di conoscere Chat Control 2.0 e appena il 21,6% ritiene di essere sufficientemente informato. La consapevolezza è più alta in Germania e più bassa in Estonia.
Timori per privacy e libertà di espressione
Il 28,1% degli europei teme che la normativa possa limitare la libertà di espressione online. Inoltre, il 38,1% è preoccupato che i sistemi automatici possano classificare erroneamente contenuti legittimi, con possibili conseguenze sulla comunicazione privata.
La maggioranza si aspetta più sicurezza
Nonostante le preoccupazioni, il 57,6% degli intervistati ritiene che Chat Control 2.0 renderà Internet più sicuro. Una quota simile (57,8%) afferma di fidarsi del fatto che le autorità europee utilizzeranno la normativa esclusivamente per proteggere i minori.
Possibili cambiamenti nelle abitudini digitali
L’eventuale approvazione del regolamento potrebbe modificare il comportamento degli utenti:
- il 38,4% eviterebbe di conservare foto, file o conversazioni sensibili sui propri dispositivi;
- il 52,8% dichiara già oggi di evitare applicazioni e dispositivi che tracciano le attività degli utenti.
Un europeo su cinque è pronto a protestare
Il 21,3% degli intervistati sarebbe disposto a opporsi attivamente all’introduzione del regolamento, partecipando a forme di protesta. La disponibilità è particolarmente elevata in alcuni Paesi dell’Europa centrale.
I giovani: più informati, ma meno prudenti
I giovani conoscono meglio il dibattito su Chat Control 2.0 rispetto alla popolazione generale, ma mostrano:
- minore fiducia nelle istituzioni europee;
- meno attenzione alla tutela della propria privacy;
- minore propensione ad adottare misure preventive contro il tracciamento o a eliminare dati sensibili.
Sono inoltre leggermente più inclini rispetto alla media a partecipare a eventuali proteste.
Le implicazioni
L’indagine evidenzia la necessità di trovare un equilibrio tra protezione dei minori e tutela dei diritti fondamentali, come la privacy e la libertà di comunicazione. I risultati suggeriscono anche l’importanza di una comunicazione più trasparente sulle finalità e sul funzionamento del futuro regolamento europeo.
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Paolo Anastasio
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