La “fuga dei cervelli” dal Veneto esiste, ma il quadro è più articolato di quanto suggerisca la sola conta dei giovani italiani che scelgono l’estero. A ridimensionare almeno in parte il fenomeno sono i flussi in entrata di laureati stranieri, che negli ultimi anni hanno compensato gran parte delle perdite registrate dalla componente italiana. È uno degli elementi che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, basata sui più recenti dati Istat relativi alle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente.

Nel Veneto, tra il 2019 e il 2024, sono stati registrati 3.288 ingressi dall’estero di giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni, a fronte di 11.316 cancellazioni verso altri Paesi. Il saldo della componente italiana è quindi negativo per 8.028 unità. Nello stesso arco temporale, tuttavia, la regione ha visto 8.445 iscrizioni di giovani laureati stranieri e 1.088 cancellazioni, con un saldo positivo di 7.357 persone. Mettendo insieme le due dinamiche, il risultato complessivo del Veneto si ferma così a -671 giovani laureati.

È un dato particolarmente significativo per un territorio ad alta vocazione produttiva come quello veneto, dove la disponibilità di capitale umano qualificato rappresenta uno dei fattori decisivi per la competitività delle imprese, per l’innovazione e per la capacità di sostenere i processi di trasformazione tecnologica. I numeri mostrano infatti come l’immigrazione qualificata riesca a coprire oltre il 90% della perdita netta di laureati italiani registrata nel periodo considerato.

Il Veneto resta comunque in territorio negativo e si distingue da alcune delle principali regioni del Centro-Nord che riescono invece a chiudere il bilancio complessivo con il segno più. La Lombardia guida la graduatoria nazionale con un saldo di +9.076 giovani laureati tra il 2019 e il 2024, seguita dall’Emilia-Romagna con +3.531, dal Lazio con +3.286 e dalla Toscana con +2.667. Anche Piemonte e Liguria presentano un risultato positivo, rispettivamente di +2.297 e +1.591.

Nel Nord Est, considerato nel suo insieme, il saldo è comunque positivo per 2.346 giovani laureati. Il risultato è determinato soprattutto dall’Emilia-Romagna, che con il suo +3.531 riesce più che a compensare i dati negativi di Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226). Anche in quest’area, dunque, la capacità di attrarre giovani laureati provenienti dall’estero si conferma determinante per mantenere positivo il bilancio complessivo.

La situazione nazionale restituisce infatti un’immagine diversa da quella tradizionalmente associata all’espressione “fuga dei cervelli”. Tra il 2019 e il 2024 poco più di 78 mila italiani laureati tra 25 e 34 anni si sono trasferiti all’estero, considerando le partenze al netto dei rientri. Nello stesso periodo, però, quasi 88 mila giovani stranieri laureati della stessa fascia d’età hanno trasferito la loro residenza in Italia, sempre considerando il saldo tra arrivi e partenze. Il risultato finale è un guadagno netto di 9.593 giovani laureati.

Nel dettaglio, nell’intero periodo preso in esame l’Italia ha registrato 35.781 iscrizioni dall’estero di laureati italiani e 114.028 cancellazioni, con un saldo negativo di 78.247 unità. Sul fronte degli stranieri, invece, le iscrizioni sono state 98.929 e le cancellazioni 11.089, generando un saldo positivo di 87.840 laureati. Una componente che non soltanto compensa le uscite degli italiani, ma consente al Paese di mantenere un bilancio complessivamente positivo.

Il fenomeno rimane comunque in crescita sul fronte delle partenze. Le cancellazioni anagrafiche verso l’estero dei laureati italiani tra i 25 e i 34 anni sono passate dalle 16.615 del 2019 alle 25.552 del 2024, con un aumento del 53,8%. Considerando anche i rientri, il saldo migratorio dei laureati italiani è peggiorato da -10.632 nel 2019 a -20.711 nel 2024.

Proprio sul dato dell’ultimo anno la CGIA invita però a considerare anche la consistenza della popolazione di riferimento. Al primo gennaio 2025 in Italia si contavano infatti poco più di 1,8 milioni di laureati italiani tra 25 e 34 anni. I 20.711 giovani laureati che nel 2024 hanno lasciato il Paese in termini netti rappresentano quindi circa l’1,1% del totale. Se il confronto viene esteso all’intera popolazione italiana della stessa fascia d’età, oltre 5,2 milioni di persone al netto degli stranieri, l’incidenza scende allo 0,4%.

Il 2024, preso singolarmente, ha comunque registrato un lieve saldo negativo complessivo: alla perdita netta di 20.711 laureati italiani si è contrapposto un saldo positivo di 20.163 laureati stranieri, portando il bilancio finale a -548. Negli anni precedenti, con l’eccezione del 2020, il saldo totale era invece rimasto positivo.

Secondo la CGIA, questi numeri suggeriscono quindi di leggere il fenomeno non soltanto attraverso le partenze, ma considerando anche la capacità dell’Italia di attrarre capitale umano qualificato dall’estero. Tra i giovani laureati stranieri che scelgono il nostro Paese, il 17,8% proviene dal Sud America, il 27,6% dall’Europa e oltre un terzo dall’Asia. La mobilità internazionale dei laureati assume così un carattere sempre più bidirezionale, con territori che perdono giovani formati localmente ma, allo stesso tempo, ne attraggono altri da economie straniere.

La compensazione, però, non avviene allo stesso modo in tutta Italia. Se il Nord Ovest registra un saldo complessivo positivo di 12.817 laureati e il Centro di 5.849, il Mezzogiorno continua a perdere terreno: tra il 2019 e il 2024 il saldo complessivo di Sud e Isole è negativo per 11.419 giovani laureati. Le situazioni più difficili riguardano Campania (-3.762), Sicilia (-2.994) e Puglia (-2.581), dove l’arrivo di giovani stranieri qualificati attenua ma non riesce a compensare la fuoriuscita di laureati italiani.

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Matteo Scolari

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