Satelliti Very Low Earth Orbit (VLEO), raddoppieranno gli investimenti entro il 2031

Se negli ultimi anni la corsa allo Spazio è stata dominata dalle grandi costellazioni di satelliti in orbita bassa (LEO), la prossima competizione potrebbe spostarsi ancora più vicino alla Terra. A richiamare l’attenzione su questa nuova frontiera è uno studio di Juniper Research, secondo cui gli investimenti globali nei satelliti in Very Low Earth Orbit (VLEO), cioè che operano in orbite molto basse, cresceranno da 5,2 miliardi di dollari nel 2026 a 9,8 miliardi nel 2031, sfiorando un raddoppio in appena cinque anni.

Il motivo è semplice: operare a quote inferiori ai 450 chilometri consente di ottenere prestazioni difficilmente raggiungibili dalle tradizionali orbite LEO. Immagini più nitide della superficie terrestre, tempi di risposta più rapidi nelle comunicazioni e costi potenzialmente inferiori per alcune missioni stanno attirando l’interesse sia dei governi sia delle aziende private.
Ne avremo più di 1.000 operativi entro il 2031, secondo gli autori dello studio.

Non si tratta soltanto di un’evoluzione tecnologica. La VLEO potrebbe diventare uno dei nuovi terreni di confronto tra Stati Uniti, Europa, Cina e grandi operatori privati, nonché una leva complementare alla LEO per la News Space Economy, con ricadute che vanno dall’osservazione della Terra alle telecomunicazioni, fino alla Difesa e alla sicurezza.

Che cosa sono i satelliti VLEO

I satelliti Very Low Earth Orbit operano generalmente tra 100 e 450 chilometri di altitudine, una fascia orbitale situata al di sotto della tradizionale Low Earth Orbit, ma ancora ben oltre la linea di Kármán che delimita convenzionalmente lo Spazio (confine tra atmosfera e Spazio che di solito viene posta a circa 100 km di quota sopra il livello del mare).

La loro caratteristica distintiva è la vicinanza alla superficie terrestre. Meno distanza significa sensori più efficaci, tempi di trasmissione più rapidi e la possibilità di utilizzare strumenti di dimensioni inferiori per ottenere risultati analoghi o superiori rispetto ai satelliti collocati a quote maggiori.

Questa vicinanza, tuttavia, ha un prezzo. Nella VLEO è ancora presente una tenue atmosfera che genera attrito continuo. I satelliti perdono gradualmente quota e devono effettuare frequenti correzioni orbitali mediante sistemi di propulsione dedicati. Inoltre, sono esposti all’azione dell’ossigeno atomico, particolarmente aggressivo nei confronti dei materiali tradizionali, rendendo indispensabile lo sviluppo di rivestimenti e componenti altamente resistenti.

Perché la VLEO sta diventando strategica

Secondo il rapporto, saranno tre fattori a sostenere la crescita del mercato nei prossimi anni.
Il primo è il crescente interesse commerciale verso nuove costellazioni dedicate alla VLEO. Il secondo riguarda la domanda sempre più elevata di connessioni a bassa latenza e di immagini satellitari ad altissima risoluzione.

Il terzo è rappresentato dai progressi tecnologici nei sistemi di propulsione, nell’elettronica di bordo e nei nuovi materiali, che stanno rendendo economicamente più sostenibili missioni considerate fino a pochi anni fa troppo complesse.

La ricerca individua proprio nell’osservazione della Terra il principale motore di sviluppo del settore. Operando sotto i 450 chilometri, un satellite può acquisire immagini più dettagliate utilizzando sensori più piccoli e meno costosi, migliorando così il rapporto tra prestazioni e investimenti.

A cosa servono i satelliti VLEO

Le applicazioni sono numerose e coinvolgono sia il settore civile sia quello della sicurezza. L’osservazione terrestre è oggi il principale ambito di utilizzo. Una maggiore risoluzione delle immagini consente di monitorare coltivazioni agricole, foreste, infrastrutture, aree urbane e fenomeni ambientali con una frequenza molto superiore rispetto alle generazioni precedenti di satelliti.

Anche la gestione delle emergenze può beneficiare di dati più tempestivi e dettagliati. Eventi come incendi, alluvioni, terremoti o frane possono essere osservati quasi in tempo reale, migliorando la capacità di intervento della Protezione civile e delle autorità competenti.

Sul fronte delle telecomunicazioni, la minore distanza dalla Terra riduce ulteriormente la latenza, un elemento sempre più importante per servizi digitali avanzati, applicazioni industriali e future reti di comunicazione diretta tra satellite e dispositivi mobili.

