Si apre una vera e propria contesa per Trevi Finanziaria Industriale spa, il gruppo leader dell’ingegneria e tecnologia del sottosuolo per le grandi opere, quotato su Euronext Milan e partecipato al 21,3% da CDP Equity, al 14,1% dall’asset manager maltese Praude Asset Management e al 6,6% dall’asset manager USA Polaris Capital Management (si veda qui l’azionariato).
A un mese dall’offerta pubblica di scambio totalitaria annunciata a fine giugno da ICOP spa, società di ingegneria del sottosuolo fondata nel 1920 dalla famiglia Petrucco e quotata sull’Euronext Growth Milan e attivo negli stessi settori (si veda altro articolo di BeBeez) e rimandata al mittente da Trevi pochi giorni dopo (si veda altro articolo di BeBeez), il gruppo infrastrutturale Webuild spa, a sua volta quotato a Eurobext Milan, ha annunciato ieri che lancerà un’offerta pubblica di acquisto volontaria concorrente sull’intero capitale di Trevi, mettendo sul piatto 4,50 euro in contanti per ciascuna azione Trevi, per una valorizzazione complessiva di circa 295 milioni di euro (si veda qui il comunicato stampa).
L’offerta di Webuild è stata approvata dal consiglio di amministrazione del gruppo guidato da Pietro Salini e, ricorrendone le condizioni previste dalla normativa, si qualificherà formalmente come offerta concorrente rispetto all’ops lanciata da Icop lo scorso 28 giugno. Quest’ultima propone agli azionisti Trevi 0,133 azioni ICOP di nuova emissione per ogni titolo portato in adesione, con l’obiettivo finale di delistare Trevi, integrarla con il gruppo friulano e trasferire contestualmente Icop dall’Euronext Growth Milan al listino principale.

Al momento dell’annuncio, il concambio ICOP valorizzava ciascuna azione Trevi circa 4,16 euro, sulla base del prezzo di chiusura del titolo ICOP del 26 giugno, pari a 31,3 euro. Quel valore incorporava un premio del 20,1% rispetto alla quotazione Trevi precedente l’offerta, mentre il controvalore teorico complessivo dell’operazione si collocava intorno ai 273 milioni di euro. Da allora, tuttavia, la discesa del titolo Icop ha ridotto il valore economico effettivo del concambio. Sulla base della quotazione ufficiale di ICOP del 28 luglio, pari a 29,588 euro, l’ops esprime infatti ora un valore di circa 3,94 euro per azione Trevi.
Il rilancio di Webuild interviene appena dopo che l’assemblea di ICOP, riunitasi martedì 28 luglio, ha approvato il progetto di ammissione a Euronext Milan, l’operazione su Trevi che viene qualificata come reverse takeover e la delega al consiglio di amministrazione ad aumentare il capitale al servizio dell’ops su Trevi (si veda qui il comunicato stampa).
Il corrispettivo di 4,50 euro offerto da Webuild incorpora un premio del 29,8% rispetto ai 3,467 euro ai quali il titolo Trevi aveva chiuso il 26 giugno, ultima seduta precedente l’annuncio dell’offerta ICOP. Il rilancio in contanti di Webuild rappresenta dunque un premio del 14,4% rispetto alla valorizzazione corrente implicita nell’offerta ICOP.
Anche le soglie di efficacia sono molto differenti. ICOP ha subordinato la propria ops al raggiungimento di almeno il 90% dei diritti di voto di Trevi, mentre Webuild chiede di arrivare almeno al 66,7%. Il gruppo di Salini osserva inoltre che la propria offerta, diversamente da quella ICOP non è condizionata al mancato esercizio del diritto di recesso da parte delle banche finanziatrici di Trevi. Resta fermo per entrambi gli offerenti l’obiettivo finale del delisting.
