La Giunta regionale della Puglia accelera sull’abbattimento delle liste d’attesa e dà il via alla Fase 2 del Piano sperimentale, mettendo sul tavolo 20 milioni di euro per le prestazioni aggiuntive e introducendo nuove regole che interesseranno organizzazione delle aziende sanitarie, prescrizioni, ricoveri, pazienti oncologici e gestione degli appuntamenti.
La delibera approvata dalla Regione arriva dopo la prima fase avviata all’inizio del 2026. L’obiettivo iniziale era recuperare 124.320 prestazioni, delle quali 114.300 di specialistica ambulatoriale e day service e 10.020 ricoveri programmati in classe A. Dal primo febbraio era inoltre partito il richiamo sistematico dei pazienti presenti nelle liste.
I risultati comunicati dalla Regione superano il target: alla conclusione della sperimentazione, il 30 giugno, risultavano 231.435 persone richiamate e 157.176 prestazioni recuperate. Il recall ha permesso anche di eliminare dalle liste prenotazioni duplicate, non più necessarie o prestazioni già effettuate attraverso altri percorsi.
Tempi massimi: 72 ore per le urgenze e 10 giorni per la classe B
Con la nuova fase vengono confermati i tempi massimi per le prestazioni di primo accesso. Per la classe U restano le 72 ore, mentre per la classe B il limite è di 10 giorni. Per la classe D sono previsti 30 giorni per le visite e 60 per gli esami diagnostici, mentre per la classe P il tetto è fissato a 120 giorni.
Cambiano anche alcuni meccanismi di presa in carico. Dovrà essere indicato obbligatoriamente il quesito diagnostico e sarà distinta la prima visita dagli accessi successivi. Questi ultimi dovranno essere gestiti direttamente dallo specialista attraverso percorsi interni, evitando al paziente di tornare dal medico di medicina generale per ottenere una nuova prescrizione.
Se non c’è posto scattano le liste di tutela
La Regione introduce inoltre ambiti territoriali di garanzia definiti secondo criteri di prossimità e raggiungibilità. Quando non sarà possibile assicurare la prestazione nei tempi previsti, dovranno essere attivati percorsi di tutela, inserendo il paziente in una prelista o lista dedicata.
Sono previsti anche tempi massimi per essere ricontattati: cinque giorni per la classe B, tra dieci e quindici per la D e venti giorni per la P. Nella rete dell’offerta dovranno inoltre entrare stabilmente Case della Comunità, Ospedali di Comunità, reti di cure palliative e Farmacie dei Servizi.
Per i ricoveri programmati i tempi massimi saranno invece di 30 giorni per la classe A, 60 per la B, 180 per la C e dodici mesi per la D.
Entro il 14 settembre i piani delle aziende sanitarie
Una delle scadenze centrali è fissata al 14 settembre 2026. Entro quella data aziende ed enti del sistema sanitario regionale dovranno adottare il proprio Piano aziendale per il recupero delle liste d’attesa, che resterà operativo fino al 31 dicembre.
Dovranno essere stabilizzate le attività di recall e rafforzate le misure contro i “no show”, verificando nei giorni precedenti la disponibilità dei pazienti in modo da liberare tempestivamente gli appuntamenti ai quali gli assistiti non possono più presentarsi. Priorità sarà assegnata al recupero delle prestazioni fuori soglia nelle classi U e B e ai ricoveri in classe A.
Sale operatorie utilizzabili nell’arco di dodici ore
Il Piano interviene anche sull’organizzazione interna delle strutture. Le Direzioni Sanitarie dovranno predisporre un modello che consenta l’utilizzo delle sale operatorie nell’arco delle dodici ore, ottimizzando il personale disponibile e distribuendolo in maniera equilibrata tra turni mattutini e pomeridiani.
I dati sulle prescrizioni e sui ricoveri dovranno inoltre diventare la base per rimodulare l’offerta sanitaria, potenziando l’assistenza territoriale e costruendo, dove necessario, percorsi tra aziende differenti.
Oncologici e fragili, presa in carico senza passare dal Cup
Un capitolo specifico riguarda pazienti oncologici, cronici e fragili. Le aziende dovranno individuare percorsi facilitati per chi presenta una patologia oncologica sospetta o accertata, una malattia rara o condizioni di fragilità.
Le visite di controllo e gli esami necessari al monitoraggio delle patologie dovranno essere prenotati direttamente dallo specialista attraverso agende interne dedicate. Per le prestazioni associate all’esenzione 048 e direttamente collegate alla patologia oncologica è prevista la presa in carico completa del paziente senza passare dal Cup.
Ricette U e B, arriva la scadenza
Tra le novità più significative c’è l’introduzione della scadenza per alcune ricette. Quelle con codice U, relative alle prestazioni da eseguire entro 72 ore, perderanno validità trascorsi cinque giorni dalla prescrizione.
Per le ricette con codice B, che prevedono l’esecuzione entro dieci giorni, la validità terminerà invece dopo 15 giorni. Superato quel termine non potranno più essere utilizzate.
Vengono inoltre confermati i controlli informatici sulle prescrizioni ripetute, sulle prestazioni di controllo alle quali non può essere attribuita una classe di priorità e sulle esenzioni non associate alla patologia di riferimento.
Un Tavolo regionale per controllare le prescrizioni
La delibera istituisce anche un Tavolo regionale sull’appropriatezza prescrittiva, coordinato da AReSS Puglia e dal Dipartimento Salute e Benessere, che dovrà insediarsi entro il 21 settembre.
L’organismo avrà il compito di analizzare i dati sulle prescrizioni, verificare l’omogeneità nell’attribuzione delle priorità, proporre indirizzi regionali e sviluppare audit clinici e programmi di formazione. Parallelamente ogni azienda sanitaria dovrà costituire un proprio gruppo interno per i controlli.
Venti milioni per le prestazioni aggiuntive
Per sostenere la seconda fase vengono stanziati 20 milioni di euro, da ripartire tra le province sulla base della popolazione residente rilevata dall’Istat. Le risorse potranno essere utilizzate fino al 31 dicembre 2026 e rappresenteranno il limite massimo di spesa per ciascuna azienda ed ente coinvolto.
L’obiettivo dichiarato va però oltre il semplice aumento del numero di visite ed esami. La Regione punta a trasformare il piano sulle liste d’attesa in uno strumento di riorganizzazione complessiva della sanità pugliese, utilizzando la domanda reale per individuare le carenze, sfruttando maggiormente strutture e tecnologie e responsabilizzando le direzioni strategiche e i distretti sociosanitari.
La partita adesso passa alle singole aziende sanitarie: entro settembre dovranno tradurre le indicazioni regionali in programmi operativi e, soprattutto, dimostrare nei mesi successivi che le nuove regole riescano a ridurre concretamente i tempi che ancora oggi separano molti cittadini pugliesi da visite, esami e ricoveri.
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Redazione
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