Accanto agli impieghi civili crescono anche quelli dual use, con applicazioni che spaziano dal controllo delle frontiere al monitoraggio marittimo, fino al supporto operativo per le forze armate.

Le sfide tecnologiche

Se i vantaggi sono evidenti, le difficoltà non sono meno importanti. L’attrito atmosferico è il principale ostacolo alla diffusione della VLEO. Ogni satellite deve compensare continuamente la perdita di quota attraverso sistemi propulsivi efficienti, che consumano carburante e incidono sulla durata operativa della missione.

Per questo motivo la ricerca sui VLEO sta accelerando soprattutto in tre direzioni: propulsori elettrici più efficienti, materiali capaci di resistere all’ossigeno atomico e sistemi di bordo sempre più autonomi grazie all’intelligenza artificiale.

Esiste però anche un vantaggio ambientale spesso sottolineato dagli operatori. In caso di fine vita o guasto, un satellite in VLEO tende a rientrare naturalmente nell’atmosfera in tempi molto più rapidi rispetto a quelli collocati in orbite più elevate, contribuendo a ridurre il problema dei detriti spaziali.

La dimensione geopolitica: una nuova competizione tra le grandi potenze

Come già avvenuto con le mega-costellazioni LEO, anche la VLEO rischia di trasformarsi rapidamente in un terreno di competizione strategica. Disporre di satelliti capaci di acquisire immagini più dettagliate significa rafforzare le capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Porti, basi militari, infrastrutture energetiche, rotte marittime e aree di crisi possono essere monitorati con maggiore frequenza e precisione.

Per gli Stati Uniti, che mantengono una posizione dominante nella Space Economy commerciale, la VLEO rappresenta un’estensione naturale delle attuali costellazioni. La Cina, impegnata a costruire un ecosistema spaziale sempre più autonomo, considera queste capacità fondamentali per la propria strategia di sicurezza nazionale. Anche l’Europa, attraverso i programmi dell’ESA e le iniziative industriali dei singoli Stati membri, guarda con crescente interesse a questa fascia orbitale per rafforzare la propria autonomia tecnologica.

La competizione, inoltre, non riguarderà soltanto i satelliti, ma anche le tecnologie necessarie per mantenerli operativi: propulsione, materiali avanzati, software di bordo, semiconduttori e sistemi di controllo diventeranno asset strategici.

Le implicazioni economiche

Sul piano industriale, la VLEO potrebbe ridisegnare parte della filiera spaziale. Le opportunità non riguardano esclusivamente i costruttori di satelliti, ma anche le aziende specializzate in nuovi materiali, componentistica elettronica, propulsione, elaborazione dei dati e servizi digitali basati sull’osservazione terrestre.

Agricoltura di precisione, assicurazioni, logistica, energia, monitoraggio ambientale e gestione delle infrastrutture sono solo alcuni dei settori destinati a beneficiare della disponibilità di dati sempre più accurati e aggiornati.

La crescita prevista da Juniper Research segnala inoltre come la VLEO stia passando da segmento sperimentale a nuovo mercato della Space Economy, attirando capitali pubblici e privati in una fase in cui la domanda di dati satellitari continua ad aumentare.

La sfida dei prossimi anni sarà capire chi riuscirà a trasformare questi vantaggi tecnologici in un modello economico sostenibile. Perché, come spesso accade nello Spazio, il successo non dipenderà soltanto dalla capacità di lanciare nuovi satelliti, ma soprattutto da quella di mantenerli operativi, competitivi e sicuri in una delle regioni orbitali più difficili da conquistare.

Troppa luce in cielo con tutti questi satelliti? Problemi per l’astronomia e le Tlc

Come nel caso dei satelliti LEO, qualcuno si è posto più di una domanda sui possibili problemi che questi dispositivi sempre più numerosi in cielo possono e potranno arrecare ad alcune attività scientifiche e economiche. Le osservazioni già disponibili indicano che le costellazioni satellitari in orbita bassa possono disturbare i telescopi perché riflettono la luce del Sole, mentre le emissioni radio possono interferire con i radiotelescopi; una lettera scientifica avverte che il cielo “scuro e silenzioso” è una risorsa fondamentale per la ricerca e che la regolazione oggi è ancora insufficiente.

Il problema principale è l’inquinamento da scie: i satelliti attraversano il campo di vista dei telescopi e lasciano tracce luminose che rovinano immagini e tempi di osservazione utili. Uno studio specifico sulla VLEO suggerisce però che, paradossalmente, operare più in basso può ridurre parte dell’impatto rispetto a orbite più alte, perché il tempo in cui i satelliti illuminati risultano visibili può diminuire sensibilmente

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Flavio Fabbri

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