Il mercato globale della software defined radio è destinato a salire dai 23,52 miliardi di dollari del 2026 a 36,8 miliardi nel 2033, con un tasso medio annuo di crescita del 6,6%. In termini di volumi, nello stesso periodo le unità installate dovrebbero aumentare da circa 3,4 a 4,5 milioni. È la previsione contenuta nel nuovo report di MarketsandMarkets, che fotografa una trasformazione destinata ad andare ben oltre il comparto delle apparecchiature radio: sempre più funzioni tradizionalmente affidate all’hardware vengono trasferite al software, rendendo le piattaforme di comunicazione aggiornabili, riconfigurabili e capaci di adattarsi a reti, frequenze e scenari operativi differenti.

Il passaggio è particolarmente rilevante nei sistemi militari e nelle comunicazioni mission critical, ma il perimetro si sta allargando a sicurezza pubblica, aerospazio, satelliti, infrastrutture critiche, trasporti e piattaforme autonome. La radio, in altre parole, segue una traiettoria già sperimentata in altri segmenti dell’Ict: il valore si sposta progressivamente dall’apparato fisico al software, alle applicazioni e alla capacità di orchestrare dinamicamente le risorse disponibili.

Dall’hardware alla piattaforma programmabile

Il principio alla base della Sdr è la separazione tra una parte hardware relativamente general purpose e le funzioni radio implementate via software. Modulazione, gestione delle frequenze, elaborazione del segnale e supporto a differenti protocolli possono così essere aggiornati senza sostituire necessariamente l’intero apparato.

Per gli utilizzatori il vantaggio è operativo ed economico. Una stessa piattaforma può gestire più funzioni che in passato richiedevano dispositivi distinti, riducendo il numero di terminali, accessori e sistemi da mantenere. MarketsandMarkets individua proprio nella modernizzazione delle reti militari, nell’esigenza di interoperabilità tra forze e piattaforme e nella possibilità di concentrare più servizi su un’unica radio alcuni dei principali motori del mercato.

Il dato aiuta anche a comprendere perché la domanda non sia alimentata esclusivamente dalla necessità di acquistare nuove apparecchiature. Il punto centrale è allungare il ciclo di vita della piattaforma attraverso aggiornamenti software, aggiungendo nuove waveform o nuove capacità di sicurezza e adattando il terminale a requisiti che possono cambiare nel tempo. In settori nei quali i sistemi restano operativi per molti anni, questa flessibilità diventa un elemento strategico.

Non significa però che l’hardware perda importanza. Prestazioni di elaborazione, consumi, dimensioni, componenti radiofrequenza e capacità di operare su bande differenti continuano a determinare le possibilità del sistema. La differenza è che la competizione si sposta verso architetture nelle quali componenti, software, waveform, cybersecurity e integrazione devono essere progettati come un unico ecosistema.

Difesa e interoperabilità al centro della domanda

Il segmento tactical & mission-critical rappresenta, secondo MarketsandMarkets, la quota maggiore del mercato per tecnologia. La ragione è legata alla crescente necessità delle forze armate di scambiare voce e dati tra soldati, mezzi terrestri, velivoli, unità navali e centri di comando anche in ambienti caratterizzati da interferenze o dalla presenza di sistemi di guerra elettronica.

L’interoperabilità è uno dei nodi più rilevanti soprattutto in Europa. Il programma European Secure Software Defined Radio, Essor, sviluppato nell’ambito della cooperazione europea, punta proprio a migliorare la capacità delle forze armate dei diversi Paesi di comunicare attraverso un’architettura Sdr e waveform comuni. Il progetto mira a consentire comunicazioni più rapide e sicure nelle operazioni congiunte, riducendo una frammentazione tecnologica che rappresenta da tempo una criticità per la difesa europea.

La questione ha anche un’importante dimensione industriale. Definire standard, architetture e componenti software comuni significa intervenire sul grado di autonomia tecnologica europea nelle comunicazioni militari. Attorno a Essor opera infatti un ecosistema industriale sostenuto da diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Germania, Finlandia, Polonia e Spagna.

La transizione alla radio programmabile diventa così parte di un processo più ampio: trasformare le forze armate in organizzazioni sempre più connesse, nelle quali sensori, sistemi di comando, piattaforme autonome e unità operative condividano informazioni quasi in tempo reale.

