Il sindaco di Roccella Ionica, componente dell’Assemblea nazionale del PD, interviene dopo le indiscrezioni sul suo nome: «Non ho chiesto alcuna candidatura e non ho ricevuto richieste di disponibilità dal partito». Poi l’analisi del voto: mobilitazione dei territori, centralità della provincia e un candidato con «un’anima politica riconosciuta e riconoscibile».
Il nome di Vittorio Zito, sindaco di Roccella Ionica e componente dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico, continua a circolare nel dibattito interno al centrosinistra in vista delle elezioni suppletive per il collegio della Camera di Reggio Calabria. Dopo giorni di indiscrezioni e di interlocuzioni sul territorio, è lo stesso Zito a intervenire con una lunga nota nella quale chiarisce la propria posizione e, soprattutto, propone una lettura politica e strategica della sfida elettorale.
Il primo passaggio riguarda proprio l’ipotesi di una sua candidatura. Zito conferma di avere ricevuto numerose manifestazioni di sostegno, ma precisa di non essersi mai proposto e di non essere stato formalmente interpellato dal PD.
«Da qualche giorno alcuni organi di stampa riportano il mio nome tra i possibili candidati del centrosinistra alle suppletive per il Collegio Camera di Reggio Calabria. In queste giornate sono state decine e decine le telefonate e i messaggi di colleghi Sindaci, di Segretari di Circolo, di militanti e di semplici cittadini del territorio metropolitano, che hanno manifestato un sostegno convinto ad un mio eventuale impegno. A tutti va la mia profonda gratitudine, che non è di circostanza».
Poi il chiarimento che, almeno per il momento, esclude qualsiasi autocandidatura:
«Ma uno dei valori su cui ho sempre fondato il mio impegno in politica e nell’amministrazione della mia comunità, è che il verbo candidare non si declina mai in forma riflessiva. Ho sempre avuto e sempre avrò una idiosincrasia per la domanda “ma è vero che ti candidi?”, perché ho sempre pensato e sempre penserò che avesse ragione chi ha detto che le candidature non si chiedono e non si rifiutano. Coerentemente, non ho chiesto alcuna candidatura. Ed è bene precisarlo, non ho mai ricevuto alcuna richiesta di disponibilità dal partito in cui milito da oltre venticinque anni. Chi ha voluto spendere il mio nome in questi giorni su autorevolissime testate, lo ha fatto quindi con una generosità che, forse, non merito».
Ma la nota di Zito va molto oltre la vicenda personale. Il sindaco propone infatti una vera e propria analisi delle suppletive, mettendo in guardia il centrosinistra dal considerarle semplicemente come una versione ridotta delle elezioni politiche.
«Si sbaglierebbe a credere che una suppletiva sia un’elezione politica in scala ridotta. È invece un’elezione di natura diversa, che va affrontata con schemi diversi da quelli delle elezioni politiche, altrimenti la si perde prima di cominciare».
Secondo Zito, tre fattori saranno determinanti: la scarsa percezione della posta in gioco, l’assenza del traino di una campagna nazionale e il calendario estremamente compresso, con poche settimane a disposizione tra la scelta del candidato e il voto. Da qui una previsione molto netta sull’affluenza.
«Ne discende una sola caratteristica evidente in tutte le suppletive e che è decisiva: la bassa affluenza, che difficilmente supererà il 18-20%».
Ed è proprio il tema della partecipazione a rappresentare, secondo il sindaco di Roccella, il cuore della partita.
«Un’elezione a bassa affluenza non seleziona lo stesso corpo elettorale di una ad alta affluenza. Non è lo stesso elettorato in scala ridotta: è un elettorato diverso per composizione, nel quale l’elettore d’opinione – quello che fa vincere un’elezione ordinaria – è tendenzialmente il primo a restare a casa, a meno che non abbia ottime ragioni per andare a votare».
Per questo, prima ancora di inseguire il voto moderato o tentare operazioni di allargamento verso l’elettorato avversario, il centrosinistra dovrebbe puntare sulla mobilitazione del proprio campo.
«È meglio preoccuparsi di mobilitare al massimo il proprio elettorato, portando al seggio chi già ci appartiene ma da tempo a votare non ci va più. Perché quando tre elettori su quattro restano a casa, ogni voto che riesci ad attivare pesa quattro volte il suo valore nominale: con affluenza al 25%, portare mille persone in più alle urne equivale a spostarne quattromila in un’elezione ordinaria. Non esiste leva più efficiente».
Una mobilitazione che, avverte Zito, non può essere costruita all’ultimo momento:
«È fatta di reti che esistono o non esistono – sindaci e amministratori, militanti, corpi intermedi, associazioni – e che vanno attivate il primo giorno di campagna elettorale, o ancora prima».
