I numeri non mentono, e la premier li elenca indicando il comune denominatore: «La stabilità ha permesso all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni». Anche su banche, energia, migranti e ruolo in Europa il bilancio è più che positivo: sconfessati i profeti di sventura della sinistra

Barra a dritta: l’Italia tiene la rotta e smentisce i profeti di sventura. A tracciare il quadro di un Paese che ha ritrovato forza, credibilità e visione è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’articolata intervista al direttore di MF-Milano Finanza, Roberto Sommella. Un intervento che rivendica il valore fondamentale della stabilità politica, vera cifra stilistica dell’esecutivo di centrodestra e argine alle tempeste della congiuntura internazionale. Migranti, conti pubblici, economia, banche e energia: una panoramica ad ampio raggio con cui la premier fa il punto e traccia un bilancio sui punti chiave del dossier Italia e le sfide politiche in corso.

Meloni: abbiamo affrontato lo scenario più difficile da decenni. Parola chiave: stabilità

«La stabilità che questo governo ha assicurato – sottolinea allora la premier stilando un consuntivo delle misure economiche del governo – ha permesso all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni». Il confronto con l’eredità ricevuta al momento dell’insediamento nell’autunno del 2022 è netto: allora i titoli di Stato rischiavano il declassamento a livello “spazzatura” e lo spread viaggiava a quota 240 punti base, un valore tre volte superiore a quello attuale. Oggi lo scenario è radicalmente mutato, con la fiducia dei mercati ritrovata e una tenuta sistemica che permette al Paese di guardare avanti.

L’Italia tiene

«L’economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dell’0,8%», sottolinea allora il presidente del Consiglio nell’intervista a MF parlando di «dati superiori alle previsioni e in linea con quelli dell’Eurozona». Aggiungendo a stretto giro: «Un altro fattore confortante è quello dell’incremento del Pil pro-capite, che rispecchia l’effettiva ricchezza dei cittadini. È cresciuto, rispetto al 2022, di quasi 4.500 euro». Un dato che sbriciola i paragoni con il passato: nel quadriennio pre-Covid (2016-2019) la crescita si era fermata ad appena «1.850 euro».

Non solo. Accanto all’orgoglio per i traguardi raggiunti, la premier mantiene la concretezza che la contraddistingue, analizzando senza retorica i nodi strutturali al vaglio, a partire dal deficit storico di produttività legato alla prevalenza di micro e piccole imprese e ai ridotti investimenti passati in ricerca e capitale umano. «Servono molti anni per invertire questa tendenza – precisa sul punto Meloni –. E noi stiamo lavorando esattamente in questa direzione». Una linea chiara: trasformare la stabilità politica di oggi nel volano dello sviluppo di domani.

Conti pubblici, Meloni: risanati senza tagliare, anzi aumentando le spese fondamentali: sanità, welfare, contratti pubblici

E ancora. Analizzando i dati macroeconomici Meloni nell’intervista rileva anche: «L’Italia è l’unica nazione del G7 a essere tornata già nel 2024 in avanzo primario, dopo la pandemia, con una crescita post Covid tra le più robuste e l’occupazione ai massimi storici. Traguardi raggiunti con una chiara scelta di fondo: applicare ai conti pubblici quel buon senso che ogni padre di famiglia deve usare per fare quadrare il proprio bilancio, concentrando le risorse su ciò che serve. E tagliando gli sprechi. Questo ci ha permesso di riportare la barra dritta, nonostante la situazione catastrofica ereditata».

La stoccata a gufi dem e superbonus grillino

Una bilancio che, tra eredità del passato e proiezioni sul futuro porta Giorgia Meloni a ricordare che «quando questo governo si è insediato il rapporto deficit/Pil era all’8,1%. Oggi quel rapporto è sceso al 3,1%, quindi ben cinque punti in meno». «Un risultato – sottolinea la premier – che in molti ritenevano impossibile, ma che abbiamo raggiunto in meno di quattro anni, superando anche le nostre più ottimistiche previsioni. E ci siamo riusciti senza tagliare, ma anzi aumentando, le spese fondamentali. Come quelle per la sanità, il welfare e i contratti pubblici».

