PALMI – A Palmi il voto amministrativo è ancora abbastanza vicino da lasciare negli ambienti politici qualche conto da regolare e abbastanza lontano, invece, da consentire a tutti di cominciare a ragionare sul futuro senza l’assillo delle urne. È una fase particolare, quella che segue le elezioni: ufficialmente si parla di amministrazione, programmi, problemi della città; dietro le quinte, invece, si comincia già a capire chi intende restare in campo, chi preferisce aspettare e chi, magari, sta pensando di entrare in partita. È in questo spazio, ancora tutto da riempire, che torna a circolare con insistenza il nome di Pino Carbone.
La candidatura a sindaco sfumata
La voce, a Palmi, non è nuova. Prima delle ultime comunali il suo nome era stato accostato alla possibilità di una candidatura a sindaco. Se ne era parlato abbastanza da rendere l’ipotesi politicamente credibile, ma alla fine la discesa in campo non ci fu. Questioni di tempi, di opportunità, valutazioni personali e, forse, anche la consapevolezza che una candidatura di quel peso avrebbe avuto bisogno di una preparazione diversa. La storia, però, potrebbe non essere finita lì.
Carbone non sarebbe più intenzionato di restare alla finestra
Quello che oggi si racconta negli ambienti cittadini è che Carbone starebbe valutando un impegno politico sul territorio, questa volta senza la necessità di legarlo a una scadenza immediata. E la differenza non è da poco. Perché un conto è decidere di correre quando le liste sono in costruzione e le elezioni sono dietro l’angolo; un altro è cominciare a lavorare anni prima, quando non ci sono ancora candidature da mettere sul tavolo e nessuno ha interesse a scoprire troppo presto le proprie carte. È questa, probabilmente, la parte più interessante dell’indiscrezione. Non c’è un simbolo, non c’è una lista, non c’è un accordo politico annunciato. C’è piuttosto l’idea di una presenza che potrebbe diventare progressivamente più visibile nella vita cittadina e che guarda ai prossimi appuntamenti elettorali con una prospettiva di medio periodo. In altre parole, Carbone potrebbe aver deciso di non aspettare la vigilia del prossimo voto per capire se esiste uno spazio politico. E se così fosse, qualcuno dovrà prima o poi chiedersi quale spazio. Perché il profilo di Carbone non è quello di un nome improvvisato per completare una lista.
Dal sindacato alla politica: quarant’anni di relazioni
Per molti anni è stato uno dei dirigenti di riferimento della CISAL, di cui ha ricoperto l’incarico di Segretario Generale, attraversando una stagione importante delle relazioni industriali italiane e mantenendo rapporti con governi, ministri e protagonisti del sindacalismo nazionale. Il suo percorso è stato segnato da un’idea precisa del rapporto tra lavoro e impresa. «Ho sempre considerato il sindacato uno strumento indispensabile di tutela dei lavoratori, ma ho anche ritenuto che dovesse evolversi con i tempi. La migliore tutela per un lavoratore è lavorare in un’azienda sana. Se un’impresa entra in crisi, i primi a pagarne il prezzo sono proprio i dipendenti. Per questo ho sempre sostenuto che sindacato e impresa dovessero camminare insieme. Il sindacato non può chiedere all’azienda sacrifici che rischiano di indebolirla, perché un’azienda in difficoltà rappresenta un pericolo per chi ci lavora». Un’impostazione che, soprattutto negli anni della concertazione, lo portò a confrontarsi con esecutivi di diverso colore politico. Carbone partecipò ai tavoli con i governi guidati da Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi, dialogando con ministri, sottosegretari e rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali. Pur alla guida di una confederazione numericamente più piccola rispetto a CGIL, CISL e UIL, riuscì a costruire rapporti di interlocuzione con figure come Sergio D’Antoni, Sergio Cofferati e Pietro Larizza. Quella esperienza non rimase confinata al sindacato. Carbone è stato Consigliere del CNEL per quattro anni e successivamente componente del Comitato Economico e Sociale Europeo di Bruxelles per sei anni, portando la rappresentanza del sindacalismo autonomo italiano nelle sedi comunitarie. Nel corso di quegli anni maturò anche un rapporto di collaborazione istituzionale con Silvio Berlusconi, partecipando successivamente a iniziative rivolte allo sviluppo di reti di servizi per i cittadini, nella convinzione che il sindacato dovesse affiancare alla rappresentanza una capacità concreta di assistenza a lavoratori, pensionati e famiglie. La sua presenza negli ambienti istituzionali gli valse, tra l’altro, per quattro anni consecutivi, l’invito, insieme alla moglie, alla tradizionale celebrazione del 2 giugno nei Giardini del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche dello Stato. C’è poi un altro ricordo che Carbone conserva con particolare partecipazione: quello di un articolo di Panorama che – qualora la memoria venga confermata attraverso la verifica dell’edizione – lo avrebbe inserito tra le cento personalità più influenti d’Italia, insieme a Sergio D’Antoni, Sergio Cofferati e Pietro Larizza.
