consolidamento necessario per le reti


Secondo l’analisi, una maggiore concentrazione, purché mantenuta entro livelli in grado di preservare la pressione competitiva, produce più investimenti per cliente, migliori prestazioni e una copertura 5G più estesa, senza comportare rincari significativi per gli utenti. Dal 2016, nei mercati europei con tre player il capex per connessione è risultato mediamente superiore del 48% rispetto ai Paesi con quattro concorrenti, mentre le velocità di download e upload sono state più elevate di circa il 15%. Le analisi tariffarie, allo stesso tempo, non mostrano differenze sistematiche nei prezzi.

L’Italia occupa una posizione particolare. Dopo la fusione tra Wind e Tre e il successivo ingresso di Iliad, il mercato è tornato a contare quattro operatori infrastrutturati. È così entrato nel ristretto gruppo di Paesi europei in cui il numero dei concorrenti è aumentato durante la fase di maggiore espansione dei consumi di dati, seguendo una traiettoria opposta a quella intrapresa in diversi mercati internazionali.

La scala torna al centro della competizione

Il rapporto parte da una trasformazione strutturale dell’economia delle telecomunicazioni. Nell’era della voce e degli Sms, la crescita dei ricavi e della base clienti consentiva a più operatori di sostenere i costi delle rispettive infrastrutture. Il passaggio ai dati mobili ha modificato questo equilibrio: il traffico continua ad aumentare, ma i ricavi generati da ogni cliente sono rimasti fermi o sono diminuiti.

La penetrazione della banda larga mobile ha ormai raggiunto livelli prossimi alla saturazione nella maggior parte dei mercati europei. Alla fine del 2025 oltre l’80% della popolazione utilizzava Internet mobile, riducendo gli spazi per una crescita fondata sull’acquisizione di nuovi utenti. Ogni incremento della capacità deve quindi essere finanziato utilizzando una base di ricavi che cresce molto più lentamente rispetto ai volumi trasportati.

Il valore della scala deriva dalla possibilità di distribuire i costi fissi della rete, delle frequenze e degli aggiornamenti tecnologici su un numero più elevato di clienti. Un operatore con una quota maggiore può inoltre utilizzare in modo più efficiente il proprio portafoglio di spettro, aggregare più bande, ridurre i problemi di interferenza e ottenere maggiore capacità dalla stessa infrastruttura.

Il punto, sottolinea GSMA Intelligence, non è eliminare la concorrenza. Un mercato monopolistico ridurrebbe gli incentivi a innovare e migliorare la qualità. Al tempo stesso, però, la presenza di un numero eccessivo di reti sovrapposte può produrre duplicazioni inefficienti, frammentare le frequenze disponibili e comprimere i ritorni necessari per finanziare gli aggiornamenti successivi.

Per le infrastrutture servono fino a 470 miliardi

La questione assume un peso ancora maggiore alla luce delle risorse necessarie per il prossimo ciclo tecnologico. Secondo le stime citate nello studio, mantenere e aggiornare le reti mobili europee richiederà circa 270 miliardi di euro nel decennio 2026-2036. A questa cifra potrebbero aggiungersi altri 200 miliardi per colmare il divario accumulato nei confronti dei principali leader digitali mondiali.

Il fabbisogno complessivo potrebbe quindi avvicinarsi a 470 miliardi di euro, mentre una parte consistente degli operatori continua a registrare rendimenti inferiori al costo del capitale. I dati raccolti presso 15 gruppi, rappresentativi di circa due terzi dei ricavi mobili europei, indicano che quasi la metà ha faticato a mantenere il ritorno sul capitale investito sopra il proprio costo medio ponderato.

La pressione finanziaria è particolarmente forte per gli operatori con quote di mercato ridotte. Infrastrutture, licenze, sistemi informatici e siti radio comportano spese in larga parte indipendenti dal numero di abbonati: quando la clientela si distribuisce tra quattro o più reti, ciascuna azienda dispone di una base più piccola sulla quale ammortizzare gli stessi costi.

Il ritardo europeo emerge soprattutto sul 5G standalone. Alla fine del 2025 nessuno dei mercati del continente compresi nel 5G Connectivity Index aveva superato il 10% di adozione del 5G SA. La Cina era arrivata all’81%, l’India al 52%, Singapore al 41% e gli Stati Uniti al 32%.

