La seconda serata del 28° Festival della Tarantella di Caulonia comincia davanti all’affresco bizantino, in un luogo dove passato e presente sembrano incontrarsi. È da qui che prende il via un viaggio musicale capace di attraversare il Mediterraneo, seguendo il filo invisibile che unisce popoli, tradizioni e culture diverse.
Arriva Mico Corapi con la sua band artista che al festival lo conoscono bene , e il racconto della serata prende subito la direzione della pace. Una pace affidata alla musica, alla sua capacità di abbattere distanze e differenze, di mettere in comunicazione le sponde di un mare che da sempre separa e unisce allo stesso tempo.
Gli strumenti acustici sembrano accompagnare il respiro di quel Mediterraneo che conosciamo bene, un mare dolce e inquieto, calmo e tempestoso, proprio come le giornate di questa torrida estate. Le note si muovono nell’aria e sembrano seguire le onde, con quella leggerezza che solo la musica sa regalare.Poi si cambia scenario.Si va in piazza Mese, dove la serata entra nel vivo con Le Ninfe della Tammorra, formazione della Costiera Amalfitana guidata dalla musicista Serena Della Monica. È subito festa. Tammorra, organetto, violino elettrico, pizziche e tammuriate costruiscono un ponte tra passato e presente. Le Ninfe portano sul palco i canti, le danze e le tradizioni popolari del Sud Italia, ma lo fanno con uno sguardo rivolto alla contemporaneità.
La loro è una musica che non vuole essere semplicemente conservata.
Vuole vivere.Vuole essere ascoltata, ballata, condivisa.La tradizione campana incontra così sonorità folk ed etno-pop, dimostrando ancora una volta che la musica popolare non è qualcosa rimasto fermo nel tempo, ma una materia viva, capace di trasformarsi senza perdere la propria identità.
E come un prezioso antipasto di una notte destinata a diventare lunghissima, arriva anche la Tammuriata alli uno, cara alla Nuova Compagnia di Canto Popolare e rispolverata per questa occasione cauloniese.
Un frammento di memoria che torna a respirare davanti a un pubblico pronto a lasciarsi trascinare dal ritmo.
Poi il viaggio cambia ancora direzione.
Dalla Campania si parte verso i Balcani.
È il momento di Lidiya Koycheva e della sua Balkan Orkestra.

Lidiya è figlia d’arte: suo padre è un fisarmonicista di fama internazionale, sua madre una ballerina professionista di danze tradizionali bulgare. Un patrimonio familiare importante.Lidiya sceglie di seguire le proprie radici, quelle delle tradizioni popolari e della musica balcanica.
Nasce così la sua orchestra.
E sul palco di Caulonia il mondo sembra improvvisamente diventare più piccolo.
Lidiya Koycheva ha condiviso la scena con artisti come Goran Bregović, Incognito, Eugenio Bennato, Vinicio Capossela e Tonino Carotone. Ha partecipato a importanti festival internazionali, al Concertone del Primo Maggio di Roma ed alla Notte della Taranta.
Questa sera, però, è Caulonia il punto d’incontro.
I ritmi balcanici, le atmosfere gitane e le melodie dell’Est costruiscono un viaggio immaginario che sembra non avere confini.
E sulle note di “Lule Lule”, celebre canto tradizionale arbëreshë, arriva tutta la forza della nostalgia. Quella nostalgia che appartiene a chi è partito, a chi ha lasciato la propria terra e continua a portarla dentro di sé.
Dagli arbëreshë ai Balcani, dalla Calabria alla Bulgaria.
Un viaggio fatto di suoni, lingue e memorie.
Poi arriva “Riturnella” e il viaggio, inevitabilmente, torna in Calabria.
La melodia si trasforma, la voce si accende, il canto diventa un grido, Un’esplosione di emozioni che forse non ha bisogno di essere tradotta, alcune cose la musica le racconta meglio delle parole.
E finalmente arriva il momento più atteso della seconda serata.
La scommessa del festival.Cecè Barretta.Su di lui, questa volta, voglio spendere qualche parola in più.
Perché Cecè Barretta merita un discorso a parte.
Riempie le piazze dove si esibisce. E già questo dovrebbe far riflettere. Ma il dato più interessante non è soltanto il numero delle persone che riesce a portare sotto il palco. È quello che accade una volta iniziato il concerto.

Hai quasi la sensazione di entrare dentro un vecchio film dedicato ai nostri emigrati. Un film fatto di partenze, nostalgia, famiglie, ricordi e canzoni. Un pezzo della nostra storia che torna improvvisamente presente.
Lo confesso: avevo qualche pregiudizio.Nonostante avessi scelto, tempo fa, una sua canzone come sigla del mio programma “Radici”, e nonostante lo avessi già visto in qualche occasione, avevo delle perplessità sul suo modo di approcciarsi al pubblico.Avevo torto.
Lo riconosco.Cecè Barretta è un fenomeno.Un artista che merita di essere osservato e studiato, perché i numeri che riesce a realizzare non sono casuali.È gentile, educato, spontaneo. Ma soprattutto è un grande intrattenitore. Si concede alla gente senza costruzioni, con una naturalezza che arriva immediatamente.E il pubblico risponde.Risponde cantando.
Tutta la piazza canta le sue canzoni insieme a lui, creando un enorme coro collettivo. E qui sta forse il segreto.
Le sue canzoni sono di una semplicità disarmante.
Ma la semplicità, quando riesce ad arrivare al cuore, diventa una forza enorme.
Sono melodie immediate, orecchiabili, quasi familiari. Canzoni che non hanno bisogno di spiegazioni perché la gente le riconosce e le fa proprie.
E quando sul palco arriva la figlia, tra loro nasce una complicità particolare. Un’alchimia naturale, evidente, che rende quei momenti ancora più belli.
Insomma, lo ribadisco: Cecè Barretta è un fenomeno.
E aggiungo una mia convinzione personale: se disponesse di un gruppo di musicisti ancora più corposo, a mio avviso potrebbe riempire non soltanto le piazze, ma anche spazi molto più grandi.
Perché il pubblico, quello vero, ce l’ha già.
A Caulonia lo ha dimostrato.
Il concerto va avanti per quasi due ore e la piazza resta completamente coinvolta. Un pubblico in festa, in delirio, che canta, partecipa e accompagna l’artista fino alla fine.
E a Caulonia non capita spesso.
Forse è proprio questo il valore di una serata come questa, riuscire a mettere insieme mondi apparentemente lontani. La musica mediterranea, la tradizione campana, i Balcani, la Calabria. Tutto dentro una stessa notte.
Una notte nella quale il Mediterraneo sembra allargarsi fino a comprendere tutta l’Europa.
Quando finalmente cala il sipario, la giornata non è ancora finita.
Per noi, anzi, è già domani.
La nottata si chiude con una colazione allo Sperone, mentre le ultime emozioni della serata continuano a girare nella testa.
Caulonia lentamente rallenta,ma il festival no perché c’è ancora una terza serata da vivere, ascoltare e raccontare.
E noi siamo già pronti. A domani!

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Pino Carella
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