Dalle pulizie alla direzione, la storia di Giuseppe Femia e la rinascita del Centro Commerciale La Gru di Siderno


Entrato nel 2002 come operaio, nel 2015 diventa direttore. Poi la sfida più difficile: contribuire a costruire il percorso che ha portato il centro commerciale fuori dalla crisi, salvaguardando una realtà strategica per l’economia e l’occupazione della Locride. Una storia che diventa anche un messaggio di fiducia per i giovani: in Calabria si può partire da zero e costruire qualcosa di grande

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Da semplice operaio alla guida di una delle più importanti realtà commerciali della Locride, fino al confronto con professionisti e investitori della finanza italiana per contribuire al salvataggio di una struttura che rischiava di scomparire. È la storia professionale di Cosimo Giuseppe Femia, per tutti semplicemente Giuseppe, e del suo rapporto, ormai lungo quasi un quarto di secolo, con il Centro Commerciale La Gru di Siderno.

Nato a Gioiosa Ionica il 27 dicembre 1984, in una famiglia semplice – padre muratore e madre casalinga – Femia conosce molto presto il mondo del lavoro. A soli 13 anni comincia a lavorare come cameriere in un ristorante del territorio, conciliando gli impegni con gli studi che lo porteranno a conseguire il diploma di geometra.

La svolta arriva nel 2002, quando, appena diciottenne, entra al Centro Commerciale La Gru di Siderno durante il servizio come obiettore di coscienza. Il suo primo incarico è lontanissimo da quello che ricoprirà negli anni successivi: si occupa come operaio generico delle pulizie delle aree esterne, dei parcheggi e della manutenzione del verde.

È praticamente presente fin dalla nascita del centro commerciale e ne accompagna tutte le principali fasi di sviluppo. La Gru apre infatti al pubblico nel 2002 con un solo piano commerciale e circa 10mila metri quadrati di attività di vendita. Nel 2006 parte il grande ampliamento, completato alla fine del 2010, che porta la struttura a circa 30mila metri quadrati complessivi e oltre 80 negozi distribuiti su due livelli.

Parallelamente cresce il percorso professionale di Femia. Dall’attività di operaio passa a incarichi di maggiore responsabilità, fino a diventare responsabile della vigilanza e, nel 2015, direttore del Centro Commerciale.

Ma la sfida più complessa deve ancora arrivare.

Dopo anni caratterizzati da fortune alterne, La Gru entra in una fase di profonda difficoltà, ulteriormente aggravata dalle chiusure e dalle conseguenze economiche dell’emergenza Covid. Nel 2022 il centro arriva a un passaggio estremamente delicato, con la necessità di individuare nuovi investitori in grado di garantire una prospettiva alla struttura.

La posta in gioco non riguarda soltanto un centro commerciale. La Gru rappresenta infatti un importante polo economico e occupazionale per l’intera Locride, con un sistema di occupazione diretta e indiretta che coinvolge, secondo i dati forniti dalla struttura, oltre mille persone.

È in quel momento che Femia decide di tentare una strada che molti considerano difficilmente percorribile: cercare un investitore disposto a credere nelle potenzialità del centro e del territorio.

Nell’estate del 2022 iniziano i contatti con il capofila di un gruppo d’investimento attivo nei settori immobiliare e retail. Dalla Locride, Femia arriva così a Milano, confrontandosi con operatori e professionisti del mondo finanziario per illustrare le potenzialità dell’operazione e costruire un percorso capace di dare un futuro a La Gru.

Il lavoro conduce nell’aprile 2023 alla presentazione al Tribunale di Locri della richiesta di concordato in continuità con investitore da parte della società proprietaria del centro commerciale.

Un percorso lungo, complesso e caratterizzato da numerosi passaggi, nel quale un ruolo fondamentale è stato svolto dal gruppo di professionisti costruito attorno all’operazione.

Per gli aspetti fiscali hanno lavorato lo studio del professor Pollio con il dottor Pongiglione e il dottor Rizzo; sul versante legale è intervenuto lo studio Gianni & Origoni (GOP) con gli avvocati Luca Jantet, Paola Vallino e Riccardo Sirito. Al fianco di Femia, tra i collaboratori più stretti, anche il commercialista Giuseppe Lizzi e l’ingegnere Salvatore Carvelli.