È un divario rilevante perché il 5G SA, grazie a un core dedicato, abilita funzionalità come network slicing, latenza ridotta, maggiore affidabilità e servizi avanzati per le imprese. Il rischio è che la frammentazione non rallenti soltanto l’estensione della copertura, ma impedisca all’Europa di sviluppare le caratteristiche più evolute della nuova generazione mobile, mentre altri mercati stanno già procedendo verso il 5G-Advanced.

Tre player spendono il 48% in più per connessione

Il confronto elaborato da GSMA Intelligence mostra che dal 2016 gli operatori attivi nei mercati con tre concorrenti hanno investito per ogni connessione circa il 48% in più rispetto a quelli presenti nei Paesi con quattro player.

La differenza non deriva da una riduzione dell’investimento complessivo nazionale. Nei mercati meno frammentati il capex aggregato è risultato sostanzialmente comparabile e, negli anni più recenti, anche superiore. A cambiare è l’efficienza con cui le risorse vengono impiegate.

Dopo un’operazione di consolidamento, la società risultante può utilizzare congiuntamente siti radio, frequenze e sistemi operativi, eliminando le duplicazioni meno produttive. Allo stesso tempo dispone di un numero maggiore di clienti che beneficiano di ciascun intervento. Aumentano quindi sia la capacità finanziaria sia il ritorno atteso di ogni aggiornamento della rete, rafforzando l’incentivo a destinare capitali all’infrastruttura.

Gli effetti si riflettono direttamente sulla qualità. Dal 2016 i mercati con tre operatori hanno registrato velocità medie di download e upload superiori di circa il 15%. Hanno inoltre raggiunto più rapidamente livelli elevati di copertura 4G e 5G e una maggiore adozione dei nuovi servizi.

La concentrazione ottimale segue una curva a U rovesciata

Per valutare la struttura dei mercati, il rapporto utilizza l’indice Herfindahl-Hirschman, o HHI, calcolato sommando i quadrati delle quote detenute dai singoli operatori. Un valore più elevato indica una maggiore concentrazione.

La relazione tra HHI e investimenti, secondo le elaborazioni econometriche, assume la forma di una U rovesciata. Nelle fasi iniziali, l’aumento della scala consente di conseguire efficienze e spinge il capex verso l’alto. Superata una determinata soglia, una concentrazione eccessiva può invece indebolire la pressione competitiva e ridurre gli incentivi all’innovazione.

La fascia nella quale gli investimenti raggiungerebbero il livello massimo è compresa indicativamente tra 3.100 e 4.000 punti HHI. Un mercato europeo con quattro player presenta in media un valore vicino a 2.500, mentre il passaggio a tre concorrenti lo porterebbe generalmente tra 3.000 e 3.500.

La maggior parte dei Paesi europei si troverebbe dunque ancora al di sotto, e non al di sopra, della zona in cui la concentrazione inizia a produrre effetti negativi. Secondo GSMA Intelligence, il consolidamento sposterebbe i mercati verso il punto in cui gli incentivi a investire risultano più forti. Anche le velocità seguono una dinamica simile, con il valore massimo stimato intorno a un HHI di 3.300.

L’Europa presenta peraltro i livelli di concentrazione più bassi tra le principali regioni mondiali, sia in base all’HHI sia considerando la quota complessivamente detenuta dai primi due operatori, il cosiddetto C2. È inoltre l’unica grande area nella quale la concentrazione non è cresciuta in maniera significativa durante l’affermazione dei servizi dati.

Prezzi sostanzialmente allineati

Il principale argomento utilizzato contro le fusioni riguarda il rischio che la riduzione del numero dei concorrenti conduca a un aumento delle tariffe. Il rapporto sostiene che questa relazione non trovi conferma nei dati relativi all’era 4G e 5G.

Le differenze di ricavo medio per utente osservate tra i mercati dipendono, secondo l’analisi, soprattutto dal maggiore consumo di dati sulle reti più performanti. Gli utenti collegati a infrastrutture più veloci utilizzano più gigabyte, facendo aumentare l’Arpu senza che cresca necessariamente il prezzo della singola unità di traffico.