L’uomo dietro il dirigente
Ma dietro la storia del dirigente sindacale e dell’uomo delle istituzioni c’è anche quella, molto più privata, di una famiglia costruita quando la carriera era ancora tutta da scrivere. A ventisette anni Giuseppe Carbone sposò una ragazza di ventiquattro, che ancora oggi considera il grande amore della sua vita. Insieme hanno costruito una famiglia solida, cresciuto due figli e condiviso ogni fase del suo percorso professionale. La figlia Carmela è oggi medico radiologo a Bergamo. Il figlio Giuseppe, laureato in Scienze Motorie, è un atleta che ha disputato il campionato di Serie A2 di pallavolo. Chi lo conosce da vicino lo descrive come una persona incapace di sottrarsi a una richiesta d’aiuto. «Non sono mai riuscito a dire di no a chi aveva bisogno. È forse il mio difetto più grande, ma anche quello di cui vado più orgoglioso».
E adesso?
Oggi, a sessantaquattro anni, dopo una vita trascorsa tra sindacato, istituzioni italiane ed europee, Carbone sembra voler guardare nuovamente alla propria terra. E qui torna la politica. Perché l’eventuale scelta di impegnarsi non avrebbe, almeno in questa fase, il sapore della ricerca di un incarico. L’idea che circola è quella di mettere a disposizione di Palmi e della Calabria un patrimonio di relazioni, esperienza e conoscenze accumulato in oltre quarant’anni di vita pubblica. Una disponibilità che, se dovesse tradursi in iniziativa politica, potrebbe avere un peso non trascurabile. Anche perché oggi non è ancora necessario decidere con chi stare. È forse proprio questo il vantaggio di chi comincia a muoversi lontano dal voto. Si può parlare con tutti, ascoltare tutti, capire dove esistono sensibilità comuni e dove invece le distanze sono troppo grandi. Si possono valutare persone e idee senza essere costretti a trasformare immediatamente ogni incontro in un’alleanza. E soprattutto si può aspettare. A Palmi, dopo le ultime elezioni, gli equilibri sono quelli usciti dalle urne. Ma gli equilibri politici, soprattutto nei comuni, non sono mai immobili. Cambiano con l’attività amministrativa, con le scelte compiute, con le aspettative dei cittadini, con le nuove esigenze che emergono e con le persone che decidono di mettersi in gioco. È qui che l’eventuale presenza di Carbone potrebbe diventare interessante. Non necessariamente perché debba candidarsi a sindaco. Quella, oggi, sarebbe una conclusione prematura. Piuttosto perché una figura con la sua esperienza potrebbe contribuire a creare un’area politica nuova, a mettere in relazione mondi diversi o semplicemente a riaprire una discussione sul futuro della città. Il resto dipenderà dalle scelte che verranno.
Il fattore Carbone nel futuro di Palmi
Per ora ci sono indiscrezioni, qualche ragionamento e un nome che torna a circolare con una frequenza che non sembra casuale. E quando un nome con una storia come quella di Pino Carbone ricomincia a essere pronunciato con insistenza nei luoghi della politica, qualche domanda è inevitabile. Chi lo sta incontrando? Con chi sta parlando? Quale progetto sta valutando? E soprattutto: chi potrebbe essere favorito e chi, invece, costretto a rivedere i propri piani? Perché la politica, si sa, ama le certezze soltanto fino a quando non arriva una variabile inattesa. E Pino Carbone, oggi, potrebbe essere proprio quella variabile capace di scompigliare parecchie carte prima ancora che inizi ufficialmente la partita.
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Redazione Pianainforma.it
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