Covid, Arcuri si difende in Commissione e scarica tutto sulla Consip. FdI: “Si è buttato da solo la zappa sui piedi”


Respinte le accuse su mascherine farloccche. Ma Malan mette in evidenza il caso Benotti

E venne il giorno di Domenico Arcuri. L’ex supermanager con pieni poteri durante la pandemia, è intervenuto in Commissione Covid, difendendosi da ogni accusa e accusando la Consip dell’epoca di essere incapace di gestire le gare per le forniture delle mascherine e dei dispositivi. Un’audizione con diversi buchi neri che ha fatto registrare la dura netta di posizione di Fratelli d’Italia e del centrodestra.

Le parole di Arcuri

“La legge prevedeva che si potevano utilizzare anche mascherine non CE”, ha Arcuri. “Senza anticipo dei soldi le mascherine non sarebbero mai arrivate – ha spiegato – Questi pagamenti non erano solo previsti ma necessari nella guerra commerciale che si viveva in quel momento”. Arcuri ha sottolineato che “Non era la struttura commissariale a dover valutare i tipi di certificazioni e nulla fu segnalato alla struttura commissariale. Il comitato scientifico ha analizzato oltre 700 prodotti e ne ha considerati non idonei il 52,7%, oltre la metà. Il Cts a prova della serietà del suo operato ha dichiarato non idonei oltre la metà dei prodotti sottoposti alla sua valutazione”.

La Consip non era in grado di acquistare i dispositivi

“Consip utilizzando le proprie procedure non aveva ottenuto risultati accettabili dal punto di vista delle quantità reperite”, ha aggiunto l’ex commissario. “I pochissimi e insufficienti dispositivi acquisiti erano costati più di quelli forniti dalle ormai famigerate aziende cinesi. E che non vi era stata alcuna volontà di estrometterla dal processo di acquisto. Semplicemente non era stata capace di fare quello che serviva”. Arcuri ha anche detto che non vi fu nessuna maxi commessa da 1,25 miliardi di euro. Sul mancato controllo alle dogane, ha aggiunto, “In sostanza l’operatore può anche autocertificare che immetterà sul mercato quel dispositivo, che può anche in quel momento essere considerato non conforme, solo all’esito dell’autorizzazione da parte di chi è competente ad autorizzarlo. In questo caso le Dogane non devono sospendere la procedura di svincolo di quel prodotto”.

Malan: “Si è buttato la zappa sui piedi da solo”. I dubbi sul caso Benotti

Il capogruppo al Senato di FdI, Lucio Malan è stato molto chiaro e caustico: “Oggi in commissione Covid Domenico Arcuri é’ riuscito a darsi la famosa zappa sui piedi. Un’informativa della Guardia di finanza dell’11 marzo 2020 intercetta Mario Benotti, giornalista vicino al Pd coinvolto nella mediazione per l’acquisto di mascherine cinesi, che nei messaggi si spinge in una previsione, cioe’ che Arcuri sarebbe stato nominato commissario con ‘pieni poteri su emergenza e acquisti‘. Ebbene, lo stesso Arcuri, in commissione Covid, ritiene irrilevante questa previsione perché  il decreto che lo avrebbe nominato ‘non esisteva ancora’. Ma é innegabile che l’informazione che stava dando Benotti era corretta e che si sarebbe verificata appena una settimana dopo, il 18 marzo 2020. Del resto, un decreto non si scrive in un giorno. Dunque, in ragione del goffo tentativo di Arcuri, la domanda diventa ineludibile: come faceva Benotti a conoscere questa informazione?”, dice Malan. Benotti sarà poi coinvolto in un’inchiesta giudiziaria.

Buonguerrieri: “Ha scambiato la Commissione per un’aula di tribunale”

Altrettanto chiara Alice Buonguerrieri, capogruppo di FdI in Commissione: “Domenico Arcuri, ha scambiato la commissione d’inchiesta sul Covid per un’aula di tribunale. Nel corso dell’audizione odierna, l’ex commissario straordinario alla gestione della pandemia ha prodotto una vera e propria arringa difensiva in cui ha scomodato personaggi del calibro di Papa Leone, Sigmund Freud e Albert Einstein, ma ha accuratamente evitato di entrare nel merito dei gravi fatti emersi dai lavori della commissione”.

“Ha difeso se stesso e Conte”

Per Buonguerrieri, ” la relazione di Arcuri è stata una sorta di conferenza stampa a favore di telecamere per difendere a spada tratta il suo operato e quello del governo Conte II. L’evidente uso strumentale della commissione Covid da parte di Arcuri è atto gravemente irrispettoso nei confronti degli italiani, che aspettano risposte chiare sulla gestione dei loro soldi mentre erano richiusi in casa a suon di Dpcm firmati da Conte”.

Zedda: “Ha detto diverse imprecisioni”

“Per costruire la sua arringa difensiva davanti alla commissione Covid, oggi Domenico Arcuri ha fatto riferimento a una circolare dell’Agenzia delle Dogane che, tuttavia, è per lui un boomerang. Si tratta della circolare 18/D, pubblicata l’8 luglio 2020, ma sospesa dalla Direzione dell’Agenzia delle Dogane il 16 luglio scorso al fine – si legge – di ‘non ingenerare incertezza e/o strumentalizzazioni’. Arcuri prova così a giustificare lo sdoganamento di mascherine prive di marchio CE autentico, ma finisce per confermare la fallimentare gestione della pandemia di Covid”. Così in una nota Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid.  “Una guerra che, stando proprio ai dati snocciolati da Arcuri, l’Italia ha decisamente perso. In pratica, e il bollettino finale è così impietoso, la colpa è soltanto dell’allora governo Conte-bis e a comprovarlo sono proprio le dichiarazioni di Arcuri”. Così in una nota il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid. 

Come mai l’audizione era già apparsa sui giornali?

Ma spunta un altro mistero. L’audizione di Arcuri è apparsa integralmente su alcuni giornali prima dell’intervento in Commissione. A denunciarlo sia il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, che il presidente della Commissione, Marco Lisei. ” “Ci si aspettava quantomeno che apprendessimo noi in viva voce quello che Arcuri dovesse leggere. È una circostanza abbastanza spiacevole. La riteniamo una circostanza grave”.

 

 

 


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Giulia Gianni

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