Un lavoro di squadra basato sul confronto tra competenze finanziarie, fiscali, legali e tecniche, finalizzato a garantire continuità e prospettive a una struttura considerata strategica per il territorio.

Oggi i segnali della nuova fase sono visibili anche materialmente. Il Centro Commerciale La Gru è interessato da interventi di manutenzione e riqualificazione di parti dell’edificio che avevano risentito di anni di mancati lavori: dal rifacimento della copertura, necessario anche per contrastare le infiltrazioni d’acqua, alla sistemazione della facciata, con interventi importanti anche sotto il profilo della sicurezza.

Alla riqualificazione strutturale si accompagna il rilancio commerciale. Negli ultimi anni sono arrivati nuovi marchi nazionali e internazionali, con aperture come Upim e Action e nuovi punti vendita Zuiki, Pepco, Arcaplanet e Loveskin.

Una nuova linfa che rappresenta il segnale più concreto del percorso intrapreso e della volontà di restituire al centro un ruolo di primo piano nel tessuto commerciale della Locride.

Ma dietro numeri, procedure e investimenti resta soprattutto una storia personale. Quella di un ragazzo entrato a La Gru a diciotto anni per occuparsi delle aree esterne e che, passo dopo passo, ne ha conosciuto ogni trasformazione, fino ad arrivare alla direzione e ai tavoli nei quali si sarebbe deciso il futuro della struttura.

Ed è proprio qui che la vicenda di Giuseppe Femia assume un significato che va oltre la storia, pur importante, del Centro Commerciale La Gru. Può diventare un esempio virtuoso da raccontare e tramandare, soprattutto alle nuove generazioni di una terra nella quale troppo spesso i giovani crescono con la convinzione che per realizzare le proprie ambizioni sia necessario andare via.

La sua esperienza racconta invece che anche in Calabria si può fare. Si può partire dal basso, senza grandi disponibilità economiche e senza percorsi già tracciati, e costruire giorno dopo giorno il proprio futuro attraverso lavoro, determinazione, capacità di imparare e coraggio di assumersi responsabilità sempre maggiori.

Da operaio addetto alle pulizie esterne a direttore; dai parcheggi di un centro commerciale della Locride ai tavoli milanesi nei quali si confrontano investitori, avvocati, commercialisti e professionisti dell’alta finanza. Non una scorciatoia e neppure un successo arrivato improvvisamente, ma il risultato di oltre vent’anni di lavoro e di una crescita costruita un passo alla volta.

È anche una storia di rivincita, personale e territoriale. Perché proprio quando sembrava prevalere l’idea che nessuno avrebbe avuto interesse a investire a Siderno e nella Locride, la ricerca di una soluzione è proseguita fino a individuare interlocutori disposti a scommettere sulle potenzialità della struttura e del territorio.

Ed è forse questa la morale più importante da consegnare ai più giovani: il luogo dal quale si parte non deve necessariamente determinare il punto al quale si può arrivare. Non servono necessariamente grandi capitali di partenza per avere idee, costruire relazioni, acquisire competenze e diventare protagonisti di operazioni capaci di generare investimenti e opportunità.

In una Calabria che continua a fare i conti con l’emigrazione giovanile e con la difficoltà di creare lavoro, esperienze come questa possono rappresentare un messaggio di fiducia e di speranza. Non per nascondere i problemi di questa terra, ma per dimostrare che esistono anche percorsi capaci di sfidare un destino che troppo spesso viene considerato già scritto.

La rinascita della Gru racconta dunque due storie che finiscono per intrecciarsi: quella di un centro commerciale che sembrava arrivato alla fine del proprio percorso e quella di un uomo che proprio lì aveva cominciato dal gradino più basso.

Oggi entrambe guardano avanti. E la storia di Giuseppe Femia lascia soprattutto un messaggio semplice, ma potente, alle nuove generazioni: si può partire da zero, si può crescere restando legati alla propria terra e si può arrivare molto più lontano di quanto le condizioni di partenza sembrino consentire. Anche dalla Calabria. Anche dalla Locride.




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Giuseppe Mazzaferro

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