Il giornalista, che su Telemia conduce il programma “Il Fatto in TV”, rende pubblico un pesante avvertimento ricevuto. Solidarietà della Figec Calabria. Ora si attende una presa di posizione delle istituzioni

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Una lettera firmata e un avvertimento inquietante che non può e non deve passare inosservato. Pasquale Motta, giornalista, direttore del quotidiano La Novità online e collaboratore di Telemia, dove conduce il programma “Il Fatto in TV”, ha deciso di rendere pubblico quanto ricevuto da una persona che, secondo quanto riferito dallo stesso Motta, si qualifica come «uomo dello Stato».

La vicenda è stata raccontata dal giornalista nell’editoriale «Io so e non abbasserò la testa», pubblicato dopo una serie di articoli e inchieste con cui la sua testata ha affrontato questioni particolarmente delicate riguardanti anche alcuni ambiti del sistema giudiziario e investigativo.

Secondo quanto riferito da Motta, l’autore della comunicazione lo avrebbe invitato a «prestare attenzione», facendo riferimento a interessi forti che sarebbero stati disturbati dalle sue inchieste, fino al pesante avvertimento di «guardarsi dietro le spalle».

Parole assolutamente gravi, che meritano la massima attenzione e sulle quali è necessario fare chiarezza. E questo a prescindere dalla condivisione o meno delle opinioni, delle analisi e delle battaglie portate avanti da chi quelle parole le ha ricevute. Il confronto, anche duro, appartiene alla democrazia; l’intimidazione, invece, non può trovare spazio in una società che riconosce nella libertà di espressione e di informazione uno dei suoi principi fondamentali.

Motta, dal canto suo, evita di trasformare l’episodio nella prova dell’esistenza di un complotto. È lo stesso giornalista a precisare che quanto ricevuto rappresenta un allarme serio, ma non una dimostrazione di responsabilità o manovre già accertate.

«Criticare il potere non significa attaccare lo Stato: significa difenderlo dalle sue degenerazioni», sostiene Motta, precisando che il suo lavoro non vuole rappresentare un’accusa indiscriminata nei confronti della magistratura o delle forze dell’ordine.

Pasquale Motta porta avanti quotidianamente battaglie sui temi della legalità e della ricerca della verità, attraverso il proprio giornale e anche attraverso l’attività televisiva. Una presenza che il pubblico di Telemia conosce anche attraverso “Il Fatto in TV”, programma nel quale affronta e approfondisce vicende politiche, giudiziarie e sociali di particolare interesse.

Nell’editoriale Motta utilizza la formula «Io so», richiamando il celebre scritto di Pier Paolo Pasolini del 1974, per introdurre una serie di questioni sulle quali sostiene che la propria redazione stia continuando a raccogliere elementi, documenti e testimonianze.

Tra gli argomenti affrontati figurano presunte irregolarità nel settore delle intercettazioni, possibili rapporti tra ambienti investigativi, uffici giudiziari e imprese destinatarie di importanti commesse, oltre a presunti tentativi di condizionamento e pressioni che sarebbero stati riferiti alla testata.

Si tratta, naturalmente, di circostanze che necessitano di verifiche e riscontri nelle sedi competenti, come riconosciuto dallo stesso Motta: «Alcune informazioni sono documentate. Altre sono riscontrabili. Altre ancora devono essere dimostrate».

Ma è sull’avvertimento ricevuto che l’attenzione resta alta.

«Se qualcuno pensa di intimidirci o di fermare le nostre inchieste, sappia una cosa: non arretreremo. Continueremo a cercare le prove. E a raccontare tutto», ha affermato il giornalista.

Sulla vicenda è già intervenuta la Figec Calabria, esprimendo solidarietà e vicinanza a Pasquale Motta e invitando forze dell’ordine e magistratura a fare chiarezza.

Anche Telemia esprime piena solidarietà al proprio collaboratore Pasquale Motta. Al di là di qualsiasi valutazione sulle singole posizioni espresse, esiste infatti un principio che non può essere messo in discussione: la libertà di stampa deve essere tutelata in ogni modo e un giornalista deve poter svolgere il proprio lavoro senza temere intimidazioni, minacce o ritorsioni.

Le opinioni possono essere contestate, le ricostruzioni giornalistiche possono essere smentite e chi si ritiene leso dispone di tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare i propri diritti. Le minacce, invece, non possono mai rappresentare una risposta.

Per questo, dopo la solidarietà arrivata dal mondo giornalistico, ci si attende adesso una reazione chiara anche da parte delle istituzioni, affinché sulla vicenda venga fatta piena luce e sia ribadito, senza ambiguità, che la libertà di informazione e il diritto di critica costituiscono presìdi essenziali della democrazia.




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Giuseppe Mazzaferro

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