La battaglia sul prezzo accompagna due progetti industriali profondamente differenti. ICOP punta a una combinazione tra operatori specializzati di dimensioni relativamente comparabili, con la creazione di un gruppo focalizzato sulle fondazioni speciali, sul microtunnelling e sulle infrastrutture complesse. Sommando i risultati 2025 dei due gruppi, ICOP aveva stimato per l’entità risultante ricavi pro-forma superiori a un miliardo di euro e un portafoglio ordini di oltre 2 miliardi. Le sinergie a regime, dal quarto anno successivo al perfezionamento dell’operazione, erano state quantificate in 120-140 milioni di ricavi aggiuntivi annui e in 55-75 milioni di ebitda incrementale.
Webuild propone invece un’integrazione verticale di Trevi all’interno di uno dei maggiori general contractor infrastrutturali al mondo. L’obiettivo è internalizzare competenze specialistiche nell’ingegneria del sottosuolo e nelle fondazioni, oggi in parte acquistate da fornitori esterni, rafforzando il controllo sui tempi di esecuzione, sulla qualità e sui rischi di consegna dei grandi progetti. Trevi avrebbe inoltre accesso al portafoglio ordini Webuild, indicato in circa 54 miliardi di euro, e alla pipeline commerciale internazionale del gruppo. Secondo Webuild, l’integrazione potrebbe generare a regime 80-90 milioni di euro di ebitda annuo attraverso sinergie industriali e commerciali. Considerando anche la redditività propria di Trevi, l’operazione sarebbe accrescitiva sull’ebitda del gruppo Webuild per un importo complessivo compreso tra 150 e 170 milioni di euro l’anno. La stima non include gli eventuali benefici finanziari derivanti dal minor costo del debito, dall’accesso al mercato obbligazionario e dall’allineamento di Trevi ai sistemi di risk management e controllo di Webuild.
Il piano di Webuild prevede che Trevi mantenga la propria identità, il centro direzionale in Italia e le competenze tecniche, progettuali e manageriali, continuando a lavorare sia per i progetti del gruppo Webuild sia per clienti terzi. La controllata Soilmec, specializzata nelle macchine e attrezzature per fondazioni, rientra nel perimetro dell’offerta insieme alla divisione Trevi, mentre ICOP aveva indicato tra le possibili opzioni successive all’integrazione anche una valorizzazione separata della divisione macchine, pur precisando che non erano in corso trattative.
Webuild illustrerà nel dettaglio il razionale dell’offerta oggi, in occasione della presentazione dei risultati semestrali. La società è assistita nell’operazione da Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo-IMI CIB, Natixis e Provasoli Advisory Partners come advisor finanziari, mentre Giliberti Triscornia e Associati e Carbonetti e Associati agiscono come consulenti legali.
Trevi non si è ancora formalmente espressa sull’offerta concorrente di Webuild. Sul precedente progetto di Icop, invece, come accennato sopra, il consiglio di amministrazione aveva preso subito le distanze, precisando che l’operazione non era stata sollecitata, discussa o concordata con la società. Il board aveva inoltre osservato all’unanimità che l’ops non rifletteva il percorso di creazione di valore né le prospettive delineate dal Piano industriale 2026-2029.

La sfida tra Icop e Webuild si apre poche settimane dopo il completamento della manovra finanziaria di Trevi. All’aumento di capitale che ha portato nelle casse della società 99,93 milioni di euro, si è aggiunto un nuovo finanziamento da 180 milioni di euro, utilizzato anche per estinguere l’indebitamento disciplinato dal precedente accordo di ristrutturazione (si veda altro articolo di BeBeez).
Il bilancio 2025 si è chiuso con 624 milioni di euro di ricavi, un ebitda ricorrente di 85,5 milioni e una posizione finanziaria netta negativa per 187,4 milioni, a fronte di ordini acquisiti nell’anno saliti a 734,3 milioni, mentre il backlog aveva raggiunto i 748,1 milioni. Il tutto in vista dell’implementazione del nuovo Piano Industriale 2026-2029, che prevede crescita dei ricavi con CAGR atteso del 5,5%, ebitda a fine piano nell’intorno dei 100 milioni e riduzione significativa della leva finanziaria fino a un indebitamento netto prossimo allo zero. (si vedano qui il comunicato stampa e qui la presentazione agli investitori)
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