Droni e sistemi autonomi diventano il segmento più dinamico

Il fronte destinato a crescere più rapidamente è quello delle Sdr per Uav e sistemi autonomi, per il quale MarketsandMarkets prevede un Cagr del 9,2% tra 2026 e 2033, superiore alla media complessiva del mercato.

La dinamica è coerente con l’evoluzione delle piattaforme unmanned. Un drone non ha bisogno soltanto di un collegamento per il controllo remoto: deve trasmettere immagini, telemetria e dati provenienti dai sensori, operare in ambienti nei quali lo spettro può essere congestionato e, in ambito militare, mantenere la comunicazione anche in presenza di disturbi intenzionali.

Una radio programmabile può modificare parametri e modalità operative senza richiedere la sostituzione del dispositivo. Questa caratteristica diventa particolarmente importante quando la stessa piattaforma deve essere utilizzata in missioni differenti o integrata con reti eterogenee.

Il risultato è un avvicinamento tra Sdr, edge computing e sistemi autonomi. Più capacità di elaborazione viene portata vicino alla sorgente del segnale, maggiore diventa la possibilità di analizzare localmente lo spettro, scegliere modalità di trasmissione differenti e reagire rapidamente a variazioni dell’ambiente radio.

L’AI entra nella gestione dello spettro

È qui che emerge uno dei passaggi tecnologicamente più significativi indicati dal report: l’integrazione dell’AI per la selezione automatica delle frequenze e la mitigazione delle interferenze. Un sistema Sdr può osservare l’ambiente radio, mentre algoritmi di AI possono contribuire a identificare una porzione di spettro utilizzabile e modificare i parametri di comunicazione in funzione delle condizioni rilevate.

L’evoluzione porta verso la cosiddetta cognitive radio, nella quale il terminale non esegue soltanto configurazioni stabilite in precedenza, ma può adattare il proprio comportamento sulla base dello scenario radio. Il potenziale è elevato sia per applicazioni militari sia per reti civili caratterizzate da una crescente densità di dispositivi.

In prospettiva, la capacità di utilizzare lo spettro in modo più flessibile può diventare ancora più rilevante con l’evoluzione delle reti mobili, delle comunicazioni satellitari e delle future architetture 6G. La Sdr è già utilizzata come piattaforma di sperimentazione e prototipazione proprio perché consente di sviluppare e modificare rapidamente funzioni radio senza progettare un apparato dedicato per ogni nuova configurazione.

Questo non significa che l’AI renda automaticamente più efficiente qualsiasi sistema. Addestramento degli algoritmi, disponibilità dei dati, capacità computazionale, latenza e affidabilità delle decisioni restano fattori determinanti, soprattutto nelle comunicazioni mission critical.

Sicurezza pubblica e reti governative pesano sul mercato

La difesa non è l’unico motore. Secondo MarketsandMarkets, public safety e sistemi governativi costituiscono nel 2026 il principale segmento applicativo. Polizia, vigili del fuoco, servizi di emergenza e strutture governative hanno bisogno di comunicazioni affidabili tra organizzazioni che spesso utilizzano tecnologie differenti.

La convergenza tra radio professionale e connettività broadband apre quindi un secondo terreno di sviluppo. Piattaforme evolute possono affiancare alla voce mission critical applicazioni basate su reti mobili, dati e servizi di gestione remota. L’obiettivo non è semplicemente aumentare la banda disponibile, ma garantire continuità operativa e interoperabilità in condizioni nelle quali una rete commerciale tradizionale potrebbe non essere sufficiente.

È una dinamica importante anche per la Pubblica amministrazione. La crescente digitalizzazione di protezione civile, infrastrutture strategiche e servizi di sicurezza aumenta il valore delle reti di comunicazione resilienti. In questo contesto la Sdr può diventare uno degli elementi di un’architettura più ampia nella quale reti terrestri, collegamenti satellitari e sistemi radio dedicati vengono integrati progressivamente.

Satelliti, 5G e reti non terrestri allargano il perimetro

Tra le applicazioni analizzate dal report compaiono anche satelliti e ground station, mentre l’ecosistema industriale della Sdr sta progressivamente incrociando lo sviluppo delle reti mobili. MarketsandMarkets segnala, ad esempio, l’acquisizione nel marzo 2026 di Software Radio Systems da parte di Rohde & Schwarz, operazione finalizzata a rafforzare le competenze nel software radio per 5G, reti di accesso, connettività satellitare, reti non terrestri e futuri sistemi 6G.