I ricavi per gigabyte sono diminuiti sia nei mercati a tre operatori sia in quelli più frammentati. Anche il confronto tra panieri tariffari di base e offerte destinate a un utilizzo intensivo non mostra uno scarto costante riconducibile al diverso numero dei player. In generale, inoltre, i prezzi europei rimangono inferiori a quelli rilevati in altri Paesi ad alto reddito.

Le regressioni condotte sul periodo successivo al 2017 non evidenziano incrementi dei prezzi associati alla maggiore concentrazione. In alcuni casi, le offerte di ingresso risultano persino meno costose nei mercati più concentrati. La spiegazione proposta è che le economie ottenute distribuendo i costi fissi su una clientela più ampia possono essere trasferite agli utenti, almeno finché il mercato rimane contendibile.

Fusioni, capex in aumento fino al 45%

GSMA Intelligence ha analizzato le operazioni di consolidamento realizzate dal 2010 in Austria, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi e, più recentemente, Spagna, Romania e Regno Unito. Lo studio utilizza modelli difference-in-differences, confrontando l’evoluzione dei Paesi interessati da fusioni o ingressi con quella di mercati simili rimasti invariati.

Le stime indicano che, dopo le operazioni, il capex per connessione è aumentato in una forchetta compresa tra il 33% e il 45%. L’effetto tende a rafforzarsi nel tempo, man mano che vengono realizzati i programmi di integrazione e ammodernamento delle infrastrutture.

Per la copertura 5G, il miglioramento associato al consolidamento è compreso tra 4 e 17 punti percentuali. Nei casi abbastanza maturi da consentire una valutazione completa, le velocità di download sono aumentate mediamente tra 9 e 11 Mbps. Un incremento di 10 Mbps equivale a circa il 15% delle prestazioni medie ponderate nell’era dei dati e al 25% considerando l’intero periodo 2010-2025.

Lo studio non rileva neppure un aumento dell’Arpu reale successivo alle fusioni. Le specifiche considerate più robuste indicano, al contrario, una riduzione media mensile compresa tra 1,5 e 1,6 dollari.

Per alcune operazioni recenti, come quelle concluse in Spagna, Romania e Regno Unito nel 2024 e nel 2025, sarà tuttavia necessario attendere. I processi di integrazione delle reti richiedono tempo e il rapporto esclude questi casi dalle valutazioni sulle velocità mature, perché gli effetti infrastrutturali non possono essere ancora pienamente osservati.

Italia, dal merger Wind-Tre all’arrivo di Iliad

La posizione italiana è particolarmente significativa. La fusione tra Wind e Tre aveva ridotto da quattro a tre il numero dei principali operatori infrastrutturati. Nel 2018 l’ingresso di Iliad ha riportato il mercato a quattro player.

Nell’analisi degli eventi strutturali, l’Italia viene quindi classificata come caso di ingresso, insieme alla Francia dopo l’arrivo di Free Mobile, alla Slovacchia e alla Germania, dove 1&1 ha avviato l’attività come quarto operatore.

La mappa globale contenuta nel rapporto colloca l’Italia, insieme a Germania, Cipro e Macedonia del Nord, tra i pochi mercati dell’area europea in cui il numero degli operatori è aumentato tra il 2017 e il 2025. Nello stesso periodo si è ridotto in Spagna, Paesi Bassi e Romania, oltre che nel Regno Unito e in Albania.

Nel conteggio complessivo riportato dal documento, 35 Paesi hanno registrato una diminuzione netta dei player e 23 un aumento. Il divario è ancora più ampio considerando il numero di connessioni: 2,9 miliardi di Sim si trovano in mercati nei quali gli operatori sono diminuiti, contro 550 milioni nei Paesi dove sono aumentati.

Il rapporto definisce player gli operatori che hanno raggiunto almeno una volta una quota di mercato del 5%. È un criterio rilevante, perché esclude dal calcolo i nuovi entranti che non hanno ancora acquisito una dimensione sufficiente per modificare concretamente la struttura competitiva.