Uscire dalla procedura infrazione è un obiettivo alla nostra portata

Pertanto, chiosa sul tema, «uscire dalla procedura d’infrazione – aggiunge Meloni – è un obiettivo alla nostra portata. Inutile dire che avremmo potuto già raggiungerlo, se non avessimo dovuto fare i conti col peso del Superbonus», è il doveroso inciso finale con stoccata ai governi Conte del recente passato…

Migranti, Meloni: l’Italia modello in Europa

Una disamina a tutto campo, quella che la premier affida all’intervista a MF che non può non affrontare anche la vexata quaestio immigrazione. Sui migranti, rileva allora Meloni, «già oggi la stragrande maggioranza delle Nazioni europee condivide la posizione che l’Italia ha espresso in questi giorni. Cioè che la priorità dell’Europa sia proteggere le frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata. Escludere ogni rischio di sicurezza e terrorismo. Difendere la libertà di circolazione che è alla base del sistema Schengen».

Inevitabile, dunque, un passaggio su quanto sta accadendo a Ceuta, su cui la premier sottolinea che «la grave crisi migratoria che si è aperta, e la possibile nuova ondata, prevista dalle stesse autorità spagnole per il 15 agosto, ci impongono la massima attenzione e la necessità di continuare ad adottare tutte le misure necessarie». Di più: «In questi anni – ribadisce – abbiamo dimostrato sul fronte migratorio, come su altri temi, che l’approccio dell’Europa può cambiare. E il governo italiano continuerà a lavorare affinché i risultati raggiunti finora si possano consolidare. E perché si possa fare di più e meglio. Percorrendo, ad esempio – suggerisce – la strada aperta dal Regolamento rimpatri sugli hub nei paesi terzi, come su altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa».

Il fronte “energia”: traguardi e prospettive

Infine, sul fronte energia, dopo avere ottenuto dall’Europa una flessibilità di bilancio «che in molti pensavano impossibile», osserva Meloni, ora il governo cercherà «di utilizzare al meglio le risorse aggiuntive ora disponibili per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi su famiglie e imprese», continua la premier, spiegando che «la Commissione Europea ha già definito gli ambiti di spesa ammissibili. E, che in questo quadro, il governo identificherà quelle che ritiene più utili ed efficaci».

Inoltre, aggiunge in calce Giorgia Meloni, «verificheremo la possibilità di utilizzare queste risorse per incentivare lo sviluppo e l’acquisto di tecnologie prodotte in Italia e in Europa per sostenere il nostro tessuto produttivo e rafforzare la nostra competitività».

Capitolo Banche

«Non siamo parte attiva nelle attuali dinamiche di mercato che interessano il settore bancario. Il governo ne era in parte coinvolto, quando aveva il controllo del Monte dei Paschi di Siena, banca che noi abbiamo ereditato agonizzante e che abbiamo riportato in salute. Oggi Mps, la banca più antica d’Italia e del mondo, fortemente radicata sul territorio, è tornata in salute ed è diventata il pezzo pregiato su cui si concentrano le attenzioni. Mi auguro che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale, capace di produrre benefici per famiglie e imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità», le parole della presidente del Consiglio.

In ultimo, poi, circa la scalata di Unicredit su Commerzbank da parte di Unicredit, per la premier «si tratta di un’operazione di mercato nella quale il governo italiano non ha avuto alcun ruolo. Quello che posso dire è che mi auguro che Unicredit possa continuare ad avere solide radici italiane. E che tra l’istituto di credito e le autorità tedesche possa instaurarsi un dialogo collaborativo».


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Ginevra Sorrentino

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