Il sindaco riferisce quindi dell’incontro promosso dalla segreteria provinciale del PD con sindaci e segretari di circolo, sottolineando come il confronto abbia avuto senso proprio perché la scelta, a suo giudizio, deve essere ancora realmente aperta.
«Ho avuto modo di partecipare a un interessante e coinvolgente incontro promosso ieri mattina dalla segreteria provinciale, che ha voluto ascoltare sindaci e segretari di circolo. E ha voluto farlo prima – così abbiamo motivo di ritenere – che si registrassero convergenze su un idealtipo di candidato o addirittura su un nome; diversamente quell’incontro non avrebbe avuto alcun senso e apparirebbe offensivo dell’intelligenza di chi vi ha partecipato».
È a questo punto che l’analisi entra nel vivo della geografia elettorale. Per Zito il collegio deve essere considerato come «un sistema a due velocità», distinguendo nettamente Reggio Calabria dal resto del territorio.
«Oltre la metà degli elettori risiede a Reggio, ma a Reggio il quadro per il centrosinistra è il peggiore possibile nel momento peggiore. Le comunali di maggio hanno consegnato al centrodestra non solo il risultato, ma la macchina: sindaco, giunta, consiglieri, reti relazionali pienamente attive, nella fase di massima freschezza dell’effetto trascinamento».
A questo si aggiungerebbe, secondo Zito, la difficoltà di rimobilitare un elettorato di centrosinistra reduce da sconfitte e divisioni.
Diverso il ragionamento sulla provincia e, in particolare, sulle aree interne e sulla fascia jonica, dove il potenziale elettorale sarebbe maggiore ma avrebbe bisogno di una macchina organizzativa capace di trasformarlo in voti.
«La sintesi tattica di questi due elementi è netta: il collegio va letto come un sistema a due velocità, un capoluogo dove si gioca in difesa, con l’obiettivo di contenere lo scarto entro una soglia calcolabile, e una periferia dove si gioca in attacco, con l’obiettivo di massimizzare il differenziale».
Un concetto che Zito rende ancora più esplicito:
«Chiunque imposti la campagna sul capoluogo sceglie di combattere sul terreno appena vinto dall’avversario, con la sua macchina intatta e il nostro elettorato demotivato. E chiunque pensi che la periferia si attivi da sola dimostra poco rispetto per quei territori».
Infine, il passaggio politico forse più significativo, quello dedicato alla scelta del candidato. Zito parte dalle indiscrezioni sul centrodestra e sostiene che un candidato avversario privo di radicamento nel collegio potrebbe rappresentare un’occasione per il centrosinistra, a condizione però di contrapporgli una figura capace di incarnare chiaramente un’identità politica o un forte impegno civile.
«Il centrodestra sembra convergere sulla candidatura di un professionista indicato dai vertici nazionali del partito, che con Reggio e con questo collegio non ha alcun legame. È un’occasione unica, quasi un assist, perché fornisce il motivo che qualificherebbe l’appello alla mobilitazione: un appello che funziona solo se ha un’anima politica riconosciuta e riconoscibile, o se è guidato da un esponente della società civile impegnato in prima linea e da tempo in battaglie sui temi propri della proposta di centrosinistra».
Da qui l’avvertimento:
«Rinunciare a queste caratteristiche per ripiegare su proposte senza anima politica e senza una storia di forte impegno civile significherebbe disinnescare l’unico argomento capace di incrinare il campo avversario».
Zito chiude tornando a separare la propria posizione personale dall’analisi politica, ribadendo che il punto non sarebbe il nome del candidato ma il metodo attraverso il quale il centrosinistra arriverà alla decisione.
«Queste considerazioni non riguardano un nome: riguardano un metodo. E le affido oggi come contributo ad una riflessione collettiva, mentre la scelta del candidato è ancora aperta. Perché dopo potrebbero essere soltanto un commento. E i commenti non hanno mai spostato un voto, che sia uno».
Un intervento destinato inevitabilmente a pesare nel confronto di queste ore. Zito non avanza la propria candidatura, anzi chiarisce di non averla mai chiesta e di non essere stato interpellato dal partito. Ma allo stesso tempo mette sul tavolo una linea precisa: radicamento territoriale, capacità di mobilitare la base, protagonismo della provincia e della fascia jonica e una candidatura dotata di una chiara identità politica o civile. Elementi sui quali, adesso, il centrosinistra sarà chiamato a misurare la scelta definitiva per le suppletive.
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Giuseppe Mazzaferro
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