Il confine tra radio specializzata e infrastruttura di telecomunicazioni diventa quindi meno netto. Le reti non terrestri previste dagli standard mobili consentono di estendere la connettività attraverso piattaforme satellitari, mentre approcci software-defined permettono di realizzare ambienti di test e sistemi riconfigurabili con tempi di sviluppo più brevi rispetto a soluzioni interamente dedicate.

La conseguenza per l’industria è un ampliamento della catena del valore. Accanto ai produttori tradizionali di radio entrano fornitori di semiconduttori, Fpga, processori, software, sistemi di elaborazione del segnale, cybersecurity e piattaforme di gestione. MarketsandMarkets include nel panorama competitivo sia gruppi come Motorola Solutions, L3Harris, Thales, Rtx, General Dynamics e Leonardo, sia produttori di componenti e operatori specializzati in piattaforme Sdr.

Consolidamento industriale e valore delle comunicazioni resilienti

Anche le operazioni societarie indicano che le comunicazioni critiche stanno diventando un asset strategico. Nel 2025 Motorola Solutions ha completato l’acquisizione di Silvus Technologies per circa 4,4 miliardi di dollari, integrando nel proprio portafoglio tecnologie radio software-defined e soluzioni Manet per reti sicure ad alta capacità.

La rilevanza del deal va oltre la singola operazione. Mostra come il valore si stia concentrando nelle tecnologie capaci di creare reti distribuite, adattabili e resilienti, soprattutto quando l’infrastruttura tradizionale non è disponibile o non può essere considerata affidabile.

Lo stesso fenomeno può favorire ulteriore consolidamento. I grandi player hanno interesse ad acquisire competenze molto specialistiche in elaborazione del segnale, networking mesh, sistemi anti-jamming e AI applicata allo spettro invece di svilupparle completamente al proprio interno. Per startup e fornitori di nicchia si apre quindi uno spazio industriale che va oltre la vendita di singoli apparati.

Costi, cybersecurity e interoperabilità frenano l’adozione

Le prospettive di crescita non eliminano però i principali ostacoli. MarketsandMarkets individua nei costi di sviluppo, integrazione, test e manutenzione uno dei principali freni. Una piattaforma Sdr deve integrare hardware, software, sistemi di cifratura e waveform, oltre a essere verificata in numerosi scenari operativi.

Il secondo problema è la presenza di grandi installati legacy e di tecnologie proprietarie. La promessa di una radio capace di supportare più waveform incontra un limite concreto quando sistemi sviluppati da produttori differenti non riescono a eseguire lo stesso software o quando standard e implementazioni non garantiscono una reale portabilità.

A questo si aggiunge la cybersecurity. Spostare funzioni nel software rende più semplice aggiornare una piattaforma, ma amplia contemporaneamente la superficie da proteggere. Software radio, waveform e meccanismi di aggiornamento diventano asset critici: un attaccante che riuscisse a modificarli o comprometterli potrebbe interferire direttamente con la disponibilità o l’affidabilità delle comunicazioni. MarketsandMarkets indica infatti la protezione da attacchi informatici come una delle principali sfide del settore.

La sicurezza dovrà quindi essere progettata lungo l’intero ciclo di vita: autenticità del software, gestione delle chiavi, controllo degli accessi e aggiornamenti affidabili non possono essere trattati come componenti accessorie.

Il mercato della radio entra nell’era software-defined

La previsione dei 36,8 miliardi di dollari al 2033 fotografa dunque qualcosa di più di una crescita delle vendite. La software defined radio è uno dei tasselli della trasformazione delle comunicazioni in piattaforme programmabili, nelle quali la capacità di aggiornare e orchestrare il software diventa parte integrante del valore dell’infrastruttura.

Difesa e sicurezza pubblica rimarranno i laboratori più esigenti, perché interoperabilità, resilienza e protezione del collegamento sono requisiti essenziali. Ma l’integrazione con satelliti, sistemi autonomi, reti mobili e AI sta progressivamente ampliando il terreno applicativo.

Per l’Europa la partita ha una valenza ulteriore. Definire architetture comuni, garantire interoperabilità tra gli Stati e mantenere competenze industriali nelle tecnologie radio significa intervenire contemporaneamente su sicurezza, sovranità tecnologica e competitività. La crescita del mercato sarà quindi importante, ma non sarà il solo parametro da osservare: conterà soprattutto chi controllerà software, waveform, componenti e standard delle reti critiche di prossima generazione.


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