Gli ingressi aumentano la pressione sui conti

Il confronto tra fusioni e nuovi ingressi costituisce uno dei passaggi più controversi dello studio. Secondo GSMA Intelligence, l’arrivo di un nuovo operatore aggiunge una rete, ma non crea nuovi clienti. La stessa base di utenti viene distribuita tra un numero maggiore di aziende, ciascuna delle quali deve continuare a sostenere costi fissi elevati.

Gli incumbent dispongono di minori ricavi per finanziare gli investimenti, mentre i nuovi player tendono inizialmente a competere attraverso offerte economiche e una copertura meno estesa. La pressione tariffaria può quindi aumentare nel breve periodo, senza generare le economie strutturali associate alla combinazione delle infrastrutture.

Nei casi esaminati, tra i quali rientra l’Italia, gli ingressi non hanno prodotto un incremento statisticamente significativo del capex per connessione. Gli effetti sulle velocità sono risultati negativi, con valori compresi tra 5 e 29 Mbps nelle specifiche in cui sono rispettate le condizioni statistiche del modello, mentre l’adozione del 5G è stata inferiore rispetto ai mercati di controllo.

Sul fronte dei prezzi, l’arrivo di nuovi concorrenti ha determinato alcune riduzioni dell’Arpu, ma meno consistenti e meno stabili di quelle osservate dopo le fusioni. La lettura di GSMA Intelligence è che gli ingressi producano soprattutto una pressione commerciale temporanea, mentre il consolidamento genera una diminuzione strutturale dei costi unitari.

Labriola: “Da quattro a tre per migliorare il servizio”

Le conclusioni del rapporto sono state richiamate anche dall’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, che da tempo sostiene la necessità di un consolidamento del mercato europeo e italiano.

“In un rapporto pubblicato dalla GSMA pochi giorni fa, si sostiene che, in tutta Europa, il passaggio da quattro a tre operatori rappresenti l’unica strada per migliorare il servizio offerto ai clienti. Il rapporto presenta diversi esempi che dimostrerebbero come i Paesi che hanno effettuato questa transizione siano riusciti ad aumentare la qualità dei servizi senza determinare aumenti dei prezzi. Al contrario, nei Paesi caratterizzati da un livello di concorrenza più elevato, si sarebbe registrato un progressivo peggioramento della qualità del servizio”.

La posizione del ceo di Tim si inserisce in un dibattito che coinvolge ormai l’intero comparto. Gli operatori chiedono da anni alle istituzioni europee di superare un’applicazione delle regole antitrust concentrata soprattutto sul numero dei concorrenti e sugli effetti tariffari immediati. La richiesta è valutare anche la sostenibilità finanziaria delle reti, la copertura, la qualità e la capacità di affrontare il successivo ciclo di innovazione.

Dal numero dei concorrenti al benessere dei consumatori

La proposta di GSMA Intelligence è modificare il modo con cui vengono valutate le concentrazioni. Il benessere dei consumatori non dipenderebbe soltanto dal prezzo mensile dell’abbonamento, ma anche dalla velocità, dall’affidabilità, dalla copertura e dalla disponibilità di servizi evoluti.

Una politica che massimizza il numero degli operatori senza considerare gli effetti dinamici rischia, secondo il rapporto, di compromettere proprio gli obiettivi di qualità, accessibilità e innovazione che intende tutelare. Nei settori ad alta intensità di capitale, una valutazione focalizzata unicamente sugli effetti tariffari di breve periodo non coglie le conseguenze delle decisioni sulla capacità di investimento futura.

L’analisi si basa su dati relativi a 29 Paesi europei nel periodo 2010-2025 e combina le informazioni di GSMA Intelligence con i risultati degli Speedtest di Ookla, i panieri tariffari di Tarifica e vari indicatori macroeconomici. Utilizza inoltre diverse metodologie econometriche per distinguere le semplici correlazioni dagli effetti associati ai cambiamenti nella struttura dei mercati.

Resta il fatto che la ricerca proviene dall’associazione che rappresenta l’industria mobile e offre quindi una lettura nettamente favorevole al consolidamento. I risultati riportano però il tema al centro dell’agenda europea: in un settore nel quale il traffico cresce più rapidamente dei ricavi, il problema non è più soltanto assicurare la presenza di un numero elevato di concorrenti, ma verificare se ciascuno disponga della scala necessaria per finanziare le reti del futuro.


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